Nextville - logo

Approfondimenti

25 Novembre 2016

Diagnosi energetica, il tira e molla delle definizioni

(Maria Antonietta Giffoni)

L'ultimo Documento di chiarimenti pubblicato dal Ministero il 14 novembre scorso, fa un passo indietro sulla definizione di "grande impresa". Un'ennesimo pasticcio normativo che procurerà non pochi disagi a operatori e istituzioni.

Per raggiungere l'obiettivo nazionale di risparmio energetico dei consumi di energia primaria, il Decreto legislativo 102/2014 ha previsto numerose misure da adottarsi nei diversi settori che contribuiscono al consumo di energia del sistema Paese. Uno tra questi riguarda l'obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese e le imprese energivore. La prima scadenza dell'obbligo era il 5 dicembre 2015, successivamente i soggetti obbligati devono eseguirla ogni 4 anni.

Come accade in tutti gli iter di stesura delle norme, quando ci riferisce a un determinato soggetto, non basta indicarlo con un lemma limitandosi a scrivere, nel caso in esame, "grande impresa" o "impresa energivora", ma occorre che il soggetto in questione sia opportunamente definito, utilizzando specifici criteri funzionali alla materia che il provvedimento in questione sta normando.

La validità della definizione di "impresa energivora"

Con la definizione di impresa energivora, il legislatore non ha avuto molti problemi perchè già presente nella normativa italiana prima della stesura del Decreto legislativo 102/2014: l'articolo 2 del Dm Finanze 5 aprile 2013 (attuativo del Dl 83/2012) già specificava che l'impresa energivora è quell'impresa "per la quale, nell'annualità di riferimento, si sono verificate entrambe le seguenti condizioni:
a) abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 gigawattora di energia elettrica oppure almeno 2,4 gigawattora di energia diversa dall'elettrica;
b) il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell'energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività, determinato ai sensi dell'articolo 4, e il valore del fatturato, determinato ai sensi dell'articolo 5, non sia risultato inferiore al 3 per cento".

E il pasticcio normativo per la definizone di "grande impresa"

La definizione di grande impresa è stata invece elaborata in seno al Dlgs 102/2014: il comma 2, articolo 2, lettera v) definisce la grande impresa come quell'impresa "che occupa più di 250 persone, il cui fatturato annuo supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo supera i 43 milioni di euro".

Tuttavia, nel far fronte ai molti dubbi degli operatori del settore sull'applicazione della norma, il Ministero, con il Documento di chiarimento pubblicato a maggio del 2015, aveva riscontrato che la definizione prevista dal Dlgs 102/2014 non era coerente con la definizione di grande impresa derivante da una Raccomandazione della Commisione europea.
Per sanare questa difformità, al punto 1.1 del documento, il Ministero scrive:

"Coerentemente a quanto evidenziato dalla Commissione europea nella Comunicazione COM (2013) 762 final del 6 novembre 2013, al fine di garantire omogeneità di trattamento per le imprese che operano in diversi stati membri, occorre integrare le definizioni di cui al D.Lgs. 102/2014 con le disposizioni comunitarie in materia di imprese.
La definizione di grande impresa, ad integrazione di quanto previsto dall’articolo 2, comma 1 v) e cc) del D.Lgs 102/2014, deve essere altresì desunta in via residuale a partire dalla definizione di "microimprese, piccole imprese e medie imprese", enunciata dalla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6 maggio 2003 (di seguito, raccomandazione), che costituisce riferimento a livello europeo ai fini dell’applicazione delle politiche comunitarie all’interno della comunità e dello Spazio economico europeo (art. 1), recepita in Italia attraverso il decreto del Ministro delle attività produttive 18 aprile 2005 (di seguito DM 18 aprile 2005).
Pertanto, tutte le imprese che non sono qualificabili PMI, ai sensi della citata normativa, sono da considerarsi grandi imprese e come tali soggette all’obbligo di diagnosi di cui all’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014.
Le categorie di imprese sono individuate sulla base di un determinato numero di soggetti occupati (c.d. "effettivi") e di un duplice criterio finanziario, rappresentato dal fatturato annuo e dal totale di bilancio. La grande impresa è l’impresa che occupa almeno 250 persone, indipendentemente dall’entità degli altri due criteri, ovvero l’impresa che, ancorché occupi un numero minore a 250 persone, presenti un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro e un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro".

Insomma, con l'integrazione del maggio 2015, la grande impresa era l'impresa che ha più di 250 dipendenti oppure quella che ha un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro e un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro. Con ciò scindendo il numero dei dipendendi dai criteri di fatturato e bilancio.

Più di un anno dopo, il 14 novembre 2016, il Ministero pubblica un nuovo Documento di chiarimento che, come dichiarato nel documento stesso, "costituisce un aggiornamento delle precedenti versioni pubblicate a maggio e ottobre 2015 (FAQ diagnosi energetiche, ndr), che sono da considerarsi, quindi, integralmente sostituite dalla presente".

In questo documento la definizione di grande impresa muta ancora una volta: si torna a quella presente nel Dlgs 102/2014, dove il numero dei dipendenti e i criteri di fatturato e bilancio erano direttamenti interconnessi. Al punto 1.1 del documento è, infatti, scritto:

"Sono soggette all’obbligo di cui all’articolo 8, comma 1 del D.lgs. 102/2014, le imprese che soddisfano una delle seguenti condizioni:
• l’impresa occupa più di 250 persone e presenta un fatturato superiore a 50 milioni di euro e realizza un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro;
• l’impresa occupa più di 250 persone e presenta un fatturato superiore a 50 milioni di euro;
• l’impresa occupa più di 250 persone e realizza un totale di bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro.
Quindi, sinteticamente e limitatamente al rispetto dell’obbligo di realizzazione della diagnosi energetica prevista dall’articolo 8 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, un’impresa è considerata "grande impresa" quando il requisito occupazionale (più di 250 unità effettive) sussiste congiuntamente a un fatturato superiore a 50 milioni di euro o a un totale di bilancio annuo superiore di 43 milioni".

Nel documento non è specificato il perchè di questo passo indietro, ma sarà problematico ora gestirne le conseguenze.

Le conseguenze del tira e molla

Sulla scorta della definzione riportata nel Documento del maggio 2015, erano state individuate le imprese che non avevano adempiuto all'obbligo e applicate le sanzioni previste dal Dlgs 102/2014. Con il passo indietro compiuto dal Documento del 14 novembre 2016 nella definizione di grande impresa, è presumibile che aziende che hanno inviato la diagnosi non erano in realtà obbligate a farlo e aziende che invece risultavano obbligate, non l'hanno inviata dal momento che all'epoca non rientravano nel perimetro della definizione.
Inoltre, ci sarà anche il caso di aziende che sono state sanzionate inopinatamente e che dovranno essere indennizzate. È probabile che ora il Ministero debba prendere le opportune misure per sanare queste incongruità.

Vi terremo informati.

Per rimanere aggiornati sulle novità di Nextville vi invitiamo a iscrivervi alla nostra newsletter quindicinale gratuita. Iscriviti qui.

Condividi:
© Copyright riservato - riproduzione vietata ReteAmbiente Srl, Milano
La pirateria editoriale è reato ai sensi della legge 18 agosto 2000 n. 248
Annunci Google