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29 Marzo 2011
Iter autorizzativo impianti geotermici
(Redazione Nextville)

A livello normativo nazionale, la questione della geotermia a bassa temperatura viene affrontata per la prima volta con il Dlgs 11 febbraio 2010, n. 22, che ha rappresentato un primo passo verso il riassetto normativo del settore.

Secondo quanto previsto dalla Legge 23 luglio 2009, n.99, un apposito decreto avrebbe dovuto "definire le prescrizioni relative alla posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, per cui è necessaria la sola dichiarazione di inizio attività."

Il Dlgs 3 marzo 2011, n. 28 al comma 4 dell'articolo 7, ha ripreso tale previsione normativa. Si prevedeva infatti, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del Dlgs, un decreto del Ministro dello sviluppo in cui "sono stabilite le prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, e sono individuati i casi in cui si applica la procedura abilitativa semplificata (...)".

Nell'attesa di questo decreto, che ad oggi non è ancora uscito, ci limitiamo a dare qui di seguito alcune indicazioni generali sugli adempimenti richiesti.

Impianto con collettori orizzontali

Nel caso si scelga la soluzione con collettori orizzontali, la profondità massima di scavo non supera normalmente i due metri. Per questo genere di impianti, che non comportano opere di trivellazione nè interferenze con l'acqua di falda, non è necessario richiedere alcuna autorizzazione.

Impianto con sonde geotermiche verticali

L'installazione di sonde geotermiche verticali, che viene realizzata trivellando il terreno fino a profondità medie di 100 metri, è teoricamente regolamentata dagli enti locali, in genere dalle Regioni e in alcuni casi direttamente dalle Province o dai Comuni.

L'autorizzazione per questi impianti geotermici, che rientra a pieno titolo nella materia relativa alla difesa del suolo e alla tutela delle acque, è di competenza regionale. Nella maggior parte dei casi, però, le disposizioni regionali non si occupano della geotermia, lasciando così un preoccupante vuoto legislativo.

Al momento, soltanto alcune Regioni e/o Province hanno previsto in merito precise regole: tra queste, il Veneto, la Toscana, la Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia di Bergamo.

Impianto ad acqua di falda

L'utilizzo geotermico dell'acqua di falda, con prelievo e scarico in falda, non contribuisce certamente a semplificare l'iter autorizzativo. Infatti occorre fare riferimento a numerosissime leggi statali (dal Testo unico n. 1775 del 1933 fino al Testo Unico Ambientale 152/2006) e regionali, che moltiplicano e disperdono le competenze.

Ad esempio, se si sceglie di utilizzare direttamente l'acqua, di falda o superficiale, come fluido di scambio, bisogna chiedere la concessione di derivazione d'acqua ai sensi del r.d. 1775/33. Per lo scarico delle acque, invece, ci si deve normalmente rivolgere alle Province, che hanno la competenza sugli scarichi fognari.

Inoltre, per il pozzo (o i pozzi) di prelievo e scarico dell'acqua di falda occorre fare riferimento anche alle prescrizioni contenute nel Dpr 236/88.

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