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Approfondimenti

1 Settembre 2016

UE: il target efficienza energetica 2020 raggiunto già nel 2014

(Filippo Franchetto)

I consumi finali di energia nei 28 Paesi dell’Unione europea sono diminuiti del 6,35% tra il 2000 e il 2014. Questo risultato, però, sembrerebbe dovuto più alla recessione che alle politiche di efficienza energetica.

Questi dati sono contenuti in uno studio realizzato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, dal titolo "Energy Consumption and Energy Efficiency Trends in the EU-28 (2000-2014)". Con una riduzione stimata in 72 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), l’Unione europea è riuscita a risparmiare l’equivalente del consumo energetico annuale di un paese come la Finlandia.  

Lo studio presenta dati e tendenze del consumo di energia nei quattro principali settori energivori: residenziale, terziario (servizi), trasporti e industria. La più marcata contrazione nei consumi finali di energia è stata registrata nel settore industriale (-17.62%), ma anche il settore residenziale ha registrato una forte diminuzione (-9.52%). In controtendenza il settore dei trasporti (+2.21%) e soprattutto il terziario (16.48%), destinato a crescere ulteriormente nel prossimo futuro.

Impegni europei al 2020

Ricordiamo che una serie di misure adottate nel 2008 – il cosiddetto "Pacchetto clima-energia" – impegnano gli Stati membri a ridurre le emissioni di gas serra del 20%, a produrre il 20% dell’energia da fonti rinnovabili e a migliorare l’efficienza energetica del 20%. Tutto questo entro il 2020.

La direttiva europea sull'efficienza energetica ha fissato il consumo energetico massimo dell'UE per il 2020 a 1.086 Mtep. Questo obiettivo, che però non è giuridicamente vincolante, stando ai dati del Joint Research Centre è stato raggiunto già nel 2014 con ben sei anni di anticipo.

Industria in crisi

Il settore industriale è indubbiamente quello che ha mostrato la più significativa diminuzione nel consumo di energia tra il 2000 e il 2014 (-17.62%).  Basti pensare che i consumi di alcune tipologie di industrie ad alta intensità energetica - acciaio, minerali non metallici, prodotti petrolchimici - sono diminuiti rispettivamente del 24%, 23% e 12%, nel corso degli ultimi 15 anni.

Si tratta però di "miglioramenti" imputabili quasi completamente alla crisi finanziaria ed economica e non a implementazioni su vasta scala di soluzioni di efficienza energetica. A titolo di esempio, la quantità di energia necessaria per produrre, nel 2014, una tonnellata di acciaio, cemento o di carta (la cosiddetta "intensità energetica") è la medesima che serviva nel 2000.

"Vera" efficienza nel settore residenziale

Secondo lo studio, il settore residenziale ha mostrato invece buoni risultati. La riduzione di quasi il 10% dei consumi, infatti, non è attribuibile – se non in minima parte – alla crisi economica. Naturalmente nel caso degli edifici i consumi dipendono – oltre che dalle caratteristiche costruttive - anche da una serie di variabili meteorologiche e climatiche, così come da motivi economici, sociali e culturali non facilmente misurabili.

Emerge comunque che le famiglie hanno risposto ai forti aumenti dei prezzi di gas e elettricità (mediamente + 30/35% tra il 2007 e il 2015), non soltanto tenendo maggiormente d’occhio termostati e interruttori della luce ma soprattutto acquistando elettrodomestici più efficienti.

Un dato: nel 2004, soltanto il 2% degli elettrodomestici venduti nell'UE era in classe A, rispetto al 56% nel 2014. E i progressivi rafforzamenti degli standard imposti dalla direttiva sull'etichettatura energetica fanno ritenere possibili per il futuro ulteriori diminuzioni dei consumi energetici degli edifici residenziali.

Trasporti: un settore in miglioramento

I trasporti, con il 33,22% del consumo totale di energia finale nel 2014, rappresentano un terzo di tutta l'energia consumata nell'UE.

La domanda di prodotti petroliferi per i trasporti su strada era aumentata dell’11% dal 2000 al 2007. Un aumento che però al 2013 risultava praticamente annullato, per effetto della crisi; alla fine nel 2014, con 352 Mtep, la quantità di energia consumata dal settore risultava aumentata solo del 2,2% rispetto al 2000.

E questo nonostante un incremento del 25% del numero di veicoli sulla strada, a conferma dell’efficacia delle misure di efficienza energetica applicate al settore dei trasporti. Mostrano buoni risultati anche i biocarburanti (in particolare biodiesel), sviluppatisi rapidamente tra il 2000 e il 2014 e il cui contributo nel mix energetico dei trasporti ha raggiunto la quota di 4,01% nel 2014.

Terziario: consumi destinati a crescere

Il consumo di energia nel settore dei servizi è aumentato del 16% tra il 2000 e il 2014. Attualmente esso rappresenta circa il 16% dei consumi energetici totali dell'UE, contro il 13% del 2000.

Tra il 2000 e il 2010 i consumi del terziario hanno avuto un rapidissimo incremento, pari al 30%, anche se poi la crisi finanziaria e la successiva stagnazione hanno portato a una diminuzione del 10% rispetto al picco del 2010.

In ogni caso, come già ricordato, nonostante il recente rallentamento il settore terziario incrementerà ancora i propri consumi, vista la tendenza europea a spostare gli investimenti dal settore prettamente industriale a quello dei servizi.

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