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Approfondimenti

16 Gennaio 2017

Fai il pieno al depuratore!

(Rudi Bressa*)

A Bresso è stato installato il primo distributore italiano di metano prodotto dai reflui fognari dell’area metropolitana di Milano. Che ogni anno potrebbe arrivare a produrre 341.640 kg di biometano, sufficienti ad alimentare 416 veicoli per 20mila km.

Un depuratore dell’area metropolitana di Milano che si trasforma in bioraffineria. Un sito dove vengono trattate le acque reflue di una parte del capoluogo lombardo, che diventa un distributore di carburante. A chilometri zero e a ridottissimo impatto ambientale.

È il progetto realizzato dal Gruppo Cap, azienda che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della Città metropolitana di Milano – e in diversi altri comuni delle province di Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como – nel depuratore di Niguarda-Bresso, a ridosso della prima periferia nord del capoluogo lombardo. E proprio qui, grazie alle competenze tecniche di Cap, alla collaborazione con Austep Spa, alla supervisione scientifica del Cnr e quella tecnologica del Gruppo Fca (Fiat Chrysler Automobiles), è stato realizzato il primo distributore di metano prodotto utilizzando i reflui fognari, cioè i fanghi risultanti dalla depurazione delle acque nere. Metano che è poi stato effettivamente impiegato per fare il pieno a un’auto.

"Con questo progetto siamo riusciti a estrarre tutto il valore possibile dai fanghi di depurazione", spiega Alessandro Russo, presidente del Gruppo Cap. "Riteniamo che si tratti di un ciclo sano, circolare. Questo perché andiamo a utilizzare qualcosa che già produciamo e che può essere ulteriormente valorizzato."

Il depuratore Niguarda-Bresso raccoglie le acque reflue attraverso la rete di collettamento intercomunale di tipo civile, industriale e di origine meteorica; serve una popolazione equivalente di 220.000 abitanti effettivi e può trattare fino a 300.000 abitanti equivalenti (con la definizione di abitante equivalente, o carico organico specifico, si indica la quantità di sostanze organiche biodegradabili, derivate da un’utenza civile o a questa assimilabile, convogliate in fognatura in un giorno, ndr).

Una fonte rinnovabile inesauribile

Il biometano è un gas prodotto dalla digestione anaerobica di biomasse in grandi "stomaci" chiamati digestori che lavorano in determinate condizioni di temperatura, in assenza di ossigeno e grazie alla presenza di particolari batteri. Il processo è lo stesso anche per le acque reflue che entrano nell’impianto di depurazione: una volta separate le due fasi, quella liquida da quella solida, i fanghi vengono trattati all’interno dei digestori dove si forma il biogas, che al suo interno sarà composto in media dal 65% di metano. Con le normali tecnologie di upgrading, il metano viene poi "lavato" fino ad arrivare ad avere un gas con indici di purezza superiori al 99%. Una volta compresso sarà pronto per essere immesso nelle vetture. "Si tratta di un carburante a chilometri zero. E sostenibile perché prodotto da materia praticamente inesauribile”, sottolinea Russo. "Anzi, man mano che aumenteranno gli impianti per la depurazione dei fanghi, aumenterà la capacità di produzione del gas."


Un carburante sostenibile

Se si guardano i dati forniti da Cap, si vede come il solo depuratore di Bresso avrebbe la potenzialità di produrre ogni anno 341.640 chilogrammi di biometano, sufficienti ad alimentare 416 veicoli per 20.000 chilometri. O "l’intera flotta del Gruppo Cap", sottolinea Russo.

Ma, allargando gli orizzonti, si può pensare a una produzione a livello nazionale. Sommando, infatti, le varie stime fornite da Enea e Ispra, a livello nazionale si potrebbe arrivare a produrre ogni anno 208 milioni di chili di biometano, che potrebbero alimentare più di 250.000 veicoli (sulla base dei consumi medi di una Fiat Panda a metano e su percorsi medi di 20.000 chilometri l’anno).



Il parere del Cib

Il biometano, così come l’intera filiera del biogas, è il carburante che mostra maggiori opportunità di crescita. L’obiettivo, secondo il Cib (Consorzio italiano biogas), è di arrivare a produrre – entro il 2030 – 8,5 miliardi di metri cubi di biometano, incrementando di una volta e mezzo la quantità di gas naturale autoprodotta dal nostro paese. Coprendo così un quarto del fabbisogno annuo di tutto il territorio nazionale. "Sulla filiera del biogas-biometano si gioca una fetta importante del futuro della sostenibilità del sistema energetico italiano e di quello agricolo", spiega Piero Gattoni, presidente del Cib. "Gli ultimi sono stati anni difficili, per effetto dei ritardi e della mancanza di visione di lungo periodo a cui la nostra politica ci ha spesso abituato, ma le nostre aziende associate, con la loro presenza, dimostrano che, nonostante il periodo complesso, il nostro è un settore vivo che non rinuncia a fare impresa in Italia e a farlo con la qualità del fare bene che contraddistingue le nostre produzioni agricole e industriali."

E i numeri danno ragione al Cib: l’Italia oggi è il secondo produttore europeo di biogas, dopo la Germania e il quarto a livello mondiale, dopo Cina, Germania e Usa. Secondo i dati forniti dal Cib, circa l’80% degli impianti in esercizio è alimentato da liquami zootecnici, residui agro-industriali, o colture di integrazione; mentre la quota restante utilizza la frazione urbana dei rifiuti solidi urbani, i fanghi di depurazione e il biogas captato dalle discariche.

Una trasformazione, quella del depuratore di Bresso-Niguarda che non rimarrà unica, non appena la legge consentirà l’immissione in rete anche di biometano prodotto da reflui fognari. Il Gruppo Cap, infatti, punta a trasformare gradualmente i principali depuratori – tra i 61 oggi operativi – in bioraffinerie capaci di produrre non solo biometano, ma anche fertilizzanti, energia elettrica e nutrienti come fosforo e azoto. Dalla gestione integrata dell’acqua nascono nuovi giacimenti, dalle potenzialità tutte da sfruttare. Così il ciclo si chiude e presto si potrà fare il pieno all’auto recuperando e depurando l’acqua.

 ... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 13 (novembre-dicembre 2016)

* Rudi Bressa, giornalista ambientale e naturalista, si occupa di rinnovabili, economia circolare e sostenibilità.

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