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Approfondimenti

19 Luglio 2012

Il settore del minieolico in Italia

(Carlo Buonfrate - per gentile concessione di AGI Energia)

Il settore mondiale del minieolico sta vivendo, in questi ultimi anni, una intensa fase di crescita, stimolata dalle politiche di incentivazioni e di detassazione adottate da alcuni paesi, orientati, anche attraverso il vento, ad affermare un modello energetico basato sulla generazione distribuita, alternativo a quello tradizionale. Una recente stima dello SWWR 2012, dimensiona il mercato mondiale del minieolico nel 2010 in 656.000 unità e 440 MW installati, con Stati Uniti e Cina principali mercati, davanti a UK, Canada e Italia, 330 produttori in 40 paesi e previsioni di 3,8 GW di installato nel 2020.

In Italia il minieolico, nonostante l’introduzione della tariffa omnicomprensiva nel 2008, ha stentato nel primo biennio a decollare, a causa sia della carenza delle reti nelle aree ventose del Mezzogiorno, sia della complessità dell’iter autorizzativo, anche sotto i 60 KW, sia della mancanza di standard costruttivi adeguati, che fin’ora hanno condizionato la percezione di affidabilità delle turbine di piccola taglia. La domanda di impianti minieolici in Italia è ancora oggi rappresentata in gran parte dal settore agricolo che, in un periodo di grande crisi della produzione agricola, vede nella produzione elettrica da questa fonte una buona opportunità di integrazione del reddito agricolo. E’ pur vero che,  negli ultimi tempi, si sono viste sul mercato operazioni promosse da piccoli e medi investitori, alla ricerca di alternative al classico investimento nel fotovoltaico.

Nonostante i tanti problemi che ancora oggi condizionano la diffusione di questo segmento, anche il Italia il minieolico ha cominciato a crescere a partire dal 2011. Ne sono una chiara testimonianza i dati del Wind Energy Report, studio del settore eolico presentato qualche giorno fa dai ricercatori del Politecnico di Milano,  che ha evidenziato il forte sviluppo del minieolico in Italia, con oltre 13 MW e 300 impianti installati a fine 2011, di cui 9,1 MW nel solo 2011, e una previsione di potenza installata di ulteriori 10 MW nell’anno in corso.

Fino ad ora le regioni del Sud Italia, caratterizzate da elevate ventosità, hanno registrato la più forte diffusione del minieolico, con circa il 70% dell’intero installato nazionale. A fine 2011 la Puglia, regione leader nel minieolico, ha rappresentato più di un terzo dell’intera potenza installata, seguita dalla Campania con circa un quarto e dalla Basilicata con il 14% di installato.

Guardando  al 2013, le prospettive di crescita del minieolico si fanno più incerte a causa dell’introduzione del nuovo regime introdotto dal recente Decreto Rinnovabili che, nel prossimo triennio, contingenta a 60 MW/anno la potenza a disposizione degli impianti tra 60 KW e 5 MW. Nell’ambito di questo range di potenza, gli impianti saranno sottoposti al meccanismo dell’iscrizione a registro, procedura mutuata dal fotovoltaico, che, oltre a introdurre un’ulteriore complessità burocratica sul piano autorizzativo, creerà maggiore incertezza nelle tempistiche di realizzazione degli investimenti, ed ulteriori difficoltà di accesso al credito. Per quanto riguarda gli incentivi, con il nuovo decreto, le nuove tariffe omnicomprensive, per quanto lievemente diminuite rispetto agli attuali 300 €/MWh a 291 €/MWh, per impianti fino a 20 KW e a 268 €/MWh, per impianti fino a 200 KW, sono state allungate da 15 a 20 anni. Con questi valori il ritorno dell’investimento torna ad allinearsi a quello che si ottiene con le attuali tariffe valide fino al 2012. Parliamo di un IRR di progetto che va a posizionarsi intorno al  6-7%, nell’ipotesi di ventosità media tipica del nostro Paese, e su valori superiori al 10% per i siti più ventosi.

Nonostante quindi l’alto potenziale del minieolico in Italia,  stimato in 1 GW di installazioni nel lungo termine,  il mercato registra ancora dimensioni contenute, con una filiera industriale, parcellizzata e priva di operatori di grandi dimensioni. Le imprese attualmente presenti sul mercato italiano sono oltre 150, con una media di 10/15 addetti, impiegati sia nelle attività di progettazione e installazione, che nelle attività di produzione degli aero- generatori e dei componenti. Ad oggi queste imprese, in gran parte nate negli anni 2000,  si caratterizzano per la buona capacità tecnologia e una spiccata propensione all’esportazione.

Una grande criticità presente nel settore del minieolico in Italia è lo scarso interesse delle banche a sostenere finanziariamente i progetti minieolici. Buona parte degli impianti allacciati fino ad oggi, sono stati finanziati dai mezzi propri dell’investitore o, nei casi di intervento delle banche, con il supporto di garanzie personali o reali. In questi ultimi tempi, poi, la persistente crisi finanziaria ha ulteriormente accentuato le difficoltà di accesso al credito dei progetti, anche per la scarsa diffusione tra i costruttori di valide certificazioni delle turbine e di adeguati schemi dei contratti di fornitura. Le sfide che i costruttori italiani di turbine di piccola taglia dovranno affrontare nei prossimi anni, per evitare che anche questo segmento venga dominato dai costruttori cinesi, consistono nel migliorare le tecnologie e le prestazioni delle macchine a costi significativamente  più bassi Serviranno sistemi di produzione meno artigianali, basati su componentistica standardizzata, con servizi di O&M più sofisticati.

Il settore del minieolico in Italia è rappresentato dal CPEM, associazione che riunisce una trentina di costruttori di macchine e componentisti, ma anche produttori di energia da fonte eolica. L’associazione, oltre ad aver contribuito al miglioramento del nuovo decreto, sta lavorando per portare a maturazione questo settore. Fra le diverse iniziative in corso, l’associazione sta sviluppando, insieme alle principali banche nazionali e società di certificazione, nuove regole di approccio alla finanziabilità dei progetti, sia sul piano tecnico che su quello della contrattualistica di fornitura e dei servizi di manutenzione. Altri temi centrali per il CPEM sono la parificazione al fotovoltaico del trattamento fiscale degli introiti da vendita di energia delle aziende agricole e la semplificazione delle autorizzazioni e dell’allacciamento alla rete.

* Ing. Carlo Buonfrate, Presidente CPEM - Consorzio Produttori Energia Minieolico

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