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Approfondimenti

3 Luglio 2009

Obama, le rinnovabili e l’efficienza energetica

(Filippo Franchetto)

Pubblichiamo il riassunto di un documento di un team di economisti che –nell’ottica dell’impulso alle rinnovabili e all’efficienza energetica– analizza  in modo congiunto la legge di “stimolo” dell’economia statunitense passata in febbraio e la legge attualmente in discussione al Congresso USA: l’American Clean Energy and Security Act (ACESA).

Il documento riporta alcuni dati tratti dalla bozza discussa in giugno  alla Camera. Si rischia qualche confusione quando si osservano i target di riduzione delle emissioni. Il testo infatti riporta i target complessivi di abbattimento delle emissioni, senza specificare che il meccanismo cap-and-trade previsto da ACESA è una revisione della legge di taglio delle emissioni già approvata nel maggio di quest’anno. E che in un caso il target è più alto di quello precedente. E’ probabile comunque che questi valori verranno ridiscussi in sede di dibattito nel Senato.
 
La differenza è questa:
 
 Anno Target ACESA
Target legge
Cap-and-trade
 2005
(anno base)
  
 2012 -3% -3%
 2020 -20% -17%
 2030 -42% -42%
 2050 -83% -83%
 
Ricordiamo inoltre che il paragone con gli obiettivi Kyoto, tarato sull’anno 1990, si può fare solo inserendo un dato in più: il livello emissioni USA al 2005 è del 12% superiore a quello dell’anno 1990.
 
Quindi gli obiettivi di ACESA, secondo la scala Kyoto, diventano:

Al 2012: –15% (12+3)
Al 2020: –32% (12+20), ecc.
 
 
 
Sintesi del documento
 
The Economic benefits of investing in clean energy
How economic stimulus program and new legislation can boost U.S. economic growth and employment
 
di
Robert Pollin, James Heintz e Heidi Garrett-Peltier, Department on Economics and Political Economy Research Institute (PERI), University of Massachusetts, Amherst
e
Bracken Hendricks and Michael Ettlinger, Project Managers, Center for American Progress 
 
Giugno 2009
 

Introduzione

La conversione verde dell’economia si basa su tre obiettivi profondamente correlati tra loro:

• Aumentare drasticamente l’efficienza energetica
• Abbassare drasticamente il costo della fornitura di energia da fonti rinnovabili
• Imporre dei limiti e stabilire conseguentemente un prezzo all’inquinamento causato dalla combustione di petrolio, carbone e gas naturale

Questo documento esamina l’impatto delle due principali iniziative dell’Amministrazione Obama in materia di energia, rispetto a tre fondamentali parametri economici (posti di lavoro, benefici e crescita economica). Si tratta dell’American Recovery and Reinvestment Act (ARRA), diventato legge in Febbraio, e dell’American Clean Energy and Security Act (ACESA), approvato dal Congresso, quindi con iter non ancora pienamente concluso.

L’ARRA è un programma di spesa di 787 miliardi pensato per contrastare la recessione, che include voci dedicate all’energia pulita come uno strumento tra molti altri per stimolare l’occupazione e la crescita economica. In queste voci sono racchiuse sia disposizioni di spesa federale diretta sia incentivi per gli investitori privati.
 
ACESA invece opererà soprattutto stabilendo regolamenti e incentivi per il business privato, idonei a stimolare gli investimenti in efficienza energetica e nelle rinnovabili, e a scoraggiare la dipendenza dai combustibili fossili.

Le specifiche caratteristiche di ARRA e ACESA si completano a vicenda.

L’analisi mostra che queste due misure insieme possono generare, per i prossimi dieci anni, all’incirca 150 miliardi di dollari l’anno di investimenti verdi negli Stati Uniti. Questi 150 miliardi di dollari, pur includendo finanziamenti governativi, saranno soprattutto investimenti provenienti dal settore privato.

Il piano è in grado di generare un incremento netto di 1,7 milioni di posti di lavoro. L’incremento lordo è invece pari a 2,5 milioni, a cui però si devono sottrarre 800 mila posti di lavoro persi nel settore dei combustibili fossili tradizionali.

Questa espansione nelle opportunità di lavoro potrà continuare per tutto il tempo in cui gli investimenti si manterranno sui 150 miliardi di dollari l’anno.

Questo incremento di posti di lavoro può da solo ridurre di un punto percentuale (dall’attuale 9,4 all’8,4%) il tasso di disoccupazione.
La chiave della ricerca si basa sul fatto che gli investimenti in energia pulita generano circa tre volte più posti di lavoro rispetto all’equivalente investito nel settore fossile.

Dal punto di vista dell’impatto sul PIL, tutti i modelli utilizzati, senza alcuna eccezione,  dimostrano che gli interventi di limitazione alle emissioni di carbonio proposti in ACESA, avranno, nel peggiore dei casi, un impatto assolutamente trascurabile sulla crescita economica di lungo termine.

 
Il programma di stimolo economico e la nuova legislazione sull’energia pulita

In questa sezione si considerano prima ARRA e ACESA separatamente, per poi valutare l’effetto combinato dei due provvedimenti.


ARRA: the American Recovery and Reinvestment Act (ARRA)

La spesa totale federale per l’ambiente messa in campo da ARRA ammonta a circa 100 miliardi di dollari, divisi in nove categorie:

1. energie rinnovabili (25,3 miliardi di dollari)
2. efficienza energetica (24,4 miliardi di dollari)
3. trasporti (23,0 miliardi di dollari)
4. rete elettrica (13,0 miliardi di dollari)
5. decontaminazione nucleare (6,0 miliardi di dollari)
6. cattura e stoccaggio carbonio (3,4 miliardi di dollari)
7. ricerca scientifica di base (1,6 miliardi di dollari)
8. spese amministrative (0,8 miliardi di dollari))
9. altro (3,0 miliardi di dollari)

Da notare che le prime quattro voci sommano da sole 86 dei 100 miliardi complessivi previsti dal programma.


Tipologie di assegnazione dei fondi federali

Le categorie sono:

• spesa pubblica diretta (direct public spending)
• contributi/sussidi (grants)
• incentivi fiscali (tax incentives)
• prestiti garantiti (loan guarantees)
• obbligazioni (bonds)

 
Spesa addizionale da parte di stati, governi locali e business privato

I programmi di spesa pubblica diretta del governo federale ammontano a 27,6 miliardi, sui cento del totale. I rimanenti 73 miliardi sono incentivi destinati agli stati, ai governi locali e ai privati. Quanti ulteriori investimenti si possono ottenere con questi incentivi?
 
La stima è difficile. Abbiamo valutato che i vari contributi/sussidi, prestiti garantiti, incentivi e obbligazioni, potranno stimolare circa 180 miliardi in aggiunta ai 100 miliardi messi in campo dal piano di stimolo. Tuttavia, se il settore privato non risponderà con sufficiente entusiasmo, si potrebbe restare al di sotto dei previsti 280 miliardi. Il maggiore o minore successo dipenderà dallo sviluppo di altre regole e incentivi  per l’energia verde.
 

Ritmo di spesa nei programmi di stimolo economico
 
Circa il 90% della spesa complessiva di 787 miliardi dell’ARRA è prevista tra il 2009 e il 2014. Ma il programma è mirato soprattutto a incoraggiare la partecipazione del settore privato, e ciò significa che il livello di spesa si estenderà su un più lungo arco di tempo. Il Congressional Budget Office ha previsto che il 35% del totale di spesa sarà raggiunto nel 2011, il 90% nel 2014 e il 96% nel 2015 (dati cumulativi).

Se assumiamo che l’intervento congiunto pubblico / privato sia intorno ai 280 miliardi nel periodo esaminato, otteniamo un livello medio di investimenti in energia pulita legati ad ARRA di circa 56 miliardi/anno per cinque anni.
 
 
The American Clean Energy and Security Act (ACESA) del 2009

Le politiche proposte da ACESA giocheranno un ruolo centrale nel rafforzare gli incentivi verdi introdotti dal Programma ARRA.

Il testo attuale di ACESA prevede una serie di standard, regolamenti e restrizioni relativi all’efficienza energetica e alle emissioni di CO2. La bozza è attualmente (18 giugno 2009) in discussione al Congresso e andrà a ulteriori revisioni prima di essere firmata dal presidente. Ma la struttura e i parametri rimarranno invariati.

ACESA è soprattutto una legislazione regolatoria, non una legge finanziaria. Influenzerà l’assegnazione delle risorse private e la direzione del cambiamento tecnologico, e di conseguenza modificherà i modi nei quali l’energia viene prodotta e consumata. Questo avverrà principalmente con l’introduzione di un programma cap-and-trade del carbonio che per la prima volta assegnerà un prezzo alle emissioni di CO2 e successivamente permetterà alle compagnie di scambiare crediti di carbonio tra loro, via via che i limiti di emissione si faranno più stringenti.

Diversamente dal programma di stimolo, in questo caso non vi sono misure di spesa diretta o sussidi per promuovere gli investimenti privati. Tuttavia anche con ACESA l’obbiettivo implicito è quello di incoraggiare nuovi investimenti in energia pulita e scoraggiare la dipendenza da combustibili fossili. Più in particolare, il nuovo programma cap-and-trade limiterà esplicitamente la produzione e il consumo di energia fossile e incoraggerà gli investitori a rispondere alla domanda di mercato fornendo alternative energetiche pulite.

Oltre al cap-and-trade, altri aspetti del disegno di legge sono: incrementare l’efficienza energetica, diversificare le risorse energetiche attraverso lo sviluppo di alternative pulite, ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, modernizzare il sistema di trasmissione e distribuzione dell’energia attraverso l’adozione di tecnologie smart grid. 

Ci saranno inoltre regolamenti su nuovi standard nazionali per la generazione di elettricità da fonti rinnovabili e linee guida che porteranno ad altri, standard e regolamenti attraverso future iniziative normative.

Queste importanti disposizioni aggiuntive di ACESA comprendono:

• un programma di cattura e sequestro della CO2
• uno standard di carburante a basso contenuto di carbonio ( low-carbon fuel )
• nuovi standard per l’efficienza energetica negli edifici
• nuovi standard di efficienza per i veicoli dei motori 
• nuovi standard di efficienza energetica nell’industria

Consideriamo più nel dettaglio due programmi regolatori contenuti in ACESA.

 
Standard per l’energia elettrica da rinnovabili

ACESA si prefigge di ottenere:

• entro il 2012: il 6% da fonti rinnovabili di tutta l’energia elettrica erogata dai fornitori al dettaglio
• entro il 2020: il 15% da fonti rinnovabili

Il disegno di legge comprende una disposizione che consente alle utilities  che superano gli obiettivi, di vendere i propri crediti ad altre compagnie.

Ma quanto investimento aggiuntivo in rinnovabili sarà necessario per raggiungere l’obiettivo del 15% al 2020? Il dipartimento di energia americano (EIA) stima che, al 2020, la fornitura elettrica media della popolazione nazionale statunitense sarà di 4.618 kWh. Se il 15% deve provenire da fonti rinnovabili, queste dovrebbero fornire circa 690 kWh procapite.

Per ottenere questo risultato, stimiamo che il totale installato di capacità di generazione rinnovabile dovrebbe aumentare di circa 53 gigawatt rispetto al livello attuale. Il valore monetario di questo investimento dovrebbe essere approssimativamente di 148 miliardi. Se spalmiamo l’investimento sui prossimi dieci anni, esso ammonterebbe a circa 15 miliardi l’anno.

Ma è anche possibile che si possa superare l’obiettivo del 15% al 2020, se all’intervento di ACESA si sommeranno le sinergie di altri programmi e il cap and trade.

Per raggiungere il 20% di rinnovabili al 2020, la EIA calcola che sarebbero necessari ulteriori 104 gigawatt …il che comporterebbe circa 290 miliardi di dollari di investimenti. Spalmati su dieci anni, sarebbero circa 30 miliardi l’anno.

 
Carbon cap-and-trade system

ACESA contiene uno specifico programma per ridurre i gas serra fino al 2050 attraverso un sistema cap-and-trade.

• 2012: riduzione delle emissioni del 3% rispetto al 2005
• 2020: riduzione delle emissioni del 20% rispetto al 2005
• 2030: riduzione delle emissioni del 42% rispetto al 2005
• 2050: riduzione delle emissioni dell’83% rispetto al 2005

Nuovi costi saranno imposti alle attività che emettono carbonio in atmosfera, mentre le attività che utilizzano energia pulita o migliorano la propria efficienza, potranno godere di notevoli risparmi nelle bollette. Le attività economiche passeranno una significativa porzione di questi costi o risparmi ai consumatori. Il risultato netto sarà che entrambi, attività economiche e consumatori, saranno scoraggiati dall’utilizzare energia ad alto tasso di carbonio; e in modo corrispondente entrambi saranno incoraggiati a promuovere l’efficienza energetica e le risorse pulite.

Quanto il limite alle emissioni di CO2 ridurrà i consumi di combustibile fossile e incoraggerà le rinnovabili e l’efficienza, dipenderà dal livello dei costi addizionali imposti da questa misura. Dipenderà anche da quanto convenienti risulteranno essere le alternative pulite rispetto ai combustibili fossili convenzionali.

Un esempio. Il carbon-cap produrrebbe un aumento del prezzo della benzina di circa il 10%, al 2030 (secondo le stime dell’EPA circa 4,5 $ a gallone anziché 4,15). Stando a molti esempi riportati in studi economici, , quello che gli economisti chiamano “l’elasticità del prezzo della domanda” per la benzina è nel range di -0,3. L’elasticità del prezzo indica quanta domanda viene meno se il prezzo della benzina aumenta del 10%. Una stima di elasticità di -0,3 significa che se il prezzo della benzina aumenta del 10%, la domanda diminuirà del 3%.

Ma l’elasticità del prezzo potrebbe risultare molto diversa se dovessero essere disponibili opzioni per aumentare l’efficienza e acquistare risorse energetiche rinnovabili. Se l’accessibilità al trasporto pubblico viene aumentata e se i biocarburanti diventano disponibili a prezzo competitivo – due risultati possibili grazie ad ARRA ed ACESA - allora possiamo immaginare che l’elasticità del prezzo della benzina tradizionale possa aumentare da - 0,3 a - 0,6.
 
Questo significa che ad un aumento del 10% del prezzo, il consumo di benzina tradizionale calerà del 6% anziché del 3%. Ma non perché i consumatori rinuncino a trasporti troppo cari, ma perché gli investimenti in energia pulita hanno come obiettivo veicoli più efficienti, migliore qualità del trasporto pubblico e bassi costi dei combustibili rinnovabili.
 

Come creare 150 miliardi di dollari l’anno di investimenti verdi


Questa cifra rappresenta circa l’8% del totale degli investimenti privati dell’economia statunitense nel 2007 e circa l’1,1% del PIL americano dello stesso anno.

Una caratteristica fondamentale del nostro approccio è che includiamo nella stima dei 150 miliardi solo gli investimenti che possono aumentare significativamente le opportunità di occupazione nell’economia degli USA. Infatti, molti investimenti in efficienza energetica non genereranno un grande aumento dell’occupazione, ad esempio la costruzione di automobili ed elettrodomestici efficienti, così come la realizzazione di nuovi edifici più efficienti rispetto allo stock esistente.

 
Investimenti pubblici e privati sovvenzionati

I 56 miliardi di dollari previsti dall’ARRA saranno solo una parte dei capitali in gioco, poiché una porzione significativa verrà da settori privati non sovvenzionati.


Espandere il settore privato non sovvenzionato per investimenti verdi

Gli investimenti non sovvenzionati si espanderanno via via che il mercato sovvenzionato, metterà in moto settori di business e profitto e via via che le tecnologie si perfezioneranno.

 
Il potenziale di mercato e la creazione di nuovi posti di lavoro


Efficienza energetica

Sviluppare l’efficienza energetica attraverso interventi di ristruttuazione degli edifici, miglioramenti nel trasporto pubblico, nei treni merci e nei sistemi di trasmissione elettrica smart grid, attaverso tecnologie già note. Il ritorno economico degli investimenti è piuttosto certo e rapido.


Interventi di ristrutturazione degli edifici

Una casa familiare tipica degli Stati Uniti richiede un piccolo investimento di 2.500 dollari in efficienza energetica per produrre risparmi annui del 30%. L’intervento riguarderebbe la coibentazione e l’isolamento di tetti e soffitte. Con altri 2.500 dollari, ulteriori risparmi di energia si possono ottenere sostituendo le finestre e installando elettrodomestici efficienti.

Le barriere economiche a questi investimenti cadranno attraverso:

• specifici programmi di spesa del governo che finanziano gli interventi
• regolamenti edilizi che prevedono standard più elevati di efficienza degli edifici
• un più generale quadro regolatorio che aumenta il costo di utilizzo dei combustibili fossili convenzionali. Banche, compagnie energetiche e diversi tipi di associazioni non profit si organizzeranno via via per fornire in anticipo il finanziamento per questi progetti.

Ci sono circa 110 milioni di unità abitative negli USA, di cui 80 milioni di villette unifamiliari. Assumendo un investimento medio di 4.000 dollari per edificio, si ha un mercato potenziale complessivo di 400 miliardi. A questo dovremmo aggiungere un mercato analogo per edifici non residenziali (scuole, ospedali, uffici, ecc). Per questi edifici, si stima un costo di interventi  di 358 miliardi. In breve, il mercato potenziale per interventi di ristrutturazione solo negli USA è nell’ordine di 800 miliardi di dollari.

 
Smart Grid  

I progetti di investimenti nelle infrastrutture di distribuzione e trasmissione elettrica richiederanno 44 miliardi di dollari l’anno per rispondere alla crescente domanda di elettricità nel periodo tra il 2010 e il 2030.

Aumentando l’utilizzo di nuove fonti energetiche, infatti, aumenterà proporzionalmente la domanda di investimenti nelle linee di trasmissione.

E’ ragionevole ritenere che circa la metà – più precisamente 20 miliardi sui 44 annui - rappresenteranno investimenti e miglioramenti dell’efficienza energetica necessari a supportare la crescita della generazione di energia rinnovabile.


Trasporto pubblico

I fondi verranno interamente dal settore pubblico. ARRA ha assegnato 23 miliardi per tutti gli investimenti nei trasporti (autostrade e altri progetti stradali in aggiunta al trasporto pubblico).


Cogenerazione

Gli investimenti saranno incoraggiati attraverso regolamenti che pongono limiti alle emissioni di carbonio e conseguentemente aumentano i prezzi dei combustibili fossili. Si attende una crescita del 40%, tra il 2007 e il 2030 degli investimenti nel settore della cogenerazione, che comporterà circa 5 miliardi di investimenti l’anno.

 
Energie rinnovabili

Gli investimenti in rinnovabili punteranno su tecnologie avanzate in modo da renderle economicamente competitive con i combustibili fossili, e sull’integrazione di queste tecnologie all’interno del processo di rinnovamento dell’economia americana.


Energie rinnovabili in rete di distribuzione (on grid)

Come già specificato:

• 15 miliardi/anno per raggiungere il 15% entro il 2020
• 30 miliardi/anno per raggiungere il 20% entro il 2020

Questo obbiettivo sarà a carico dei venditori di energia elettrica agli utenti residenziali, commerciali e industriali attraverso il sistema di distribuzione nazionale, cioè “la rete”.


Energie rinnovabili per autoconsumo (off grid)

E’ ipotizzabile una analoga crescita degli investimenti in rinnovabili anche da parte degli utilizzatori finali di energia elettrica. E cioè famiglie e attività commerciali che generano energia elettrica al di fuori della rete per il proprio uso, utilizzando risorse solari, eoliche, geotermiche e biomasse.
 
Il dipartimento di energia prevede che queste forme di generazione dell’energia elettrica cresceranno tra il 2007 e il 2030 ad un tasso annuale del 6,5%. Questo porterà approssimativamente 56 miliardi di investimenti nei prossimi 20 anni, pari a circa 3 miliardi l’anno.

 
Energie rinnovabili non elettriche 

Si tratta di pompe di calore geotermiche, sistemi solari termici e anche stufe a legna. Gli investimenti da parte di famiglie e attività commerciali saranno simili a quelli per le rinnovabili elettriche, per un totale di circa 3 miliardi l’anno.


Carburanti alternativi per i motori dei veicoli

Al 2020, si stima che il mercato dell’etanolo sarà di circa 20 miliardi di galloni l’anno. Per produrre 1/3 di questa quantità con etanolo da cellulosa, saranno necessari investimenti di 50 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni, pari a circa 5 miliardi di dollari l’anno.

 
La creazione di posti di lavoro attraverso gli investimenti in energia pulita

La spesa diretta in un programma di investimenti in energia pulita avrà maggiore impatto sull’occupazione rispetto alla spesa in altri settori, compresa l’industria petrolifera in tutte le fasi di produzione (raffinamento, trasporto e commercializzazione).

Gli investimenti in energia pulita creeranno negli Stati Uniti questa maggiore occupazione grazie a tre tipi di effetti:

• effetti diretti: posti di lavoro creati dagli interventi di ristrutturazione degli edifici, e di costruzione di turbine eoliche e altre tecnologie

• effetti indiretti: posti di lavoro legati all’indotto del settore edile e di costruzione di turbine eoliche e altre tecnologie, come il legname, l’acciaio e i trasporti

• effetti indotti: espansione dell’economia grazie alle persone che spendono i soldi guadagnati (grazie a questo settore), in altri prodotti
 
Spendere 1 milione di dollari in efficienza energetica e fonti rinnovabili produce molti più posti di lavoro rispetto alla stessa cifra spesa in combustibili fossili o in energia nucleare. E in particolare:

efficienza energetica: investire in ristrutturazioni e trasporti di massa crea 2,5 volte più posti di lavoro rispetto ai settori del petrolio e del gas

rinnovabili: 2,5-3 volte di più rispetto ai settori del petrolio e del gas
 
Ma perché una combinazione di investimenti verdi crea un numero di posti di lavoro tre volte superiore a quello creato dall’industria dei combustibili fossili?
 
Agiscono tre fattori:

L’intensità del lavoro (labor intensity). Il programma verde utilizza molta parte delle proprie risorse nell’assunzione di personale, e relativamente meno nell’acquisto di macchinari, componenti, terreno e di stessa energia.

Il contenuto economico nazionale (domestic content). Il programma di investimenti verdi fa leva più su attività economiche all’interno degli USA –come la ristrutturazioni degli edifici o il miglioramento della rete elettrica- e meno sulle importazioni riguardanti i settori dei combustibili fossili convenzionali.

Il livello di retribuzione (Pay levels). Gli investimenti verdi producono più posti di lavoro a tutti i livelli di retribuzione  rispetto all’industria fossile. 

 
Tipi di lavoro generati dagli investimenti verdi

Tra i nuovi posti di lavoro creati, alcuni saranno in aree specializzate come l’installazione di pannelli solari e la ricerca di nuovi materiali da costruzione. Ma la gran maggioranza sarà negli stessi settori nei quali le persone lavorano già oggi, in ogni regione e stato del paese.

La realizzazione di centrali eoliche, ad esempio, crea posti di lavoro per metalmeccanici, macchinisti e camionisti. Il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici richiede manovalanza edile e ispettori del lavoro. Lo sviluppo del trasporto pubblico richiede ingegneri civili, elettricisti e altri tecnici .

Inoltre, si mettono in moto tutta una serie di servizi e attività di supporto, tra cui: contabili, avvocati, impiegati, manager delle risorse umane, bancari e personale addetto alle vendite.

 
Effetti sull’occupazione dei 150 miliardi in investimenti verdi 

Un livello di investimento annuale di 150 miliardi di dollari potrebbe generare un totale di circa 2,5 milioni di posti di lavoro. Spendendo la stessa cifra nell’industria fossile si produrrebbero circa 800mila posti di lavoro. Questa è una differenza di circa 1,7 milioni di posti di lavoro.

 
Più posti di lavoro grazie a bassa produttività, protezionismo e bassi salari?

Il principale argomento dei critici si basa sulla produttività del lavoro, cioè la ricchezza prodotta (output) per lavoratore. Si sostiene che il maggior numero di occupati (17 contro 5 per ogni milione investito) nel settore delle energie pulite, riduce la produttività media del settore energetico.

Questa prospettiva ignora due considerazioni cruciali.

Primo. Gli investimenti verdi offrono opportunità a lavoratori che ora sono disoccupati. Questo aumenta il livello di produttività di milioni di lavoratori: da zero a un numero positivo. Analogamente, gli investimenti verdi creano nuove opportunità per i lavoratori sottoccupati, aumentando comunque la loro produttività.

Secondo. Data la crisi climatica globale, dobbiamo incominciare ad incorporare gli effetti ambientali nelle misurazioni della produzione e della produttività. L’investimento in combustibili fossili crea una produzione positiva in termini di energia elettrica. Ma crea anche una produzione negativa in termini  di inquinamento ed emissioni di gas serra.

Per quanto riguarda il profilo degli impieghi -in termini di titoli di studio richiesti e di retribuzione media oraria- gli investimenti verd sono divisi in tre categorie:

• Lavori ad alto livello (Laurea di Università A e B) e con una retribuzione media di 24,50 $/ora
• Lavori a medio livello (College non A e B) e con una retribuzione media di 14,60 $/ora
• Lavori a basso livello (Diploma scuole superiori ) e con una paga media di 12,00 $/ora

 
Benefici di una maggiore occupazione

Questa espansione di opportunità lavorative, produrrà un incremento occupazionale netto per tutta l’economia. La diminuzione del tasso di disoccupazione dovrebbe stimolare retribuzioni crescenti per tutta l’economia, che a sua volta dovrebbe espandere ulteriormente il mercato della domanda. Attraverso questa combinazione di canali che conducono ad una minore disoccupazione, gli investimenti verdi daranno il proprio contributo ad un più alto tasso complessivo di crescita economica.


Investimenti verdi e deficit commerciale  

Lo scarto tra importazioni e esportazioni ora ammonta a circa il 6% del PIL statunitense. Questo deficit commerciale viene finanziato da stranieri che accumulano patrimoni finanziari quotati in dollari. Questo è uno dei principali fattori che contribuiscono all’instabilità dei mercati finanziari americani e globali.

Al 2007, l’anno precedente la crisi finanziaria e la recessione, le importazioni di petrolio sono state di circa 300 miliardi di dollari, corrispondente a circa la metà della spesa americana complessiva per combustibili fossili. Questa spesa per il petrolio ha costituito il 36% del totale del deficit commerciale USA di 819 miliardi di dollari.

Ridurre il deficit commerciale USA attraverso il taglio delle importazioni di petrolio significa che una maggiore parte di spesa da parte di famiglie, attività economiche e governi americani sarà destinata all’economia interna americana. Questo promuove un maggiore crescita del PIL. Inoltre, la riduzione del deficit commerciale contribuirà ad una maggiore stabilità del valore del dollaro sui mercati internazionali, e di conseguenza faciliterà la gestione della politica monetaria americana.

 
Incorporare gli effetti del cambiamento tecnologico  

E’ impossibile sapere quanto velocemente i prezzi (ad esempio di energia da biomassa, energia eolica e solare) diminuiranno nel tempo grazie al miglioramento tecnologico. Ma se gli USA aumentano il proprio impegno nell’avanzamento tecnologico attraverso le misure contenute in ARRA e ACESA, in seguito le opportunità si moltiplicheranno e i prezzi delle rinnovabili potranno diminuire più velocemente di quanto prevedono i modelli.


Benefici di minori emissioni di CO2 

Il principale obiettivo dei modelli previsionali è quello di stimare i costi futuri della politica dei limiti alle emissioni di CO2. Ma i modelli non tentano nemmeno di stimare i potenziali benefici economici che possono derivarne. Infatti è difficile quantificare i benefici economici della messa in sicurezza contro i cambiamenti climatici, anche se sappiamo che tali benefici sono potenzialmente enormi.

Molti fattori ambientali “cattivi” –come l’innalzamento del livello dei mari e la distruzione degli habitat naturali-  non vengono inclusi nelle tradizionali statistiche sul PIL. Ma molti di questi effetti negativi sono di fatto incorporati nel PIL.

La più importante considerazione è oggi quella di riconoscere i costi sociali complessivi, e i reali pericoli di una crisi ambientale irreversibile che potrebbe derivare da emissioni di CO2 senza controllo.
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