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Comunicare l'energia

10 Maggio 2011

Una via d’uscita dal nucleare

(Gunter Pauli)

Gli impianti nucleari operativi sono 442 distribuiti in 30 paesi e generano 375 GW di energia. Altre 16 nazioni hanno in cantiere ulteriori 65 centrali nucleari per altri 63 GW di energia. La Cina sta costruendo 27 nuovi impianti, la Russia 11. Gli Stati Uniti contano il maggior numero di generatori di energia nucleare (104), ben più di Francia (58) e Giappone (48, considerando la chiusura di Fukushima ). Circa 212 centrali superano i 30 anni di attività, e siccome non vi è certezza assoluta di quanto a lungo le centrali nucleari possano funzionare in sicurezza, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ordinato che tutti gli impianti di oltre 30 anni vengano chiusi a tempo indeterminato. Nel 2010 nell'Unione europea erano in funzione 143 impianti, meno rispetto al picco di 177 nel 1989.

Il relativo declino del nucleare era stato sancito ben prima del disastro di Fukushima. Lituania e Italia avevano già deciso di uscire dal nucleare (salvo in Italia aver visto il rilancio del programma nucleare da parte di Berlusconi, ndr), mentre la Finlandia si lamenta che il reattore da 1,6 GW in costruzione (la prima unità EPR nel mondo, a Olkiluoto, ndr) con la francese AREVA e la tedesca Siemens è 5 anni di ritardo e ha superato del 70% i costi preventivati. Soltanto il ritardo impone una spesa annuale supplementare di 1,3 miliardi di euro che grava sui consumatori. L'ultima centrale ordinata dalla Georgia Power nel 2010 costa 17 miliardi di dollari. Il costo di investimento per kW prima del 11 marzo 2011 era stimato a 7.000 dollari. Ma le misure di sicurezza aggiuntive che saranno necessarie dovrebbero fare aumentare il costo all’incirca a 10.000 dollari a kW.

Si dice che i nuovi impianti nucleari saranno in grado di fornire energia con un costo di base di 5,9 centesimi per kWh. Il costo reale - scorporati dal nucleare tutti i sussidi, i vantaggi di ammortamento, la tutela assicurativa, il sostegno finanziario e le modalità di smaltimento dei rifiuti - è più vicino a 25 o addirittura 30 centesimi al kWh. L'energia nucleare non solo gode di responsabilità limitata, il nucleare prima di tutto non è competitivo. Non deve sorprendere quindi che, nonostante le massicce sovvenzioni e la tutela giuridica dell’atomo, nel 2010, le rinnovabili - il vento (193 GW), la termovalorizzazione (65 GW), l'energia idroelettrica (80 GW) e il solare (43 GW) - a livello globale hanno una capacità installata superiore a quella del nucleare (375 GW), ben prima degli incidenti hanno dimostrato che l'impossibile accade. Ora che il Pacifico e l'Oceano Indiano sono off-limits per tutti i nuovi progetti di energia nucleare, la questione è come farà il mondo a produrre energia rinnovabile e a buon prezzo?

La blue economy ci propone di utilizzare ciò che abbiamo e che si proceda con lo studio di ogni innovazione senza aspettarsi sovvenzioni. Se i finanziamenti arriveranno o meno non importa, l’importante è avviare la sperimentazione: ci sono soluzioni energetiche rinnovabili che sono davvero convenienti. Negli ultimi mesi ho presentato un portafoglio di tecnologie attraverso il programma Blue Economy Innovations. Queste innovazioni non hanno ricevuto molta attenzione, probabilmente perché richiedono un complesso bagaglio di conoscenze. Tuttavia se sviluppate insieme, queste fonti di calore ed elettricità a portata di mano potrebbero ridisegnare e potenziare il panorama attuale delle energie rinnovabili.

Le tre innovazioni sono le seguenti: 1. le turbine eoliche verticali posizionate all'interno dei piloni di trasmissione ad alta tensione già esistenti; 2. riprogettare i sistemi di trattamento delle acque reflue municipali (MWWT) in uso presso gli impianti di trattamento esistenti combinando le acque con i rifiuti organici solidi urbani per produrre biogas, e la produzione combinata di calore ed energia con pannelli fotovoltaici a doppia facciata. Se vogliamo davvero intraprendere la strada verso l’energia rinnovabile senza esporci ai rischi incalcolabili legati al nucleare, allora dobbiamo andare oltre l'attuale mix di energia solare, eolica, idroelettrica e termovalorizzazione. Considerando che queste quattro fonti energetiche sono state le uniche rinnovabili sperimentate nel corso degli ultimi tre decenni, ora abbiamo bisogno di allargare i nostri orizzonti prendendo in considerazione altre opportunità che sono disponibili e meno costose. È qui che entrano in gioco MWWT e le turbine eoliche verticali. Facciamo un ragionamento, numeri alla mano. Se la Germania integra 500 dei suoi 9.600 MWWT con generatori per la produzione di biogas ad alta efficienza (tecnologia Scandinavian Biogas) potrebbe raggiungere anche i 5 GW di potenza con un investimento stimato di 10 miliardi di euro. L’investimento è circa 5 volte più basso rispetto a quello per il nucleare e il tempo di realizzazione è di 2 anni contro i 10 del nucleare, garantendo così un migliore flusso di reddito. Il biogas è una fonte sicura e affidabile - i rifiuti organici e le acque di scarico non potranno esaurirsi - e quindi garantisce stabilità alla rete.

In più, se la Germania installasse turbine eoliche verticali (progettate da Wind-it, Francia) all'interno di un terzo dei suoi 150.000 piloni di trasmissione ad alta tensione, allora si potrebbe generare un altro 5 GW, a circa un decimo del costo del nucleare o 5 miliardi di euro in totale. Ci sono 1.900 discariche in Germania. Se solo 20 ettari di terreno in 200 discariche venissero adibiti alla produzione combinata di calore ed energia con pannelli fotovoltaici Solarus AB (Svezia), che per ogni ettaro dotato di 2.000 unità (100 righe da 20) genera 1.830 kWt e 1.361 kWe, il potenziale di offerta di energia aumenta con un altro 5,4 GWe e 7,2 GWT. Il calore poi può essere utilizzato per il riscaldamento dell'acqua (la voce principale di consumo di energia in casa). Se si considera che la vita di questi pannelli è di oltre 20 anni, il costo per kWh scende sotto un centesimo!

La domanda giornaliera di energia elettrica in Germania è di circa 70 GW, con picchi di 80. L'energia nucleare fornisce il 20%, cioè circa 15 GW. I calcoli di cui sopra indicano che utilizzando solo una parte delle infrastrutture già esistenti è possibile sostituire con altre fonti la potenza generata dal nucleare (5+5+5,4 GW). Le analisi comparative indicano che il costo di produzione per queste tre fonti di energia è uguale o inferiore a 2 centesimi per kWh mentre il nucleare in Germania costa 5,6 centesimi per kWh. A costi così bassi, ricevere o no finanziamenti non rappresenta un problema e considerando i tempi rapidi con cui questi sistemi possono essere installati, si può anche pianificare l'eliminazione graduale del nucleare entro i prossimi 3 o 5 anni, a condizione che vengano coinvolti i decisori locali responsabili di discariche e MWWT.

Un altro evidente vantaggio è la creazione di posti di lavoro. E le tre tecnologie considerate sono solo alcune delle tante possibili innovazioni. Immaginate se tutte le ferrovie e le autostrade fossero equipaggiate con la tecnologia Wind-it. Immaginate se tutte le industrie di trasformazione alimentare impiegassero grandi impianti di trattamento delle acque reflue con la produzione di biogas. Immaginate se la metà delle famiglie tedesche sostituissero gli scaldacqua elettrici con pannelli solari termici, riducendo i consumi domestici del 15%.

La Germania, che è già leader mondiale nell'esportazione di tecnologie verdi, ora potrebbe posizionarsi come maggiore esportatore al mondo di energia verde, rafforzare il tessuto di medie imprese del settore metallurgico, macchinari ed energie rinnovabili. Tuttavia, il cambiamento più importante comportato dalla strategia di uscita dal nucleare riguarda la differenza di prezzo tra i 2 e 5,6 centesimi (3,6 centesimi per kWh) che, per la potenza nucleare installata da sostituire di GW 15, significa ogni anno circa 4,7 miliardi di euro. Questo flusso di reddito, generato semplicemente dall’utilizzo di tecnologie che incrementano l’efficienza sfruttando infrastrutture già disponibili, potrebbe essere sufficiente a finanziare l'uscita del nucleare e fornire capitale aggiuntivo per un periodo di 10 anni.

Ora che il denaro è disponibile, si potrebbe trovare consenso tra le imprese del settore energetico e le comunità che hanno investito sul nucleare fornendo loro una via d’uscita sulla base del valore attuale netto dei loro beni, e ottenere un pagamento anticipato per smettere di produrre energia nucleare. E mentre la chiusura forzata delle centrali più datate ha già abbattuto del 20-25% il loro valore e l’attuale incertezza può causare un ulteriore ribasso delle loro azioni (TEPCO - il proprietario della centrale nucleare di Fukushima ha già perso il 75% del suo valore sul mercato), non sarebbe difficile per ingegneri finanziari presentarsi con un pacchetto di soluzioni che permette l'uscita dal nucleare attraverso una strategia vincente, semplice e di beneficio per tutti, riducendo rischi e abbracciando le innovazioni che sono pronte per essere messe in atto.

Successivamente, la Germania potrebbe anche diventare centro finanziario del mondo, finanziando l'uscita dal nucleare basata su flusso di reddito e consenso. Questo è l’ultimo obiettivo della blue economy: rispondere ai bisogni fondamentali con quello di cui disponiamo, offrire prodotti e servizi buoni per la salute e per l'ambiente a un costo inferiore, costruendo al tempo stesso capitale sociale. Oggi più che mai sembra di vedere come tutto questo può essere realizzato.

Traduzione Paola Fraschini

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