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Approfondimenti

12 Luglio 2019

Cosa sono e come funzionano (o dovranno funzionare) i PPA?

(Lucia Bitto* e Francesco Arecco*)

Cosa sono i Power Purchase Agreement (PPA)? Come si inquadrano dal punto di vista economico? A quali impianti FER si applicano? Qual รจ la loro diffusione in Italia e all'estero? A queste e altre domande rispondono Lucia Bitto* e Francesco Arecco*.

In questo approfondimento:
• PPA: che cosa sono e qual è, in generale, la disciplina che li regola
• Pro e contro dei PPA

• Diffusione all’estero e in Italia
• Perché non decollano?
 

Visto l'interesse mostrato negli ultimi tempi dagli operatori del settore, abbiamo voluto dedicare questo articolo ai cosiddetti “PPA”. Dopo una breve descrizione, cercheremo di evidenziare quali siano, in generale, i pro e i contro di tali strumenti, quale sia lo stato dell’arte del loro utilizzo all’estero e, soprattutto, in Italia e, infine, quali siano ancora gli ostacoli che ne frenano la loro completa implementazione.


PPA: che cosa sono e qual è, in generale, la disciplina che li regola

I PPA (Power Purchase Agreement) sono contratti di acquisto conclusi fra un proprietario di impianti di produzione di energia (da fonti rinnovabili) e un acquirente (generalmente un grossista, ma non solo, come si vedrà).

Servizi forniti dall’acquirente

Con questo tipo di accordi, l’acquirente fornisce una serie di servizi al produttore, e cioè:

- previsione della produzione e gestione degli sbilanciamenti;
- definizione e trasmissione giornaliera delle offerte sul mercato;
- gestione dei flussi economici derivanti dalla vendita dell’energia;
- gestione di tutte le partite economiche verso i mercati, il gestore di rete e il distributore locale;
- ritiro delle GO (Garanzie di Origine).

Prezzo dei PPA

I PPA possono essere stipulati a un prezzo:

- fisso, in modo tale da contenere gli effetti della volatilità del prezzo dell’energia, oppure
- indicizzato al prezzo zonale con o senza possibilità di fixing, o ancora
- variabile, magari con valori minimi e massimi secondo l’andamento del mercato elettrico; in alternativa con la previsione di un margin sharing.

Altri elementi economici

Anche altri elementi rilevanti per l’economia del contratto sono importanti. Quanto agli sbilanciamenti, i PPA possono prevedere che le relative partite economiche (oneri e/o ricavi) restino in capo al produttore di energia o passino all’acquirente. 
I PPA possono poi prevedere un’assicurazione sul credito, affinché sia garantita l’affidabilità e la solvibilità del soggetto che acquista l’energia. E si possono anche stabilire dei meccanismi finanziari per proteggersi da determinati rischi, ad esempio le eventuali fluttuazioni dei prezzi dell’energia.

Durata

Quanto alla durata, i PPA sono di solito previsti per 10-15 anni. Ma sul punto si tornerà oltre, quando si affronteranno le peculiarità del caso italiano.

Corporate PPA?

Un altro tipo di PPA (diverso, quindi, da quello in cui controparte del produttore è il grossista) è il corporate PPA, che prevede la partecipazione della domanda, ovverosia del consumatore. Si tratta di un contratto tipico nel sistema giuridico statunitense ed è (sinora) estraneo al nostro, perché la nostra disciplina regolatoria prevede la partecipazione del grossista che si pone come utente del dispacciamento.


Pro e contro dei PPA

Per gli gli impianti a fonti rinnovabili privi di sistema incentivante, i PPA costituiscono uno strumento molto interessante perché offrono all’investitore le condizioni di stabilità finanziaria necessarie per procedere all’investimento.

A quali impianti FER convengono i PPA?

In questo quadro, il PPA si dimostra attraente per quelle fonti rinnovabili, come eolico e fotovoltaico, che hanno un costo iniziale d’investimento molto elevato e un costo di esercizio e manutenzione degli impianti basso, essendo pari a zero il costo del combustibile.
La realizzazione di un nuovo grande impianto necessita che siano noti in anticipo i ricavi dalla vendita di energia negli anni successivi, pena la difficoltà di ottenere finanziamenti iniziali. Ecco che il PPA consente di prevedere sin da subito i ricavi futuri, contrattualizzandoli.
Di fatto, gli incentivi feed-in o tramite aste, con cui abbiamo ormai dimestichezza, altro non sono che dei PPA con una controparte pubblica (il GSE), che assicura il pagamento di una determinata tariffa, o di una soglia minima, favorendo così la bancabilità del singolo progetto.

E per gli impianti a fine incentivo?

Certo, in astratto, è anche possibile ragionare di PPA stipulati con riguardo a impianti che hanno terminato la vita incentivante e che sono stati completamente ammortizzati, ma non bisogna sottovalutare la durata della vita utile residua e gli interventi di manutenzione che occorre effettuare sull’impianto che possono non essere trascurabili.

Elementi di tranquillità per il produttore

Venendo alle pattuizioni contrattuali, per il produttore di energia, i vantaggi del PPA sono anzitutto di carattere gestionale: l’acquirente si fa carico della conduzione dei rapporti con GME, GSE e Terna.
In base alle soluzioni contrattuali prescelte, poi, il produttore non sarà esposto al rischio del pagamento dei corrispettivi di sbilanciamento.
Inoltre, occorre tenere a mente che il PPA consente (tra le varie opzioni contrattuali) la vendita di energia a un costo fisso. In questo modo, il produttore può contare su una contenuta esposizione alla variabilità dei prezzi dell’energia e l’acquirente ha a che fare con prezzi prevedibili, che vengono individuati in anticipo nel contratto.

Rischi per il produttore

Con il PPA, tuttavia, il produttore si trova, per definizione, esposto al rischio di insolvenza dell’acquirente, dovendo normalmente ricevere il pagamento del corrispettivo a consuntivo. Le garanzie finanziarie di cui al paragrafo precedente, possono essere in grado di minimizzare tale rischio.
In generale, si tratta si strumenti contrattuali nuovi e non tipizzati e, per tale motivo, occorre molta cautela nella predisposizione dell’assetto contrattuale.

Diffusione all’estero e in Italia

Il PPA è maggiormente utilizzato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e ha preso piede, anche se con un po’ di ritardo (salve alcune esperienze dei Paesi nordici), anche in Europa.
In questi Paesi, la durata del contratto è di almeno 10-15 anni (long term PPA), perché l’investitore vuole coprire con il PPA il periodo necessario a ripagare il finanziamento iniziale. Con un contratto di più lungo, diventa più facile ammortizzare le spese iniziali per l’installazione dell’impianto riducendo così il prezzo dell’energia.
In Italia, l’interesse verso i PPA si sta concentrando verso la realizzazione di grandi parchi fotovoltaici senza incentivi: ma sono ancora pochissime le esperienze nazionali che, peraltro, sono di durata molto limitata.

Non dimentichiamo, però, che la Strategia Energetica Nazionale consente la sottoscrizione di contratti di lungo termine per la vendita di elettricità da impianti di grandi dimensioni alimentati da energia solare ed eolica.
La bozza di Dm FER 1, inoltre, prevede espressamente la “contrattazione di lungo termine di energia rinnovabile” che demanda, tra l’altro, al GME (entro 180 – non perentori – dall’entrata in vigore) la predisposizione di una piattaforma per la negoziazione a lungo termine di energia da fonti rinnovabili (nelle more, spetterebbe al GSE “promuovere l’incontro con le parti potenzialmente interessate alla stipula di contratti a lungo termine”).
Lo schema di decreto, inoltre, prevede per la pubblica amministrazione l’obbligo di approvvigionarsi, almeno in parte, di elettricità attraverso questi accordi, tuttavia, demandando ad altro futuro decreto ministeriale (da adottarsi entro 6 mesi – non perentori – dall’entrata in vigore) la relativa disciplina attuativa.

Perché non decollano?

Perché i PPA non decollano nel nostro Paese, nonostante vi siano, almeno sulla carta, tutti gli elementi favorevoli alla loro diffusione?
Anzitutto, non giova il ritardo nella pubblicazione del Dm FER 1. È ipotizzabile che gli operatori più cauti (la maggior parte) attendano la prima asta per comprendere le dinamiche di mercato. Inoltre, manca oggi un chiaro segnale di prezzo dell’energia a medio-lungo termine.
Altri elementi di incertezza che frenano la maggioranza degli operatori sono costituiti dall’impatto della disciplina del capacity market appena pubblicata (Dm 28 Giugno 2019) e della probabile over-generation futura.
Sino a oggi i timidi tentativi di PPA hanno avuto a oggetto grandi impianti (fotovoltaici). Ci pare tuttavia che esista una fetta di mercato molto vasta e davvero appetibile (ancorché complessa) che potrebbe essere interessata all’applicazione di PPA. Si tratta dei produttori di energia domestici (con potenza installata fino a 20 kW – o poco più): una platea molto nutrita in termini di numero di operatori e, quindi, di non facile gestione ma capace di sommare potenze complessivamente molto interessanti.

La proposta IKEA è un PPA?

La proposta di impianto fotovoltaico standardizzato e per il vasto pubblico veicolata recentemente da IKEA sostanzia il contratto PPA di cui si è appena trattato? Nell’offerta, riservata naturalmente a produttori domestici o poco più che tali, si prevedono garanzie per la mancata produzione di energia, ma l’energia verrebbe valorizzata attraverso lo scambio sul posto. Non si tratterebbe quindi di un PPA, anche se basterebbero poche modifiche al contratto per renderlo tale e, probabilmente, ancora più rassicurante per l’acquirente/futuro produttore di energia.

Conclusioni

Un mondo in piena evoluzione e con ampie possibilità di sviluppo, quindi, sia sul fronte dei grandi impianti sia su quello dei microimpianti. Si tratta di imparare a maneggiare il tema e la sua complessità. E – si spera – avere il coraggio di scrivere contratti semplici e chiari, che permettano di regolare la complessa serie di rapporti necessaria a semplificare la vita al produttore.

 

*Lucia Bitto, Avvocato in materia di Energia e Ambiente, Studio Legale Arecco
 *Francesco Arecco, Avvocato in materia di Energia e Ambiente, Studio Legale Arecco
  

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