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Approfondimenti

14 Settembre 2016

Ecobonus: il 2016 sarà un anno da record

(Filippo Franchetto)

Se le proiezioni saranno confermate, il 2016 sarà l’anno con il maggior numero di investimenti attivati dalle agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica e le ristrutturazioni, con un +16% rispetto al 2015 e 1,7 milioni di domande presentate.

Questo è uno dei dati più significativi contenuti nella quarta edizione dello studio "Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione", predisposto dal Servizio studi della Camera in collaborazione con l’istituto di ricerca CRESME. Rispetto alla precedente edizione (Ottobre 2015), è stato aggiornato il dato a consuntivo relativo al 2015, mentre i dati riguardanti il 2016 si basano su rilevazioni dei primi sette mesi dell’anno.

Nel documento si stima che tra il 1998 e il 2016, gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica abbiano riguardato oltre 14,2 milioni di interventi, coinvolgendo il 55% delle famiglie italiane. Nello stesso periodo di tempo, gli investimenti attivati sono stati pari a 237 miliardi di euro, di cui 205 relativi alle ristrutturazioni edilizie e i restanti 32 miliardi alle riqualificazioni energetiche.

Se il 2015, con un volume di investimenti pari a 25,147 miliardi di euro, aveva dimostrato – pur restando al di sopra della media degli anno precedenti - un calo rispetto al dato da record del 2014 (28,5 miliardi di euro), per il 2016 invece le proiezioni dei dati sembrano far registrare di nuovo un incremento. Si stimano infatti per quest’anno investimenti superiori a 29 miliardi di euro, a ennesima conferma dell’efficacia delle attuali aliquote rialzate al 50% (ex 36%) per le ristrutturazioni e al 65% (ex 55%) per l’efficientamento energetico.

Di grande rilievo anche l’impatto delle misure incentivanti sull’occupazione: tra il 2011 e il 2016 gli interventi legati alle detrazioni avrebbero generato un assorbimento di 1.460.223 occupati diretti, corrispondenti a una media annua nel periodo di oltre 243.000 occupati. Nel solo 2016, l’occupazione legata a questi investimenti è stimata in circa 436.000 unità, di cui 291.000 impiegati nell’attività edilizia diretta e 145.000 nell’indotto industriale e di servizio.


Molto interessanti, infine, le consuete stime dell’impatto delle misure di incentivazione fiscale sulla finanza pubblica. Da un secco esame contabile, nel periodo 1998-2016 risultano minori introiti per lo Stato – dovuti alle defiscalizzazione – pari a 108,7 miliardi di euro, a fronte di un gettito fiscale e contributivo di 89,9 miliardi di euro. Il saldo sarebbe quindi negativo (-18,9  miliardi di euro), pari a poco meno di 1 miliardo di euro medio annuo dal 1998 al 2016.

Va però considerato che lo Stato incassa i proventi spettanti nell’anno di esecuzione dei lavori, mentre distribuisce la maturazione dell’incentivo nell’arco di tempo di dieci anni. Attualizzando tali valori, il saldo si modifica drasticamente generando una sommatoria positiva dei flussi di cassa e una plusvalenza di 300 milioni di euro.

E non solo: affinando ulteriormente l’analisi e introducendovi altri elementi (sia positivi che negativi), come i minori introiti sul fronte delle accise legati agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica o l’aumento di gettito imputabile ai redditi aggiuntivi dei nuovi occupati, si arriva a calcolare un saldo positivo per lo Stato di quasi 9 miliardi di euro. Cifra che sale a 18,4 miliardi di euro, se la valutazione contabile viene fatta complessivamente sul sistema Paese, allargandola a tutti gli attori coinvolti (Stato, famiglie e imprese).

E il saldo positivo apparirebbe senza dubbio ancor più netto, se venissero inclusi nel conteggio altri elementi che, come rilevato anche dagli estensori del rapporto, sono attualmente esclusi poichè di difficile quantificazione. In particolare: i benefici derivanti dall’emersione dei redditi e dell’occupazione irregolare, la riduzione dei consumi energetici e conseguentemente delle emissioni climalteranti, la valorizzazione e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare.

Per ogni ulteriore approfondimento, consigliamo di consultare il documento realizzato dal Servizio studi della Camera, in collaborazione col CRESME, nei Riferimenti qui in basso.

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