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Approfondimenti

22 Novembre 2013

Il regolatore legislatore: la vicenda dello Scambio sul Posto

(Tommaso Barbetti*)

Come la partita generazione centralizzata vs generazione distribuita viene giocata anche sul fronte dello Scambio sul Posto.

La più agevole strada della grid parity

Due sono le strade che i grandi player delle rinnovabili e, in particolare, del fotovoltaico si trovano davanti dopo la fine degli incentivi: la prima è proseguire sui binari del passato, fatto per lo più di impianti “large scale”, con un focus sulla cessione di energia elettrica alla rete; la seconda è ristrutturare il proprio modello di business, concentrandosi su taglie più contenute e soprattutto cercando interazioni sempre maggiori con l’autoconsumo, spostando così la propria attività da “oltre il contatore” a “prima del contatore”.
Non ci sono dubbi che, almeno in prima analisi, la seconda strada (quella che definiamo “grid parity”) sembri più agevole rispetto alla prima (la “market parity”), penalizzata da prezzi di vendita dell’energia all’ingrosso (i prezzi zonali orari) che, anche in prospettiva, non sembrano attrarre eccessivamente gli investitori e remunerare a sufficienza un settore forse abituato a pasti troppo lauti.
In effetti, spostare la produzione di energia fotovoltaica “prima del contatore”, creando così una forte interazione con un consumatore di energia immediatamente adiacente (spesso lo stesso soggetto titolare dell’impianto), consente di generare, nei momenti in cui i consumi sono soddisfatti dall’impianto fotovoltaico, un mancato costo di acquisto dell’energia.
Se poche righe fa scrivevamo che il prezzo di vendita dell’energia all’ingrosso ha raggiunto livelli di prezzo così bassi da risultare inimmaginabili solo pochi anni fa, altrettanto non si può dire dei prezzi di acquisto dell’energia al dettaglio (composto principalmente dal prezzo all’ingrosso, dai costi per l’uso delle reti, dagli oneri di sistema – tra cui gran peso hanno gli incentivi alle rinnovabili - e, ça va sans dire, dalle imposte), il cui livello è mediamente di circa 3 volte superiore rispetto al prezzo all’ingrosso e, anche in termini prospettici, non dà segnali di discesa.
Appare dunque chiaro che si viene a creare un forte incentivo implicito a posizionare i propri impianti prima del contatore, generando così per il consumatore un mancato costo di acquisto della energia che, per via del mancato pagamento degli oneri di sistema e di rete, va a formare una remunerazione nettamente superiore a quello del mercato all’ingrosso. Tale interazione non è ovviamente sfuggita all’Autorità, la quale, temendo una progressiva “fuga dai contatori”, generata dalla presenza del citato incentivo implicito (e dunque una progressiva concentrazione degli oneri su una fetta di consumatori sempre più piccola e svantaggiata), sta cercando di ostacolare tale processo.

Il pressing dell’Autorità contro gli autoconsumi

Già nei mesi scorsi hanno fatto molto discutere le richieste dell’Autorità al Governo sull’eliminazione di una parte delle esenzioni tariffarie per gli autoconsumi, riferite in particolare agli oneri di sistema. 

E alcuni operatori termoelettrici – Enel in primis, stando al contenuto dell’audizione al Senato della settimana scorsa del suo AD Fulvio Conti – chiedono anche l’eliminazione dell’esenzione sugli oneri di rete.
Circostanza questa che diminuirebbe (e, se fosse assecondata la linea di Conti, eliminerebbe) notevolmente la convenienza di piazzare il proprio impianto dietro il contatore.
l pressing dell’Autorità contro gli autoconsumi si è intensificato nelle ultime settimane con la pubblicazione di un documento di consultazione sulla revisione delle regole di funzionamento dello Scambio sul Posto.

Come noto, lo Scambio sul Posto è un meccanismo, riservato a impianti a fonti rinnovabili o cogenerativi ad altro rendimento di potenza inferiore a 200 kW, che consente di massimizzare i benefici derivanti dall’autoconsumo. Semplificando i complessi algoritmi che sono alla sua base, si può dire che lo Scambio sul Posto consente di godere dell’esenzione sugli oneri tariffari non solo sull’energia prodotta e istantaneamente consumata, ma anche su quella che viene prodotta in un momento differente rispetto al consumo: tale energia viene infatti virtualmente stoccata in rete per essere poi essere riacquistata dall’utente, nel momento in cui si verificano effettivamente i consumi, senza che su di essa gravino gli oneri di rete e di sistema, visto che il GSE provvede a rimborsare a fine anno gli oneri gravanti sul quantitativo di energia virtualmente stoccata in rete e successivamente consumata (“energia scambiata”).

L’Autorità, mediante la Delibera 270/2012 ha posto un limite massimo al valore unitario degli oneri di sistema rimborsabili per l’energia scambiata in ciascuna fattispecie di impianto. Nel 2013 tale limite è, ad esempio per gli impianti fotovoltaici di taglia tra 20 e 200 KW, pari a 76 €/MWh: come a dire che gli oneri di sistema verranno restituiti fintanto che non supereranno tale limite. Un limite che, dunque, per l’anno 2013 è sostanzialmente virtuale, dal momento che il valore unitario degli oneri di sistema si assesta mediamente su un livello più basso.

Le modifiche al limite massimo

Tuttavia, con il DCO 488/2013, pubblicato il 31 ottobre scorso, l’Autorità propone ancora una serie di modifiche al limite massimo degli oneri di sistema rimborsabili: con riferimento al fotovoltaico già incentivato, se per gli impianti di potenza inferiore a 20 kW non viene posto nessun limite, per gli impianti di potenza tra 20 e 200 kW il limite viene posto pari a zero. Per gli impianti non incentivati, il limite viene invece mantenuto ad un livello sufficientemente elevato da renderlo di fatto un limite virtuale.
Gli effetti sono del tutto evidenti: mediante il DCO, l’Autorità propone di eliminare il beneficio dell’esenzione dagli oneri di sistema (circa il 19% del costo della bolletta), previsto per legge, dagli impianti fotovoltaici di taglia media già incentivati, salvando invece quelli incentivati di piccola taglia e tutti quelli non incentivati.

Regolatore o Legislatore?

Appare sterile, almeno in questa sede, discutere sulla bontà di questa misura, che colpirebbe sì impianti già incentivati, ma in autoconsumo, andando a ridurne la redditività degli investimenti (dallo 0,5% all’1,5% di IRR in meno a seconda degli assetti di impianto, dove l’effetto di riduzione sarà più o meno pesante a seconda della generosità del Conto energia cui si ha accesso).
Del resto una mossa sulla riduzione dei benefici connessa allo Scambio sul Posto per impianti incentivati era certamente attesa, essendo esplicitata addirittura all’interno della Strategia Energetica Nazionale. Probabilmente, però, ci si attendeva che la modifica avvenisse, in modo esplicito, per via legislativa e non per mano del Regolatore, mediante una modifica ad un aspetto tecnico, per quanto cruciale.
Come però dimostra anche la vicenda sui SEU, la tendenza dell’Autorità a sostituirsi al legislatore sta diventando piuttosto comune: siamo di fronte a un “new normal”?



*Tommaso Barbetti, partner di eLeMeNS (www.lmns.it), società di consulenza indipendente operante nel settore energia, per la realizzazione di analisi specialistiche, osservatori, studi e scenari.

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