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Approfondimenti

7 Febbraio 2012

Il requisito dello “stesso punto di connessione”: obbligo o facoltà per gli impianti fotovoltaici?

(Giovanna Landi* e Ida Marseglia*)

Recentemente, il concetto di "unico punto di connessione" è divenuto cruciale per la valutazione, tecnica e giuridica, della unicità degli impianti fotovoltaici.

Non sempre tuttavia tale concetto viene espresso in modo univoco nella normativa di settore, sia rispetto ai profili autorizzatori sia rispetto al diritto agli incentivi.

L'unicità del punto di connessione compare per la prima volta nella normativa sugli incentivi erogati ai produttori di energia rinnovabile. Viene in seguito ripresa sia dalla normativa nazionale che regionale in tema di autorizzazioni per la costruzione di impianti IAFR.

Diritto agli incentivi: il Conto Energia

Espressi riferimenti all’unicità del punto di connessione sono contenuti nelle regole del IV Conto energia (come interpretate dal Gse nelle sue Linee guida).
L’articolo 11, comma 2, lett. d) specifica che possono beneficiare delle tariffe incentivanti solo gli impianti “collegati alla rete elettrica o a piccole reti isolate, in modo tale che ogni singolo impianto fotovoltaico sia caratterizzato da un unico punto di connessione alla rete, non condiviso con altri impianti fotovoltaici”.
Il IV Conto Energia (come già le norme precedenti sugli incentivi) pone dunque l’obbligo di “non condivisione” del punto di connessione come requisito per il riconoscimento della tariffa.

Va inoltre notato che, per quanto riguarda il caso di più impianti fotovoltaici realizzati dal medesimo soggetto responsabile (o comunque riconducibili ad un unico soggetto responsabile e localizzati nella medesima particella catastale o su particelle contigue), l’articolo 12, comma 5 del Conto Energia prevede che essi vengano intesi “come unico impianto di potenza cumulativa pari alla somma dei singoli impianti”.

Sembrerebbe di poter dedurre che il singolo impianto debba essere caratterizzato da un unico punto di connessione per poter ottenere gli incentivi, mentre se più impianti sono localizzati in contiguità e sono riconducibili allo stesso soggetto responsabile, dovrebbero, almeno in linea di principio, essere considerati un unico impianto anche sotto il profilo autorizzativo, come meglio spiegato di seguito. E quindi, secondo logica, dovrebbero avere un unico punto di connessione.

Autorizzazioni: l’esempio della Puglia

L’articolo 11 del Dm 10 settembre 2010 recante le Linee guida nazionali, prevede che i limiti di capacità di generazione e di potenza degli impianti siano da intendersi come riferiti alla somma delle potenze nominali dei singoli impianti che appartengono allo stesso soggetto o sui quali lo stesso soggetto ha la posizione decisionale dominante; e che fanno capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica.
Stesso tenore si trova nella disciplina regionale, in particolare quella pugliese che, sin dall'inizio, ha introdotto una serie di parametri tecnici ulteriori rispetto a quelli nazionali, volti ad evitare il frazionamento artificioso, con lo scopo di fruire del regime semplificato, di impianti di taglia superiore ad 1 MW.

La circolare della Regione Puglia n. 38/8763 del 1° agosto 2008, esplicativa dell’articolo 27 della Lr 19 febbraio 2008, n. 1 ("Disciplina della Dia per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili con potenza elettrica nominale fino ad un MWe da realizzare nella regione Puglia”), infatti, espressamente prevedeva che “in considerazione della circostanza relativa alla presenza di un gran numero di procedure di DIA presso le amministrazioni comunali, si raccomanda alle stesse di porre la massima attenzione alla eventuale presenza di connessioni tra più denunce di inizio attività. Disattenzioni applicative da parte dei proponenti, quando non invece veri e propri comportamenti, illegittimi, potrebbero alimentare il ricorso alla DIA anche laddove si sia in presenza di impianti la cui potenza nominale complessiva oltrepassi i limiti posti dall’articolo 27 della Lr n.1/08 (…) Appare, pertanto opportuno che le amministrazioni comunali pongano la massima cautela nella verifica della esistenza di tali situazioni, che a titolo esemplificativo potrà essere ricavata dalla significativa ricorrenza di elementi sintomatici quali un unico punto di connessione, l’unicità del proprietario delle aree, la unicità della iniziativa industriale (a sua volta ricavabile dalla unicità dei proponenti, ovvero dei referenti aziendali) e comunque da ogni altra utile circostanza di fatto ricavabile dalla istruttoria. Non resta che da segnalare (…) che quanto sopra indicato ai fini del corretto perfezionamento della procedura di Dia è altrimenti utilizzabile dalle stesse amministrazioni per avviare procedure di secondo grado in autotutela fermo restando lo specifico esame della singola fattispecie e degli interessi coinvolti, demandato alla PA procedente”.

I Comuni, dunque, in sede di controllo dei progetti da autorizzarsi mediante silenzio- assenso (secondo la procedura di Dia) erano chiamati a controllare alcuni elementi caratterizzanti del progetto, tra i quali, appunto, l’unicità del punto di connessione. (Va notato che la procedura semplificata è da allora cambiata, passando attraverso la Scia e approdando infine alla Pas, ma i criteri regionali restano validi).

Ancora, le linee guida regionali pugliesi prevedono che, ai fini del calcolo della potenza elettrica nominale per la valutazione istruttoria delle iniziative, tutti i limiti di capacità di generazione sono da intendersi come riferiti alla somma delle potenze nominali dei singoli impianti di produzione che:
• "facciano capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica;
• appartengano allo stesso soggetto, ovvero a soggetti nei quali l'uno svolge funzioni di controllante dell'altro, ovvero a compagini societarie che siano per parti significative composte da medesimi soggetti o – anche per via indiretta – siano riconducibili ad unico centro di interessi economici e/o giuridici".

Quanto al punto primo requisito, viene chiarito che due o più proposte di impianti fanno capo al medesimo punto di connessione alla rete elettrica nel caso in cui abbiano lo stesso nodo di raccolta dell'energia prodotta per il passaggio dalla media all'alta tensione (tipicamente stessa Cabina Primaria di raccolta 150/20 kV).

Giurisprudenza

Sull’unicità del punto di connessione si sono espressi anche i Giudici, nell’ambito delle verifiche di idoneità dei vari iter autorizzatori, condannando la frequente prassi dei privati di procedere ad una sostanziale parcellizzazione degli impianti al fine di eludere la più gravosa normativa in materia di valutazione di impatto ambientale.

Le sentenze hanno focalizzato la loro attenzione sul punto di connessione come indice, tra gli altri, di una considerazione unitaria di più impianti sia ai fini dell’iter autorizzatorio seguito per la costruzione, sia ai fini dell’impatto ambientale. Tra le più recenti si segnala la sentenza Tar Puglia 16 aprile 2010, n. 926 che – preso atto dell’intervenuta illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 1 della Lr 31/2008 (per superamento della soglia ammessa dalle Linee guida nazionali) – ha affermato: “ciò non toglie tuttavia che, in base ai principi che regolano l'azione amministrativa, la PA non debba evitare (o meglio evitare che si determinino) comportamenti surrettizi dei privati che, mediante una artificiosa parcellizzazione degli interventi di propria iniziativa, risultino in concreto preordinati ad eludere la applicazione di una normativa che potrebbe rivelarsi più gravosa rispetto ad un'altra, diversamente improntata a criteri di maggiore celerità procedimentale”.

In altri termini, “se l'impianto è da considerarsi nella sua interezza, l'artificiosa frammentazione in più lotti (sì da rimanere al di sotto delle soglie previste dalla normativa ambientale ai fini della verifica di assoggettabilità a Via) non può essere allora ammessa a discapito delle richiamate norme ambientali, ossia al fine di aggirare gli specifici obblighi in esse previsti”.

Di conseguenza, i Giudici pugliesi hanno ravvisato l’unitarietà di quattro impianti sulla base di una serie di elementi, tra i quali, oltre alla vicinanza territoriale, c‘è anche la sostanziale riconducibilità della proprietà degli impianti alla medesima società e con lo stesso amministratore, nonché l’unicità del punto di connessione.

In altra occasione, il TAR Puglia, con sentenza 17 giugno 2011 n. 1113, ha affermato che “in presenza di più istanze dirette alla installazione di impianti fotovoltaici, la P.A. competente può legittimamente trarre la conclusione di trovarsi al cospetto di un unico progetto con la conseguenza di assoggettare il medesimo a verifica di compatibilità ambientale in caso di superamento delle soglie di potenza previste dalla normativa di settore”.
Più in particolare, il collegamento funzionale tra le richieste di autorizzazione può desumersi da alcuni elementi indiziari o sintomatici dell'unicità dell'operazione imprenditoriale come ad esempio “la contiguità delle localizzazioni prescelte, l’unicità dell'interlocutore che ha curato i rapporti con la P.A, la medesimezza della sede legale delle tre società alle quali vanno imputati gli effetti giuridici della domanda di autorizzazione e, per finire, la unicità del punto di connessione”.
Ad avviso del giudice amministrativo, infatti, questa interpretazione è in linea con la normativa vigente sia regionale che nazionale (Dgr 3029/2010 e articolo 4, Dlgs 28/2011).

È utile inoltre menzionare la sentenza Tar Puglia del 5 ottobre 2011, n. 1706 nella quale è stata ravvisata l’unitarietà di tre impianti “tra loro fisicamente vicini, facenti capo ad unico soggetto proprietario […] e allacciati ad un unico punto di connessione: di qui la corretta applicazione degli artt. 11.6 e 14.7 delle linee guida ministeriali del 10 settembre 2010 e, dunque, la legittimità della decisione di sottoporre a Via l’impianto come complessivamente considerato”.

Conclusioni

Lo scopo della norma sull'autorizzazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile appare dunque quella di evitare l’artificioso frazionamento di un solo impianto in due o più impianti di dimensione minore al fine di beneficiare di un più agevole e spedito iter autorizzativo.
Il concetto di unico punto di connessione appare chiaramente utilizzato come elemento chiave per stabilire la unicità di un impianto. Occorre però interpretare tale norma in senso ampio, ossia considerare più impianti come un solo impianto non solamente quando hanno  un unico punto di connessione, ma anche quando presentino altre caratteristiche, come ad esempio la contiguità territoriale, la medesima proprietà, eccetera.
Il punto unico di connessione sembra essere quindi più rilevante, anche autonomamente considerato, per il riconoscimento della tariffa incentivante che sotto il profilo autorizzatorio, pur rappresentando sempre un importante indizio per la valutazione di eventuali illegittimi frazionamenti dell'impianto.

 

* Studio Legale Norton Rose, Milano

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