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Approfondimenti

9 Aprile 2010

Liberalizzazione del sistema elettrico e del gas

(Maria Antonietta Giffoni)

Il processo di liberalizzazione del mercato dell'energia e l'attuale struttura del sistema elettrico e del gas
Il recepimento delle direttive europee in materia di liberalizzazione del mercato dell'energia è stato anticipato dalla creazione di un organo con compiti di regolazione e controllo, elemento essenziale di garanzia del corretto funzionamento di un mercato.
Tra il 1995 e il 1997 è stata dunque avviata l'operatività dell'autorità indipendente che assicura al mercato dell'energia il rispetto delle regole: l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG).

L'AEEG ha le seguenti funzioni:
• attività consultiva e di segnalazione al governo per il recepimento e l'attuazione delle normative comunitarie;
• aggiornamento e definizione delle tariffe relative ai costi di distribuzione del gas e dell'energia elettrica e di quelli relativi al servizio di trasmissione in ambito elettrico;
• predisposizione degli schemi per il rinnovo e la variazione degli atti di concessione per i servizi di distribuzione;
• controllo del rispetto dei principi di libera concorrenza;
• attuazione di misure per la tutela dell'utenza.
 
Il vero e proprio recepimento delle direttive è avvenuto in due momenti diversi:

• nel 1999 con il Decreto Bersani, che attua la liberalizzazione del sistema elettrico nazionale.
 
Il Dlgs  79/99, più noto come Decreto Bersani, recepisce la direttiva comunitaria 96/92/Ce. Tale direttiva è stata poi abrogata e sostituita dalla direttiva 2003/54/Ce, a sua volta abrogata e sostituita dalla direttava 72/2009/Ce relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica. 

• nel 2000 con il Decreto Letta, che attua la liberalizzazione del sistema del gas nazionale.
 
Il Dlgs  164/00, più noto come Decreto Letta, recepisce la direttiva comunitaria 98/30/Ce. Tale direttiva è stata poi abrogata e sostituita dalla direttiva 2003/55/Ce, a sua volta abrogata e sostituita dalla direttava 73/2009/Ce relativa a  norme comuni per il mercato interno del gas.
 
Il funzionamento del sistema elettrico nazionale
Schema delle funzioni

Il sistema elettrico che serve l'intera nazione è composto da vari sottosistemi che interagiscono tra loro e che possono essere così schematizzati:

• il sistema di generazione, cioè l'insieme degli impianti che, trasformando diverse forme di energia, producono elettricità.
 
A seconda della  forma  di energia utilizzata, si hanno:
• impianti termoelettrici (a carbone, a olio combustibile o a gas)  
• impianti idroelettrici (che sfruttano la forza motrice dell'acqua)
• impianti geotermici  (che sfruttano i vapori provenienti da sorgenti calde di acqua presenti nel sottosuolo)
• impianti nucleari

Nella fornitura di energia al paese, al sistema di generazione si affiancano le importazioni, che a loro volta possono essere distinte a seconda della forma di energia utilizzata.
 
Nel nostro paese, ad esempio, non esistono impianti nucleari, ma si stima che il circa 7% delle nostre importazioni sia da nucleare.

• il sistema di trasmissione, cioè l'insieme delle linee ad altissima e alta tensione che fa da anello di congiunzione tra il sistema di generazione e il sistema di distribuzione all'utente finale.
 
Per essere utilizzata nelle fabbriche, nelle strade, nelle case, negli uffici la corrente elettrica deve essere trasportata dalle centrali di produzione alle reti di distribuzione a cui sono allacciati gli utenti finali. Costruita a questo scopo, la rete di trasmissione si compone di linee elettriche (aeree o interrate), tralicci e stazioni elettriche che collegano fra di loro punti distanti anche centinaia di Km e trasportano l'energia elettrica dai grandi centri di produzione (le centrali elettriche) ai grandi centri di carico  (le stazioni elettriche che smistano la domanda di grandi aggregati: un'intera regione, una zona di una città, gli impianti produttivi di una zona industriale, ecc).
 
La gestione della rete di trasmissione  comprende anche l'attività di dispacciamento: si tratta del controllo e del coordinamento dei flussi di corrente elettrica sulle linee, che garantisce il corretto funzionamento della rete e un'adeguata fornitura ai clienti finali.
 
L'attività di dispacciamento è resa necessaria dalle particolari caratteristiche dell'energia elettrica: essa è un bene non immagazzinabile e la cui domanda varia molto nel tempo. Tali caratteristiche rendono necessario un coordinamento tra la produzione e la domanda, nonché tra i flussi di corrente e i limiti tecnici della rete; l'attività di dispacciamento assolve a questi compiti garantendo che l'energia prodotta venga consegnata istantaneamente e solo quando ce n'è richiesta, controllando  l'incidenza dei flussi di corrente sul corretto funzionamento della rete.

• il sistema di distribuzione, cioè l'insieme delle linee a media e bassa tensione, ha invece il compito di portare in modo capillare l'energia elettrica agli utenti finali (famiglie, piccole e medie industrie, terziario, ecc.)

• il sistema di vendita, cioè l'insieme delle strutture tecniche e commerciali che vengono in contatto con l'utente finale, organizzano i contratti, gestiscono le bollette e i pagamenti.

Assetto del mercato elettrico prima della liberalizzazione

L'assetto del sistema elettrico precedente la liberalizzazione era  "verticalmente integrato": in pratica una sola azienda (l'Enel) era proprietaria e gestiva quasi per intero il sistema nazionale di produzione, importazione, trasmissione, distribuzione e vendita dell'energia.
 
Le proporzioni in gioco erano le seguenti:
• Generazione: il 73% dell'energia elettrica italiana era prodotta da centrali di proprietà Enel; il 22% era prodotta da aziende nate dalle politiche  di liberalizzazione e incentivazione della produzione da fonti rinnovabili (legge n. 9, 1991); il 4% era prodotto da aziende municipalizzate e il restante 1% proveniva da industrie che producevano in proprio l'energia per particolari cicli produttivi.
• Importazione: era esclusivo appannaggio di Enel.
• Trasmissione: la rete di altissima tensione era di proprietà e gestione Enel al 100%; la rete di alta tensione era posseduta e gestita da Enel al 95%.
• Distribuzione: il controllo di  Enel era quasi completo; solo il 7% della rete di distribuzione nazionale era gestito dalle municipalizzate.
• Vendita: gli utenti finali potevano comprare l'energia quasi esclusivamente da Enel, fatto salvo il 7% di fornitura nazionale soddisfatta dalle municipalizzate.
 
Assetto del mercato elettrico dopo la liberalizzazione
Nel 1999 il decreto Bersani ha imposto la separazione societaria dei diversi sottosistemi di cui è composto il sistema elettrico nazionale, il quale ha subito una consistente trasformazione:

• le attività di generazione e importazione sono entrate in regime di libero mercato: chiunque può produrre e importare energia. Per agevolare la formazione di un mercato con più operatori, la posizione di monopolio dell'Enel è stata considerevolmente ridimensionata attraverso l'obbligo di vendita di alcuni impianti di produzione.
 
Attualmente l'Enel contribuisce per circa il 40% alla produzione di energia in Italia, mentre Edison, Sorgenia, A2A, Gruppo Iride sono ad oggi i principali produttori che si contendono il restante mercato italiano.
 
• le attività di trasmissione e dispacciamento, essendo di interesse nazionale, sono regolamentate: il gestore della rete di trasmissione nazionale è unico e deve garantire, senza discriminazione, l'accesso alla rete a tutte le imprese che ne facciano richiesta, a fronte del pagamento di una tariffa di trasporto dell'energia (il cui importo è definito dall'Autorità). Il gestore ha anche l'obbligo di manutenzione e, dove necessario, di ampliamento.
 
Un tempo proprietà dell Enel, oggi la rete di trasmissione è privatizzata, ma controllata dal governo.
La Terna Rete Elettrica Nazionale SpA è la società cui è affidato il ruolo di gestore unico. Ha la proprietà della rete di trasmissione. L'azionista di maggioranza (29,94%) è la Cassa depositi e prestiti (Ministero dell'Economia e delle Finanze), che ha quindi il controllo della società; il 36% è detenuto da fondi esteri e il rimanente 34% è nelle mani di altri azionisti italiani, tra cui Enel con il 5,1%.
 
• le attività di distribuzione, anch'esse di interesse nazionale, non sono svolte in regime di libero mercato ma sono date in concessione dallo stato ai diversi operatori tramite gara pubblica, per un periodo non superiore ai dodici anni

Nota bene: Secondo le norme vigenti, le aziende distributrici di grandi dimensioni non possono  vendere energia. Se ottengono la concessione, devono limitare la loro attività alla distribuzione.

Il  Decreto legge n. 73/07 impone infatti ai distributori locali con più di 100.000 clienti finali, l'obbligo di separazione societaria e funzionale tra attività di distribuzione e attività di vendita. Questo  svantaggio  è compensato dalle tariffe di trasporto di energia che i venditori pagano in proporzione alla loro quota di energia in transito sulla rete per la consegna ai clienti finali.
Nella realtà la separazione societaria e funzionale è più formale che sostanziale. Le grandi aziende di produzione e vendita hanno infatti costituito società separate di distribuzione con le quali hanno partecipato  alle gare pubbliche di assegnazione della concessione. Ad esempio Enel è composta da diverse società operative: Enel Distribuzione che si occupa della gestione delle reti e Enel Energia che si occupa della vendita sul mercato libero. Così come accade per A2A : sono due società del gruppo - AEM Elettricità e ASM Elettricità - a gestire l'attività di distribuzione.
Per contro le società di distribuzione hanno:
- l'obbligo di  servizio: chiunque richiede l'allacciamento alla rete ha il diritto di averlo, con l'eccezione delle zone geografiche difficilmente raggiungibili,
- l'obbligo della  terzietà della rete: qualunque società di vendita ha il diritto di veicolare energia elettrica attraverso la rete per la consegna ai propri clienti.

• le attività di vendita sono entrate in regime di libero mercato, con il limite appena descritto per i grandi distributori. Quindi qualunque operatore non grande-distributore ha il diritto di produrre, importare e vendere l'energia nel mercato nazionale.

Cosa è cambiato per gli utenti finali dell'energia elettrica

Prima della liberalizzazione, gli utenti finali potevano comprare l'energia solo ed esclusivamente dal proprio distributore locale. Questo si occupava di tutti gli aspetti legati alla fornitura di energia, sia tecnici (manutenzione della rete, allaccio, interventi in caso di guasti, ecc) che commerciali (prezzi, gestione bollette, riscossione pagamenti, ecc.). Gli utenti finali, insomma, non avevano la possibilità di effettuare alcuna scelta rispetto alla propria fornitura di energia.

Con la liberalizzazione della vendita si è liberalizzato anche l'acquisto.

In una prima fase, e cioè dal 1 luglio 2004 al 1 luglio 2007, solo ai possessori di Partita Iva era concesso comprare l'energia dal migliore offerente. Dal 1 luglio 2007, tutti siamo diventati  clienti idonei  e quindi liberi di scegliere il nostro fornitore.

Talvolta per ignoranza, ma più spesso per pigrizia, molti cittadini si sono dimenticati di controllare se, cambiando fornitore, otterrebbero prezzi o servizi migliori.
Ricordiamo che il cambio di fornitore è particolarmente semplice. Infatti non è necessario:
• né cambiare il contatore
• né effettuare interventi tecnici sull impianto elettrico
• né subire interruzioni nella fornitura di energia elettrica
Sottoscrivendo il nuovo contratto, viene effettuata una semplice lettura del contatore per chiudere il conteggio del consumo con il vecchio fornitore. Il nuovo fornitore si incarica  di chiudere la posizione precedente, proprio come accade per gli abbonamenti alla telefonia fissa e mobile.

La facilità con la quale si può ricorrere ad un diverso fornitore è dovuta al fatto che comunque, in una certa zona, il distributore rimane lo stesso, avendo vinto l'appalto di concessione per almeno 12 anni. Il distributore  accende  o  spegne  il flusso di ogni venditore, a seconda delle utenze che essi ottengono, ma il servizio fino al contatore del cliente finale è identico e continuo.

Il funzionamento del sistema del gas nazionale

Schema delle funzioni

Il sistema nazionale di fornitura, al pari di quello dell'elettricità, è composto da vari sottosistemi, che possono essere così schematizzati:

•  il sistema di produzione e importazione
 
Nel nostro paese, la produzione di gas metano è limitata, essendo i giacimenti italiani in buona parte esauriti. Solo il 10% del fabbisogno nazionale è soddisfatto dalla produzione nazionale diretta.
Il rimanente 90% necessario ai nostri consumi viene importato attraverso grandi gasdotti internazionali o, in minima parte, via mare, in grosse metaniere dove viene immagazzinato allo stato liquido, per essere poi riportato allo stato gassoso in impianti di rigassificazione.
Di tutto il metano importato, il 36,5% proviene dalla Russia, il 35,4% dall Algeria, il 24% da Norvegia e Olanda, l'1% dalla Libia. Il restante 3,1% è importato via mare.

• il sistema di trasporto
Dai grandi centri di produzione nazionali o esteri e dai grandi centri di stoccaggio, il gas viene veicolato attraverso una rete di gasdotti ad alta pressione che costituiscono la cosiddetta "rete primaria", nota come Rete Nazionale dei Gasdotti (RNG). Composta da tubazioni di grande diametro, ha il compito di fornire le industrie di considerevoli dimensioni, le centrali termoelettriche alimentate a gas e i distributori locali. Attraverso grandi dorsali, la rete nazionale dei gasdotti serve gran parte del territorio nazionale. Ad essa si affianca poi la Rete di Trasporto Regionale che comprende tutte le reti di trasporto non facenti capo alla RNG.

• il sistema di distribuzione

Dalla rete di trasporto nazionale e regionale, il gas viene distribuito alle utenze domestiche, civili e all'industria di media e piccola dimensione attraverso un rete di gasdotti di piccolo diametro a basso livello di pressione.

• il sistema di stoccaggio e dispacciamento

Data la variazione giornaliera e stagionale dei consumi, il sistema gas necessita anche di un'attività di immagazzinamento (o stoccaggio). Il gas viene immagazzinato nei giacimenti esauriti o in ex miniere di salgemma nei periodi estivi, quando l'importazione è maggiore dei consumi, e poi prelevato durante l'inverno quando la domanda di gas aumenta. In Italia abbiamo 9 grossi giacimenti di stoccaggio, otto dei quali si situano in una zona compresa tra la Lombardia e l'Emilia Romagna.

Lo stoccaggio consente di compensare le variazioni giornaliere e stagionali dei consumi attraverso la  "rimodulazione  dei prezzi": infatti, senza un buon magazzino di scorta, le forti oscillazioni della domanda farebbero impazzire con continue oscillazioni i prezzi all'utente finale. Fermo restando che la modulazione non sempre diventa un vantaggio per l'utente, se i prezzi sono comunque controllati da un importatore monopolistico o da un cartello di importatori. Proprio come avviene per l'andamento del prezzo della benzina rispetto all'andamento del prezzo del greggio.
E naturalmente lo stoccaggio può svolgere anche una importante funzione strategica di tamponamento nel caso di improvvise riduzioni delle importazioni, di questi tempi più legate a tensioni geopolitiche che non ad improvvisi cali dell'offerta globale.

Strettamente legata all'attività di stoccaggio è quella del dispacciamento: si tratta del controllo dei flussi di gas sulla rete, che vengono regolati agendo sulla pressione: apposite centrali di compressione e decompressione agiscono sui flussi a seconda della intensità della domanda.

• il sistema di vendita, cioè l'insieme delle strutture tecniche e commerciali che vengono in contatto con l'utente finale, gestiscono i contratti, le bollette e i pagamenti.

Assetto del mercato del gas prima della liberalizzazione

Prima del 2000, anno dell'entrata in vigore del Decreto Letta (Dlgs 23 maggio, 2000) che ha liberalizzato il mercato del gas, gran parte delle attività del sistema erano soggette a monopolio legale. L'azienda monopolista era la Snam (proprietà dell'Eni) che controllava il 97% della produzione, dell'importazione e dello stoccaggio del gas. Controllava altresì gran parte del trasporto, del dispacciamento e della distribuzione; una piccola parte dell'attività di distribuzione era gestita da piccole aziende, molto spesso aziende municipalizzate (erano circa 800 nel 2000).

Assetto del mercato del gas dopo la liberalizzazione

Dopo l'entrata in vigore del Dlgs 23 maggio 2000 le diverse attività della filiera per la fornitura del gas hanno subito le seguenti modifiche:

• le attività di produzione, importazione e vendita  sono liberalizzate: chiunque è libero di produrre, importare e vendere gas, con alcune limitazioni, e cioè:
- l'attività di ricerca esplorativa (rilevazioni geomorfologiche mirate a sondare la natura del suolo, analisi sismiche, perforazione di pozzi) sono soggette a concessioni o permessi rilasciati dallo stato;
- la vendita è concessa solo ai soggetti che hanno un accesso adeguato ai sistemi di stoccaggio, cioè che possono gestire magazzini di deposito sufficienti a effettuare la cosiddetta "rimodulazione dei prezzi".

Sia nel caso della produzione che dell'importazione, la posizione di monopolio di Eni è rimasta pressoché invariata. La produzione nazionale è per circa l'80% in mano a Eni, attualmente società privata a controllo pubblico: il 20,31% delle azioni è del Ministero dell'Economia, il 9,99% della Cassa depositi e prestiti. Il restante della produzione (che, ricordiamo è una voce secondaria dell'approvvigionamento nazionale) è  appannaggio di Edison.
L'importazione (voce assai più significativa), è ancora all'80% in mano a Eni Gas & Power. Un altro 9% è detenuta da Enel , che mantiene i contratti di fornitura di gas stipulati prima della liberalizzazione e che alimentano le sue centrali termoelettriche; il rimanente è appannagio di altri operatori, tra cui Edison.

• l'attività di trasporto, di interesse nazionale, è regolamentata: il gestore della rete primaria è unico e deve garantire, senza discriminazione, l'accesso a tutte le imprese che ne facciano richiesta. Con tre eccezioni:
-  mancanza di capacità della rete
-  rischio per l'adempimento delle obbligazione di pubblico servizio
-  tutela dei contratti con clausola Take or Pay

La clausola Take or Pay (letteralmente "prendi o paga") obbliga l'acquirente a pagare la quantità impegnata anche se non la ritira. E' tipica dei contratti di vendita a lungo termine.  
Per tutelare gli operatori che prima della liberalizzazione avevano stipulato contratti questa clausola, si è deciso che essi, fino alla scadenza dei contratti, debbano avere la precedenza rispetto ad altri nel veicolare il gas sulla rete di trasporto primaria, tanto che se essi saturano il mercato, nessun altro operatore può utilizzare la rete.
Il gestore della rete di trasporto primaria ha anche l'obbligo di manutenzione e, dove necessario, di ampliamento.

A differenza del sistema elettrico (dove la rete di trasmissione è gestita da un operatore terzo e cioè Terna), nel sistema gas non esiste questa figura: la gestione della rete di trasporto è rimasta in mano all'ex monopolista Snam, che ha effettuato solo una separazione societaria. È nata così Snam Rete Gas, società privata ma a gestione pubblica, essendo il 50,3% delle azioni in mano a Eni. Snam Rete Gas è proprietaria e gestisce circa il 96% della rete di trasporto primaria. Il rimanente è in mano ad altri operatori: Edison Gas e SGM.
• l'attività di distribuzione non si svolge in regime di libero mercato, ma è data in concessione dallo Stato tramite gara pubblica, per un periodo non superiore ai dodici anni. Tale attività è remunerata grazie a specifiche tariffe il cui importo è definito dall'Autorità.
Le reti di distribuzione locale sono molto frammentate, con circa 540 diversi operatori. Tra questi, Italgas, controllata al 100% dal gruppo ENI, detiene il 27% del mercato; seguono le aziende municipalizzate come A2A; tra i privati spicca il gruppo Edison.
• l'attività di stoccaggio, anch'essa di interesse nazionale, non si svolge in regime di libero mercato, ma è data in concessione dallo Stato per un periodo non superiore ai venti anni. Anche questa è un'attività remunerata da specifiche tariffe il cui importo è definito dall'Autorità.
L'attività di immagazzinamento in Italia è interamente gestita dalla Stogit, una società controllata dal Gruppo Eni.
Cosa è cambiato per gli utenti finali del gas
Prima della liberalizzazione, gli utenti finali potevano comprare il gas solo ed esclusivamente dal proprio distributore locale. Questo si occupava di tutti gli aspetti legati alla fornitura di energia, sia tecnici (manutenzione della rete, allaccio, interventi in caso di guasti, ecc) che commerciali (prezzi, gestione bollette, riscossione pagamenti, ecc.). Gli utenti finali, insomma, non avevano la possibilità di effettuare alcuna scelta rispetto alla propria fornitura di gas.
Con la liberalizzazione della vendita del gas, si è liberalizzato anche l'acquisto. Dal 2003 tutti siamo clienti idonei e quindi liberi di scegliere il nostro fornitore.
Molti cittadini si sono dimenticati di controllare se, cambiando fornitore, otterrebbero prezzi o servizi migliori.
Ricordiamo che il cambio di fornitore è particolarmente semplice. Infatti non è necessario:
• né cambiare il contatore
• né effettuare interventi tecnici sull'impianto
• né subire interruzioni nella fornitura di gas
Sottoscrivendo il nuovo contratto, viene effettuata una semplice lettura del contatore per chiudere il conteggio del consumo con il vecchio fornitore. Il nuovo fornitore si incarica  di chiudere la posizione precedente, proprio come accade per gli abbonamenti alla telefonia fissa e mobile.
La facilità con la quale si può ricorrere ad un diverso fornitore è dovuta al fatto che comunque, in una certa zona, il distributore rimane lo stesso, avendo vinto l'appalto di concessione per almeno 12 anni. Il distributore  accende o spegne  il flusso di ogni venditore, a seconda delle utenze che essi ottengono, ma il servizio fino al contatore del cliente finale è identico e continuo.
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