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Approfondimenti

21 Febbraio 2011

Cogenerazione a olio vegetale: tre esempi economici

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Gli impianti cogenerativi di taglia non superiore a 1 MW, alimentati con olio vegetale, rappresentano una forma di investimento particolarmente interessante nel settore delle rinnovabili.

La convenienza e la fattibilità dell’impianto devono essere attentamente valutate, soprattutto alla luce dei dati che emergono dalle analisi economiche contenute nei business plan. Qui di seguito vi presentiamo i dati relativi a tre impianti di cogenerazione a olio vegetale, sviluppati, realizzati e gestiti da CC Engineering Srl, un’importante società italiana che opera nei settori delle Telecomunicazioni e in quelli delle nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel caso degli impianti a olio vegetale, CC Enginnering si è strutturata in modo tale da coprire l’intera filiera dell’olio vegetale: dalla coltivazione agricola, passando per la spremitura dei semi tracciati, fino alla fornitura dell’olio al cliente.

Gli impianti analizzati nei nostri esempi hanno tutti una potenza elettrica di 990 kW, una produzione di 7.920 MWh/anno e utilizzano olio vegetale tracciato ai sensi del regolamento (CE) n. 73/2009. Possono quindi beneficiare della Tariffa fissa onnicomprensiva di 0,28 €/kWh. I business plan sono sviluppati su un arco temporale di 15 anni (2011-2025), che corrisponde alla durata della Tariffa onnicomprensiva.

Ricordiamo che la Tariffa onnicomprensiva consiste nel riconoscimento, per un periodo di 15 anni, di una tariffa incentivante per ogni kWh di elettricità netta prodotto dall'impianto e immesso nella rete elettrica. Per quanto riguarda le biomasse, la Tariffa onnicomprensiva è pari a 0,28 €/kWh per biogas, biomasse e “oli vegetali puri tracciabili attraverso il sistema integrato di gestione e di controllo previsto dal regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio, del 19 gennaio 2009”. Nel caso invece di utilizzo di “gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biocombustibili liquidi (e quindi eventualmente anche oli vegetali, ma non tracciabili) la Tariffa è pari a 0,18 €/kWh.

I dati economici relativi ai tre impianti differiscono tra loro a seconda del livello di recupero dell’energia termica in cogenerazione (nessun recupero, recupero parziale, recupero totale). Determinanti ai fini di una migliore reddittività economica sono i “costi evitati”, grazie all’autoconsumo del calore prodotto o eventualmente della cessione dello stesso. Calore che può essere utilizzato per produrre acqua calda sanitaria, riscaldare gli ambienti o per applicazioni industriali.

Alcune indicazioni per leggere i business plan

Prima di procedere all’analisi degli esempi impiantistici, può essere utile chiarire il significato di alcuni dati riportati nei business plan.

Gestione Full Service impianto: il contratto Full Service è un servizio, o meglio un pacchetto di servizi, che garantisce al cliente, ad un prezzo fisso, tutti i costi e gli oneri della gestione dell’impianto: manutenzione ordinaria e straordinaria, fornitura della materia prima (olio vegetale), telegestione, ecc. Il Full Service, che prevede il pagamento di un corrispettivo per kWh prodotto, solleva il cliente da tutti gli oneri gestionali e lo mette al riparo dalle variazioni di prezzo della materia prima sui mercati.

Assicurazione: la stipula di una polizza assicurativa permette al cliente di tutelarsi dalla mancata produzione dell’impianto e da eventuali danni, diretti o indiretti.

Sommando i costi per la gestione Full Service a quelli di assicurazione, nonchè per gli interessi e le spese generali, otteniamo i costi operativi. E’ solo conoscendo i costi operativi che possiamo ricavare il margine operativo lordo. A questo va detratta la voce “ammortamenti”, che negli esempi qui presentati è da considerarsi un valore medio e indicativo.

Conoscendo quindi il margine operativo lordo e gli ammortamenti, possiamo ottenere un utile lordo che, al netto delle imposte, diventa utile netto.

I risultati del business plan sono poi riassunti attraverso l’applicazione di particolari indici finanziari:

NPV (o VAN): Net Present Value o Valore Attuale Netto, è una metodologia che permette di definire il valore attuale di una serie attesa di flussi di cassa. Si tratta in altre parole della somma algebrica di tutti i flussi di cassa attualizzati al costo del capitale, generati dal progetto considerato. Il calcolo del NPV consente di confrontare la convenienza economica di due o più investimenti alternativi ed è considerato uno dei migliori criteri di valutazione di un progetto d’investimento.

IRR (o TIR): Internal Rate of Return o Tasso Interno di Rendimento, è il tasso composito annuale di ritorno effettivo che un investimento genera e ne indica in termini percentuali la reddittività economica.

 

1.Impianto standard: 990 kW elettrici senza recupero di energia termica

Il primo esempio riguarda un impianto che produce soltanto energia elettrica, senza recupero e valorizzazione economica del calore.

Investimento previsto: € 1.200.000
Valore Attuale Netto (NPV): € 1.922.166,59
Tasso Interno di Rendimento (IRR): 44,87%
Pay Back Time: 48 mesi

» Consulta il business plan di questo impianto (pdf)

 

2.Impianto con recupero parziale di calore: 990 kW elettrici e 450 kW termici

Il secondo esempio riguarda un impianto che non solo produce energia elettrica, ma recupera una parte del calore.

Investimento previsto: € 1.280.000
Valore Attuale Netto (NPV): € 2.929.816,73
Tasso interno di rendimento (IRR): 71,07%
Pay Back Time: 43 mesi

» Consulta il business plan di questo impianto (pdf)

 

3.Impianto con recupero totale di calore: 990 kW elettrici e 900 kW termici

Il terzo esempio è relativo ad un impianto che recupera e valorizza tutto il calore prodotto.

Investimento previsto: € 1.280.000
Valore Attuale Netto (NPV): € 4.029.894,41
Tasso interno di rendimento (IRR): 124,35%
Pay Back Time: 35 mesi

» Consulta il business plan di questo impianto (pdf)

Si può notare come la redittività degli impianti n.2 e 3 sia superiore rispetto al n.1. Tale vantaggio è dovuto ai benefici economici derivanti dal calore prodotto in cogenerazione. A seconda dell’utilizzo che si intende fare del calore, il beneficio economico che ne deriva può essere valutato in termini di “costo evitato”, nel caso di autoconsumo interno, oppure di guadagno diretto, nel caso ad esempio di immissione del calore in reti di teleriscaldamento.   


* Dott. Davide Frigerio, Project Manager CCEngineering srl

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