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Quinto Conto energia

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è più in vigore.

Attenzione: in data 6 giugno 2013, il contatore fotovoltaico GSE ha raggiunto quota 6,7 miliardi. Quindi, come previsto dal Dm 5 luglio 2012, il Quinto Conto energia è cessato il 6 luglio 2013.

Il Quinto Conto Energia è arrivato con grande anticipo rispetto alle previsioni di tutti gli operatori, con ciò sconvolgendo ulteriormente un settore già provato – solo pochi mesi fa – da improvvise restrizioni nell’incentivazione.

Come mai continua a verificarsi questa distonia nella programmazione degli incentivi di una così importante fonte rinnovabile?    

Il problema risale al 2009, quando si discuteva della riorganizzazione dell’incentivo: i prezzi degli impianti fotovoltaici sui quali era tarato il Secondo Conto energia del 2007 erano già scesi tanto da poter giustificare un notevole ridimensionamento delle tariffe. Ma tale ridimensionamento (il Terzo Conto energia) è rimasto nel cassetto fino all’agosto 2010 e rimandato nell’applicazione fino al gennaio 2011. 
Questo ritardo nel correggere la sovra-incentivazione, ha portato al boom del fotovoltaico nel 2010 e 2011 e al picco di costo del Conto energia (poco meno di 6 miliardi di euro) che oggi scontiamo.

Arrivati ai primi mesi del 2011 ci si è accorti che anche il ridimensionamento previsto non bastava più, dunque dopo pochissimi mesi dall’entrata in vigore del Terzo conto energia si è decretato un violento stop ai grandi impianti a terra e il passaggio all’assai più rigoroso Quarto Conto energia. Con qualche distinguo, però, perché il settore non aveva gradito il brusco passaggio: dunque ad un grosso numero di impianti che al 31 dicembre 2010 risultavano realizzati, ma non ancora connessi, veniva comunque concesso di beneficiare delle alte tariffe previste addirittura dal Secondo Conto energia (grazie ad un articolo introdotto impropriamente all'ultimo momento nel cosiddetto "Salva-Alcoa").

Ma ecco l’errore nell’errore: non si sapeva quanti erano questi impianti “fatti salvi” e quanta energia incentivata sarebbe entrata nel conteggio complessivo degli incentivi. Lo si è saputo, con certezza solo nell'autunno del 2011: in pratica dell’intero Quarto Conto energia, da poco avviato e che sarebbe dovuto durare fino al 2016, non restavano più che pochi spiccioli (piccoli impianti integrati sui tetti e qualche apertura per le Pubbliche Amministrazioni).

Tra il Quarto e il Quinto Conto energia

In realtà, già l’impianto del Quarto Conto energia conteneva i termini della sua cessazione.

L’articolo 2, comma 3, del Dm 5 maggio 2011 stabiliva infatti che al raggiungimento del valore di 6 miliardi di euro di costo indicativo cumulato annuo (cioè l’intero costo annuale degli incentivi di tutti i Conti energia in essere), il Ministro dello sviluppo – di concerto con il Ministro dell’ambiente – potesse “rivedere” con proprio decreto le modalità di incentivazione, “favorendo in ogni caso l’ulteriore sviluppo del settore”.

Questo costo indicativo cumulato annuo aveva superato, a fine marzo 2012, il valore di 5,6 miliardi di euro e pertanto il Ministero ha considerato “opportuno intervenire tempestivamente, anche allo scopo di fornire preventivamente al settore gli elementi necessari per l’ulteriore sviluppo”.

Le posizioni degli stakeholder e degli “aventi diritto”

Il parto del Quinto Conto Energia è stato comunque assai travagliato. A partire da marzo 2012, si sono avvicendate numerose ipotesi, mentre il Governo – più o meno ufficialmente – sentiva le controparti del settore, il Parlamento e le Regioni. Queste ultime (cui il sistema richiede un “parere” sui decreti ministeriali in materia di energia) certamente hanno avuto un ruolo privilegiato nel consigliare il Governo, ma i risultati finali non sembrano aver tenuto conto in modo sostanziale delle loro richieste.

Sono state accettate alcune posizioni “di merito”, ad esempio le premialità per la rimozione dell’amianto e una corsia privilegiata per gli impianti delle Amministrazioni Pubbliche. Ma è stato rifiutato l’elemento chiave, e cioè l’aumento della soglia di accesso diretto agli incentivi (che è rimasto a 12 kW, contro la richiesta di 100).

Nell’insieme della logica del decreto, ciò significherà che solo i piccolissimi impianti riusciranno ad essere premiati nel tempo di durata del nuovo provvedimento (probabilmente assai breve), mentre una grande fetta della torta sarà riservata a tutte le posizioni “residuate” dal Quarto Conto energia: d’altronde, con questi interlocutori era stato pattuito, seppure in forma limitata, un sicuro accesso alle tariffe a partire dal gennaio 2013. E questi patti vanno in qualche misura rispettati, pena una valanga di ricorsi che rischierebbero di affondare ogni previsione economica sui costi delle premialità.

In pratica, l’errore di fondo della mancanza di strategia economica e l’incapacità di dotarsi degli strumenti di controllo sugli effetti che ogni Conto energia portava con sé, ha portato ancora una volta a “rammendare” un tessuto pieno di buchi, dove è ormai difficile distinguere le priorità e il senso logico della trama e dell’ordito.

Le finalità espresse del Quinto Conto energia e lo stanziamento

Le premesse del nuovo testo di legge (cioè i “visto”, “considerato” e “ritenuto” posti in apertura del decreto), che “giustificano” l’avvento del Quinto Conto energia, sono le seguenti:

• la strategia europea delineata nel Pacchetto clima-energia 20-20-20, prefigura uno scenario energetico più sostenibile attraverso la riduzione delle emissioni di CO2, l’aumento delle energie rinnovabili e la maggior efficienza energetica. L’obiettivo italiano sulle energie rinnovabili derivante da tale Pacchetto è pari al 17% del consumo complessivo di energia al 2020;

• il Piano d’Azione Nazionale, PAN, adottato dal Governo nel giugno 2010, che scompone l’obiettivo sulle rinnovabili nei tre settori calore, trasporti ed energia elettrica, stabilisce per il settore energia elettrica un obiettivo al 2020 del 26% del consumo, corrispondente ad una produzione di circa 100 TWh/anno;

• l’Italia è in anticipo rispetto a questo obiettivo, poiché la capacità installata a fine 2011 è in grado di assicurare una produzione di circa 94 TWh/anno, a fronte dell’obbiettivo 2020 di 100 TWh.;

• i notevoli progressi tecnologici e le economie di scala hanno comportato una rapida diminuzione del costo degli impianti fotovoltaici.

Si ritiene quindi che:

• non si possa continuare a seguire l’approccio incentivante sinora adottato, ma che vada dato impulso ai settori calore, trasporti e all’efficienza energetica, che sono modalità, in media, economicamente più efficienti: d’altra parte diversi altri Paesi europei hanno già adottato misure finalizzate alla riduzione degli incentivi al fotovoltaico;

• l’ulteriore sviluppo del solare fotovoltaico debba essere orientato verso applicazioni che riducono il consumo del territorio, stimolano l’innovazione tecnologica, l’efficienza energetica e consentono di ottenere ulteriori benefici in termini di tutela dell’ambiente e di ricadute economiche.

Si ritiene infine che:

• in ragione dell’elevato livello degli oneri maturati e dello stato delle tecnologie, sia “sufficiente impegnare ulteriori circa 700 ML€/anno di costo degli incentivi, al fine di accompagnare il fotovoltaico verso la competitività, al di fuori di schemi di sostegno. Tale importo consentirà di coprire gli oneri degli impianti a registro, di quelli che accedono liberamente e degli impianti che entrano in esercizio nei periodi transitori”;

• sia necessario assicurare che l’ulteriore diffusione del fotovoltaico avvenga con modalità compatibili con l’esigenza di controllare la crescita degli oneri sulle tariffe elettriche e dunque sia necessario definire preventivamente l’entità delle risorse annue destinabili all’incentivazione, istituendo un sistema di prenotazione dell’incentivo mediante iscrizione a un apposito registro;

• poiché gli impianti a fonti rinnovabili non programmabili, e in particolare gli impianti fotovoltaici, determinano oneri aggiuntivi per la tenuta in sicurezza del sistema elettrico, occorra promuovere “l’adozione di strumenti volti a favorire la migliore integrazione dei medesimi impianti nel sistema elettrico”;

sia opportuno ed equo che alla copertura degli oneri per la gestione del sistema di incentivazione per il fotovoltaico concorrano i soggetti che beneficiano delle tariffe incentivanti;

• sia necessario prevedere la possibilità di cessione dell’iscrizione ai registri solo successivamente alla data di entrata in esercizio dell’impianto, al fine di evitare fenomeni speculativi di commercio delle iscrizioni al registro e destinare gli incentivi pubblici alle iniziative che hanno effettive e concrete possibilità di realizzazione;

Nessun obiettivo di tipo quantitativo (installato, produzione) è contenuto nel decreto.

Le fonti normative dal Primo al Quinto Conto energia

Il Conto energia è stato introdotto dalla Direttiva 2001/77/CE, recepita in Italia dal Dlgs 387/2003.

Qui di seguito l'elenco di tutti i decreti attuativi che si sono susseguiti nel corso degli anni:
• Dm Attività produttive 28 luglio 2005 (Primo Conto energia), pubblicato nella GU del 5 agosto 2005. Disposizioni attuative con delibera 188/05 dell’AEEG;

• Dm Sviluppo economico 19 febbraio 2007 (Secondo Conto energia), pubblicato nella GU del 23 febbraio 2007. Disposizioni attuative con delibera 90/07 dell’AEEG. Il Secondo Conto energia è scaduto il 31 dicembre 2010.

• Dm Sviluppo economico 6 agosto 2010 (Terzo Conto energia), pubblicato nella GU del 24 agosto 2010. Le disposizioni attuative con delibera ARG/elt 181/10 dell'AEEG, integrata e modificata dalla successiva delibera ARG/elt 225/10. Il Terzo Conto energia è stato inaspettatamente stoppato dal Dlgs 28/2011 (art. 25, comma 9), che ha previsto che le disposizioni del Dm 6 agosto 2010 si applicassero solo alla produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici entrati in esercizio entro il 31 maggio 2011.

• Dm Sviluppo economico 5 maggio 2011 (Quarto Conto energia), pubblicato nella GU del 12 maggio 2011. L'uscita del Quarto Conto energia è stata prevista dal Dlgs 28/2011, che ha contestualmente limitato l'efficacia del Terzo Conto energia agli impianti entrati in esercizione entro il 31 maggio 2011.

• Dm Sviluppo economico 5 luglio 2012 (Quinto Conto energia), pubblicato nella GU del 10 luglio 2012. Il raggiungimento del valore di 6 miliardi di euro di costo indicativo cumulato annuo ha richiesto la revisione del Quarto Conto energia, così come stabilito dall’articolo 2, comma 3, del Dm 5 maggio 2011.

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