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Approfondimenti

10 Giugno 2016

Prosumer, il primo passo verso una definizione giuridica

(Maria Antonietta Giffoni)

Il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di inserire nella normativa Ue la definizione di prosumer, affinchè venga riconosciuto e protetto il diritto di produrre e autoconsumare energia da fonti rinnovabili.

Un po’ di storia

Per avviare la transizione verso un nuovo sistema energetico, a febbraio del 2015, la Commissione europea ha presentato una nuova strategia denominata resilient Energy Union, pensata per fornire ai consumatori europei energia sicura, sostenibile, competitiva e a prezzi accessibili (per maggiori informazioni, vedi i Riferimenti in basso).
Il raggiungimento di tutti questi obiettivi richiede una trasformazione fondamentale del sistema energetico europeo, che si attuerà attraverso varie misure legislative, tra le quali:

• il ridisegno del mercato europeo dell’energia elettrica,
• la stesura di una nuova direttiva rinnovabili,
• la revisione della direttiva sull’efficienza energetica, compresa quella negli edifici.

Le proposte legislative della Commissione Europea su questi temi sono attese nel prossimo autunno-inverno.
Tali proposte, una volta approvate dalla Commissione, entreranno nel percorso di co-legislazione, nel quale il Consiglio dell’Unione e il Parlamento Europeo le emenderanno; per poi "negoziare" un testo legislativo condiviso in vista della definitiva approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Sempre in questo quadro, la Commissione ha anche pubblicato la Comunicazione COM(2015)339, dal titolo Un "new deal" per i consumatori di energia, pensata per soddisfare le aspettative dei consumatori, offrire vantaggi reali alle nuove tecnologie e favorire gli investimenti, in particolare nelle fonti rinnovabili e nella generazione a basse emissioni di carbonio.
Su questo documento, il 26 maggio scorso, il Parlamento Europeo ha votato in seduta plenaria una risoluzione costruita sulla base delle proposte nate in seno alla commissione parlamentare ITRE (Industria, ricerca, telecomunicazioni ed energia), relatrice l’eurodeputata Theresa Griffin - S&D, Gran Bretagna.
Approvata a larga maggioranza, la risoluzione fa delle precise richieste alla Commissione Europea, di cui dovrebbe tener conto nella stesura delle proposte legislative prima richiamate e attese per il prossimo autunno-inverno. Tra le richieste fatte alla Commissione, c’è anche l’introduzione della definizione giuridica di prosumer.

Ma cos’è il prosumer?

Il termine - tradotto in italiano con la parola "prosumatore" - deriva dalla fusione dei vocaboli inglesi "producer" (produttore) e "consumer" (consumatore).  Il termine indica, dunque, i cittadini che, in maniera individuale o collettiva, sono contemporaneamente produttori e consumatori di un bene.
Nel caso specifico qui trattato, i prosumatori sono consumatori "attivi" di energia rinnovabile; e possono rappresentare sia nuclei familiari (proprietari o inquilini), sia istituzioni che piccole aziende, le quali partecipano al mercato dell'energia producendola su base individuale o su base collettiva attraverso cooperative, altre imprese o aggregazioni sociali.
Già la Comunicazione New deal for energy consumers concede ampio risalto al ruolo dei consumatori e fa riferimento alla loro progressiva trasformazione in prosumer.
Tuttavia, "affinché i prosumer escano dall’ambito della retorica e diventino protagonisti in modo chiaro ed effettivo, serve una loro definizione entro la quale identificare inequivocabili diritti come quello di auto-produzione, auto-consumo e stoccaggio di energia prodotta da fonti rinnovabili", afferma l’eurodeputato italiano Dario Tamburrano, coordinatore e componente della commissione parlamentare ITRE, primo sostenitore della necessità di dare una definizione giuridica di prosumer.

La definizione di prosumer

Accogliendo la richiesta della Commissione ITRE, la Risoluzione del Parlamento europeo del 26 maggio 2016 su un "new deal" per i consumatori di energia (2015/2323(INI)), sottolinea come "nel contesto di un sistema energetico ben funzionante, le autorità locali, le comunità, le cooperative, i nuclei familiari e i singoli individui debbano svolgere un ruolo chiave, contribuire in misura sostanziale alla transizione energetica ed essere incoraggiati a diventare produttori e fornitori di energia, se scelgono di farlo" e mette ben in evidenza quanto sia "importante che l'Unione Europea adotti una definizione operativa comune di prosumatore".
Insomma, un primo passo è stato fatto; anche se di ordine più politico che giuridico. Il documento approvato in Parlamento formula una "semplice" richiesta alla Commissione che si appresta a redigere importanti provvedimenti: un segnale politico che "informa" la Commissione su quale sia la posizione assunta dal Parlamento in materia. Lo stesso Parlamento che dovrà approvare, insieme al Consiglio Ue, le proposte che la Commissione redigerà su tali temi.

La vera sfida politica sarà individuare il contesto più adeguato nel quale inserire un capitolo specifico sui prosumer: il ridisegno del mercato dell’energia elettrica o la nuova direttiva sulle rinnovabili? Lo si potrà sapere solo nei prossimi mesi.
"Quel che è certo – commenta Tamburrano - è che la definizione di prosumer offrirà il quadro entro il quale inserire due elementi fondamentali:
• il diritto di tutti i cittadini europei di auto-produrre, auto-consumare, vendere e stoccare energia prodotta da fonti rinnovabili;
• le forme di tutela e incentivazione necessarie per evitare che gli investimenti di cittadini, cooperative, amministrazioni locali o piccole cooperative, siano lasciati in balìa dagli umori dei governi, come accaduto recentemente in Spagna, dove l’autoconsumo è stato fortemente punito.
Dal momento che l’energia è necessaria per tutte le attività umane, controllare la produzione e la distribuzione dell’energia significa condizionare e modellare la società. Ora le chiavi dell’energia sono per lo più nelle mani di poche, grandi società che possiedono pochi impianti, enormi e costosi. La struttura che ne consegue consiste in una piramide economica e sociale che sovrasta i cittadini.
Consentire, invece, di costruire una rete di cittadini che producono, consumano e si scambiano energia pulita può efficacemente contribuire a ribaltare questa piramide. E non solo: potrà anche e soprattutto contribuire a raggiungere gli obiettivi che l’Europa si è posta al 2030 su rinnovabili, efficienza e diminuzione di emissioni e a mantenere gli impegni che i singoli Paesi hanno sottoscritto a Parigi nel corso della COP21 sui cambiamenti climatici".

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