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Comunicare l'energia

22 Febbraio 2012

Project financing e leasing di impianti fotovoltaici in Italia. Intervista a Eugenio Tranchino, managing partner dello Studio Legale Watson, Farley & Williams

(Emiliano Angelelli)

Alla vigilia della Conferenza dell'Industria Solare - Italia 2012, che si terrà il 23 e il 24 febbraio a Roma, presso lo Sheraton Golf Hotel (vedi Riferimenti), abbiamo intervistato Eugenio Tranchino, managing partner dello Studio Legale Watson, Farley & Williams, che sarà uno dei relatori dell'incontro intitolato "Finanziare il solare in tempi di crisi" e che si terrà il 24 febbraio alle ore 10 presso la Sala Lorenzo.

Le recenti evoluzioni normative nel settore fotovoltaico hanno messo in pericolo anche i progetti in corso di realizzazione. Quali sono le azioni che gli operatori possono mettere in campo per tutelare questi progetti?

In tema di incentivazione e produzione di energia da fonti rinnovabili, le norme più controverse sono il Dlgs 28/2011 (c.d. decreto Romani) ed il successivo Quarto Conto Energia, nonché l’articolo 65 di nuova emanazione contenuto nel cosiddetto Decreto Liberalizzazioni, che hanno compromesso la certezza del relativo quadro giuridico, in particolare in merito agli iter autorizzativi e, soprattutto, all’attribuzione degli incentivi per gli impianti già costruiti o in corso di realizzazione.

Gli strumenti di tutela a disposizione degli operatori del settore in casi del genere sono essenzialmente due: il primo consiste nell’impugnazione dinanzi al TAR di quei provvedimenti delle amministrazioni (incluso il GSE) che limitano la realizzabilità di determinate tipologie di impianti o che negano l’accesso alle tariffe incentivanti. Questo si applica proprio in virtù dei principi cardine dell’ordinamento italiano, quali quello di protezione dei diritti acquisiti e del legittimo affidamento sulla certezza del diritto e della normativa comunitaria relativa alla promozione delle rinnovabili. Quasi tutti tali principi di diritto costituiscono anche principi costituzionali e comunitari: per tale ragione, gli eventuali ricorsi al TAR possono contenere istanza di rimessione alla Corte Costituzionale per la declaratoria di incostituzionalità delle disposizioni di cui sopra, affinché, in via interpretativa, ne sancisca la difformità rispetto alla legislazione UE, in particolare con riferimento all’attuazione della Direttiva rinnovabili 2009/28/CE.

La seconda strada percorribile è rappresentata dalla denuncia alla Commissione Europea per i medesimi motivi, al fine di attirare l’attenzione dell’istituzione sull'incongruità del Quarto Conto Energia rispetto ai principi fondamentali della UE. Lo scorso marzo proprio il nostro studio si è fatto promotore di un’iniziativa in tal senso a sostegno di più di 1500 operatori delle rinnovabili che sono stati colpiti dagli effetti retroattivi del Decreto Romani: abbiamo infatti impugnato il provvedimento davanti alla Commissione Europea con la richiesta di aprire una procedura di infrazione, agendo per conto di soggetti che hanno costruito impianti per diverse centinaia di MW di potenza nominale in Italia e con investimenti superiori al miliardo di euro.

Quali sono le garanzie tipiche nei modelli di finanziamento più diffusi?

Nel caso del project financing le cosiddette garanzie “reali” sono rappresentate solitamente da privilegio, pegno su quote della società di progetto ed ipoteca (sul terreno o sul relativo diritto di superficie) ed attribuiscono al creditore privilegiato la preferenza nel riparto del ricavato.

Più diffuse sono le garanzie “indirette” o “contrattuali”, che comprendono le garanzie negative (o negative pledge), ossia l’insieme delle pattuizioni che mirano a preservare il patrimonio del debitore mediante il divieto di assunzione di debiti successivi a quello verso il creditore, comportando, in caso di violazione, il diritto al risarcimento.

E, infine, i direct agreement e lo step-in right, cioè gli accordi stipulati tra i lender, la SPV e le controparti (EPC) con lo scopo di obbligare queste ultime ad informare il lender circa eventuali inadempimenti delle SPV che possano comportare eventi di default. Nello specifico, lo step-in right consiste nella possibilità dei finanziatori, nel caso di disfunzioni gravi nell’andamento del progetto, di intervenire prima che questo sia definitivamente compromesso, assumendone il controllo diretto o delegando un soggetto di fiducia, al fine di mantenere il più possibile in vita i contratti. Nella prassi, il diritto di subentro dei finanziatori si fonda, in mancanza di previsioni normative espresse, sull’inserimento di clausole contrattuali che hanno l’effetto di obbligare il soggetto destinatario del finanziamento alla cessione del contratto o, nel caso di società di progetto, attraverso la costituzione di un pegno sulle azioni con riserva di diritto di voto.

Infine, ai contratti di EPC e O&M si collegano delle garanzie volte a salvaguardare l’opera dai rischi di completamento che possano derivare, per esempio, dai costi eccessivi rispetto a quelli preventivati, ovvero dai ritardi nella consegna. L’operatività di tali garanzie è talvolta collegata al diritto di risoluzione del relativo rapporto contrattuale: esempi di garanzie in tal senso sono i performance bond, ovvero garanzie volta a coprire i rischi della mancata realizzazione dell’opera nei tempi, nei modi e ai costi stabiliti, e l’advance payment bond o garanzia di rimborso, con cui la società di EPC o O&M si impegna alla restituzione della somma ricevuta a titolo di anticipo in aggiunta agli interessi.

Oltre ai modelli di leasing e di project financing, esistono soluzioni innovative per il finanziamento dei progetti?

La nuova frontiera del finanziamento è senza dubbio costituita dai project bond, titoli di debito emessi specificamente per finanziare singoli progetti. Il rimborso di tali bond ai bondholder è dato dai flussi complessivi generati dall’operazione. I vantaggi di tale strumento sono molteplici: da un lato, permette di raccogliere ingenti somme sotto forma di capitale di debito; dall’altro, il rischio è limitato a piccoli apporti di capitale proprio da parte di chi costruisce l’impianto.

In sostanza, i project bond accordano gli interessi degli investitori e quelli del settore bancario, al quale è lasciato ampio margine di operatività per la parte di investimento da essi non coperta.

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