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Approfondimenti

4 Ottobre 2013

Fondi europei ed energia: un’opportunità per l’Italia?

(Fausto Braglia - Esperto in finanza e management d'impresa)

Il ruolo dell’Agenzia per la Coesione territoriale nell’utilizzo dei fondi europei per l’attuazione di programmi di politica industriale nazionale e locale.

Nel quadro del decreto legge sulla Pubblica Amministrazione, tra i recenti provvedimenti, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia, ha approvato l’istituzione dell’Agenzia per la Coesione territoriale.

In particolare, il Ministro Trigilia ha specificato che:

“….il Decreto legge prevede anche l’assunzione al massimo di 120 funzionari, ai quali è attribuito il compito di rafforzare la capacità dei singoli Ministeri di utilizzare i Fondi europei. Tale personale, che verrà retribuito utilizzando le risorse finanziarie destinate all’assistenza tecnica previste nei programmi operativi dei Fondi e che quindi non peserà sul bilancio dello Stato, sarà distribuito fra le strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dei Ministeri e dell’Agenzia preposte a funzioni di coordinamento, gestione, monitoraggio e controllo degli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali europei anche per il periodo 2014 – 2020.”

Il Ministro ha tenuto poi a confermare che:

I nuovi assunti verranno selezionati dalla Scuola Nazionale di Amministrazione fra soggetti con adeguata qualificazione e non potranno essere assegnati ad attività diverse da quelle direttamente riferibili all’impiego dei Fondi strutturali europei”. Per maggiori informazioni, vedi riferimenti.

In attesa di ulteriori informazioni di carattere operativo, in particolare per quanto attiene il funzionamento dell’Agenzia e il coordinamento delle azioni di programma con le singole Regioni, è interessante valutare alcuni aspetti progettuali strategici per le finalità che l’Agenzia si propone.

Fondi europei e programmi di sviluppo

I fondi europei sono elargiti a “fondo perduto” o attraverso diverse tipologie di finanziamento a condizioni agevolate. Il fine è sempre quello: dare attuazione, a partire dal primo livello di progettazione, alle strategie europee concordate dagli organi politici e amministrativi europei e nazionali.

Tra i programmi di sviluppo, sono di particolare interesse per l’Italia:

1. programmi dedicati all’energia, come lo sviluppo di fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, a livello civile e industriale;

2. programmi di carattere industriale, come l’innovazione di prodotto e di processo e l’internazionalizzazione rivolti in particolare alle piccole e medie imprese;

3. programmi che favoriscono lo sviluppo di infrastrutture, come il “Trans-European Networks (TEN) Transportand Energy” o come il “Competitiveness and Innovation Programme on broadband” (CIP sulla banda larga).

Si tratta, infatti, di programmi con effetti di carattere micro-economico (piccole-medie imprese o produzione a livello locale di energie rinnovabili), e di carattere macro, ossia di livello nazionale (energia, infrastrutture, banda larga).
Entrambi, a ben vedere, presentano una caratteristica comune: sono parte di una politica industriale che si pone l’ambizioso obiettivo di rendere l’economia più innovativa, più efficiente e più competitiva a livello internazionale, promuovendo quindi la crescita del Paese.

Il ruolo dell’Agenzia per la Coesione territoriale

Per certi versi, l’Agenzia istituita dal Ministro Trigilia ricorda la “Work Progress Administration”, un’agenzia governativa dedicata espressamente alla realizzazione di importanti opere pubbliche che, nel corso della crisi degli anni Venti, l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, incluse tra le numerose e importanti riforme che attuò per far ripartire il motore economico e industriale del Paese.
Questa Agenzia, nei suoi anni di attività, tra il 1935 e il 1943, promosse investimenti nel paese per circa 11,4 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro), creò circa 8 milioni di posti di lavoro e, a partire dal 1940, si occupò della preparazione e riconversione professionale di milioni di disoccupati (“vocational and educational training”), oggi più che mai invocata in Europa.

L’Agenzia istituita dal Ministro Trigilia dovrà supportare le Regioni nella gestione di programmi di investimento volti a catturare  circa 30 miliardi di euro dall’Europa. A tale cifra, infatti, ammontano i fondi stanziati dall’Europa a nostro favore per il periodo 2014-2020, un settennato che, nonostante la distanza temporale tra i due periodi, potrebbe ricalcare l’esempio positivo dell’Amministrazione americana degli anni Venti.

È da precisare che per fondi UE si intendeno i fondi di origine strettamente comuntaria. Per giungere a un totale di circa 56 miliardi di fondi, il Ministero per la Coesione Territoriale sta sviluppando studi per definire il co-finanziamento italiano, probabilmente pari al 50%, ovvero ulteriori 28 miliardi apportati direttamente dall'Italia. In quest'ultimo caso, si tratta tuttavia di fondi aggiuntivi che incideranno come spesa sul bilancio dello Stato Italiano.

Si tratta, infatti, di una cifra che senz’altro potrebbe far ripartire la macchina degli investimenti, oggi inceppata a causa della crisi e della conseguente stretta del credito bancario, che non favorisce affatto lo sviluppo di nuovi progetti.

In Italia circa 90.000 imprese hanno un fatturato che varia tra i 2 e i 10 milioni di euro, altre 22.000 aziende si attestano tra i 10 e i 50 milioni e solo poche migliaia presentano ricavi superiori. Secondo i dati di Standard & Poor’s, infatti, le imprese italiane reperiscono il 92% dei finanziamenti dalle banche e solo l'8% sul mercato obbligazionario. Per maggiori informazioni, vedi Riferimenti.

Una proposta per utilizzare al meglio i fondi

Al fine di promuovere un buon utilizzo dei fondi, il Ministro per la Coesione Territoriale ha annunciato che l’Agenzia si avvarrà di personale altamente specializzato: circa 200 funzionari del Dipartimento Sviluppo e Coesione verranno affiancati da 120 nuovi assunti che opereranno presso i vari ministeri con compiti di monitoraggio e assistenza.
L’incertezza della politica, la frammentazione dei poteri legislativi e decisionali evidenziano, tuttavia, una forte contraddizione con le indicazioni che regolano la “snellezza” dei progetti europei, per i quali, invece, sono sufficienti pochi veri esperti con competenze tecniche specifiche per riavviare la macchina degli investimenti, e dei fondi necessari alla loro realizzazione, a costi accessibili.

Si tratta di figure professionali certamente diverse a seconda dei progetti, ma le cui competenze professionali si possono sommariamente suddividere in 3 tipologie:

1. Tecnici, esperti del settore di riferimento, quali ad esempio ingegneri edili, energetici o informatici;
2. Commercialisti ed esperti di finanza, per la valutazione economica e finanziaria dei piani di investimento pre-opera, la funzione di controllo e rendicontazione continua e la valutazione finale;
3. Avvocati ed esperti di regolamentazione pubblica, privata, amministrativa, per la redazione dei contratti, dei bandi, la funzione di controllo, la mediazione e la risoluzione in caso di dispute.

Figure altamente specializzate in grado di supportare non solo la Pubblica Amministrazione regionale e locale, ma anche le imprese deputate alla realizzazione delle opere, ponendosi come strumenti fondamentali per l’applicazione e la diffusione del know-how necessario al buon esito dei progetti e alla crescita o riconversione del personale coinvolto.
Non da ultimo occorre evidenziare che percorsi di collaborazione efficacemente regolamentata tra il livello nazionale e i livelli regionali potrebbero facilitare l’attuazione di progetti in linea con le direttive europee, ossia di dimensioni e impatto socio-economico rilevante per la crescita del Paese.

Se l’Agenzia per la Coesione territoriale si avvarrà di personale interno alla Pubblica Amministrazione altamente qualificato e competente nel settore di riferimento, sarà certamente in grado di collaborare con le Regioni per dare attuazione agli indirizzi nazionali ed europei, accompagnando anche le Regioni con maggiori difficoltà ad usufruire delle molteplici opportunità di investimento offerte dagli attuali fondi europei.
Tuttavia, il numero di assunzioni nella Pubblica Amministrazione proposte per l’Agenzia – 120 esperti – appare in distonia con le difficoltà dettate dagli attuali tempi di crisi.
E’ auspicabile, pertanto, che il respiro europeo di tale provvedimento sia mantenuto anche nell’osservanza dei criteri indicati dall’Unione Europea che sottopongono a concreta valutazione dei risultati ogni azione concordata. Questa metodologia, oltre a favorire e a diffondere best practice nella Pubblica Amministrazione e tra le imprese, sarà efficace per l’Italia che potrà dimostrare di saper utilizzare al meglio i 30 miliardi di euro stanziati dall’Europa per il periodo 2014-2020 e tenere alta la reputazione del nostro Paese.

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