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Approfondimenti

18 Agosto 2015

Come trasformare il vecchio divano in biocarburante

(Mario Bonaccorso*)

Un progetto olandese, che ha come capofila il colosso chimico AkzoNobel, sta indagando per vedere come รจ possibile impiegare parte di questi rifiuti non riciclabili per produrre biocombustibili liquidi e prodotti chimici biobased.

Vecchi mobili, divani, vestiti, pannolini e scontrini del bar. Sono rifiuti solidi urbani. Ne produciamo ogni anno nel mondo un miliardo e trecento milioni di tonnellate, secondo un Rapporto del 2012 della Banca Mondiale. E solo il 34% viene riciclato. Il resto finisce in discarica o nell’inceneritore.
Un progetto olandese, che ha come capofila il colosso chimico AkzoNobel, sta adesso indagando per vedere come è possibile impiegare parte di questi rifiuti non riciclabili per produrre biocombustibili liquidi e prodotti chimici biobased. Con molteplici vantaggi: da una parte si risolve l’annoso problema dei rifiuti che finiscono in discarica, dall’altra si mette a disposizione delle imprese una materia prima che non compete con il cibo, non ha impatti sull’uso del suolo ed è già inserita nel sistema logistico di raccolta e distribuzione dell’industria che gestisce i rifiuti. Attore fondamentale del progetto olandese è Enerkem, una società canadese (con sede a Montréal, Québec) che ha sviluppato una tecnologia in grado di convertire i rifiuti in gas di sintesi, un materiale di partenza comune per i prodotti come il metanolo o l’ammoniaca.
Nel novembre del 2014 un consorzio olandese pubblico-privato guidato da AkzoNobel ha siglato con Enerkem un accordo per esplorare l’uso dei rifiuti come materia prima per la produzione di carburanti e sostanze chimiche e la costruzione di una nuova bioraffineria a ciò dedicata. A contendersi la bioraffineria, che nei progetti dei partner dovrà essere costruita nel giro di due o tre anni per essere la prima di questa tipologia in Europa, sono la città di Rotterdam e quella di Delfzijl (nella provincia di Groninga).
Prima in Europa, perché la tecnologia di Enerkem sta già dimostrando di essere efficace a Edmonton, in Alberta (Canada): la bioraffineria inaugurata il 4 giugno 2014 ha permesso alla città canadese di far crescere la propria percentuale di diversione dei rifiuti dal 60 al 90% producendo etanolo e metanolo. Ed è considerata dagli addetti ai lavori un vero e proprio modello di bioeconomia circolare. Mentre in Cina è il Qingdao City Construction Investment Group ad avere in programma la costruzione di una bioraffineria che utilizzerà la tecnologia di Enerkem, dopo un accordo concluso a ottobre 2014 con la società fondata quindici anni fa dall’attuale presidente e amministratore delegato Vincent Chornet.

L’uso dei rifiuti come materia prima per l’industria chimica

Quattordici partner olandesi hanno unito le forze per esplorare l’uso dei rifiuti per produrre carburanti e sostanze chimiche. La partnership pubblico-privato studierà le opzioni per la costruzione della prima bioraffineria di questo tipo in Europa, a Rotterdam o Delfzijl.
Secondo Werner Fuhrmann, membro del Comitato Esecutivo di AkzoNobel e responsabile per le specialità chimiche, “date le crescenti preoccupazioni per la materia prima e la scarsità di energia, la necessità di innovare e sviluppare soluzioni meno tradizionali diventa sempre più importante. Per accelerare queste innovazioni stiamo entrando in partnership strategiche, tutte incentrate sulla sostituzione di materie prime non rinnovabili, per avere importanti benefici ambientali.”
La partnership con Enerkem è una di queste. Ma – in pratica – cosa consente di fare la tecnologia dell’impresa quebecchese? Ricicla il carbonio contenuto nei rifiuti non riciclabili in sostanze chimiche rinnovabili, ponendosi come complementare rispetto alle tecnologie esistenti, quali il riciclaggio e la digestione anaerobica.
A Edmonton, ormai una tappa obbligatoria per chi vuole vedere con i propri occhi un caso di successo nella gestione dei rifiuti urbani, ogni anno vengono gassificate 100.000 tonnellate di rifiuti solidi secchi post-riciclati, per produrre inizialmente 10 milioni di litri di biometanolo, un intermedio chimico, e poi etanolo cellulosico.

Rifiuti: che ne facciamo in Europa?

Secondo uno studio dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) su dati Eurostat (Rapporto Rifiuti Urbani, 2014), il 34% dei rifiuti urbani gestiti nei 28 stati membri viene smaltito in discarica, il 24% è trattato in impianti di incenerimento, mentre il 27 e il 15% sono avviati, rispettivamente, a riciclaggio e compostaggio.
Con riferimento allo smaltimento in discarica, si passa da percentuali inferiori allo 0,5% (Germania) al 99% circa (Romania). Oltre alla Germania, anche la Svezia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Danimarca e l’Austria fanno registrare percentuali molto basse di smaltimento in discarica (fino al 3% circa), mentre, all’estremo opposto, Grecia, Lettonia, Croazia e Malta smaltiscono in discarica una percentuale di rifiuti urbani compresa tra l’82 e l’87% circa. Fino ad arrivare, appunto, al 99% della Romania. Eccezion fatta per la Grecia, i paesi nei quali il ricorso alla discarica interessa oltre il 65% dei rifiuti urbani gestiti sono tutti di recente adesione all’Ue.
La bioraffineria fa parte di un sistema di gestione integrata dei rifiuti, dove il 20% viene riciclato, il 40% finisce nel compostaggio e il 30% viene utilizzato per produrre biocarburanti e biochemicals.
“Usiamo il calore e la pressione per abbattere i materiali che di solito finiscono in discarica e poi trasformarli in metanolo ed etanolo”, spiega l’ad Vincent Chornet. “In totale, il processo dai rifiuti al prodotto finale richiede circa quattro minuti.” A Edmonton vengono prodotti 38 milioni di litri di etanolo all’anno, una quantità sufficiente per alimentare 400.000 vetture con una miscela di etanolo del 5%.
I buoni risultati raggiunti a Edmonton hanno fatto salire l’interesse nei confronti dell’iniziativa olandese. Se inizialmente il consorzio era formato da AkzoNobel, Enerkem e quattro partner regionali, a giugno si sono aggiunti otto nuovi partner, tra cui due colossi industriali del calibro delle francesi Air Liquide e Veolia e l’Autorità del Porto di Rotterdam. Entro la fine di quest’anno saranno resi noti i risultati dello studio di fattibilità per la costruzione della bioraffineria. E non è detto che, se saranno positivi, l’esempio non possa essere seguito da altri paesi europei.

 

Il valore pro capite relativo allo smaltimento in discarica nell’Ue 28 è pari, in media, a 161 kg/abitante per anno. Il dato è diversificato sul territorio comunitario, con valori più contenuti nei paesi dell’Ue 15 (in media 140 kg/abitante per anno), nei quali le misure intraprese per l’allontanamento dei rifiuti dalla discarica sono ormai consolidate, e valori molto più elevati nei Nsm – Nuovi stati membri (in media 241 kg/abitante per anno), nei quali l’attuazione della normativa Ue è stata avviata più recentemente. Anche se in entrambi i raggruppamenti si registra una riduzione rispetto al 2011 (-7,9% nei vecchi stati e -5,1% nei Nsm).

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*Mario Bonaccorso è giornalista esperto di finanza ed economia. Lavora per Assobiotec, l’Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie.

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