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Approfondimenti

5 Agosto 2016

La rinascita dei materiali eco-locali

(Dominique Gauzin-Müller*)

L’impiego innovativo di materiali vernacolari (legno, paglia e altri materiali vegetali, terra, pietra) sta diventando una pratica corrente sia negli edifici residenziali, sia nei lavori pubblici e nei grandi complessi edilizi.

In Francia il governo e le amministrazioni locali hanno iniziato a promuovere l’impiego di questi materiali derivanti da filiere corte, in grado di valorizzare le risorse di ciascuna regione.

Già nel 2012 la classifica annuale delle costruzioni in legno e il primo Premio nazionale per le Architetture in terra (CRAterre) nel 2013 hanno testimoniato la creatività dei progettisti e le competenze delle maestranze, affermando il ruolo pionieristico della Francia in questo ambito.

E anche il mondo della professione ha dato prova dell’interesse per la valorizzazione di tali risorse naturali dedicando ai materiali eco-locali il padiglione francese al congresso dell’Uia (Unione internazionale degli architetti) tenutosi a Durban nel 2014.

Infine, la mostra Matières en lumières che ha presentato 70 edifici esemplari realizzati con legno, terra, paglia, pietra suscitando tra i visitatori grande interesse e al tempo stesso stupore per la capacità di questi progetti di inserirsi bene tanto nei contesti urbani quanto nelle aree rurali.

Il riutilizzo è un’altra strategia fondamentale: il 50% dei rifiuti prodotti nei paesi industrializzati sono originati dal settore delle costruzioni: è quanto mai urgente arrestare questo flusso e immaginare per essi una nuova vita.


Una sobrietà felice

Prospettiva indispensabile in questo periodo di crisi ecologica e sociale, l’economia circolare punta a produrre beni e servizi limitando il consumo di materie prime e di energia. Nel settore delle costruzioni questo approccio spinge verso una dimensione della produzione locale e decentralizzata: per i materiali si tratta di fare riferimento a risorse naturali abbondanti, per l’energia di sfruttare le fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermia ecc.). In Francia l’economia circolare è entrata ufficialmente nelle politiche nazionali nell’ottobre 2014, con il Codice dell’ambiente contenuto nella legge sulla transizione energetica e la crescita verde. Una vera rivoluzione per un paese – storicamente – fortemente centralizzato attorno alla propria capitale! A partire da allora, ministeri e comunità locali stanno cercando di declinare l’economia circolare nelle diverse scale.

Quindi gli attori locali (per esempio singoli comuni, consorzi intercomunali, servizi tecnici, imprese, associazioni, cittadini) si stanno aggregando attorno a una dinamica di sviluppo, creando anche nuova occupazione, in particolare nelle aree rurali meno favorite.

Un approccio, questo che è già stato testato nel Vorarlberg, piccola ma florida regione austriaca che deve la sua prosperità a un’economia verde che ha saputo valorizzare le sue risorse, legname e altri materiali di produzione locale.

Ma questo è anche lo spirito dell’economia territorialista teorizzata da Alberto Magnaghi, fortemente ancorata alla cultura delle bio-regioni, che in Francia ha dato vita a una rete diffusa di esperienze.

Dunque in Europa iniziano a fiorire queste strategie in grado di apportare benefici su molteplici piani, dimostrando come la transizione ecologica sia tutt’altro rispetto a un’immagine di ascetica rinuncia! È un cambiamento di paradigma verso una società a un tempo più frugale e felice, che ridona senso alla quotidianità come alla vita professionale.

Pierre Rabhi, il filosofo francese dell’agro-ecologia, la definisce efficacemente come "sobrietà felice". Fare di più con meno e ritrovare il piacere di una creatività liberata.


Il legno, una filiera d’interesse generale

La Francia è il terzo paese europeo per estensione del patrimonio forestale. Il legno è, quindi, al primo posto tra i materiali da costruzione eco-locali. E il suo impiego è tradizionale in tutto il paese: dall’Alsazia alla Normandia nelle case e nelle fattorie a graticcio e nelle chiese nella regione dello Champagne. Nel Sud-ovest la carpenteria in quercia per ambienti di grandi dimensioni protegge ancora qualche mercato coperto perfino dopo sei secoli.

Latifoglie e conifere sono essenze perfettamente adatte a un’architettura eco-responsabile se provenienti da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità in prossimità dell’area di cantiere, e se non subiscono trattamenti chimici. Il legno è, in ogni caso, il solo materiale strutturale rinnovabile, e la sua lavorazione richiede un basso consumo d’energia. L’uso del legno viene accolto con sempre maggior favore così come è aumentata la consapevolezza dei numerosi vantaggi a esso associati. Negli ultimi cinque anni la sua quota di impiego nel mercato delle costruzioni è passata dal 5 al 12% nell’ambito delle case unifamiliari, per le quali si apprezza – in particolare – la dolcezza delle superfici e il calore che riesce a dare agli ambienti.

Ma a queste qualità emozionali si aggiungono numerosi vantaggi di ordine tecnico ed economico. A parità di superficie lorda, una casa con struttura in legno e isolamento rinforzato negli elementi verticali consente di avere una superficie utile superiore del 5-10% rispetto a quella di un edificio in muratura e ha migliori performance termiche in grado di ridurre il consumo energetico per riscaldamento. In fase di costruzione, inoltre, il montaggio di una struttura in legno non richiede grossi macchinari di cantiere e riduce il rumore e le polveri prodotte. La messa in opera in una filiera a secco e la prefabbricazione in officina accorciano la durata del cantiere, con effetti vantaggiosi sui costi e sulla stessa organizzazione logistica in area urbana. In più la leggerezza del materiale facilita l’autocostruzione, preserva l’integrità dell’ambiente naturale nei siti più fragili e consente di costruire anche su suoli con scarsa capacità portante e su terreni in forte pendenza.


Bio materiali a ciclo breve

Oltre il legno anche altri materiali da costruzione derivanti da risorse biologiche incontrano un crescente interesse e il loro impiego viene incoraggiato da programmi congiunti tra i ministeri dell’Ecologia, dell’Abitazione e della Cultura.

Canapa, lino e stoppie sono particolarmente interessanti perché hanno un ciclo di accrescimento molto più breve di quello di un’essenza arborea. In quanto alla paglia, che altro non è che uno scarto delle attività agricole, anziché bruciarla nei campi producendo emissioni di CO2 , è molto più conveniente valorizzarla come materiale isolante a buon mercato e con un basso contenuto di energia grigia. Attualmente in Francia si contano oltre 2.000 edifici dotati di isolamento in paglia: alle piccole abitazioni costruite tra gli anni ’70 e il Duemila si sono aggiunti edifici pubblici come il liceo di Crest, la sala polivalente di Mazan nella zona del Mont Ventoux, il complesso scolastico di Issy-les-Moulineaux, nella banlieue parigina per il quale sono state impiegate 6.000 balle di paglia. Ma anche abitazioni collettive: il complesso di case a schiera Making Hof a Strasburgo è servito da cantiere-scuola, e – durante un intervento di edilizia sociale realizzato nel 2013 a Saint-Dié-des-Vosges – sono stati costruiti due edifici con struttura a cassone in legno e riempimento in paglia, di cui uno alto 8 piani per un totale di 26 alloggi.

 ... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 11 luglio-agosto 2016

* Dominique Gauzin-Müller: architetto, giornalista e critico di architettura, negli anni ha focalizzato i suoi interessi sui temi della sostenibilità nell’architettura e urbanistica e sull’uso del legno. Docente presso la Scuola d’architettura di Nancy collabora con numerose case editrici europee.

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