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Approfondimenti

3 Maggio 2017

Certificati Bianchi, ecco perchè il mercato è corto

(Maria Antonietta Giffoni)

Incertezza normativa, scarso coordinamento tra domanda e offerta, possibile restrizione dell’offerta. Questi i motivi che, secondo l'Autorità per l'energia, hanno determinato l'impennata dei prezzi registrati sul mercato dei TEE negli ultimi mesi.

Con la delibera 292/2017/E/EFR, l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha concluso l'istruttoria conoscitiva sull'andamento del mercato dei titoli di efficienza energetica, avviata con delibera 710/2016/R/efr, per valutare l'opportunità di rivedere le modalità di determinazione del contributo tariffario destinato ai soggetti obbligati e aumentare l'efficienza del meccanismo.

I risultati dell'indagine svolta sono contenuti ne Il Resoconto dell'indagine conoscitiva relativa all'andamento del mercato dei Titoli di efficienza energetica (Certificati Bianchi), allegato alla delibera stessa.

Il resoconto ha evidenziato un periodo di elevata tensione dei mercati dei TEE rispetto agli anni precedenti, con prezzi che, a partire dal novembre del 2016, hanno registrato un sensibile aumento di prezzi, con valori pari a quasi 240 €/tee. Successivamente, nel mese di gennaio del 2017, i prezzi medi degli scambi di titoli sono scesi a circa 190 €/tee, per poi nuovamente aumentare nel corso del mese di febbraio dello stesso anno, sino al valore di circa 267 €/tee. Nel successivo mese di marzo i prezzi sono nuovamente scesi, sino ad arrivare a un valore medio di poco inferiore a 206 €/tee, valore ancora decisamente superiore a quelli riscontrati negli scorsi anni.


Quali sono stati i motivi di questo innalzamento di prezzo?

Confermando che "non sono emersi comportamenti potenzialmente anomali da parte dei distributori e, in particolare, di scelte artatamente opportunistiche", l'Autorità afferma che la tensione evidenziata sui mercati potrebbe essere fondata su tre elementi:

• il permanere per lungo tempo in un periodo di incertezza per le nuove regole: le nuove linee guida e la definizione degli obblighi 2017-2020 erano attese dal 2014 e, invece, sono arrivate solo ad aprile del 2017 con il Dm 11 febbraio 2017. Ciò "ha fatto sì che i mercati abbiano accumulato molta tensione latente, scaricatasi negli alti corsi del mercato dei Tee nell’approssimarsi della chiusura di un ciclo più prevedibile (2016), dovendosi adattare rapidamente all’apertura di un nuovo assetto regolamentare del meccanismo ancora non noto";

• lo scarso coordinamento tra volumi attesi di domanda e di offerta Tee: l'Autorità ha evidenziato, infatti, "una correlazione inversa tra l’andamento dei volumi dei Tee scambiati sul mercato e i relativi prezzi: difatti, nei mesi di dicembre e di febbraio la decrescita dei volumi scambiati sul mercato è avvenuta in un contesto di prezzi in ascesa". Ciò, in termini di quantità, è sempre foriero di tensioni di prezzo, soprattutto se - come sembra - il gap percepito tra domanda e offerta è previsto allargarsi con l'introduzione delle nuove regole. L'Autorità ritiene, infatti, che alcune modifiche introdotte dal decreto (eliminazione del coefficiente tau, le nuove modalità di valutazione e certificazione dei risparmi e la modifica delle regole di ammissibilità degli interventi che prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili) "potrebbero rendere, a breve e medio termine, meno liquido il mercato e, quindi, più difficoltoso rispetto al passato il raggiungimento degli obiettivi". E non solo, ciò "potrebbe avere già contribuito ad aumentare la propensione dei distributori ad acquistare a prezzi maggiori di quanto preventivato o del passato".
Infine, è possibile che i soggetti volontari (e cioè le ESCo) "abbiano avuto riscontri inferiori alle proprie aspettative alla conclusione delle istruttorie e che pertanto la propria disponibilità si sia rivelata inferiore a quanto da essi ipotizzato ... Questa possibile difficoltà nell’ottenimento dei Tee da parte di alcuni soggetti volontari potrebbe aver causato loro difficoltà nel rispettare eventuali accordi stipulati di fornitura di Tee a breve o medio termine, anche non in corrispondenza della scadenza degli anni d’obbligo; di conseguenza ciò potrebbe aver spinto alcuni soggetti volontari ad acquistare Tee anziché venderli (ponendosi quindi in una situazione anomala rispetto al proprio modello di business) e contribuendo all’innalzamento della domanda di Tee" e, di conseguenza, all'innalzamento del prezzo.

la possibile restrizione dell’offerta di titoli, causata sia dalle modifiche nelle modalità di quantificazione ed emissione dei certificati introdotte dal nuovo decreto, sia per l’oggettivo aumento dei costi sottesi alle future iniziative di efficienza energetica. "Il riconoscimento dei Tee (e quindi il ristoro finanziario agli investimenti) in dieci anni, anziché in cinque, potrebbe avere un impatto anche sulla scelta di effettuare (o meno) gli interventi di risparmio energetico potenzialmente disponibili, oltre che sull’effettiva capacità da parte degli operatori volontari di poter soddisfare contratti di fornitura di Tee già sottoscritti, a breve e medio termine". E ciò non può che portare a un innalzamento dei prezzi dei titoli.

Le possibili modifiche al contributo tariffario

Tenendo conto di tutto ciò, l'Autorità ritiene "opportuno valutare se e come tenere conto di eventuali differenziazioni nel contributo erogato, introducendo un criterio di competenza in luogo dell’attuale criterio di cassa, aumentare l’inerzia con cui il contributo definitivo tiene conto dei prezzi degli scambi e tenere conto degli scambi extra mercato, per i quali l’incidenza di acquirenti diversi dai distributori è maggiore di quanto avviene in borsa. L’introduzione di elementi correlati a questi aspetti potrebbe generalmente ottenere un effetto calmierante degli stessi scambi, al fine di limitare gli effetti di un’eccessiva volatilità dei prezzi".

>> Per maggiori informazioni sulle novità introdotte dal Dm 11 febbraio 2017, invitiamo i lettori a consultare la sezione Certificati Bianchi disponibile nei Riferimenti in basso.

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