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Edifici: direttive e recepimenti

Il quadro europeo e i recepimenti nella normativa italiana

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è più aggiornato. Per gli aggiornamenti rimandiamo alla nostra sezione "Efficienza edifici".

L’inquadramento normativo dell’efficienza energetica negli edifici: direttive e recepimenti

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Direttiva 2002/91/Ce sulla prestazione energetica degli edifici
Direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica degli edifici (EPDB)
Direttiva 2012/27/Ue

La normativa italiana sull’efficienza energetica degli edifici discende da direttive europee che il nostro paese tende a recepire con ritardo, con continui rischi di sanzioni e di mancato adeguamento funzionale e tecnico.

Ecco lo schema riassuntivo dei principali provvedimenti sull’efficienza energetica negli edifici:

La Direttiva 2002/91/Ce sulla prestazione energetica degli edifici è stata recepita dal Dlgs 19 agosto 2005, n. 192, che resta il testo chiave sull’argomento, più volte modificato e integrato negli anni.

Il Dlgs 192/2005 ha richiesto i seguenti Decreti attuativi :

• Dm Sviluppo economico 26 giugno 2009
(Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici), più volte modificato;

• Dpr 2 aprile 2009, n. 59 
(Rendimento energetico in edilizia - Regolamento di attuazione). Sarà abrogato al momento della completa attuazione delle modifiche introdotte nel Dlgs 192/2005 a recepimento della successiva direttiva 2010;

• Dpr 16 aprile 2013, n. 74
(Definizione dei criteri generali in materia di esercizio, conduzione controllo e manutenzione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e per la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari);

• Dpr 16 aprile 2013, n. 75
(Criteri di accreditamento dei certificatori energetici degli edifici).

Non dipende invece dal Dlgs 192/2005, bensì dalla Finanziaria 2008, il Dm Sviluppo economico 11 marzo 2008 che stabilisce i valori limite di fabbisogno di energia primaria annuo e di trasmittanza termica, il cui rispetto costituisce un requisito indispensabile per accedere alle detrazioni fiscali del 65% (ex 55%).

La Direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica degli edifici (EPDB), è stata recepita con Dl 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modifiche nella legge 90/2013. Tale legge ha modificato sostanzialmente il Dlgs 192/05.

La Direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica è stata recepita con il Decreto legislativo n. 102/2014.


Direttiva 2002/91/Ce sulla prestazione energetica degli edifici

Nota anche come direttiva “EPBD” – Energy Performance of Buildings Directive – è stata recepita, ma in modo insufficiente, con il Dlgs 19 agosto 2005, n. 192, testo chiave dell’efficienza energetica degli edifici. Questo provvedimento è stato da allora continuamente modificato ed emendato.

La direttiva prevedeva tra l’altro che gli Stati membri provvedessero a rendere operativa la certificazione con misure certe e affidabili. Ma la vicenda relativa all’obbligo dell’attestato di certificazione energetica nelle cessioni di proprietà e di utilizzo è stata molto avversata e controversa. Il testo originale del Dlgs 192/2005 prevedeva la nullità dell’atto in mancanza del documento, ma dopo l’opposizione dell’Ordine dei Notai, questa misura è stata eliminata (Dlgs 112/2008), lasciando in qualche misura facoltativa l’effettiva esistenza dell’attestato.

Nel novembre 2010, la Commissione Europea ha aperto una prima procedura di infrazione a carico dello Stato italiano per il mancato rispetto della Direttiva. Per evitare di comparire dinanzi alla Corte di Giustizia europea, con l'articolo 13 del Dlgs 28/2011, si è provveduto a modificare gli articoli, inserendo l’obbligo di una clausola con la quale l'acquirente o il locatario danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione relativa alla certificazione energetica dell'edificio.

Fortunatamente questo sotterfugio non è bastato alla Commissione Europea, che il 29 settembre 2011 ha avviato una seconda procedura di infrazione. Nel nuovo richiamo la Commissione sottolineava che, nonostante qualche aggiustamento, la legge italiana continuava a consentire ai proprietari l'autocertificazione del rendimento energetico dell'immobile (nella classe peggiore - classe G), privando il nuovo acquirente di informazioni adeguate sul rendimento e su come migliorarlo. 

Oltre al problema della certificazione del rendimento energetico degli edifici, veniva posta anche la carenza di misure atte a garantire ispezioni periodiche di caldaie e sistemi di condizionamento d'aria.
All'Italia erano concessi due mesi di tempo per adeguarsi, ma non l'ha fatto e si è arrivati al deferimento alla Corte di Giustizia.

Per evitare la condanna e il pagamento della relativa multa, il Governo è corso ai ripari con due decreti che, licenziati dal Ministero dello Sviluppo nel medesimo giorno, portano lo stesso nome: Dm 22 novembre 2012, cioè:

Autodichiarazione vietata: Dm 22 novembre 2012, in vigore dal 13 dicembre 2012

Il primo dei due decreti pone rimedio, ma solo in parte, alla prima delle due motivazioni del richiamo Ue. Modificando l'Allegato A delle Linee guida nazionali (Dm 26 giugno 2009), il decreto stabilisce infatti che l'autodichiarazione da parte del proprietario dell'appartenenza dell'immobile alla classe energetica più bassa (G), non è più valida.

Solo con l’inserimento del comma 3 bis all’art 6 del Dlgs 192/05 (con la Legge 90/2013 di conversione del Dl 63/ 2013), che obbliga ad allegare il certificato in caso di vendita o affitto, si completerà  definitivamente la questione (vedi sotto).



Dm 22 novembre 2012, in vigore da gennaio 2013

Il secondo decreto, pubblicato in Gazzetta solo a gennaio, risolve l'errato recepimento dell'articolo 9 della Direttiva 2002/91/Ce, "riguardante l'obbligo per gli Stati membri di stabilire le misure necessarie alle ispezioni periodiche dei sistemi di condizionamento d'aria di potenza maggiore di 12 kW, che contemplino anche una valutazione dell'efficienza dell'impianto e una consulenza agli utenti sui possibili miglioramenti e sulle soluzioni sostitutive o alternative". Il decreto, modificando l'Allegato A del Dlgs 192/05, prevede "le operazioni di manutenzione, esercizio e ispezione di tutte le tipologie di servizi forniti dagli impianti termici installati negli edifici". Anche in questo caso la parola definitiva arriverà con la Legge 90/2013 (vedi sotto).

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Direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica degli edifici (EPDB)

La direttiva, conosciuta anche come “EPBD 2” doveva essere recepita a livello nazionale entro il 9 luglio 2012. Con il recepimento della nuova direttiva, “gli stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di efficienza energetica per gli edifici nuovi ed esistenti, assicurare la certificazione di tali requisiti e prevedere la regolare ispezione dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento."
La direttiva EPBD, inoltre, “impone agli stati membri di garantire che entro il 2021 tutti i nuovi edifici siano "a energia quasi zero’."
L’Italia non ha rispettato i termini di recepimento, e il 24 gennaio 2013 la Commissione europea ha inviato un parere motivato, richiedendo l’implementazione entro i successivi due mesi, pena il deferimento alla Corte di giustizia europea.

Nel maggio 2013, il Governo ha deciso di recepire la direttiva con un decreto legge, per evitare le sanzioni.
Il decreto (Dl 4 giugno 2013, n. 63) è stato convertito con modifiche nella Legge 90/2013, in vigore dal 4 agosto 2013.
Il provvedimento detta le nuove regole sulla prestazione energetica degli edifici nuovi e di quelli oggetto di notevoli ristrutturazioni, attraverso un aggiornamento del Dlgs 192/05.

Tra le novità più rilevanti c'è l'obbligo per chi vende o affitta un immobile di allegare al contratto l'attestato di prestazione energetica dell'edificio, a pena di nullità. 
Sono anche confermate le più rigide regole in materia di controllo degli impianti termici, anche con l'obbligo da parte delle società di distribuzione dei carburanti di comunicare annualmente all'Ente competente i dati relativi alle proprie utenze.


L’iter attuativo non è comunque completo: vengono richiesti successivi decreti attuativi che modifichino le modalità di calcolo della “prestazione energetica” dell’edificio, superando gli attuali metodi di valutazione del “rendimento energetico”, forniti dal Dpr 59/09 (il Regolamento di attuazione della precedente versione del Decreto legislativo 192/05). E’ già indicato che all’entrata in vigore di questi decreti, il Dpr 59/09 è abrogato.

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Direttiva 2012/27/Ue

La direttiva è entrata in vigore il 4 dicembre 2012 ed è stata recepita con il Decreto legislativo n. 102/2014. Richiede agli Stati membri di risparmiare energia fissando indicativi obiettivi di efficienza energetica, in vista degli obiettivi previsti dal cosiddetto "pacchetto clima-energia 20/20/20".

Articolo 3: "Ciascun Stato dovrà stabilire un obiettivo nazionale indicativo di efficienza energetica, basato sul consumo di energia primaria o finale, sul risparmio di energia primaria o finale o sull'intensità energetica".

I principali ambiti sui quali si dovrà agire sono i seguenti:

• Edifici (articolo 4 e 5)
Ogni Stato membro dovrà prevedere "una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati".
Inoltre, ogni anno dovrà essere ristrutturato e reso energeticamente efficiente il 3% della superficie degli immobili posseduti dalle amministrazioni pubbliche centrali (organi amministrativi la cui competenza si estende a tutto il territorio di uno Stato membro). La norma si applicherà agli edifici con una superficie utile totale superiore ai 550 m² e, dal luglio del 2015, a quelli con una superficie di 250 m² e oltre.

• Appalti pubblici (articolo 6)
Il Governo centrale potrà acquistare esclusivamente prodotti, servizi ed edifici ad alta efficienza energetica. A patto però che tutto ciò sia coerente con il rapporto costi-efficacia, la fattibilità economica, l'idoneità tecnica, un livello sufficiente di concorrenza.

• Utilities (articolo 7)
A partire dal 2014 e fino al 31 dicembre del 2020, i distributori e le società di vendita di energia al dettaglio dovranno conseguire risparmi energetici annui pari "all'1,5 %, in volume, delle vendite medie annue di energia ai clienti finali ... realizzate nell'ultimo triennio precedente al 1° gennaio 2013". Potranno essere esclusi dal calcolo i volumi di vendita di energia utilizzata nei trasporti e per le attività industriali elencate all'allegato I della Direttiva 2003/87/Ce.

• Diagnosi energetiche (articolo 8)
Gli Stati membri dovranno adottare misure per promuovere "la disponibilità, per tutti i clienti finali, di audit energetici di elevata qualità, efficaci in rapporto ai costi". Gli audit dovranno essere svolti:
- in maniera indipendente da esperti qualificati e/o ac­creditati secondo criteri di qualificazione;
- eseguiti e sorvegliati da autorità indipendenti conformemente alla legislazione nazionale.
Dovranno essere anche previsti specifici programmi per:
- incoraggiare le piccole e medie imprese a sottoporsi a audit energetici e favorire la successiva attuazione delle raccomandazioni risultanti da tali audit,
- sensibilizzare le famiglie ai benefici di tali audit attraverso servizi di consulenza adeguati.
Per quanto riguarda, invece, le aziende di grandi dimensioni, gli Stati membri devono adottare misure in grado di garantire che esse effettuino diagnosi energetiche da farsi "entro il 5 dicembre 2015 e almeno ogni quattro anni dalla data del prece­dente". Sono esentate le aziende che attuano un sistema di gestione dell'energia o ambientale.

• Contatori intelligenti (articolo 9)
I paesi dell'UE devono garantire che, nella misura in cui sia tecnicamente possibile e finanziariamente ragionevole, i clienti finali di elettricità, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda sanitaria siano dotati di contatori intelligenti che riportino il consumo effettivo di energia.

• Contabilizzatori di calore (articolo 9)
Entro il 31 dicembre 2016, nei condomini e negli edifici polifunzionali con riscaldamento/raffreddamento centralizzato o serviti da una rete di teleriscaldamento, dovranno essere installati contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità. Nei casi in cui l'uso di contatori individuali non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, dovranno essere installati contabilizzatori di calore individuali su ciascun radiatore. Se lo Stato membro dimostra che anche l'installazione dei contabilizzatori di calore non è efficiente in termini di costi, possono essere presi in considerazione metodi alternativi.

• Informazioni sui consumi in fattura (articolo 10)
Se i clienti finali non dispongono di contatori intelligenti, entro il 31 dicembre 2014 ogni Stato membro dovrà assicurarsi che, attraverso le fatture di energia elettrica e gas, i clienti finali siano informati in modo chiaro e comprensibile sui loro consumi.

• Informazione e coinvolgimento dei consumatori (articolo 12)
Gli Stati membri dovranno adottare specifiche misure per "promuovere e facilitare un uso efficiente dell'energia da parte dei piccoli clienti di energia, comprese le utenze domestiche". Tra queste:
- strumenti e politiche atti a favorire cambiamenti comportamentali dei consumatori, come ad esempio incentivi fiscali, accesso a finanziamenti, contributi o sovvenzioni, erogazione di informazioni, avvio di progetti esemplari, ecc.
- modi e mezzi per coinvolgere i consumatori e le loro associazioni durante l'eventuale introduzione dei contatori intelligenti.

• Promozione del mercato dei servizi energetici (articolo 18)
Per l'accesso delle piccole e medie imprese al mercato dei servizi energetici, i Paesi dell'Unione europea dovranno prevedere misure per:
- la diffusione di informazioni chiare e accessibili sui contratti relativi ai servizi energetici disponibili e su strumenti finanziari, incentivi, prestiti o contributi di sostegno all'efficienza energetica;
- lo sviluppo di marchi di qualità;
- la pubblicità di elenchi di fornitori di servizi energetici;
- il sostegno del settore pubblico nell'esame delle offerte di servizi energetici.

• Strumenti finanziari e fondo nazionale
Gli Stati membri hanno il compito di agevolare "l'istituzione di strumenti finanziari, o il ricorso a quelli esistenti, per misure di miglioramento dell'efficienza energetica volte a massimizzare i vantaggi di molteplici canali di finanziamento". Inoltre, può essere istituito "un fondo nazionale per l'efficienza energetica, destinato a sostenere iniziative nazionali in materia di efficienza energetica".

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