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Efficienza edifici

Prestazione energetica edifici

Questa è un una pagina dell'Archivio di Nextville. Quanto in essa contenuto non è più aggiornato. Per gli aggiornamenti rimandiamo alla nostra sezione "Efficienza edifici".

I criteri che dovranno ispirare le nuove norme sulla prestazione energetica degli edifici

La Direttiva 2010/31/Ue (e la corrispondente Legge di recepimento 90/2013, che ha modificato il Dlgs 192/05) ha stabilito che per definire le performance energetiche degli edifici non si dovrà più fare riferimento al rendimento energetico ma alla prestazione energetica degli edifici.

Dal “rendimento” alla “prestazione”

Mentre ricordiamo che le novità introdotte nel Dlgs 192/05 dal recepimento della direttiva sono attualmente solo nominali e non ancora supportate dai necessari decreti attuativi sui sistemi di calcolo, è importante analizzare quale significato viene attribuito alla dizione “prestazione energetica” nel nuovo contesto normativo.

Il Dlgs 192/05 la definisce come “quantità annua di energia primaria effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare, con un uso standard dell'immobile, i vari bisogni energetici dell'edificio: la climatizzazione invernale ed estiva, la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari, la ventilazione e, per il settore terziario, l'illuminazione, gli impianti ascensori e scale mobili ... La prestazione energetica può essere espressa in energia primaria non rinnovabile, rinnovabile, o totale come somma delle precedenti.”

Per capire il concetto a cui si fa riferimento, con grande semplificazione si potrebbe dire che ciò che deve essere calcolato è il quantitativo di energia (utilizzata o che si presume necessaria) per un certo immobile nel suo uso standard. Tale computo deve essere eseguito in una unità di misura che valga per tutte le diverse fonti e i diversi vettori energetici: questa è l’energia primaria.

Per riportare a valori di energia primaria le varie fonti (gas, biomasse, elettricità, fotovoltaico, ecc.), si utilizzano le indicazioni delle norme tecniche europee e nazionali (UNI e EN richiamate nel decreto), che forniscono, tra gli altri dati, i fattori di conversione in energia primaria.

Infatti, il Fattore di conversione in energia primaria, secondo le definizioni del Dlgs 192/05 è il rapporto “che indica la quantità di energia primaria impiegata per produrre un'unità di energia fornita, per un dato vettore energetico; tiene conto dell'energia necessaria per l'estrazione, il processamento, lo stoccaggio, il trasporto e, nel caso dell'energia elettrica, del rendimento medio del sistema di generazione e delle perdite medie di trasmissione del sistema elettrico nazionale e nel caso del teleriscaldamento, delle perdite medie di distribuzione della rete. Questo fattore può riferirsi all'energia primaria non rinnovabile, all'energia primaria rinnovabile o all'energia primaria totale come somma delle precedenti.”

Il Dlgs specifica poi che “tale quantità viene espressa da uno o più descrittori che tengono conto del livello di isolamento dell'edificio e delle caratteristiche tecniche e di installazione degli impianti tecnici.”

I criteri dei nuovi calcoli richiesti dalla direttiva 2010/31/Ue

Il Dlgs 192/05, come modificato in fase di recepimento della Direttiva, richiede futuri decreti che determinino le metodologie di calcolo e i requisiti minimi, necessari per superare le attuali regole basate sul rendimento energetico (Dpr 59/09).
I decreti attuativi dovranno intervenire anche a modificare le Linee guida per la certificazione energetica, emanate con il Dm Sviluppo economico 26 giugno 2009.

Metodologie di calcolo

Le modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche negli edifici dovranno essere redatte facendo riferimento ai seguenti criteri generali:

“ • la prestazione energetica degli edifici è determinata in conformità alla normativa tecnica Uni e Cti, allineate con le norme predisposte dal Cen a supporto della direttiva 2010/31/Ce, su specifico mandato della Commissione europea (*);

• il fabbisogno energetico annuale globale si calcola per singolo servizio energetico, espresso in energia primaria, su base mensile. Con le stesse modalità si determina l'energia rinnovabile prodotta all'interno del confine del sistema;

• si opera la compensazione mensile tra i fabbisogni energetici e l'energia rinnovabile prodotta all'interno del confine del sistema, per vettore energetico e fino a copertura totale del corrispondente vettore energetico consumato;

• ai fini della compensazione è consentito utilizzare l'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili all'interno del confine del sistema ed esportata …”.

(*) Art. 11 Dlgs 192/05, norme transitorie:
“nelle more dell'aggiornamento delle specifiche norme europee di riferimento per l'attuazione della direttiva 2010/31/Ue, le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici … sono quelle di seguito elencate:
• raccomandazione Cti 14/2013 "Prestazioni energetiche degli edifici — Determinazione dell'energia primaria e della prestazione energetica EP per la classificazione dell'edificio", o normativa Uni equivalente e successive norme tecniche che ne conseguono;
• Uni/Ts 11300 — 1 Prestazioni energetiche degli edifici — Parte 1: Determinazione del fabbisogno di energia termica dell'edificio per la climatizzazione estiva e invernale;
• Uni/Ts 11300 — 2 Prestazioni energetiche degli edifici — Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione e l'illuminazione;
• Uni/Ts 11300 — 3 Prestazioni energetiche degli edifici — Parte 3: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva;
• Uni/Ts 11300 — 4 Prestazioni energetiche degli edifici — Parte 4: Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per riscaldamento di ambienti e preparazione acqua calda sanitaria;
• Uni En 15193 — Prestazione energetica degli edifici — Requisiti energetici per illuminazione.

Requisiti minimi

“L'applicazione di prescrizioni e requisiti minimi, aggiornati ogni cinque anni, in materia di prestazioni energetiche degli edifici e unità immobiliari, siano essi di nuova costruzione, oggetto di ristrutturazioni importanti o di riqualificazioni energetiche, sulla base dell'applicazione della metodologia comparativa di cui all'articolo 5 della Direttiva 2010/31/Ue” dovranno essere ispirati ai seguenti criteri generali:

• rispettare le valutazioni tecniche ed economiche di convenienza, fondate sull'analisi costi benefici del ciclo di vita economico degli edifici;

• in caso di nuova costruzione e di ristrutturazione importante, i requisiti sono determinati con l'utilizzo dell'"edificio di riferimento", in funzione della tipologia edilizia e delle fasce climatiche;

• per le verifiche necessarie a garantire il rispetto della qualità energetica prescritta, sono previsti dei parametri specifici del fabbricato, in termini di indici di prestazione termica e di trasmittanze, e parametri complessivi, in termini di indici di prestazione energetica globale, espressi sia in energia primaria totale che in energia primaria non rinnovabile.”

Nella determinazione della qualità energetica minima degli edifici nuovi e sottoposti a ristrutturazione importante, verranno quindi introdotti parametri economici (analisi costi benefici) a loro volta riletti in rapporto al ciclo di vita dell’edificio e ad una categorizzazione molto analitica delle tipologie edilizie, cioè gli edifici di riferimento.

>> Si veda la voce Dlgs 192/05: definizioni e ambito d'intervento nel menu di sinistra

Obbligo rinnovabili e “edifici a energia quasi zero”

Un altro tema di importanza fondamentale inserito nel nostro ordinamento contestualmente al recepimento della direttiva 2010/31/Ue è quello degli edifici a energia quasi zero (articolo 4 bis Dlgs 192/05). Si tratta di “un edificio ad altissima prestazione energetica … che rispetta i requisiti (che saranno definiti dai futuri decreti sulle metodologie di calcolo, ndr ... Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo è coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili prodotta in situ.”

E’ evidente che, mancando ancora i decreti attuativi, la definizione è assai incompleta; ciononostante spicca il riferimento alla copertura del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili “in misura significativa”. Ricordando che l’obbligo di rinnovabili nei nuovi edifici (vedi voce corrispondente nel menu di sinistra) è dettato dal Dlgs 28/11, è facile intuire che tali prescrizioni andranno ad aumentare quanto tecnicamente possibile, giacché nel Dlgs 192/05 sono già iscritti gli obiettivi dettati dall’Europa, e cioè:

• “A partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione occupati da pubbliche amministrazioni e di proprietà di queste ultime, ivi compresi gli edifici scolastici, devono essere edifici a energia quasi zero. Dal 1° gennaio 2021 la predetta disposizione è estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione.

• Entro il 30 giugno 2014 … è definito il Piano d'azione destinato ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero. Tale Piano, che può includere obiettivi differenziati per tipologia edilizia, è trasmesso alla Commissione europea.

• Il Piano d'azione … comprende, tra l'altro, i seguenti elementi:
- l'applicazione della definizione di edifici a energia quasi zero alle diverse tipologie di edifici e indicatori numerici del consumo di energia primaria, espresso in kWh/m² anno;
- le politiche e le misure finanziarie o di altro tipo previste per promuovere gli edifici a energia quasi zero, comprese le informazioni relative alle misure nazionali previste per l'integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici… tenendo conto dell'esigenza prioritaria di contenere il consumo del territorio;

• l'individuazione …  di casi specifici per i quali non si applica quanto disposto … ;

• gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015 …”.

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