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Regione Sicilia

Piano casa

Attezione: Questa è una pagina dell'Archivio di Nextville.
Quanto in essa contenuto non viene più aggiornato. Per avere informazioni aggiornate sulle politiche energetiche della regione Sicilia, vi invitiamo a consultare il Dossier Regione Sicilia.

I principali contenuti della legge per il rilancio del settore edilizio in Sicilia

In ritardo rispetto ad altre Regioni, anche la Sicilia approva alla fine le norme sul "piano casa". La legge regionale 23 marzo 2010, n. 6 (Gurs 26 marzo 2010 n. 14) detta disposizioni per il rilancio dell'economia attraverso l'attività edilizia, la promozione di misure straordinarie e urgenti a sostegno della messa in sicurezza e/o riduzione del rischio sismico e idrogeologico nonché la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente dal punto di vista della qualità architettonica e dell'efficienza energetica, mediante l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile e delle tecniche costruttive della bioedilizia, coerentemente con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali ed urbanistiche delle zone ove tali immobili sono ubicati.

Tempi (per tutti gli interventi)

Presentazione della Dia o del permesso di costruire dal 9 agosto 2010 al 8 agosto 2012. Tale ultimo termine è stato prorogato al 31 dicembre 2015 dalla Lr 12 agosto 2014, n. 21.

I Comuni avevano tempo fino al 24 luglio per escludere o limitare l'applicazione della legge dandone motivazione.

Ampliamento (residenziale)

incremento del 20% della superficie utile di edifici esistenti al 31 dicembre 2009, unifamiliari o bifamiliari a destinazione residenziale o ufficio o comunque di volumetria non superiore a 1.000 m2.

L'ampliamento del 20% riguarda ogni unità immobiliare, a condizione che lo stesso ampliamento sia armonizzato in un progetto unitario con il restante edificio. Non si possono eccedere i 200 m3 per l'intero corpo di fabbrica suddivisibili proporzionalmente al volume di ogni singola unità immobiliare.

L'ampliamento è realizzato in deroga ai regolamenti edilizi comunali, purché si rispettino le distanze minime tra edifici e la normativa antisismica. L'ampliamento è realizzabile in aderenza a fabbricati esistenti sullo stesso livello di piano e/o in sopraelevazione (in quest'ultimo caso solo come recupero ad uso abitativo o uffici, anche con eventuale ampliamento allo stesso livello di volumi accessori e/o pertinenziali già regolarmente realizzati alla data del 31 dicembre 2009).

Gli edifici devono essere accatastati e in regola con la Tia o la Tarsu e l'Ici.

Ampliamento (non residenziale)

incremento del 15% della superficie coperta per un massimo comunque di 400 m2 di superficie coperta per edifici esistenti al 31 dicembre 2009, situati in parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali (zone di tipo "D" di cui al Dm 1444/1968).

incremento del 25% della superficie coperta per un massimo comunque di 400 m2 di superficie coperta per edifici esistenti al 31 dicembre 2009, situati in parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali (zone di tipo "D" di cui al Dm 1444/1968) se sono adottati sistemi che utilizzino fonti di energie rinnovabili che consentano l'autonomia energetica degli edifici.

Sono escluse le destinazioni extralberghiere turistico-ricettive e commerciali di qualunque dimensione.

L'ampliamento è realizzato in deroga ai regolamenti edilizi comunali, purché si rispettino le distanze minime tra edifici e la normativa antisismica, nonché i limiti di altezza degli edifici esistenti.

Demolizione e ricostruzione (edifici residenziali)

ampliamento del 25% del volume di edifici esistenti al 31 dicembre 2009 purché si utilizzino tecniche costruttive della bioedilizia definite con decreto 7 luglio 2010.

ampliamento del 35% del volume per demolizione e ricostruzione di edifici esistenti al 31 dicembre 2009 del volume di edifici esistenti al 31 dicembre 2009 se si utilizzano tecniche costruttive della bioedilizia (secondo il decreto 7 luglio 2010) e siano adottati sistemi che utilizzino fonti di energie rinnovabili che consentano l'autonomia energetica degli edifici.

L'intervento di demolizione e ricostruzione è possibile anche in area di sedime diversa purché della stessa area di proprietà, sempreché non ci sia un vincolo di inedificabilità assoluta. La precedente area occupata dall'edificio deve essere adibita a verde privato o prevedere parcheggi pertinenziali.

Gli edifici devono essere accatastati e in regola con la Tia o la Tarsu e l'Ici. Gli interventi sono realizzati in deroga ai regolamenti edilizi comunali, purché si rispettino le distanze minime tra edifici e la normativa antisismica.

Demolizione e ricostruzione (edifici non residenziali)

incremento del 25% della superficie coperta per un massimo comunque di 400 m2 di superficie coperta per edifici esistenti al 31 dicembre 2009, situati in parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali (zone di tipo "D" di cui al Dm 1444/1968);

incremento del 35% della superficie coperta per un massimo comunque di 400 m2 di superficie coperta per edifici esistenti al 31 dicembre 2009, situati in parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti industriali (zone di tipo "D" di cui al Dm 1444/1968) se sono adottati sistemi che utilizzino fonti di energie rinnovabili che consentano l'autonomia energetica degli edifici.

Sono escluse le destinazioni extralberghiere turistico-ricettive e commerciali di qualunque dimensione. L'ampliamento è realizzato in deroga ai regolamenti edilizi comunali, purché si rispettino le distanze minime tra edifici e la normativa antisismica, nonché i limiti di altezza degli edifici esistenti.

Esclusioni (per tutti gli interventi)

Gli interventi sono esclusi in:

• zone di tutela naturalistica, sistema forestale e boschivo, invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi di acqua e zone di tutela della costa e dell'arenile;
• zone interne ai parchi regionali, seppure con qualche eccezione;
• fasce di rispetto dei territori costieri, dei boschi, delle foreste e dei parchi archeologici;
• aree interessate da vincolo assoluto di inedificabilità;
• zone del demanio statale, regionale, provinciale e comunale;
• immobili oggetto di condono edilizio;
• immobili privati situati su aree demaniali di proprietà dello Stato, Regione, Provincia e Comune;
• immobili tutelati ai sensi del Dlgs 42/2004 (codice dei beni culturali e ambientali);
• immobili ricadenti nelle aree a pericolosità e/o rischio idrogeologico elevato o molto elevato;
• immobili situati nei centri storici;
• aree di danno degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, qualora gli edifici risultino non compatibili con i criteri di sicurezza definiti dal decreto ministeriale 9 maggio 2001 del Ministro dei lavori pubblici.

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