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Comunicare l'energia

3 Ottobre 2011

Quale futuro per i Certificati Bianchi? Intervista a Claudio Artioli - responsabile Energy Management Hera

(Maria Antonietta Giffoni)

Il rapporto statistico pubblicato dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas il 15 settembre scorso non restituisce un quadro ottimistico per il futuro del meccanismo dei Certificati Bianchi, salutato all’epoca della sua introduzione come una geniale intuizione di promozione dell’uso razionale dell’energia.

Il rapporto dice che “lo stock di progetti presentati all’Autorità fino all’inizio di agosto potrà generare una disponibilità di TEE in grado di coprire dal 5% al 24% dell’obiettivo 2011, ed è di conseguenza ancora largamente insufficiente per consentire il raggiungimento dell’obiettivo  2012”.

Che cosa sta accadendo al sistema dei Certificati Bianchi? Proviamo a delinearne un quadro con un operatore del settore, l’ingegner Claudio Artioli, responsabile Energy Management del gruppo Hera.

 

Ingegner Artioli, come è potuto accadere che al quinto anno di attuazione del sistema si sia verificata una morìa di progetti, tale da non consentire il raggiungimento degli obiettivi 2011? Non era più plausibile che questa evenienza si fosse verificata nei primi anni di avvio del meccanismo? Perchè dal 2005 al 2009 i progetti realizzati sono riusciti a coprire gli obiettivi imposti dai Dm 20 luglio 2004 per valori che in alcuni casi hanno sfiorato il 100% e ora, invece, arriveremo al 24% nell’ipotesi più ottimistica?

Non possiamo dire che c’è stata una moria di progetti. Dopo l’exploit degli interventi che hanno visto un massiccio ricorso alla distribuzione delle lampadine a basso consumo e dei frangigetto, si è fatto poco altro. O, almeno, ciò che si è fatto non ha avuto un trend sufficiente per seguire il forte innalzamento degli obiettivi nazionali previsti dal 2008 ad oggi. Il vero problema è che il meccanismo è potuto partire, giustamente, grazie agli interventi più semplici e meno costosi a cui si sono aggiunti quei progetti che si sarebbero fatti a prescindere dall’esistenza dei Certificati Bianchi. Dopodichè il sistema non è mai decollato veramente, per la scarsa capacità di incentivare correttamente gli interventi più strutturati e che sono anche quelli più costosi e più complicati da realizzare.

 

Allora, finora abbiamo vissuto di rendita?

In un certo senso, sì. Come spesso accade, ci si ferma a guardare i risultati senza analizzare con cura cosa essi rappresentano e come si sono formati. Ora c’è bisogno di un forte impulso al sistema che porti ad un significativo salto di qualità.
Almeno in parte, questo si è cominciato a vedere con la pubblicazione del Documento di consultazione dell’Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas del dicembre scorso, dove finalmente si è introdotto il riconoscimento della vita tecnica dell’intervento. Ma non sappiamo ancora se  e quando questo documento di consultazione si tradurrà in una deliberazione.

 

Ma perchè si è fatto così poco? Di schede tecniche, l’Autorità ne ha previste molte nel corso di questi anni.

È vero, è stato lodevole l’impegno che l’Autorità ha profuso nell’ottimizzare il funzionamento del sistema e nel vigilare che le regole venissero applicate nell’interesse dello sviluppo del meccanismo. Ma le schede sono ancora troppo poche e spesso prevedono dei risparmi che, associati ad un contributo tariffario eccessivamente basso, premiano poco gli interventi.

 

Insomma, sono poche, fatte male e non incentivano?

Lei mi mette parole in bocca che non ho detto. Sarebbe più esatto dire che la direzione presa è quella giusta, ma servono correzioni di rotta. Un esempio per tutti: le schede delle caldaie a condensazione remunerano in 5 anni un importo di circa 40 euro, se installate al nord; in zone con climi più miti è anche inferiore. E’ evidente a tutti che nessuno mai installerà una caldaia a condensazione solo grazie all’incentivo. Se si considera poi che per superare la soglia minima bisogna rendicontare quasi 300 caldaie, i “costi documentali di rendicontazione” si portano via pure buona parte dell’incentivo. E per molte altre schede non va molto meglio.

Prendiamo, come altro esempio, quelle dedicate alla cogenerazione e al teleriscaldamento: solo dopo anni di contenzioso, sono state pubblicate schede che riconoscono un numero di Certificati un po’ più remunerativi.

In generale si può affermare che vi sia la tendenza a sottostimare sempre i benefici degli interventi. Si pensi solo al fattore di conversione kWh elettrico risparmiato/tep primario: nel considerare il coefficiente di conversione non si è nemmeno tenuto conto delle perdite di energia nel trasporto e nella distribuzione, che sono tutt’altro che trascurabili.
E questo succede non solo con le schede tecniche predisposte dall'Autorità; anche con i progetti a consuntivo, nel determinare la baseline di addizionalità, occorre considerare valori di riferimenti molto alti, a volte anche più alti delle migliori tecnologie effettivamente disponibili. Magari applicando valori di rendimento massimi istantanei raggiungibili solo in condizioni teoriche, anziché considerare il valore medio stagionale che è il solo veramente indicativo del reale risparmio energetico.

 

Non dovrebbe sorprenderla il fatto che i TEE premiano i grandi numeri. Da sempre l’obiettivo di fondo di questo meccanismo è stato quello di promuovere lo sviluppo dei prodotti e dei servizi energetici. In altre parole, sono le ESCo le strutture più adatte a fare i grandi numeri e di conseguenza ottenere considerevoli risparmi.

Senz’altro. E noi distributori non possiamo che avallare questa politica. Noi distribuiamo energia e lasciamo volentieri alle ESCo il compito di occuparsi dell’efficienza energetica. Ma in questi anni lo sviluppo di cui lei parla, e che era auspicabile, non c’è stato. Un motivo ci sarà.

 

Lo scarso appeal economico dei Certificati Bianchi?

Questo e anche la mancanza di altre forme di incentivi per il finanziamento dell’efficienza energetica, a cui si aggiunge pure l’incertezza normativa. Il sistema dei Certificati Bianchi è oggi regolato solo fino al 2012. La convizione generale è che sia destinato a vivere anche oltre il 2012, come tra l’altro prevede il Dlgs 28/2011. Ma siamo ancora in attesa di sapere “come vivrà" e in che modo si evolverà.
Nel delineare l'attuale assetto del sistema, sicuramente ha pesato troppo la convinzione che l’efficienza energetica si ripaga da sola, per cui gli incentivi non sarebbero nemmeno necessari. Questo è il motivo principale del fallimento del sistema a cui stiamo assistendo.

 

A parziale copertura dei costi sostenuti per la realizzazione di interventi di efficienza energetica (o per l'acquisto dei Certificati Bianchi), l'Autorità riconosce ai distributori obbligati un contributo fisso in denaro. Questo non vi ripaga a sufficienza?

Nei primi tre anni di attuazione del meccanismo, quando gli scambi erano quantitativamente modesti e un Titolo si comprava sul mercato a una media di 70-80 € e il contributo percepito era pari a 100 €, quanto dice poteva essere vero. Ma era il momento in cui si erano sviluppati gli interventi più semplici, meno strutturati e quindi meno costosi. Oggi non è più così. Per il 2011 il contributo fissato dall’Autorità è pari a 93,68 €/Tep e, se nessuno interviene, già dal prossimo anno è previsto un calo significativo ben oltre sotto i 90 €. Occorrerebbe un incremento significativo del contributo, se si vuole incidere sullo sviluppo di nuovi interventi.

Il rapporto di monitoraggio che il Gestore dei Mercati Elettrici ha pubblicato nel luglio scorso ha reso noto che il prezzo medio ponderato dei TEE nel primo semestre del 2011 è stato pari a € 99,16. Ora il prezzo ha ormai superato i 105 €/tep. Com’è naturale, il prezzo dei titoli ha subito negli ultimi anni i riflessi della contrazione dell’offerta a cui si è aggiunta la necessità di una migliore remunerazione.

In questa situazione sono i distributori a sostenere il sistema, pagando i titoli più del contributo tariffario riconosciuto. È evidente che questo stato di cose non può più reggere, specie per i soggetti obbligati che sono entrati nel sistema in questi ultimi anni e che non hanno potuto nemmeno usufruire dei vantaggi prodotti dagli interventi meno costosi, come la distribuzione delle lampade e dei frangigetto.

 

Il contributo è stato, però, concepito a parziale copertura dei costi. Se fosse sempre superiore alle spese sostenute che obbligo sarebbe?

Il contributo, insieme all’entità del risparmio riconosciuto in bolletta dovuto alla riduzione dei consumi, deve consentire il ritorno economico dell’intervento, invogliando l’utilizzatore ad effettuare l’investimento. In tal modo, per esempio, posso proporle di sostituire la sua caldaia con una più efficiente, anche se non è a fine vita; e lei accetterebbe perchè potrei proporle un prezzo conveniente. Ma ad oggi non potrei farlo.
I costi che io chiamo “esterni”, come quelli che si sostengono per convincere e per creare le condizioni, anche finanziarie, affinchè l’intervento diventi appetibile, sono ancora troppo alti e scarsamente remunerati. A volte sembra possa bastare il risparmio in bolletta. Se così fosse, oggi non ci sarebbe bisogno di parlare di incentivi all’efficienza energetica. Invece molto spesso le condizioni al contorno sono tali per cui, anche interventi economicamente interessanti non si realizzano. È il caso di situazioni come quella dei condomini, dove i soggetti decisori sono molti; di abitazioni con un proprietario che deve pagare l’investimento e il locatario che beneficia delle riduzioni della bolletta; o ancora di impianti industriali dove il ritorno dell’investimento in 3-4 anni è già considerato eccessivo.
D’altronde se si pensa al successo del fotovoltaico, si vede subito come questo sia dovuto all’incentivo molto remunerativo: fino a 300 – 400 €/MWh. Per l’efficienza energetica, invece, il risparmio di un MWh el  è remunerato in media 17 €/MWh.

 

Che cosa accadrà se non saranno emessi sufficienti TEE per coprire gli obblighi?

La norma oggi prevederebbe che i soggetti obbligati che non raggiungono gli obiettivi assegnati paghino una penale oltre a dover comunque comprare i titoli mancanti, anche se non si sa come, visto che non ci sono.

 

Ma non siamo di fronte a un controsenso? La norma consente al soggetto obbligato di ricorrere ai Certificati Bianchi in alternativa alla realizzazione dei progetti. Ma se sul mercato dei TEE non si riesce a reperirne a sufficienza, la penale non è illegittima?

Il buon senso porterebbe a dire di sì, ma la risposta spetta alle istituzioni o, eventualmente, ai tribunali.

 

I decreti attuativi del Dlgs 20/2007 appena pubblicati in Gazzetta Ufficiale hanno previsto che anche la cogenerazione ad alto rendimento potrà avere diritto ai Certificati Bianchi.  Non crede che questo possa fungere da nuovo stimolo?

Certo potrebbe, ma le incognite sono tante. In realtà già oggi la cogenerazione ne aveva diritto, utilizzando eventualmente la modalità dei progetti a consuntivo, oltre che le schede analitiche. Anzi, questo tipo di intervento è tra quelli che più ha contribuito all’emissione di nuovi certificati in questi ultimi mesi.

Tornando ai decreti che incentivano la cogenerazione appena pubblicati - e che attuano anche quanto disposto al comma 4 dell'articolo 29 del Dlgs 28/2011 - si evidenzia un potenziale contrasto applicativo con la normativa attuale, che ci auguriamo venga prontamente chiarito.
Ad esempio, secondo quanto previsto dai Dm 20 luglio 2004, i diretti beneficiari dei Certificati Bianchi sono coloro che effettuano gli interventi, ma solo se appartenenti alla categoria dei soggetti obbligati (e cioè i distributori di energia elettrica e gas con più di 50.000 clienti), o dei  soggetti volontari, chiaramente indicati in tre tipologie: i distributori con meno di 50.000 clienti, le ESCo e i grandi utenti industriali e del terziario tenuti alla nomina dell’energy manager.

Il Dm 5 settembre 2011, sembrerebbe assegnare i Certificati Bianchi a tutti i produttori, anche coloro che non sono soggetti beneficiari dei Certificati Bianchi secondo la normativa vigente. È quindi da supporre che tutti i soggetti responsabili di impianti cogenerativi con caratteristiche rispondenti alla norma possano ottenerli. Scompare l’appartenenza ai soggetti obbligati o volontari. Vede bene come siamo già di fronte a una disparità di trattamento.

Ma c’è di più, lo stesso Dm non solo ha previsto che sarà il GSE e non più l’Autorità ad erogare i TEE, ma i Certificati Bianchi erogati dal GSE possono essere ritirati dal Gestore stesso nel caso in cui il beneficiario non voglia rivolgersi al mercato.
Se quest’anno tutti i produttori in cogenerazione richiedessero il ritiro dei Certificati Bianchi, l'offerta di Certificati Bianchi subirebbe un'ulteriore contrazione, creando una situazione ancor più incerta di quanto delineato nel rapporto dell’Autorità.

In più si dovrà capire se solo il GSE rilascerà i "Certificati della cogenerazione", evitando una doppia regolamentazione parallela.
E cosa accadrà nel caso di interventi complessi che adottano più tecnologie, dove la cogenerazione è solo una parte degli interventi? È il caso, per esempio, di reti complesse di teleriscaldamento dove possono essere presenti anche recuperi di calore industriale, oppure l'utilizzo di fonti rinnovabili come la geotermia o la biomassa. In questi casi, come ci si dovrà comportare? Occorrerà chiedere parte dei Certificati al GSE e parte all’Autorità?

 

Ma il Dlgs 28/2011 ha già previsto il passaggio di consegne dall’Autorità al GSE nella gestione del sistema dei TEE

Sì, ma mancano ancora i decreti attuativi. Si spera arrivino presto, ma nel frattempo le domande rimangono inevase e il sistema non ne trarrà certo giovamento. I pochi esempi citati fanno comprendere come questo “trasferimento” tra un metodo già esistente e consolidato a uno nuovo, se non realizzato con accortezza, potrebbe portare ad un “blocco” dell’emissione dei certificati per un periodo non breve. Cosa che in questo momento non è certo auspicabile. E poi l’esperienza insegna che non sempre il nuovo è migliore del vecchio. Per questo è augurabile che l’Autorità intervenga subito per apportare le modifiche più urgenti al sistema, ad esempio l’introduzione della vita tecnica dei progetti, la semplificazione nella presentazione dei progetti con la riduzione della dimensione minima, e anche l'eliminazione del principio di addizionalità. Lasciando al Ministero il tempo necessario per predisporre, entro l’anno e con la dovuta cura, i decreti attuativi.

 

Oltre a quanto ci ha detto, ci sono altri provvedimenti da adottare, secondo lei, per rendere realmente efficiente il meccanismo?

Sicuramente quanto previsto dal Dlgs 28/11 è un'importante occasione per rilanciare i Certificati Bianchi, superando le storture emerse in questi sei anni di applicazione del sistema. Ma molto ancora si può fare.

• Regole semplici
La regola d’oro è quella di fissare regole semplici ed efficaci, facilmente attuabili senza eccessivi costi “documentali” e che diano certezze agli operatori che devono investire e sviluppare interventi di risparmio energetico. Per questo bisognerà disporre di numerose e più efficaci schede, in grado di garantire una vera remunerazione per le varie tipologie tecniche e che tenga conto dei reali costi di investimento, superando le sottostime di molte delle schede attuali che le hanno rese di fatto inutilizzabili.
Occorrerebbe, poi, facilitare la presentazione dei progetti a consuntivo che si prestano a rendicontare interventi di una certa consistenza, soprattutto in campo industriale, oggi talmente complessi da scoraggiare anche i professionisti più agguerriti.

• Repentina soluzione della contrazione dell'offerta
Bisognerebbe risolvere in fretta il problema della penuria di certificati. A tale scopo sarebbe auspicabile che l’Autorità pubblicasse subito la revisione delle linee guida, almeno per la parte in cui si riconosce la Vita Tecnica degli interventi effettuati e in cui si riduce la dimensione minima dei progetti che si possono presentare.
Ma se questo sarà sufficiente a raggiungere gli obiettivi 2011 e 2012, sarebbe altersì auspicabile un intervento immediato che consenta ai soggetti obbligati di usufruire di un periodo di almeno tre anni per assolvere agli obblighi, già a partire dal 2011. Si avrebbe così il tempo di fare entrare a regime il "nuovo sistema".

• Eliminare il principio di addizionalità e incentivare i rifacimenti
Il "nuovo sistema" dovrebbe incentivare gli interventi più strutturali e più costosi, rendere più semplice e meno onerosa la consuntivazione, eliminando il principio di addizionalità. Esso non è richiesto dalla Direttiva Europea e rende troppo complessa, costosa e soggettiva la valutazione dei progetti presentati, rischiando di introdurre una non sempre trasparente valutazione del progetto; il che costringe ad eccessive sottovalutazioni del risparmio ottenuto.
Il sistema dovrebbe poi essere adeguato per ammettere all’incentivo anche i rifacimenti. Si eviterebbe così l'installazione di apparecchiature meno efficienti quando si rinnovano gli impianti.
Andrebbe, inoltre, stimolato il rinnovo del parco tecnologico anche prima della scadenza della vita tecnica degli impianti.
E, infine, dovrebbe essere mantenuta la possibilità di contabilizzare i Certificati Bianchi per interventi effettuati a partire dal 2005, visto che ciò è previsto dall’attuale normativa e anche dalla direttiva europea che, addirittura, consente di considerare interventi avviati a partire dal 1995.

• Rilascio dei Certificati in un'unica soluzione
Sarebbe auspicabile rilasciare subito e in un’unica soluzione i certificati generati da schede standard, al fine di ridurre gli oneri finanziari e, quindi, il costo del sistema per chi deve sostenere gli investimenti. E dare la possibilità ai soggetti obbligati di annullare i certificati anche più volte durante l’anno, per incassare in tempi più rapidi il contributo tariffario e ridurre gli oneri finanziari.

• Rimodulazione degli obiettivi
Gli obiettivi nazionali dovrebbero tener conto, oltre che della programmazione del Piano Energetico, anche della reale capacità del sistema di produrre certificati e del buco che si è venuto a creare. Per questo è auspicabile che gli obiettivi, già a partire dal 2012, visto che quelli del 2011 sono assegnati, vengano adeguatamente rimodulati.

• Rivedere il meccanismo di mercato, ampliare la base d'obbligo e far decollare le ESCo
Occorrebbe rivedere il meccanismo di mercato per evitare fenomeni speculativi in caso di mercato corto. Potrebbe essere utile allo scopo introdurre, insieme a un allungamento del periodo di restituzione dei titoli, anche una scadenza degli stessi a tre anni, al pari di quanto si applica ai Certificati Verdi.
Con l’esaurimento degli interventi più massivi e semplici, si devono incentivare interventi più strutturali e costosi. E questo si può fare solo adeguando l’attuale contributo tariffario fissato con la delibera del 2008.
Infine, va rimarcato che oggi solo i distributori di gas ed energia elettrica sono soggetti obbligati a produrre Certificati Bianchi. Nel dare attuazione al Dlgs 28/11, andrebbe ampliata la platea dei soggetti obbligati anche ai gestori di infrastrutture energivore, come ad esempio acquedotti, ferrovie e trasporti, in modo da stimolarli maggiormente ad intervenire sulle proprie attività.
E da ultimissimo, ma forse il punto più importante di tutti, mettere in condizioni le ESCo di decollare.

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