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La vendita alla rete dell'energia elettrica

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è aggiornato secondo le ultime disposizioni. Per aggiornamenti vedi:

• Ritiro dedicato

Qui di seguito tratteremo la questione della vendita alla rete da un punto di vista generale, che comprende gli impianti alimentati sia a fonti rinnovabili che a fonti convenzionali. Per il caso specifico del fotovoltaico, in cui ai ricavi derivanti dalla vendita di sommano quelli della tariffa incentivante, consulta "La vendita alla rete per il fotovoltaico". 

Vendere elettricità significa ricevere un prezzo -predefinito oppure di mercato- per ogni kWh di elettricità immessa in rete. La normativa prevede che il Gestore del Sistema Elettrico (GSE) assicuri la precedenza all'energia elettrica prodotta da impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili. Per gli impianti a fonti rinnovabili di potenza fino a 20 kW, la vendita alla rete si configura come un'opzione alternativa allo scambio sul posto (vedi "Lo scambio sul posto per le rinnovabili").
Per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, la vendita alla rete rappresenta una strada obbligata.

Si profilano all'orizzonte due importanti novità al riguardo, contenute entrambe in maniera organica nel Testo integrato delle modalità e delle condizioni tecnico-economiche per lo scambio sul posto (TISP), valido a partire dal 1° gennaio 2009:
1. Per gli impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili è previsto l'innalzamento della soglia massima per lo scambio sul posto, da 20 a 200 kW. La conferma di questo importante cambiamento, contenuto già in Finanziaria 2008, dipende dall'emanazione di decreti attuativi alla Finanziaria.
2. Gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento fino a 200 kW possono beneficiare dello scambio sul posto. Solo per questi impianti, è prevista la possibilità di scegliere tra la compensazione in scambio sul posto oppure la vendita alla rete.

Vendita diretta o ritiro dedicato? 

La vendita alla rete dell'energia elettrica prodotta da un impianto può essere realizzata in due modi diversi:

1. Vendita "diretta": si tratta della vendita realizzata nella Borsa Elettrica oppure tramite contratti bilaterali stipulati con grossisti;

2. Vendita "indiretta" o "ritiro dedicato": forma di vendita attuabile attraverso la stipula di una semplice convenzione con il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE), che svolge il ruolo di intermediatore commerciale tra i produttori e il sistema elettrico.

Il testo di riferimento per il ritiro dedicato è la delibera 280/07 dell'AEEG, contenente le "Modalità e condizioni tecnico economiche per il ritiro dell'energia elettrica" e relativo Allegato A.

In questa sede ci occuperemo soltanto del ritiro dedicato, che viene scelto dalla maggior parte dei produttori per ragioni di semplicità amministrativa e convenienza economica.

Il ritiro dedicato

Il ritiro dedicato dell'energia elettrica viene preferito alla vendita diretta soprattutto per due motivi:

il GSE, in quanto intermediario tra produttori e sistema elettrico nazionale, è l'unico soggetto al quale ci si deve rivolgere. Si evita quindi l'incombenza di dover rapportarsi con i responsabili della trasmissione (Terna) o della distribuzione (Enel, Sorgenia, ecc.) di energia elettrica;

• la convenzione di ritiro dedicato, da stipulare con il GSE, sostituisce qualsiasi altro adempimento burocratico.

Stipulare una convenzione di ritiro dedicato equivale ad impegnare il GSE al "ritiro", cioè all'acquisto, di tutta l'energia elettrica immessa in rete dall'impianto.

Tali semplificazioni per il ritiro dedicato dell'energia elettrica sono state introdotte dalla delibera 280/07 dell'AEEG e sono già attive dal 1 gennaio 2008. Il GSE ha dedicato a queste novità una specifica sezione del proprio sito web, contenente tutte le informazioni tecniche, normative e contrattuali per l'adesione al regime di ritiro dedicato.

Quali impianti possono beneficiarne?

(Fonte:GSE)

Gli impianti che possono beneficiare del ritiro dedicato dell'energia elettrica prodotta sono i seguenti:

1. Impianti con potenza apparente nominale inferiore a 10 MVA alimentati da fonti rinnovabili, ivi compresa la produzione imputabile delle centrali ibride.

Attenzione:la normativa, così come riportata, si riferisce alla potenza apparente (misurata in VA, cioè Volt-Ampere) degli impianti, anzichè alla loro potenza attiva nominale (misurata in W, cioè watt). Senza addentrarsi nei meandri dell'elettrotecnica, cerchiamo di capire la differenza tra Volt-Ampere e watt, entrambi misure convenzionali della potenza. Entrambi i dati sono segnati sulle targhe dei generatori di elettricità ed entrambi esprimono la potenza ma in maniera diversa.
Nel momento in cui un generatore produce energia elettrica, una parte della corrente non va ad alimentare il carico ma viene per così dire "rimbalzata" avanti e indietro tra il generatore e il campo magnetico. Mentre i watt tengono conto della potenza effettiva dovuta a questo fenomeno, i Volt-Ampere considerano invece la potenza "al lordo" del fenomeno. Per questo motivo la potenza apparente, misurata in Volt-Ampere, risulta sempre leggermente superiore alla potenza nominale espressa in watt.

2. Impianti di qualsiasi potenza che producano energia elettrica dalle seguenti fonti rinnovabili:
 
• eolica

• solare

• geotermica

• del moto ondoso

• mareomotrice

• idraulica (limitatamente agli impianti ad acqua fluente)

3. Impianti con potenza apparente nominale inferiore a 10 MVA alimentati da fonti non rinnovabili, compresa la produzione non imputabile delle centrali ibride.

4. Impianti con potenza apparente nominale uguale o superiore a 10 MVA, alimentati da fonti rinnovabili diverse dalla fonte eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, mareomotrice ed idraulica, limitatamente, per quest'ultima fonte, agli impianti ad acqua fluente, purchè nella titolarità di un autoproduttore.

I prezzi assicurati dal GSE

In linea generale, i prezzi corrisposti dal GSE al produttore, per il ritiro dedicato dell'elettricità, sono quelli stabiliti -giorno per giorno- dalle dinamiche di domanda e offerta che si sviluppano nella Borsa elettrica. Nonostante i clienti finali facciano riferimento ad unico prezzo per tutto il territorio nazionale (il PUN, Prezzo Unitario Nazionale), in realtà ai produttori viene applicato un prezzo zonale orario, variabile in base sia alla zona geografica dell'impianto sia alla fascia oraria di immissione dell'energia elettrica.

Per tutti gli impianti alimentati a fonti rinnovabili fino a 1 MW di potenza attiva nominale -con l'eccezione delle centrali ibride- è possibile usufruire di prezzi minimi garantiti per il ritiro dedicato. I prezzi minimi garantiti, attualmente identici per ogni fonte e aggiornati annualmente dall'AEEG, sono differenziati per scaglioni e con un limite massimo di 2 milioni di kWh annui.

I prezzi minimi garantiti risultano sempre vantaggiosi rispetto a quelli di mercato. Infatti, se su base annua dovesse risultare che i prezzi di mercato hanno fruttato ad un produttore maggiori entrate rispetto a quelli minimi garantiti, il GSE provvede ad effettuare un conguaglio a favore del produttore.

Vediamo i prezzi minimi garantiti per il 2008:

• per i primi 500.000 kWh = 0,098 €/kWh

• da 500.001 a 1.000.000 di kWh = 0,0826 €/kWh

• da 1.000.001 a 2.000.000 di kWh = 0,0722 €/kWh

Tutta l'energia elettrica prodotta oltre questa soglia, pur venendo in ogni caso immessa in rete, viene remunerata con i prezzi di mercato.

Gli oneri per il ritiro dedicato

A tutti i produttori che vendono energia in regime di ritiro dedicato viene applicata una piccola "tassa" in favore del GSE. Questa tassa è pari allo 0,5% del controvalore dell'energia elettrica ritirata e viene utilizzata dal GSE per coprire i costi amministrativi per la gestione del servizio. In ogni caso, tale corrispettivo non può superare, per ogni impianto, la cifra di 3.500 €.  

La denuncia di "officina elettrica"

Gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, che scelgono di vendere tutta o parte dell'elettricità prodotta alla rete, sono obbligati a qualificarsi come "officina elettrica", presentando apposito denuncia all'Ufficio Tecnico di Finanza (UTF) o Agenzia delle Dogane. 

L'Ufficio Tecnico di Finanza è l'ente deputato a effettuare una serie di verifiche preliminari al rilascio della licenza di esercizio in qualità di officina elettrica. Gli Uffici Tecnici di Finanza sono dislocati su tutto il territorio nazionale; è necessario fare riferimento alla sezione competente per il proprio territorio.

Per conoscere l'intero iter procedurale per l'apertura di un'officina elettrica, è opportuno rivolgersi direttamente all'UTF, presso cui è reperibile anche tutta la modulistica. 

Ecco alcuni obblighi e scadenze da osservare:

• la Denuncia di Officina Elettrica, da presentare all'UTF e da inviare in copia al GSE

• l'installazione di contatori certificati da un laboratorio autorizzati e tarati e sigillati sul posto, alla presenza di un tecnico UTF 

• il pagamento di una quota annuale -fissa- e di un'addizionale provinciale sull'energia consumata

• la compilazione di un registro di produzione, in cui aggiornare quotidianamente i dati dei contatori

• la compilazione e l'invio di una Dichiarazione di Consumo, basata sui dati mensili e da inviare una volta l'anno

• l'ispezione periodica dei contatori da parte di un tecnico UTF

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