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2 Maggio 2009
Consigli per l'installazione e la manutenzione degli impianti termici alimentati a biomassa legnosa
(Redazione Nextville)

Attenzione: soltanto tecnici specializzati potranno darci tutte le indicazioni impiantistiche e normative previste per il nostro caso specifico. Ricordiamo che alcuni aspetti tecnici relativi all'installazione di impianti di riscaldamento a biomasse non sono ancora stati risolti dal legislatore e sono ancora in via di definizione. In ogni caso, è indispensabile fare riferimento al manuale di istruzioni fornito dal produttore insieme all'impianto.

L'installazione

Innanzitutto le regole da seguire per l'installazione variano a seconda della taglia. Possiamo dire che per impianti a biomassa sotto i 35 kW di potenza -cioè per utenze familiari, anche di una certa dimensione- valgono le stesse regole utilizzate per l'installazione delle normali caldaie murali a gas.

Fino ai 35 kW non è richiesta l'installazione dell'impianto in un apposito locale; se invece la taglia supera questa soglia, bisogna prevedere un locale caldaia dotato di porta d'accesso indipendente, accessibile dall'esterno. Poichè il locale caldaia deve ospitare anche l'eventuale serbatoio d'accumulo e le altre componenti impiantistiche, la superficie minima consigliata è di 10 m².

Bisogna poi considerare la disponibilità di spazio per lo stoccaggio del combustibile, sia esso una legnaia -esterna al locale caldaia- oppure un silo o un magazzino di stoccaggio per pellet o cippato.

Il vaso ad espansione

In fase di installazione, la soglia dei 35 kW risulta particolarmente importante: al di sotto di questa taglia, per alcuni tipi di apparecchi, non risulta più obbligatorio il vaso ad espansione aperto.

Il vaso ad espansione è uno dei componenti fondamentali per la sicurezza di un impianto termico; anche normali caldaie a gas e gasolio possiedono un vaso ad espansione, ma si tratta di un vaso chiuso posto nei pressi della caldaia. Anche il vaso ad espansione aperto è un serbatoio di sicurezza, ma ha dimensioni più grandi e va posizionato ad un'altezza maggiore rispetto a quella dei termosifoni, quindi di norma nel solaio. Il suo compito è quello di evitare situazioni di pericolo, nel caso ad esempio di interruzione della pompa di circolazione dell'acqua per guasto o assenza di energia elettrica: in questi casi infatti l'acqua rischia di venire surriscaldata, aumentando la pressione nell'impianto e innescando una situazione potenzialmente pericolosa. Il vaso ad espansione aperto serve appunto per consentire la fuoriuscita di vapore nel caso si superi una certa soglia di temperatura.

Gli impianti a biomassa non vincolati al vaso ad espansione aperto, prevedono comunque la presenza del vaso ad espansione chiuso, in dotazione anche sulle convenzionali caldaie a gas o a gasolio.

L'obbligo del vaso ad epansione aperto, dovuto alla notevole quantità d'acqua presente nello scambiatore di calore della caldaia, risulta ormai anacronistico: difatti, per scongiurare pericoli è sufficiente la presenza di sistemi quali la valvola di sicurezza e lo scambiatore di calore di emergenza, che fa scorrere acqua fredda nella caldaia per tenere sotto controllo eventuali aumenti di temperatura.

In ogni caso molti installatori, per ragioni impiantistiche e/o di sicurezza, consigliano ancora per gli impianti domestici a biomasse l'installazione del vaso ad espansione aperto, anche per gli impianti in cui questo non è previsto per legge.

La manutenzione

Come per le fasi di installazione, anche per la manutenzione si deve fare riferimento al manuale di istruzioni fornito dal produttore.

Le operazioni di ordinaria gestione e manutenzione degli apparecchi a biomassa, consistono normalmente in semplici gesti che occupano pochi minuti di tempo.

Attenzione: tutti gli interventi su dispositivi interni o comunque soggetti a riscaldamento devono essere effettuati con l'impianto spento e freddo.

L'intervento più frequente è la rimozione della cenere, che di solito si deposita in un apposito cassetto, facilmente estraibile senza dover attendere lo spegnimento e il raffreddamento dell'impianto. A seconda del tipo di apparecchio, del combustibile utilizzato e della frequenza di utilizzo, l'intervallo tra un'operazione di svuotamento e la successiva è variabile dalle 24 ore fino a 10-15 giorni e oltre. In alcuni casi un'aspirapolvere oppure spazzola e paletta consentono di rimuovere per bene tutta la cenere.

Stufe e camini di nuova concezione sono dotati di sportelli vetrati, che permettono la visione della fiamma ma sono anche facilmente esposti a fenomeni di sporcamento da cenere e fuliggine. Per pulirli, operazione che va fatta anche quotidianamente (a impianto spento!), esistono in commercio appositi prodotti.

Un sistema efficace ed economico per la pulizia dello sportello vetrato consiste nell'utilizzare semplicemente della carta di giornale inumidita e passata nella cenere (ma solo di legna!); dopo aver sfregato il vetro, basta ripassare con carta di giornale o uno straccio pulito, e il gioco è fatto.

Molti apparecchi sono dotati di sistemi autopulenti per i vetri, che in ogni caso non dispensano completamente da operazioni manuali di pulizia. Un altro componente da pulire a freddo è il crogiolo, cioè il braciere in cui si sviluppa la combustione. Anche gli scambiatori di calore (dove presenti), e altri elementi interni vanno frequentemente puliti con spazzole e scovolini, attenendosi sempre alle indicazioni fornite dalla casa produttrice.

Al di là delle semplice manutenzione ordinaria, si deve prevedere almeno un controllo e una pulizia annuale. Questa va affidata a un tecnico qualificato, a meno che non si abbia una certa dimestichezza con la macchina. La manutenzione annuale comporta smontaggio e pulizia di alcuni elementi interni, della canna fumaria, e il controllo della qualità del tiraggio, della combustione e la tenuta delle guarnizioni.

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