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Approfondimenti

2 Marzo 2020

Bonus facciate e zone di ubicazione, facciamo chiarezza

(Maria Antonietta Giffoni)

In questi ultimi giorni si sono susseguite una serie di precisazioni da parte di diversi enti dello Stato su come identificare le zone di ubicazione degli edifici che danno diritto al Bonus facciate. Analizziamole nel dettaglio.

Cominciamo con il dire che la legge di bilancio (Legge 160/2019) ha previsto che la detrazione Irpef del 90% riguarda le spese sostenute per eseguire interventi di recupero o restauro delle facciate di edifici ubicati in zona A e B. La Circolare 14 febbraio 2020, n. 2/E e la Guida dedicata dell'Agenzia delle entrate hanno precisato che l'agevolazione riguarda gli interventi ubicati nelle zone citate e anche in quelle a esse assimilabili, in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali.

Nell'identificare le zone A e B si sono posti due ordini di problemi: come individuare quelle cosiddette "assimilabili" e come comportarsi nelle Regioni in cui le zone citate dalle legge hanno una sigla diversa da A e B.

Come si fa a definire le "zone assimilabili"?

Per meglio definire la domanda: come fa il cittadino a sapere se il suo edificio rientra o meno nelle zone assimilabili a quelle definite come zone A e B? In questo caso la risposta sembra abbastanza semplice: l'Agenzia delle entrate, nella medesima Circolare, ha specificato che "l’assimilazione alle zone A o B ... dovrà risultare dalle certificazioni urbanistiche rilasciate dagli enti competenti". In altre parole basta fare una richiesta al Comune per sapere se la zona in cui è ubicato l'edificio oggetto di interventi è assimilabile alle zone A e B.
È veramente così semplice? Non proprio. Il Ministero dei Beni e delle attività culturali non è dello stesso avviso. Lo vediamo nel prosieguo, dopo aver introdotto l'altro ordine di problema.

Zone con sigla diversa

Più complicato il caso in cui le zone A e B siano identificate dell'ente compentente con una sigla diversa. È il caso, per esempio, richiamato nell'interrogazione parlamentare n. 5-03670 avanzata dal Deputato Fragomelli nei confronti del Ministero dell'Economia e delle finanze, in cui fa notare come "in alcuni piani urbanistici predisposti dalle amministrazioni comunali non vi è alcun riferimento alle zone A o B sostituite, invece, da altre sigle; nella regione Lombardia, ad esempio, i piani delle regole (Pdr) più recenti, utilizzano il concetto di tessuto urbano consolidato (Tuc) del territorio che ha sostituito il lessico originario della zonizzazione; in questo caso si parla di aree P1, considerate non completate e quindi escluse dal «bonus facciate» e di aree P2 coincidenti con le zone che in altre regioni danno diritto al bonus".
Insomma, si è venuta a creare una difficile situazione tale per cui "i funzionari degli uffici tecnici comunali non sono in grado di fornire le certificazioni necessarie per l'ottenimento dell'agevolazione".

Il Sottosegretario Alessio Mattia Villarosa si è limitato a rispondere che "l'emanazione di tavole di raccordo finalizzate ad individuare le equipollenze delle zone A e B a quelle attualmente classificate con sigle differenti da parte degli enti locali esula dalle competenze dell'Amministrazione finanziaria. Sarà cura dell'Amministrazione finanziaria valutare la spettanza dell'agevolazione in argomento sulla base delle peculiarità del caso concreto".
Come dire, problema rimandato al mittente: è l'Agenzia dell'entrate che decide.

Peccato che il Mibact non sia dello stesso parere. Qualche settimana fa, una serie di Sindaci si sono rivolti al Ministero dei beni culturali per avere un chiarimento circa l'individuazione delle zone A o B.

Con una lettera del Capo di gabinetto Lorenzo Casini (vedi i Riferimenti in basso), il Mibact ha spiegato come, per ottenere il beneficio, basta "che gli edifici si trovino in aree che, indipendentemente dalla loro denominazione, siano riconducibili o comunque equipollenti a quelle A o B descritte dal Dm 1444/68: un’informazione ricavabile proprio come quando le amministrazioni debbono applicare i limiti di densità edilizia (...)".
Secondo il Mibact, quindi, "è evidente che nella maggior parte dei centri abitati per i cittadini non sarà necessario rivolgersi all’amministrazione locale per sapere in quale zone si trova l’immobile, potendo ricavare agevolmente tale informazione dagli strumenti urbanistici ed edilizi comunali".
Nella lettera, il Capo di gabinetto precisa, inoltre, che "la certificazione dell'assimilazione alle zone A o B dell'area nella quale ricade l'edificio oggetto dell'intervento, che la guida dell'Agenzia delle entrate richiede sia rilasciata dagli enti competenti, andrebbe riferita ai soli casi, verosimilmente limitati, in cui un Comune mai ha adottato un qualsiasi atto che abbia implicato l'applicazione del Dm n. 1444 del 1968 nel proprio territorio. In tutte le altre ipotesi, infatti, la stessa guida non richiede specifici adempimenti e la ubicazione dell'immobile in area A o B, o equipollente in base agli strumenti urbanistici ed edilizi del Comune, può facilmente essere accertata dai soggetti interessati".

È evidente che occorre un po' più di coordinamento tra i diversi enti dello Stato. La speranza è che arrivi presto un chiarimento definitivo. Vi terremo informati.

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