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Approfondimenti

19 Aprile 2018

Una bioeconomia che va a bioetanolo

(Mario Bonaccorso*)

700 milioni di tonnellate di canna da zucchero trattate in un anno; 30,23 miliardi di litri di bioetanolo prodotti nel 2015-2016. Utilizzato non solo come biocarburante ma anche nell'industria, per la produzione di biopolimeri e biochemicals.

Abbondanza di biomassa non alimentare e di terra e risorse naturali disponibili, una biodiversità che ha pochi uguali nel mondo e un'industria chimica e biotecnologica che punta sull'innovazione, con il settore dei biocarburanti a rappresentare una vera e propria punta di diamante. Sono queste le caratteristiche principali della bioeconomia in Brasile, che fanno del paese sudamericano uno dei principali attori a livello globale in questo metasettore. Nonostante l'assenza di una strategia integrata sulla bioeconomia, dai primi anni settanta, quando fu necessario rispondere allo shock petrolifero, ad oggi il Brasile ha introdotto una serie di politiche che hanno promosso l'avvento del bioetanolo e, più recentemente, la conservazione e l'uso sostenibile della sua biodiversità a fini economici.

Il ruolo del bioetanolo

Il Brasile ha più di 400 fabbriche di canna da zucchero in grado di processare circa 700 milioni di tonnellate all'anno. Con l'istituzione nel 2011 del programma Paiss da parte della Banca di sviluppo brasiliana, il paese è balzato alla ribalta della produzione di etanolo cellulosico, con due impianti commerciali e un impianto pilota con una capacità produttiva di quasi 140 milioni di litri all'anno, ed è secondo solo agli Stati Uniti. Altri dieci impianti commerciali sono in cantiere per il prossimo decennio e forniranno capacità produttive vicine a 10 miliardi di litri all'anno di etanolo di seconda generazione. Già oggi, il Brasile è stato capace di sostituire quasi il 42% del fabbisogno di benzina con l'etanolo da zucchero di canna, rendendo la benzina il combustibile alternativo nel paese. Nel 2015-2016, la produzione brasiliana di bioetanolo ha raggiunto 30,23 miliardi di litri (8 miliardi di galloni). La maggior parte di questa produzione viene assorbita dal mercato interno dove viene venduta come puro combustibile a etanolo o miscelata con benzina. Tutta la benzina venduta in Brasile include una miscela di etanolo dal 18 al 27,5%.

Nove su dieci delle nuove auto vendute nel paese latino-americano sono flessibili nell'impiego di biocarburante, perché la maggior parte degli automobilisti brasiliani preferisce l'etanolo da canna da zucchero per il suo prezzo e i benefici ambientali. Questi veicoli oggi rappresentano circa il 70% dell’intera flotta di veicoli leggeri del paese. Dal 2003, la combinazione di veicoli a base di etanolo e benzina ha ridotto le emissioni di biossido di carbonio di oltre 350 milioni di tonnellate. Ciò – dicono gli esperti – è positivo per l'ambiente al pari di piantare e mantenere 2,5 miliardi di alberi per 20 anni.

Allo stato attuale l'etanolo di canna da zucchero è ottenuto dal saccarosio presente nel succo di canna da zucchero e nella melassa, un processo che attinge solo un terzo dell’energia che la canna da zucchero può offrire. Gli altri due terzi rimangono bloccati nella fibra di canna avanzata (chiamata bagassa) e nella paglia. Mentre parte di quest'energia è convertita in bioelettricità, dal materiale vegetale rimasto si può produrre etanolo cellulosico, grazie a un processo che coinvolge tecnologie di idrolisi e gassificazione per scomporre la lignocellulosa nello zucchero. Se da un lato l'etanolo cellulosico può essere prodotto da materie prime abbondanti e diverse, dall'altro la sua produzione richiede una maggiore quantità di elaborazione rispetto all’etanolo di canna da zucchero tradizionale ed è quindi più costosa. Il mercato si sta comunque espandendo e al momento ci sono due impianti commerciali che producono etanolo cellulosico in Brasile: uno appartiene al gruppo GranBio e l’altro alla Raizen. La loro capacità produttiva è, rispettivamente, di 82 e 40 milioni di litri.

L'iniziativa RenovaBio

A dare nuovo impulso al settore del bioetanolo è arrivato a fine dicembre la firma del presidente del Brasile, Michel Temer, alla legge che definisce la politica nazionale dei biocarburanti (RenovaBio), favorendo la produzione di etanolo e biodiesel e stabilendo obiettivi annuali di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. La legge fa parte degli impegni sottoscritti dal Brasile nell'accordo globale sul clima di Parigi, che prevedono la riduzione del 43% delle emissioni di gas serra, considerando come base l'anno 2005.

Il programma dovrebbe favorire l'aumento della produzione di biocarburanti nel paese con un regolamento che prevede l'acquisto di titoli di 2decarbonizzazione" (Cbio) emessi da produttori e importatori. Analisti e specialisti stimano che, stabilizzando un settore fortemente indebitato e che ha registrato la chiusura di diverse unità produttive negli ultimi anni, RenovaBio potrebbe attirare nuovi investimenti nel settore industriale, favorendo anche un movimento di fusioni e acquisizioni.

Il provvedimento potrebbe inoltre favorire la quotazione in borsa di nuove fabbriche di lavorazione di canna da zucchero in un settore che conta già la presenza sul mercato azionario di società come Cosan, Biosev e Sao Martinho.

"Il programma crea una politica chiara e a lungo termine per i biocarburanti, gettando le basi per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 in modo da contenere il riscaldamento globale e contribuire alla fornitura di carburante del nostro paese", ha dichiarato alla stampa brasiliana Luis Roberto Pogetti, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Copersucar, leader mondiale nel commercio di zucchero ed etanolo. "Siamo sostenitori di RenovaBio e siamo impegnati nella sua regolamentazione in quanto le questioni ambientali e di approvvigionamento richiedono decisioni politiche urgenti", ha aggiunto Pogetti.

L'obiettivo della nuova legge è il raddoppio del consumo di etanolo in Brasile. Tuttavia, non sono state ancora definiti obiettivi vincolanti per stimare l'impatto complessivo del programma.

La piattaforma BioFuture

L'importanza strategica del bioetanolo è testimoniata anche dall’iniziativa BioFuture Platform. Nel 2016, in occasione della Cop22 di Marrakech, il Brasile ha lanciato insieme ad altri paesi – tra cui Italia, Finlandia, Stati Uniti, Cina e Argentina – questa piattaforma con l'obiettivo di accelerare lo sviluppo e la commercializzazione di combustibili a basso tenore di carbonio, le tecniche per la loro produzione e per la valorizzazione dei sottoprodotti. Il progetto cerca di contribuire a suo modo agli impegni stabiliti, non solo con l'Accordo di Parigi, ma anche con Rio +20 e con la formulazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibili delle Nazioni unite. Uno dei pilastri della piattaforma è rappresentato dai biocarburanti avanzati, o più precisamente quelli ottenuti dalla biomassa legnosa.

Lo scorso ottobre San Paolo ha ospitato la prima conferenza della piattaforma, la quale ha prodotto un Vision Statement volto a far entrare la bioeconomia sostenibile a basse emissioni di carbonio nell'agenda globale come soluzione urgente per combattere il cambiamento climatico e fornire un forte segnale ai mercati e agli investitori sul ruolo atteso per il settore nei prossimi decenni. "La piattaforma Biofuture è una parte fondamentale di uno sforzo necessario per rimettere la bioenergia nell'agenda globale", ha dichiarato Rasmus Valanko, del World Business Council for Sustainable Development (Wbcsd). "È un meccanismo in cui i governi, il settore privato e il mondo accademico sono in grado di cooperare in modo molto dinamico."

La grande industria

Con il bioetanolo faro della bioeconomia brasiliana, non può che essere questo il business principale della grande industria attiva in Brasile: Raízen, Braskem e GranBio sono i maggiori attori del settore, con un ruolo di leadership a livello globale.

Frutto di una joint venture tra Cosan e Shell, Raízen è una delle cinque più grandi aziende del Brasile in termini di entrate e il terzo distributore di carburanti del paese sudamericano. È anche il principale produttore brasiliano di canna da zucchero e di etanolo e il più grande esportatore mondiale di zucchero di canna. Raízen Combustíveis, il ramo che distribuisce il carburante della società, gestisce una rete di distribuzione nazionale di oltre 6.000 stazioni di servizio Shell, 960 negozi e 67 terminali di distribuzione, così come il servizio di distribuzione di carburanti per aviazione in 64 aeroporti. Raízen Energia produce annualmente oltre 4,1 milioni di tonnellate di zucchero e 2,1 miliardi di litri di etanolo sia per il mercato interno sia per quello di esportazione. I suoi impianti hanno una capacità di generazione di 940 MW di energia dalla bagassa di canna da zucchero.

Nel campo dell'etanolo è attiva anche Braskem, la più grande azienda petrolchimica delle Americhe e il principale produttore mondiale di biopolimeri. Braskem – oltre a produrre resine di polietilene (Pe), polipropilene (Pp) e polivinilcloruro (Pvc), nonché prodotti petrolchimici di base come etilene, propilene, butadiene, cloro, benzene, toluene ecc. – ricava dalla canna da zucchero anche biocarburanti e una bioplastica nota come "I'm Green". Si tratta di un polietilene da fonti rinnovabili prodotto dal 2010, che ha consentito alla società brasiliana di essere leader mondiale nel settore delle bioplastiche.

L'innovazione prodotta da Braskem si basa sull'attività svolta in due moderni centri di tecnologia: il primo situato a Triunfo, in Brasile, considerato il centro di ricerca più grande e moderno in America Latina; il secondo a Pittsburgh, in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Inoltre, dal 2010 la società brasiliana ha una propria struttura per la ricerca in biotecnologie e prodotti rinnovabili a Campinas. Gli otto centri pilota consentono lo studio dei processi di polimerizzazione e la produzione di monomeri rinnovabili. Nel 2008, l'impresa ha firmato un accordo di cooperazione con l'Università statale di Campinas (Unicamp) e la Fondazione per il sostegno alla ricerca dello Stato di San Paolo (Fapesp) per lo sviluppo di ricerche per percorsi di produzione di biopolimeri o polimeri da fonti rinnovabili. Nel 2009 ha siglato un accordo di cooperazione tecnologica con la società biotecnologica danese Novozymes, leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, per sviluppare un nuovo percorso competitivo per il polipropilene verde, che Braskem aveva già ottenuto su scala di laboratorio nel 2008. E nel 2012 ha avviato una partnership con WR Grace & Co., leader mondiale nei catalizzatori, per sviluppare nuove tecnologie di processi e soluzioni di catalizzatori per l'ottenimento di prodotti chimici da fonti rinnovabili.

Al fianco dei colossi petrolchimici si trova una società puramente biotech, la GranBio, che sviluppa soluzioni per trasformare la biomassa in prodotti rinnovabili come biocarburanti, biochemicals, nanomateriali e sostanze nutritive. Costituita nel giugno del 2011 da Bernardo Gradin, GranBio gestisce in Brasile il primo impianto commerciale dell'emisfero meridionale per l'etanolo di seconda generazione (2G). La fabbrica, denominata Bioflex 1, è operativa da settembre 2014, ad Alagoas. La produzione di biocarburanti dalla paglia di canna da zucchero e dalla bagassa, la materia prima che fino ad allora era stata scartata o bruciata sul campo, colloca l'azienda tra le più sostenibili del pianeta nel suo settore. Scelta nel 2013 come una delle aziende più innovative in Sud America dalla rivista americana Fast Company, GranBio ha un centro di ricerca sulla biologia sintetica e una stazione sperimentale per lo sviluppo di nuove fonti di biomassa. Dal 2013, ha anche una partecipazione nella società americana di tecnologie pulite, American Process Inc., API. Nel settore delle sostanze biochimiche, è partner di Rhodia – una società del gruppo Solvay – in un progetto pioneristico a livello mondiale per la produzione di bio n-butanolo, utilizzato nella produzione di vernici e solventi. GranBio è controllata da GranInvestimentos S.A., una holding della famiglia Gradin, e ha BNDES Par, braccio di investimento della Banca di sviluppo brasiliana, come partecipante di minoranza, con il 15% del capitale totale.

 ... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 20 (febbraio-marzo 2018)

*Mario Bonaccorso è giornalista, fondatore del blog Il Bioeconomista.

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