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Approfondimenti

24 Giugno 2010

Edifici efficienti, cosa cambia con le nuove regole europee

(Francesco Petrucci)

La direttiva 19 maggio 2010, n. 2010/31/Ue (Guue 18 giugno 2010 n. L 153) riprende la normativa in materia di rendimento energetico in edilizia aggiornandola in funzione del progresso tecnico e alla luce del raggiungimento degli obiettivi al 2020.
La vecchia direttiva sull'efficienza energetica in edilizia

La direttiva 16 dicembre 2002, n. 2002/91/Ce (abrogata a partire dal 1° febbraio 2012) dettava le prime misure volte a promuovere il rendimento energetico degli edifici della Comunità stabilendo i requisiti minimi di efficienza cui dovevano sottostare gli edifici nuovi, indicando le caratteristiche della metodologia di calcolo dei requisiti, prevedendo la presenza di un attestato di certificazione energetica (Ace) e fissando le figure dei certificatori, soggetti abilitati a certificare gli edifici secondo le nuove regole.

Il recepimento della direttiva 16 dicembre 2002, n. 2002/91/Ce in Italia

La direttiva è stata recepita con il Dlgs 192/2005 e successivi provvedimenti attuativi (Dm 26 giugno 2009 e Dpr 2 aprile 2009, n. 59). Manca all'appello il regolamento sui requisiti dei certificatori. Nell'attesa si applica l'allegato III del Dlgs 115/200 (vedi Linee guida nazionali e Regolamenti nei Riferimenti).

Dal 1° luglio 2009 le unità immobiliari, oggetto di compravendita, devono essere dotate dell'attestato di certificazione energetica.
Per quanto riguarda l'obbligo di dotazione dell'attestato in caso di locazione, la situazione è più complessa: a livello nazionale c'è un vuoto normativo, a livello regionale alcune normative di dettaglio regionali hanno previsto la consegna dell'Ace nel caso di locazione (dal 1° luglio 2010 in Lombardia e Emilia Romagna, che si aggiungono a Piemonte e Liguria).

Diverse Regioni hanno dettato norme in materia di certificazione energetica, in alcuni casi, prima dell'attuazione delle norme nazionali. Con l'entrata in vigore delle linee guida nazionali, le Regioni che hanno dettato norme difformi sono tenute ad adeguare le proprie disposizioni ai principi quadro fissati dalle norme nazionali, sulla base della competenza concorrente in materia di energia fissata dalla Costituzione (articolo 117, comma 3, Cost.).

La nuova direttiva europea del 2010: gli elementi di novità

Questi i principali elementi di novità della nuova direttiva europea 19 maggio 2010, n. 2010/31/Ue:

Non più rendimento ma prestazione

La nuova direttiva fa riferimento alla prestazione energetica degli edifici, come quantità di energia, calcolata o misurata, necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico connesso ad un uso normale dell'edificio, compresa, in particolare, l'energia utilizzata per il riscaldamento, il rinfrescamento, la ventilazione, la produzione di acqua calda e l'illuminazione.
 
Come calcolare la prestazione?

L'allegato I alla direttiva precisa – meglio che nel passato – come calcolare la prestazione energetica di un edificio.

La prestazione energetica di un edificio è determinata sulla base della quantità di energia, reale o calcolata, consumata annualmente per soddisfare le varie esigenze legate ad un uso normale dell'edificio e corrisponde al fabbisogno energetico richiesto per il riscaldamento e il raffrescamento dell'edificio e per coprire il fabbisogno di acqua calda nel settore domestico.

Requisiti minimi di prestazione in funzione dei costi

Altro elemento di novità è la fissazione dei requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici o le unità immobiliari al fine di raggiungere livelli ottimali in funzione dei costi. I livelli ottimali saranno calcolati in conformità a un quadro metodologico comparativo che verrà stabilito dalla Commissione (ha tempo fino al 30 giugno 2011).

Dovranno essere anche fissati requisiti minimi di prestazione energetica per gli elementi edilizi che fanno parte dell'involucro dell'edificio e hanno un impatto significativo sulla prestazione energetica dell'involucro dell'edificio quando sono sostituiti o rinnovati, al fine di raggiungere livelli ottimali in funzione dei costi.

Requisiti minimi, componenti dell'involucro e sistemi tecnici per l'edilizia 

I requisiti minimi in materia di efficienza sono riferiti, oltre che agli edifici e unità immobiliari di nuova costruzione o a ristrutturazione di edifici o unità immobiliari esistenti, anche a:
- componenti dell'involucro se hanno un impatto significativo sulla prestazione energetica dell'involucro, quando vengono rinnovati o sostituiti,
- sistemi tecnici per l'edilizia quando sono installati, sostituiti o sono oggetto di un intervento di miglioramento.

Edifici a energia "quasi a zero"

Novità: si tratta di edifici ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all'allegato I alla direttiva. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l'energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.

La direttiva prevede che gli Stati provvedano affinché entro il 31 dicembre 2020 (a partire da fine 2018 per gli edifici pubblici) tutti i nuovi edifici siano a energia quasi a zero.

Piani nazionali per l'efficienza energetica degli edifici

Gli Stati membri dovranno elaborare dei piani nazionali per l'efficienza energetica in cui indicheranno le misure adottate e le strategie per arrivare agli edifici a energia quasi a zero e in generale per il raggiungimento degli obiettivi della direttiva. I piani saranno valutati dalla Commissione Ue.

Nuovi edifici:  sistemi alternativi ad alta efficienza

Prima dell'inizio dei lavori dovrà essere verificata e documentata la eventuale fattibilità tecnica, ambientale ed economica di sistemi alternativi di efficienza come i seguenti:
- sistemi di fornitura energetica decentrati basati su energia da fonti rinnovabili;
- cogenerazione;
- teleriscaldamento o telerinfrescamento urbano o collettivo, in particolare se basato interamente o parzialmente su energia da fonti rinnovabili;
- pompe di calore.

• I sistemi tecnici per l'edilizia

Altra novità della direttiva rispetto alla precedente riguarda la previsione di requisiti di impianto relativi al rendimento energetico globale, alla corretta installazione e alle dimensioni, alla regolazione e al controllo adeguati degli impianti tecnici per l'edilizia installati negli edifici esistenti.

I requisiti sono stabiliti nel caso di nuova installazione, sostituzione o miglioramento di sistemi tecnici per l'edilizia e si applicano per quanto tecnicamente, economicamente e funzionalmente fattibile.

Essi riguardano almeno quanto segue:
- impianti di riscaldamento;
- impianti di produzione di acqua calda;
- impianti di condizionamento d'aria;
- grandi impianti di ventilazione;
- una combinazione di tali impianti.

• Attestato di prestazione energetica

Come ricordato non si parla più di "rendimento" ma di "prestazione" energetica. L'attestato non cambia la sua funzione, che è quella di fornire al consumatore le informazioni sulla prestazione energetica dell'edificio. Potrà anche includere altre informazioni come il consumo energetico annuale per gli edifici non residenziali e la percentuale di energia da fonti rinnovabili nel consumo energetico totale.

L'attestato dovrà anche comprendere delle raccomandazioni per il miglioramento efficace o ottimale in funzione dei costi della prestazione energetica dell'edificio o dell'unità immobiliare.

Le raccomandazioni riportate nell'attestato di prestazione energetica devono essere tecnicamente fattibili per l'edificio considerato e possono fornire una stima dei tempi di ritorno o del rapporto costi-benefici rispetto al ciclo di vita economico.

Come nella precedente direttiva, l'attestato ha validità al massimo 10 anni.

• Annunci immobiliari e prestazione energetica

Un'altra novità della direttiva è quella dell'obbligo di segnalare la prestazione energetica indicata dall'attestato in tutti gli annunci commerciali di vendita o locazione dell'edificio o della singola unità immobiliare.

• Ispezione delle caldaie e degli impianti di condizionamento

Gli impianti di riscaldamento degli edifici dotati di caldaie aventi una potenza nominale utile per il riscaldamento  superiore a 20 kW, vanno ispezionati periodicamente. L'ispezione include una valutazione del rendimento della caldaia e del suo dimensionamento rispetto al fabbisogno termico dell'edificio.
Gli impianti di riscaldamento dotati di caldaie la cui potenza nominale utile è superiore a 100 kW sono ispezionati almeno ogni due anni.

Sostanzialmente invariate le disposizioni relative agli impianti di condizionamento. Una novità riguarda, invece, l'obbligo dei rapporti di ispezione degli impianti, comprendenti eventualmente raccomandazioni dirette al miglioramento dell'efficienza dell'impianto. I rapporti sono inviati al proprietario o locatario dell'edificio.

• I certificatori: lavoratori autonomi

Più opportunamente la nuova direttiva prevede che le certificazioni degli edifici o le ispezioni degli impianti termici siano effettuate da soggetti qualificati e/o accreditati che siano lavoratori autonomi (la vecchia direttiva parlava di imprenditori individuali) o dipendenti di enti pubblici o imprese private.

• Informazione dei consumatori

Nella nuova direttiva uno spazio è dedicato anche alla informazione che gli Stati membri devono fare in favore di proprietari e locatari degli edifici sulle norme della direttiva, in particolare sulle misure dirette a migliorare la prestazione energetica degli edifici in modo economicamente conveniente e, nel caso, sulle agevolazioni finanziarie e gli incentivi disponibili per migliorare la prestazione energetica degli edifici.

• Recepimento della direttiva

La direttiva va recepita entro il 9 luglio 2012, e le norme adottare dagli Stati membri devono entrare in vigore al più tardi entro il 9 gennaio 2013.

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