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Comunicare l'energia

4 Gennaio 2012

I grandi progetti per le rinnovabili nel Mediterraneo. Intervista a Roberto Vigotti

(Paola Fraschini - Redazione Edizioni Ambiente)

Energia_dal_desertoSarà davvero possibile produrre energia dal sole e dal vento nel bacino del Mediterraneo e distribuirla in Europa? Energia dal deserto propone uno scenario comune in grado di valorizzare i vantaggi competitivi dei paesi della sponda sud del Mediterraneo e quelli dei paesi della sponda nord, le risorse di energia solare degli uni insieme alle risorse finanziarie e di know-how degli altri. Parliamone con Roberto Vigotti*, il curatore dell’opera.

La situazione geopolitica del bacino mediterraneo vede la crisi economica dei paesi della sponda nord e importanti mutamenti socio-politici dei paesi della sponda sud. In un quadro in così rapida trasformazione è possibile pensare a una collaborazione in programmi per affrontare le sfide di natura ambientale ed energetica?

La regione del Mediterraneo si trova di fronte a una serie di sfide cruciali per garantire lo sviluppo e la stabilità economica dell’intera area: la crescita della domanda di energia, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, l’ottimizzazione dei rapporti commerciali tra paesi produttori e paesi consumatori di combustibili e la garanzia di un futuro energetico sostenibile per l’intera regione.
I paesi del sud stanno sperimentando una forte crescita demografica e un tasso di urbanizzazione considerevole, tra redditi relativamente bassi e nuovi bisogni socioeconomici. Questi dati sono facilmente traducibili, a livello energetico, in un incremento notevole della domanda di energia e un bisogno di nuove infrastrutture. In tutti i paesi del sud la domanda di elettricità sta conoscendo una forte espansione e con essa anche gli altri servizi energetici.
L’attuale transizione verso forme di maggiore condivisione democratica – la “primavera” e ora l’"autunno arabo” – a delle decisioni politiche sul futuro del proprio paese è partita dalla richiesta di gran parte della popolazione, soprattutto la più giovane, di maggiori possibilità di lavoro, più cibo, più energia, più acqua.

Quali sono le motivazioni che rendono strategica l’idea di utilizzare sole e vento per soddisfare una parte crescente della domanda energetica nell’area del Mediterraneo e in Europa?

I paesi del sud presentano vaste zone aride o desertiche con forte densità di radiazione solare e anche di eolico: le ore di sole variano in una fascia da 2.000 a 3.000 ore all’anno, rispetto alle 900 della Germania e alle 1.100 dell’Italia del Nord e alle 1.500 dell’Italia del Sud.
Nonostante questo contesto favorevole, diverse barriere tecniche, istituzionali, finanziarie e di mercato fanno sì che la regione non abbia utilizzato significativamente questo potenziale e quindi non stia raccogliendo i vantaggi dei molteplici benefici ambientali e sociali delle rinnovabili.
Recentemente molti paesi come Marocco, Algeria, Tunisia e Giordania hanno adottato programmi nazionali consistenti per favorire uno sviluppo deciso di centrali solari; almeno tre di loro non a caso non possiedono risorse energetiche e danno un grande valore alle rinnovabili come contributo alla loro “indipendenza energetica”.
Questi programmi propongono uno sviluppo industriale locale, con la costruzione in loco di componenti e sistemi che aumentano la catena del valore a favore del paese ospitante, e la creazione di posti lavoro, un’esigenza sociale molto sentita da tutti.
La realizzazione di progetti a fonti rinnovabili su larga scala per soddisfare la crescente domanda di energia elettrica e creare possibilità di impiego e di industrializzazione va dunque nella direzione giusta e richiederà un notevole sforzo specie per quanto riguarda il bisogno di investimenti.

Come giudica gli atteggiamenti diffidenti nei confronti del modello di cooperazione energetica intermediterranea concepito da progetti come Desertec e Medgrid?

Ricordo che l’iniziativa industriale Desertec è stata promossa nel 2009 da un gruppo di società elettriche, fabbricanti di sistemi e componenti, istituti finanziari e assicurativi, per coinvolgere il settore privato a considerare in modo accelerato un programma di investimento nella regione. In poco tempo Desertec è evoluta in un network internazionale (per l’Italia partecipano Enel GreenPower, Terna, Unicredit, mentre Banca Intesa e Italgen sono partner associati) che conta oltre 50 soci e partner, con l’obiettivo di soddisfare entro il 2050 una parte consistente del fabbisogno energetico dei paesi della sponda Sud e una quota della domanda elettrica europea, valutata in uno studio dell’agenzia tedesca DLR nel 15% dei consumi elettrici a metà secolo.
Nel luglio 2010 è stato lanciata da aziende francesi l’iniziativa Medgrid, con lo scopo di creare un consorzio di aziende energetiche per realizzare una vasta rete di collegamenti elettrici sottomarini nel bacino del Mediterraneo, un’iniziativa di fatto complementare a Desertec. Ventidue gruppi, tra cui per l’Italia Terna, stanno dedicandosi alla definizione di un quadro concettuale tecnico ed economico per promuovere gli investimenti e la fattibilità economica e finanziaria di grandi linee elettriche tra il nord e sud del Mediterraneo.
Queste iniziative sono state percepite al loro annuncio da molti paesi del sud come ancora di tipo eurocentrico, di avere cioè un carattere “neocoloniale”, troppo volto a realizzare grandi centrali elettriche – sia pure a rinnovabili– e a grandi sistemi di trasporto e di aver per questo sottovalutato la dimensione locale del problema energetico. Nel corso degli anni, Desertec ha modificato il suo messaggio ampliando la scelta delle tecnologie ed enfatizzando il fatto che l’energia prodotta servirà in primis a soddisfare i bisogni energetici delle popolazioni della sponda sud e solo la parte eccedente – valutata in un 25% – sarà esportata verso il nord. Anche in Europa si sono levate critiche, in quanto queste iniziative richiederanno ingenti fondi nazionali e internazionali per tecnologie molto costose e non si è sicuri che avranno effetti significativi sul sistema energetico e sugli standard di vita dei paesi del sud. Infine, è stata osservata la possibile vulnerabilità delle nuove installazioni in un clima politico instabile.
È presto per dire se Desertec – di ispirazione tedesca – e Medgrid – di ispirazione francese – avranno un effettivo impatto, ma certamente dopo alcuni anni la loro presenza tecnica e il loro successo mediatico sono un fattore positivo che accompagna lo sviluppo dei piani nazionali. Per questo RES4Med, la nuova iniziativa di ispirazione italiana, intende collaborare dal suo inizio con i team al lavoro oltralpe.

Ci spiega brevemente cos’è RES4MED?

L’Italia dovrebbe essere un naturale protagonista di queste iniziative, vista la sua storia energetica nel settore e la posizione geografica centrale e determinante per i progetti mediterranei. Ma il nostro paese non ha svolto finora un ruolo di leadership in queste iniziative: non ha saputo né esprimere una posizione “paese” credibile né è riuscita a formulare scelte strategiche né a trasmettere in modo coerente le sue molte competenze tecniche, economiche, di ricerca, nonostante le tante eccellenze presenti.
ENEL, Edison, CESI, PWC, GSE e il Politecnico di Milano hanno rilanciato proponendo, nel corso dell’elaborazione dei Tavoli Tematici dell’Expo 2015 di Milano, una iniziativa di grande respiro internazionale: RES4MED – Renewable Energy Solutions for the Mediterranean Region, riferimento e punto di forza nazionale nel quadro geopolitico del settore, in dialogo con le iniziative in corso.
La missione di RES4MED è di contribuire in maniera significativa all’accelerazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e al rinforzo delle relative infrastrutture elettriche nel Mediterraneo e nei Balcani:
- offrendo un tavolo di scambio, dialogo e incontro (network of networks) delle principali iniziative regionali in corso;
- coinvolgendo le competenze di eccellenza operanti in Italia;
- fornire un punto di contatto privilegiato per i decisori politici e i respon¬sabili delle politiche energetiche del sud-est del Mediterraneo;
- rendendo visibile la missione anche con il contributo all’Expo 2015 di Milano e altri eventi di rilievo.
Energia dal deserto rappresenta una specie di manifesto programmatico della nuova iniziativa.

Quanti progetti sono in cantiere e quali sono già realizzati? Dove? Quali le tecnologie più vincenti?

Desertec, Medgrid e le altre iniziative partono dalla considerazione che la produzione di elettricità da centrali a fonti rinnovabili – solare fotovoltaico, termodinamico, eolico che sono le tre tecnologie più idonee e che sono più vicine alla competitività – si sviluppa in modo molto più veloce della relativa infrastruttura di rete elettrica, un fattore critico quando le centrali a rinnovabili si trovano in siti molto lontani dai centri di consumo, sia negli stessi paesi del sud che a maggior ragione per trasportarla in Europa.
Durante questi ultimi tre anni si sono susseguiti riunioni istituzionali, annunci di piani e consorzi industriali, conferenze, progetti europei relativi a una serie di iniziative di grande visibilità soprattutto mediatica per l’accelerazione dell’uso delle fonti di energia rinnovabile nei paesi della sponda sud del Mediterraneo.
Ma finora ben pochi megawatt sono stati installati e molte delle promesse fatte si sono rivelate velleitarie e non supportate dai processi politici che si voleva le promuovessero. Il Marocco sta attivamente proseguendo nel suo piano solare e nel piano eolico con centrali da centinaia di megawatt e la Giordania sta per concludere l’assegnazione dei primi progetti eolici e solari: entro il 2012 avremo in esercizio i “progetti di riferimento”.
La situazione politica e sociale dei paesi della sponda sud, incerta e in continuo divenire, paradossalmente potrebbe rappresentare un fattore di accelerazione per una sostenuta diffusione delle rinnovabili.



*Senior Energy Expert PWC Advisory, coordinatore dell’iniziativa RES4Med, Direttore della Divisione Elettricità dell’Osservatorio Mediterraneo Energia di Parigi.

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