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Dlgs 192/2005: definizioni e ambito d'intervento

Le novità del Dlgs 192/2005

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è più aggiornato. Per gli aggiornamenti rimandiamo alla nostra sezione "Efficienza edifici".

Il “nuovo 192”, alla luce delle modifiche apportate dalla Legge 90/2013

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Terminologia: l'edificio
Terminologia: gli attestati energetici
Terminologia: riqualificazione e ristrutturazione
Ambito di intervento (art. 3)
Metodologia di calcolo, requisiti della performance energetica, certificazione energetica

Il Decreto legislativo 192/05, di recepimento della direttiva 2002/91/CE, è stato emendato e ampliato più volte dalla sua prima stesura, tanto che il testo originario del 2005 risulta praticamente sostituito quasi del tutto.
Ad oggi (gennaio 2015), il documento vigente si presenta con le caratteristiche e i contenuti che riassumiamo qui sotto rispetto all’ambito di intervento, alla struttura e alla terminologia, mentre i temi più significativi sono riportati più analiticamente nelle successive voci del menu di sinistra.

Terminologia: l’edificio

Nelle modifiche apportate dal Dl 63/2013 di recepimento della direttiva EPBD 2, il legislatore ha tentato di uniformare e integrare una serie di termini utilizzati nel tempo anche in altri provvedimenti e opportunamente riportati in questa norma basilare dell’efficienza energetica. Ricordiamo in particolare:

Edificio
“Edificio è un sistema costituito dalle strutture edilizie esterne che delimitano uno spazio di volume definito, dalle strutture interne che ripartiscono detto volume e da tutti gli impianti e dispositivi tecnologici che si trovano stabilmente al suo interno; la superficie esterna che delimita un edificio può confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l'ambiente esterno, il terreno, altri edifici; il termine può riferirsi a un intero edificio ovvero a parti di edificio progettate o ristrutturate per essere utilizzate come unità immobiliari a sé stanti”.

Si noti che in questo decreto il termine “edificio” si riferisce indifferentemente all’intera costruzione o alla singola unità immobiliare. Non è così in altri provvedimenti. Ad esempio nella legge istitutiva delle detrazioni 55% (Finanziaria 2007), si specifica se si tratta di interventi su “edifici”, intendendo edifici interi oppure di “interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari”.

Edificio di nuova costruzione
Secondo il Dlgs 192/05 è un “edificio per il quale la richiesta di permesso di costruire o denuncia di inizio attività … sia stata presentata successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto”, cioè il 20 agosto 2005. Purtroppo il Dlgs 28/2011 dice la stessa cosa, attribuendo così la nuova costruzione alle date successive al 29 marzo 2011.
Come si vedrà, gli edifici di nuova costruzione sono tenuti ad obblighi particolari, dunque sarebbe utile una definizione più consona.

Ma soprattutto è solo rispetto a questa definizione che si può definire la categoria degli “edifici esistenti”, che non compare come definizione in questo decreto, ma che è beneficiaria di incentivi in caso di ristrutturazioni e di efficientamento energetico. Ad esempio, per avere diritto alle detrazioni fiscali 65% e 50%, la “prova” dell’esistenza dell’edificio è l’iscrizione al catasto (o la domanda di iscrizione) dell’edificio o parte di edificio, per qualsiasi categoria o destinazione d’uso. Nonché il pagamento dell’Imu, se dovuta (Punto 2 della Circolare n. 36/E dell’Agenzia delle Entrate).

>> Per conoscere come accedere alle detrazioni fiscali del 65% e 50% vedi voce corrispondente nel menu di destra.

Una più pratica interpretazione della norma porterebbe a ritenere che siano “nuovi” gli edifici per i quali viene presentata la richiesta di costruire o la denuncia di inizio di attività, e “esistenti” tutti quelli per i quali è stata consegnata al Comune la Comunicazione di ultimazione dei lavori.

Edificio a energia quasi zero
La Direttiva 2010/31/Ue, recepita ma ancora non implementata, stabilisce che entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero. Gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno rispettare gli stessi criteri a partire dal 31 dicembre 2018.

Il Dlgs 192/05, con le ultime modifiche apportate dal Dl 63/2013, così definisce l’edificio a energia quasi zero:

“….edificio ad altissima prestazione energetica, calcolata conformemente alle disposizioni del presente decreto, che rispetta i requisiti definiti al decreto …. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo è coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili, prodotta in situ.”

>> Si veda la voce Prestazione energetica nel menu di sinistra

Edificio di riferimento
All’interno del Dlgs 192/05, si considera “edificio di riferimento” quel prototipo teorico che viene (o meglio verrà) messo a punto per le valutazioni progettuali e le diverse diagnosi energetiche. Sarà grazie al raffronto con questi edifici di riferimento che si costruiranno metodi di calcolo semplificato per le diverse valutazioni. Ad esempio, il Decreto legislativo ricorda che in caso di nuova costruzione e di ristrutturazione importante, i requisiti saranno determinati con l'utilizzo dell'edificio di riferimento, in funzione della tipologia edilizia e delle fasce climatiche.

Nel testo del provvedimento si ha la seguente definizione:

“edificio identico in termini di geometria (sagoma, volumi, superficie calpestabile, superfici degli elementi costruttivi e dei componenti), orientamento, ubicazione territoriale, destinazione d'uso e situazione al contorno, e avente caratteristiche termiche e parametri energetici predeterminati.”

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Terminologia: gli “attestati” energetici

Il sovrapporsi di diverse normative nazionali non ben coordinate tra loro e soprattutto il tardivo recepimento della direttiva 2010/31/Ue, non ancora implementata dai necessari decreti attuativi, ha portato al sovrapporsi di diverse attestazioni con nomi molto simili ma profondamente diverse le une dalle altre.
Secondo la versione del Dlgs 192/05 così come modificato dal Dl 63/2013, si hanno le seguenti definizioni, qui riportate secondo un ordine logico e temporale, con le necessarie spiegazioni:

Attestato di qualificazione energetica
“E’ il documento predisposto ed asseverato da un professionista abilitato, non necessariamente estraneo alla proprietà, alla progettazione o alla realizzazione dell'edificio, nel quale sono riportati i fabbisogni di energia primaria di calcolo, la classe di appartenenza dell'edificio, o dell'unità immobiliare, in relazione al sistema di certificazione energetica in vigore, ed i corrispondenti valori massimi ammissibili fissati dalla normativa in vigore per il caso specifico o, ove non siano fissati tali limiti, per un identico edificio di nuova costruzione.”

Le Linee guida precisano: “in particolare l'attestato di qualificazione … è obbligatorio per gli edifici di nuova costruzione e per gli interventi ricadenti nell'ambito di applicazione di cui all'articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), del medesimo decreto legislativo [Dlgs 192/05, ndr], in questo ultimo caso limitatamente alle ristrutturazioni totali."

Riportiamo l'articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c) del Dlgs 192/05:
"a) una applicazione integrale a tutto l'edificio nel caso di:
1) ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l'involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
2) demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati;
b) una applicazione limitata al solo ampliamento dell'edificio nel caso che lo stesso ampliamento risulti volumetricamente superiore al 20 per cento dell'intero edificio esistente;
c) una applicazione limitata al rispetto di specifici parametri, livelli prestazionali e prescrizioni, nel caso di interventi su edifici esistenti, quali:
1) ristrutturazioni totali o parziali, manutenzione straordinaria dell'involucro edilizio e ampliamenti volumetrici all'infuori di quanto già previsto alle lettere a) e b);
2) nuova installazione di impianti termici in edifici esistenti o ristrutturazione degli stessi impianti;
3) sostituzione di generatori di calore."

L'attestato di qualificazione energetica degli edifici si differenzia da quello di certificazione, essenzialmente per i soggetti che sono chiamati a redigerlo e per l'assenza dell'attribuzione di una classe di efficienza energetica all'edificio in esame (proposta dal tecnico che lo redige).
Uno schema di attestato di qualificazione energetica, con i suoi contenuti minimi è riportato nell'Allegato 5 alle Linee guida sulla certificazione (Dm 26 giugno 2009).

Si tratta di una delle documentazioni richieste dall’Enea, per via telematica, nel caso in cui si intenda procedere alla richiesta delle detrazioni del 65% per lefficientamento energetico di una unità immobiliare. E’ una procedura semplificata, che contiene i dati della valutazione energetica post intervento, che serve a controllare che essa sia contenuta entro i limiti consentiti  dall’incentivo. L’Attestato di qualificazione energetica è descritto nell’allegato A della legge 27 dicembre 2006 (Finanziaria 2007).

>> Per conoscere come accedere alle detrazioni fiscali del 65% vedi voce corrispondente nel menu di destra.

Attestato di prestazione energetica dell'edificio (APE)
“E’ il documento, redatto nel rispetto delle norme contenute nel presente decreto e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l'utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica.”

L’introduzione dell’APE deriva dal Dl 4 giugno 2013 n. 63 (convertito in Legge n. 90/2013), che recepisce la Direttiva 2010/31/Ue e sostituisce l’ACE, Attestato di certificazione energetica.
Si tratta in realtà ancora di una sostituzione più formale che sostanziale, effettuata per dovere di omogeneità con le regole europee che si riferiscono alla “prestazione energetica dell’edificio” e non più al “rendimento energetico”. Si tratta di un approccio totalmente diverso, basato su “descrittori” e calcoli che la legislazione italiana non ha ancora messo a punto. Infatti il 192/05 stesso richiede nuovi decreti applicativi per stabilire tali parametri.
Ai dubbi degli operatori su come agire fino a che non saranno disponibili le nuove regole, ha risposto la Circolare n. 12976 pubblicata dal Ministero dello sviluppo economico: dal 5 giugno la certificazione energetica degli edifici dovrà essere attuata con l'Attestato di Prestazione energetica, utilizzando la metodologia di calcolo stabilita dal Dpr 59/2009, cioè le stesse già utilizzate per l'ACE.

>> Si veda la voce Prestazione energetica nel menu di sinistra

Attestato di certificazione energetica dell'edificio (ACE)
Depennato dall’introduzione dell’APE, l’ACE resta ancora vivo nella sostanza, poiché si tratta dell’unico metodo di calcolo attualmente a disposizione per misurare i consumi energetici dell’edificio.

Veniva definito come “attestato di rendimento energetico attestante la prestazione energetica ed eventualmente alcuni parametri energetici caratteristici dell'edificio …”. La definizione è stata abrogata, dunque in pratica – e in attesa della messa a punto delle nuove procedure – il documento energetico si chiama d’ora in poi APE ma è calcolato come l’ACE.

>> Si veda la voce Prestazione energetica nel menu di sinistra

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Terminologia: riqualificazione e ristrutturazione

La ristrutturazione di un edificio viene distinta a seconda dell’importanza (quantitativa) dell’intervento: se si agisce su oltre il 25% della superficie corrispondente all’involucro dell’intero edificio, si ha la cosiddetta “ristrutturazione importante”. Sotto questa soglia si parla invece di “riqualificazione”.
Da questa soglia derivano diversi obblighi e possibilità. La conseguenza più significativa è che l’edificio sottoposto a ristrutturazione importante è assimilato all’edificio nuovo e ne assume gli stessi obblighi. Una caratteristica della riqualificazione energetica, invece, è che dà diritto  – almeno fino al 31 dicembre 2013 – alle detrazioni del 65% (per conoscere come accedere alle detrazioni fiscali del 65% vedi voce corrispondente nel menu di destra).
Ecco le definizioni presenti nel testo del Dlgs 192/05 così come modificato dal Dl 63/13:

Riqualificazione energetica
“Un edificio esistente è sottoposto a riqualificazione energetica quando i lavori in qualunque modo denominati (… a titolo esemplificativo: … manutenzione ordinaria o straordinaria, ristrutturazione e risanamento conservativo), ricadono in tipologie diverse ... (da quelle riportate nel punto successivo, ndr)”.

Ristrutturazione importante di un edificio
“Un edificio esistente è sottoposto a ristrutturazione importante quando i lavori in qualunque modo denominati (a titolo indicativo e non esaustivo: manutenzione ordinaria o straordinaria, ristrutturazione e risanamento conservativo) insistono su oltre il 25 per cento della superficie dell'involucro dell'intero edificio, comprensivo di tutte le unità immobiliari che lo costituiscono, e consistono, a titolo esemplificativo e non esaustivo, nel rifacimento di pareti esterne, di intonaci esterni, del tetto o dell'impermeabilizzazione delle coperture.”

Nota bene: la “ristrutturazione rilevante”
Il Dlgs 28/11, di riordino degli incentivi alle energie rinnovabili, all’articolo 2 riporta una definizione che risulta, ad una prima lettura, contradditoria nel confronto con la precedente.

“L’edificio sottoposto a ‘ristrutturazione rilevante’ è l’edificio che ricade in una delle seguenti categorie:

• edificio esistente avente superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati, soggetto a ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l'involucro;

• edificio esistente soggetto a demolizione e ricostruzione anche in manutenzione straordinaria.”

In linea di massima, quando compaiono termini analoghi ma definiti in modo diverso in più provvedimenti, ci si deve riferire all’ambito di intervento della norma nel seguire l’una o l’altra definizione. Schematicamente possiamo dire che per tutto ciò che riguarda il rendimento energetico degli edifici valgono le definizioni dei punti precedenti, mentre il Dlgs 28/11 si riferisce all’obbligo di rinnovabili negli edifici nuovi e assoggettati a ristrutturazione rilevante.

>> Si veda la voce Obbligo rinnovabili nel menu di sinistra

La ricombinazione delle definizioni nell’applicazione dei “requisiti prestazionali”
Vale la pena di notare che i due Decreti legislativi ad un certo punto si riconciliano rispetto alla soglia dimensionale dei 1.000 metri quadrati. Infatti, il 192/05, all’art. 3 comma 2, stabilisce l’obbligo di applicare integralmente a tutto l'edificio i requisiti minimi prestazionali solo negli stessi casi stabiliti dal Dlgs 28/11 (ristrutturazione integrale dell'involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 m²; demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1000 m²).

Viene invece concessa una applicazione parziale nei seguenti casi:

• applicazione limitata al solo ampliamento dell'edificio nel caso che lo stesso ampliamento risulti volumetricamente superiore al 20 per cento dell'intero edificio esistente;

• applicazione limitata al rispetto di specifici parametri, livelli prestazionali o prescrizioni, nel caso di interventi su edifici esistenti, ad esempio: ristrutturazioni, ampliamenti volumetrici diversi da quelli previsti sopra, manutenzione straordinaria, nuova installazione o ristrutturazione impianti termici in edifici esistenti, sostituzione generatori di calore.

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Ambito di intervento (art. 3)

L’articolo 3 definisce l’ambito di intervento del provvedimento, ai fini del contenimento dei consumi energetici.

Settori d’intervento

Ricadono nel campo d’azione del decreto:

La progettazione e realizzazione di:
- edifici di nuova costruzione e degli impianti installati;
- nuovi impianti installati in edifici esistenti;
- opere di ristrutturazione degli edifici e degli impianti esistenti;

L’esercizio, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici degli edifici, anche preesistenti;

La Certificazione energetica degli edifici.

Edifici inclusi ed esclusi

Il decreto è rivolto sia all’edilizia pubblica che privata. Sono invece esclusi dall’applicazione:
• gli edifici a cui si applica il codice dei beni culturali e del paesaggio, solo se il rispetto delle prescrizioni implica un'alterazione sostanziale del loro carattere o aspetto, con particolare riferimento ai profili storici, artistici e paesaggistici;
• gli edifici industriali e artigianali se riscaldati grazie al processo produttivo o utilizzando reflui energetici;
• edifici rurali non residenziali sprovvisti di impianti di climatizzazione;
• i fabbricati isolati con una superficie utile totale inferiore a 50 metri quadrati;
• gli edifici non compresi nelle classificazioni in base alla destinazione d'uso (DPR 26 agosto 1993, n. 412) quali box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi;
• gli edifici adibiti a luoghi di culto e allo svolgimento di attività religiose.

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Metodologia di calcolo, requisiti della performance energetica, certificazione energetica

Il Dlgs 192/05 è stato modificato dal Dl 63/13 di recepimento dalla Direttiva 2010/31/Ue, per allinearsi quanto possibile alle indicazioni europee in materia di metodi di valutazione della performance energetica degli edifici. In pratica per il momento sono state variate solo alcune definizioni e terminologie finora in uso, ma non esiste ancora il quadro tecnico di riferimento per le nuove metodologie, rimandato a futuri decreti.

In particolare nel testo si è passati dal concetto di “rendimento energetico” a quello di “prestazione energetica” e dall’“attestato di certificazione energetica” all'"attestato di prestazione energetica”.

>> Si veda la voce Prestazione energetica nel menu di sinistra

Il presente: Dpr 59/2009 sul rendimento energetico in edilizia

Nonostante le modifiche terminologiche apportate nel Dlgs 192/05, ad oggi è possibile applicare solo le regole tecniche dettate dal “Regolamento sul rendimento energetico in Edilizia” contenuto nel Dpr 59/09. Il Regolamento definisce le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici per la climatizzazione invernale e estiva.

Le regole dettate si applicano agli edifici nuovi, a quelli sottoposti a ristrutturazione importante e agli interventi su parti comuni di edifici esistenti (manutenzione straordinaria).

Il futuro: decreti attuativi richiesti

Con uno o più decreti dei Ministri competenti e d’intesa con la Conferenza unificata, dovranno essere definiti:

• la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche e l'utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici, in relazione all’allegato I della direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica nell'edilizia;
 
• l'applicazione di prescrizioni e requisiti minimi, aggiornati ogni cinque anni, in materia di prestazioni energetiche degli edifici e unità immobiliari, siano essi di nuova costruzione, oggetto di ristrutturazioni importanti o di riqualificazioni energetiche, sulla base dell'applicazione della metodologia comparativa;

I criteri generali cui dovranno ispirarsi i futuri decreti sulla metodologia di calcolo e sui requisiti sono approfonditi nella voce Prestazione energetica del menu di sinistra.

• l’aggiornamento delle modalità di progettazione, installazione, esercizio, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici;

• i requisiti professionali e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti e degli organismi a cui affidare l'attestazione della prestazione energetica degli edifici e l'ispezione degli impianti di climatizzazione e la realizzazione di un sistema informativo coordinato per la gestione dei rapporti tecnici di ispezione e degli attestati di prestazione energetica.

Nota bene: al momento del suo primo varo, il Dlgs 192/05 prevedeva l’emanazione di provvedimenti attuativi in relazione alla certificazione energetica degli edifici, arrivati con diversi anni di ritardo rispetto ai tempi previsti dal decreto medesimo. E cioè:
• un regolamento con le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici, varato con il  Dpr 59/09 "Rendimento energetico in edilizia", sopra citato;
• un decreto ministeriale per l’emanazione delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, varato con il Dm Sviluppo economico del 26 giugno 2009. Vedi la voce Certificazione e certificatori nel menu di sinistra;
• un regolamento con i criteri di riconoscimento per assicurare la qualificazione e l’indipendenza degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici e le ispezioni degli impianti di climatizzazione. Il regolamento è stato varato con il Dpr 16 aprile 2013, n. 75.  Vedi la voce Certificazione e certificatori nel menu di sinistra.

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