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5 Aprile 2011
Iter autorizzativo micro e mini idroelettrico
(Redazione Nextville)

Il Dm 10 settembre 2010 (Linee guida nazionali) prevede una serie di semplificazioni autorizzative per la realizzazione di impianti idroelettrici di piccola taglia.
La tabella A, allegata all'articolo 12 del Dlgs 387/2003 (la norma che è alla base delle Linee guida), indica in 100 kW la potenza elettrica al di sopra della quale gli impianti idroelettrici devono essere autorizzati mediante procedimento unico. Al di sotto dei 100 kW, invece, è possibile optare per la PAS (Procedura abilitativa semplificata).

Le Linee guida nazionali (al punto 12.7) prevedono anche specifici casi in cui è possibile realizzare l'impianto con semplice Comunicazione di inizio lavori al Comune. Si tratta degli "impianti idroelettrici realizzati in edifici esistenti, sempre che non alterino i volumi e le superfici, non comportino modifiche delle destinazioni di uso, non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici"

Tali impianti devono anche avere una capacità di generazione compatibile con il regime di Scambio sul posto (e quindi non superiore a 200 kW).

Attenzione: Le Linee guida, al punto 12.7, lettera a), fanno rientrare questo caso nell'"articolo 6, comma 1, lettera a) del Dpr 380/2001", che riguarda gli interventi di manutenzione ordinaria. Si tratta probabilmente di un refuso del testo, che dovrebbe invece più propriamente il comma 2, lettera a) del Dpr stesso, che riguarda "gli interventi di manutenzione straordinaria".
Questa interpretazione sembra essere suffragata anche dal riferimento, nel medesimo punto delle Linee guida, al "articolo 123, comma 1, secondo periodo" del Dpr 380/2001, in cui è scritto che "gli interventi di utilizzo delle fonti di energia (...) in edifici ed impianti industriali non sono soggetti ad autorizzazione specifica e sono assimilati a tutti gli effetti alla manutenzione straordinaria".
Questa osservazione è importante, dal momento che questa lettura da rientrare l'intervento nella "manutenzione straordinaria" e quindi si è tenuti ad allegare alla Comunicazione sia i dati identificativi dell'impresa che la relazione tecnica, oltre che le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore.


Concessione di derivazione 

In ogni caso, al di là della taglia e del regime autorizzativo previsto, l'utilizzo energetico della risorsa idrica richiede normalmente il possesso o il conseguimento di una Concessione di derivazione di acque pubbliche superficiali per uso idroelettrico.
 
La Concessione è ha durata trentennale ed è quindi temporanea, ma rinnovabile alla scadenza. La normativa italiana (legge n. 7/1977) distingue tra:

• "piccole derivazioni", con potenza nominale media inferiore ai 3.000 kW;
 
• "grandi derivazioni", con potenza nominale media superiore ai 3.000 kW.
 
Le Concessioni relative alle piccole derivazioni (in cui rientrano mini e micro idroelettrico) sono di competenza delle Province, mentre le Regioni si occupano delle grandi derivazioni. 
 
Gli iter e i documenti richiesti per l'ottenimento della Concessione variano da Regione a Regione e da Provincia a Provincia.
 
In linea di massima, le Province richiedono che nella domanda di Concessione siano contenuti tutti i principali dati relativi sia al corpo idrico interessato che al progetto previsto, presentati attraverso alcuni documenti tra cui:
 
• relazioni idrauliche, geologiche e idrogeologiche;
• elaborati grafici e relazioni tecniche del progetto preliminare;
• garanzie finanziarie ed economiche per l'attuazione del progetto;
• Valutazione di incidenza (nel caso di realizzazioni in zone SIC o ZPS);
• richiesta di esclusione dalla procedura di VIA (solo se in possesso dei requisiti richiesti).
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