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Comunicare l'energia

27 Febbraio 2012

La generazione distribuita di energia elettrica imbrigliata nelle maglie della rete pubblica: secondo l’antitrust c'è discriminazione (del legislatore a danno delle reti elettriche private)

(Maria Antonietta Giffoni)

Intervista a Carlo Belvedere, Segretario generale di Ascomac-Cogena

Che la generazione distribuita di energia possa rappresentare un enorme vantaggio sia in termini di sicurezza di approvvigionamento che di sostenibilità ambientale è un’idea quasi unanimemente accettata e condivisa.

Le soluzioni tecnologiche che oggi offre il mercato per prodursi l’energia “in casa”, o meglio “in sito”, sono molteplici e alimentabili sia con fonti fossili che rinnovabili.

Oltre a produrre l’energia per sè, la generazione distribuita consente anche di scambiarla con i “vicini”, utilizzatori finali che risiedono nello stesso sito.

Generalmente, un Sistema di Distribuzione Chiuso (SDC) ha almeno un punto di connessione con la rete elettrica pubblica. Tale connessione assicura che, in caso di avarie o manutenzioni delle unità di generazioni che alimentano la rete privata, gli utenti possano continuare ad avere l’energia elettrica necessaria a soddisfare i propri fabbisogni.

Tutti coloro che prelevano energia dalla rete pubblica sono obbligati a pagare degli oneri - cosiddetti di trasmissione, distribuzione e oneri generali di sistema - stabiliti dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e destinati alla manutenzione e l’ampliamento della rete di distribuzione elettrica pubblica.

Gli utenti della rete privata che attingono energia anche dalla rete pubblica in che misura devono pagare questi oneri? Sull’intera energia consumata o solo su quella prelevata dalla rete pubblica medesima?

Il legislatore ha introdotto differenti trattamenti a seconda della tipologia di SDC in questione. Una discriminazione che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha definito come foriera di possibili distorsioni della concorrenza nel mercato dell’energia in materia di reti elettriche.

Vediamo in che termini ciò può accadere con l’aiuto del Dottor Carlo Belvedere, Segretario generale di Ascomac-Cogena, la Federazione di Categoria che ha rilevato questa anomalia attraverso delle Osservazioni presentate lo scorso aprile 2011 al Governo, al Parlamento, alla AEEG  e all’AGCM medesima.


Dottor Belvedere ci aiuta a capire in quali modi si declina quel che ho definito, forse troppo semplicemente, uno scambio di energia fra “vicini” di casa o di impresa? Che cos’è un Sistema di Distribuzione Chiuso?

Effettivamente, richiamando quanto da lei anticipato, un Sistema di Distribuzione Chiuso è qualcosa di diverso da un semplice scambio di energia fra “vicini”; tuttavia la sua metafora può aiutarci a districare la complicata matassa normativa che definisce le diverse forme di reti elettriche private.

Una premessa: la generazione distribuita

Per comprendere e meglio inquadrare le attualità e le potenzialità del Sistema di distribuzione chiuso è opportuno partire dalla definizione di generazione distribuita di energia, di seguito GD, che è una tipologia di produzione di energia elettrica e termica che necessita di una Normativa e di una Regolazione specifica, finalizzata:

• non solo alla generazione/produzione per immissione in rete,
• ma anche all’autoproduzione ed all’autoconsumo in sito da parte di una pluralità di utilizzatori

Fino ad oggi la Generazione distribuita o decentrata è stata nel suo complesso considerata come una attività:

• rivolta all’impianto più che ad un sistema di impianti, senza una visione e una programmazione di sviluppo definito, dapprima in affiancamento e poi in progressiva sostituzione della generazione da fonti fossili, con prevalenza di alcune tecnologie che non sempre hanno fornito una grande contributo in termini di efficienza/efficacia;

• prevalentemente finalizzata a produrre energia elettrica da immettere in rete con il supporto di incentivi che hanno sviluppato una nuova imprenditoria, interessata alla produzione di energia ma non alla ottimizzazione nell'utilizzo della energia così prodotta. Il "mercato assistito" ha finito per creare uno squilibrio tra investitori e clienti finali che, necessariamente, deve essere superato con programmi di efficienza energetica connessi all'autoconsumo.

Per lo sviluppo della Generazione distribuita è indispensabile un contestuale sviluppo delle reti energetiche. Accanto al rafforzamento delle reti nazionali di trasmissione e distribuzione, deve prevedersi lo sviluppo di reti intelligenti private a supporto della generazione distribuita di energia da fonti rinnovabili e da cogenerazione ad alto rendimento, finalizzate:

• alla interazione ed integrazione produttore/consumatore, attraverso la previsione delle richieste di consumo e il bilanciamento tra produzione distribuita e domanda di energia elettrica a livello locale

• al dialogo con le reti con obbligo di connessione di terzi che gestisca e superi l’attuale fenomeno del “collo di bottiglia” in immissione/prelievo.

Insomma, per dirla con uno slogan: "Energia là dove serve".

Così, la rete energetica, termica ed elettrica, gestita da software per il bilanciamento domanda/offerta a livello locale, distribuita sul territorio, è il naturale completamento e complemento tecnologico della generazione distribuita, vero strumento senza il quale la generazione distribuita perde la sua vera funzione: generazione delocalizzata, alimentata da fonti diffuse e/o distribuite sul territorio di cui il sito fa parte, e trasferimento di energia termica ed elettrica sul territorio, in sito dove è generata e utilizzata.

Il Sistema di Distribuzione Chiuso

L’insieme di unità di generazione e unità di consumo collegati da reti energetiche costituisce il Sistema di distribuzione chiuso che ha una forte caratterizzazione e valenza territoriale, confinato cioè in un sito geograficamente delimitato per asservire l’energia generata a livello locale a utenze aggregate o pluralità di clienti finali in quel sito.

E’ questo il plus della generazione distribuita che, unitamente alla rete energetica, ne fa un modello di sviluppo complementare alla tradizionale generazione centralizzata/distribuzione centralizzata.

In base a questa premessa, in termini generali, un Sistema di distribuzione chiuso è un sistema geograficamente limitato, costituito da un produttore che produce energia, una rete energetica - elettrica e termica - che la trasferisce e uno o più utenti che la utilizzano.

Esempi di Sistemi distribuzione chiusi sono:

siti industriali che posseggono uno o più impianti di produzione di energia elettrica e, attraverso una rete privata, la distribuiscono alle proprie linee di produzione o utenze di altro genere

centri commerciali, anche loro in possesso di uno o più impianti utili ad alimentare le utenze dei diversi negozi che ospita.

• anche un condominio potrebbe essere un SDC, se dotato, per esempio, di un impianto cogenerativo che produce elettricità, come anche il calore impiegato per la climatizzazione invernale ed estiva.

Sul punto è doveroso ricordare e precisare che il Legislatore europeo ha disciplinato il SDC al considerando n. 30 e all’art. 28 non prevedendo il settore civile.
Pur tuttavia, se si pensa che gli edifici sono responsabili del 40% del consumo globale di energia nell'Unione, il condominio, i centri residenziali, gli edifici del settore pubblico e non solo, possono diventare il centro di eccellenza dell'efficienza energetica diffusa in sito, sia in termini di generazione "verde ed efficiente" sia di trasferimento ed utilizzo efficiente dell'energia termica ed elettrica a pluralità di utilizzatori.

In conclusione, un sistema di distribuzione chiuso è una soluzione impiantistica, vero e proprio strumento di competitività e di concorrenza, finalizzata a garantire l’efficienza ottimale di una fornitura energetica integrata.


I Sistemi di Distribuzione Chiusi hanno sempre uno o più punti di connessione con la rete pubblica. Com’è stato regolato dal legislatore il rapporto tra le reti private e la rete pubblica in termini di attribuzione degli oneri del sistema di trasmissione e distribuzione nazionali?

Direi che la "confusione normativa" riguardante Sistemi efficienti di utenza (SEU), Reti interne di utenza (RIU), Reti elettriche private e Sistemi di auto-approvvigionamento energetico (SAAE) nasce dal 2008 in poi, finendo per creare quella che l’AGCM ha evidenziato essere una distorsione del mercato, chiedendo al Governo ed al Parlamento una “revisione della normativa riguardante i sistemi di distribuzione chiusi, volta ad eliminare qualsiasi discriminazione tra RlU ed altre reti elettriche private e a non introdurre ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”.

In particolare, il Legislatore, nel 2009 con la Legge n. 99, articolo 33, relativo alle Reti interne di utenza, ha:

stravolto un principio di carattere generale fino a quel momento seguito e cioè il versamento di corrispettivi tariffari ed oneri generali sulla energia prelevata da rete con obbligo di connessione di terzi; tale principio ha la sua ragion d'essere nel modello di generazione centralizzato di energia 

“ridotto ” il regime del "prelevato" e cioè il versamento di corrispettivi ed oneri alla sola energia prelevata, applicandolo solo ad una soluzione impiantistica: le Riu ex art. 33 citato

contestualmente assoggettato tutte le altre soluzioni impiantistiche e cioè le “altre reti elettriche” al principio del "consumato" e cioè il versamento di corrispettivi ed oneri anche sulla energia prodotta e consumata in sito, oltre che su quella prelevata.

Il Legislatore, poi, ha ribadito tale nuovo regime del “Prelevato ad esclusivo beneficio delle RIU" nel cosiddetto Decreto Romani - Dm 10 dicembre 2011 in materia di reti elettriche. Giova ricordare che il Dm Romani in materia di reti elettriche non ha definito cosa sia una rete elettrica.

Successivamente, il Legislatore nazionale, con l’art. 38, comma 5, Dlgs n. 93/2011, ha salvaguardato ancora una volta i diritti acquisiti, individuando ed identificando quali sistemi di distribuzione chiusi le RIU - reti interne di utenza ex art. 33, legge n. 99/2009 (che corrispondono corrispettivi tariffari ed oneri di sistema esclusivamente sulla energia prelevata) - e le reti elettriche private alle quali però si applicano, a differenza delle prime, corrispettivi ed oneri sulla energia consumata.

Così normando, il Legislatore ha:

• introdotto in via artificiosa e surrettizia una discriminazione tra reti elettriche: le RIU e le altre reti elettriche senza giustificazione tecnico-giuridica alcuna

economicamente gravato le reti elettriche private di corrispettivi ed oneri non dovuti

ostacolato lo sviluppo della generazione distribuita al servizio di una pluralità di utilizzatori finali

compromesso la diffusione dell’efficienza energetica generata e trasferita in sito limitato e leso la libera concorrenza.


Prima di capire la natura di questa discriminazione, ci può spiegare che cosa si intende per “RIU” e “altre reti private”. Inoltre, spesso l’acronimo RIU si associa a quello di SEU. Anche il Sistema Efficiente di Utenza è un Sistema di Distribuzione Chiuso?

Formalmente, così dice la legge – Art. 38, comma 5, Dlgs n. 93/2011 -, le Reti Interne di Utenza e le “altre reti private” sono Sistemi di Distribuzione Chiusi, mentre i SEU sono sistemi efficienti di utenza, come previsto dal Dlgs n. 115/2008.

L’AEEG nel suo documento di consultazione DCO n. 33/11 ha definito i SEU un sottoinsieme dei Sistemi di Auto-Approvvigionamento Energetico (SAAE). E cioè dei sistemi più semplici, esclusi dalla definizione di reti elettriche private.

Una domanda è d’obbligo: ma il collegamento privato tra unità di produzione e consumo citati sia nel SEU (Sistema efficiente di utenza) che nel SAAE (Sistema di auto approvvigionamento energetico) allora che cosa è? Non è una rete che collega impianto di produzione e impianto di consumo? Non è un cavo di rame come le RIU?

Qui sta il punto di grande confusione: una volta il legislatore disciplina la rete – RIU e altre reti private – un’altra definisce i sistemi di auto approvvigionamento energetico  - SEU e SAAE - escludendo che siano reti.

Tutto vero, come altrettanto vero è il fatto che un Sistema di auto approvvigionamento energetico vede la presenza di impianti di produzione e di consumo collegati da una rete elettrica, così come una rete elettrica connette impianti di produzione  e di consumo. Insomma la stessa cosa disciplinata in via surrettizia in modo diverso se non discriminatorio. Fatto questo rilevato e censurato dall’AGCM.

Per capire ancora meglio la differenza, occorre ricorrere alla norma. Del resto, “scripta manent”.

Sistemi di Distribuzione Chiusi

Il Dlgs n. 93/11 nel recepire la Direttiva 2009/72/CE, all’articolo 38, comma 5 così definisce i Sistemi di Distribuzione Chiusi:

"i sistemi di distribuzione chiusi sono le reti interne d’utenza così come definite dall’articolo 33 della legge 23 luglio 2009, n. 99 nonché le altre reti elettriche private definite ai sensi dell’articolo 30, comma 27, della legge n. 99 del 2009, cui si applica l’articolo 33, comma 5, della legge 23 luglio 2009, n. 99".

Reti interne di utenza - RIU

L’articolo 33, Legge n. 99/09 definisce la Rete Interna di Utenza come quella rete che 

"connette unità di consumo industriali, ovvero connette unità di consumo industriali e unità di produzione di energia elettrica funzionalmente essenziali per il processo produttivo industriale, purchè esse siano ricomprese in aree insistenti sul territorio di non più di tre comuni adiacenti, ovvero di non più di tre province adiacenti nel solo caso in cui le unità di produzione siano alimentate da fonti rinnovabili".

Questo tipo di reti sono di dimensioni rilevanti e il loro punto di connessione con la rete pubblica avviene in alta tensione. Un esempio di questi sistemi sono i grandi poli industriali che hanno più fabbriche ubicate nello stesso territorio. Il Legislatore ha previsto due tipologie di RIU: quelle industriali di solo consumo e quelle industriali di produzione e consumo.

“Altre reti private”

La norma non dà una definizione precisa dell’espressione “altre reti private”. Fatto questo evidenziato dalla stessa Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas:

"Tutte le altre reti private, ad oggi, non sono definite, pur non essendo vietate. Sembrerebbero, pertanto, tutte le reti elettriche diverse dalle Reti Pubbliche e dalle RIU” (DCO 33/11).

SAAE Sistemi di auto approvvigionamento energetico

Il Dm 10 dicembre 2010, alla lettera f) del comma 1, articolo 2 definisce i Sistemi di Auto-Approvvigionamento Energetico come quella

"configurazione impiantistica in cui uno o più impianti di produzione di energia elettrica, anche nella titolarità di un soggetto diverso dal cliente finale, sono direttamente connessi, per il tramite di un collegamento privato, agli impianti per il consumo di un unico soggetto giuridico, o di più soggetti appartenenti al medesimo gruppo societario, e sono realizzati all’interno dell’area di proprietà o nella disponibilità del medesimo cliente o gruppo societario".

Questo tipo di sistemi sono di dimensioni ridotte e la connessione con la rete pubblica avviene in media tensione. Esempi di queste tipologie impiantistiche sono i sistemi di produzione e consumo installati, per esempio, nelle cartiere o nei cementifici.

SEU Sistemi efficienti di utenza

L’articolo 2, comma 1, lettera t), del decreto legislativo n. 115/08 e smi definisce i SEU come sistemi

"in cui un impianto di produzione di energia elettrica, con potenza non superiore a 20 MWe e complessivamente installata sullo stesso sito, alimentato da fonti rinnovabili ovvero in assetto cogenerativo ad alto rendimento, anche nella titolarità di un soggetto diverso dal cliente finale, è direttamente connesso, per il tramite di un collegamento privato senza obbligo di connessione di terzi, all’impianto per il consumo di un solo cliente finale ed è realizzato all’interno dell’area di proprietà o nella piena disponibilità del medesimo cliente".

La differenza tra i SEU ed i SAAE è che i primi hanno una potenza complessiva di 20 MWe, e sono rigorosamente impianti alimentati da fonti rinnovabili o di cogenerazione ad alto rendimento;  i secondi non hanno alcun limite di potenza, hanno impianti di generazione non esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili né di cogenerazione ad alto rendimento. Di fatto i SAAE che abbiano impianti di cogenerazione usufruiscono, ai sensi del Dlgs n. 28/2011, degli incentivi per 5 anni nella misura del 30% di quanto stabilito per gli impianti CAR cogenerazione ad alto rendimento, come previsto dal Dm 5 settembre 2011.

Tornando alla questione di fondo che stiamo discutendo, il Legislatore nazionale ha stabilito che:

le RIU versino i corrispettivi tariffari e gli oneri di sistema solo sull’energia prelevata (articolo 33, comma 6, Legge n. 99/09)

i SAAE versino i corrispettivi tariffari e gli oneri di sistema solo sull’energia prelevata (articolo 6, comma 2, Dm 10 dicembre 2010)

i SEU paghino i corrispettivi tariffari e gli oneri di sistema solo sull’energia prelevata (articolo 10, comma 2, Dlgs n. 115/08 così come modificato dal Dlgs n. 56/2010. Nella stesura del 2008, i SEU versavano corrispettivi ed oneri sulla energia scambiata)

le “altre reti private” paghino i medesimi corrispettivi su tutta l’energia consumata; in altri termini corrispettivi tariffari e oneri vengono applicati anche all’autoconsumo (articolo 33, comma 5, Legge 99/09).

Tralasciando ora di considerare i SAAE e i suoi sottoinsiemi, la partita qui si gioca tra RIU e le altre reti private.

La tesi avanzata dalla nostra Associazione (Ascomac-Cogena, ndr) - e segnalata al Parlamento, al Governo e alle Autorità AEEG e AGCM -  ha evidenziato come l’art. 38, comma 5, Dlgs n. 93/11 operi una disparità di trattamento tra reti elettriche senza obbligo di connessione di terzi lesivo della concorrenza.

Il principio generale del "versamento sul prelevato", riservato, o per meglio dire ristretto e ridotto a “trattamento di miglior favore” alle sole RIU, ai sensi dell'art. 33 L. n. 99/2009, grava ed aggrava, evidentemente, tutte le altre reti elettriche private di corrispettivi ed oneri impropri, non rendendo economicamente competitiva la Generazione distribuita.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell’accogliere le tesi avanzate da Ascomac Cogena, in base alla memoria trasmessa il 21 aprile 2011, ha ritenuto che le norme segnalate dall’Associazione, fossero distorsive della concorrenza, inviando una segnalazione al Governo ed al Parlamento in merito a tali distorsioni (segnalazione n. AS898 – DISCIPLINA SUI SISTEMI DI DISTRIBUZIONE CHIUSI del 23 dicembre 2011).


Perchè questa discriminazione delle reti diverse dalle RIU distorce la concorrenza nel mercato delle reti elettriche?

L’Autorità Garante, nella sua segnalazione, ha evidenziato come, a livello tecnico, non vi siano differenze tra le RIU e le altre reti private, avendo entrambe almeno un punto di connessione che consente in ogni momento ad un soggetto connesso alla rete privata di esercitare la libertà di libero accesso alla rete pubblica.
Il diverso trattamento tra RIU e altre reti private è, quindi, giuridicamente discriminatorio e tecnicamente privo di giustificazioni; e ciò riguarda, non solo le reti, ma anche le tecnologie di generazione come la cogenerazione ad alto rendimento.

Realtà come i centri commerciali, sarebbero assolutamente discriminate. La  loro rete rientrerebbe, infatti, nella definizione di “altre reti private” e sarebbe soggetta così al pagamento degli oneri su tutta l’energia consumata. Lo stesso dicasi per i condomini, i consorzi industriali, artigianali etc.

Questa situazione, come la stessa Autorità Garante ha avuto modo di sottolineare, porta a un mancato sviluppo di reti private che, a sua volta, si traduce:

• da un lato in una riduzione delle opportunità di crescita per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e in cogenerazione ad alto rendimento - che quindi sarebbero limitate ai sistemi di auto-approvvigionamento e agli impianti che immettono l’energia prodotta nella rete pubblica

• dall’altro lato, in una minore concorrenza nei confronti dei gestori delle reti pubbliche di trasmissione e di distribuzione e, indirettamente, ai proprietari dei grandi impianti di generazione che immettono l’energia prodotta nella rete pubblica.

La discriminazione delle “altre reti private” finisce, dunque, per favorire il modello di generazione centralizzata quale modello dominante e, a livello operativo

• da un lato gli impianti di grandi dimensioni per la generazione di energia

• dall’altro, le reti pubbliche attraverso le quali viene trasmessa e distribuita l’energia.

Al contrario, lo sviluppo delle reti elettriche private diminuirebbe di diritto e di fatto il potere di mercato sia del distributore che del proprietario di grandi impianti di generazione a tutto vantaggio del cliente finale e quindi della bolletta energetica di famiglie e imprese.

Secondo l’AGCM,  per quanto riguarda:

• i proprietari dei grandi impianti di generazione, lo sviluppo di SDC, a parità di altri condizioni, riduce la domanda che essi devono soddisfare e diminuisce quindi le opportunità di esercizio del potere di mercato: il che si traduce per il cliente finale in un minor costo di approvvigionamento energetico, abbassando il costo della elettricità

• i gestori delle reti pubbliche di trasmissione e di distribuzione - essendo i loro ricavi proporzionali all'energia che transita su tali reti -, la minaccia di una riduzione di domanda a causa dello sviluppo dei SDC costituisce un potente incentivo ad una efficiente gestione di tali reti pubbliche, al fine di ridurre gli oneri di trasmissione e dispacciamento e quindi la convenienza ad adottare soluzioni impiantistiche basate su reti private.

Il che per il cliente finale significa

• una maggiore efficienza della rete e dei servizi utilizzati;

• minor costo legato a corrispettivi non versati per inutilizzo della rete con obbligo di connessione di terzi.

Ricordo in sintesi i punti della Segnalazione dell’AGCM

1. L’Autorità Garante evidenzia che a livello tecnico non vi siano differenze tra RIU e altre reti private, avendo entrambe le soluzioni almeno un punto di connessione che consente in ogni momento ad un soggetto connesso alla rete privata di esercitare la libertà di libero accesso alla rete pubblica.

2. E’ prevista la corresponsione di corrispettivi ed oneri solo in caso di prelievo di energia da rete pubblica in base a servizio di trasmissione e distribuzione reso dal distributore con obbligo di connessione di terzi (in concessione).
Quello indicato è stato un principio di diritto generale fondante il mercato elettrico e più in generale la libertà economica nel nostro Paese, modificato in via “ingiustificata” per la prima volta dalla Legge n. 99/2009, attribuito a titolo particolare ad una sola tipologia di soluzione impiantistica: le RIU per l’appunto. Per tutte le altre tipologie di reti elettriche private, è stato “introdotto” il principio della corresponsione dei corrispettivi ed oneri sulla energia consumata, e cioè  sulla energia che non transita su reti in concessione con obbligo di connessione di terzi, rappresentando per questo motivo una grave discriminazione oltre che una limitazione allo sviluppo della generazione distribuita da fonti innovabili e da cogenerazione ad alto rendimento e, in buona sostanza, dell’Efficienza energetica.

3. Il diverso trattamento tra RIU e altre reti private è giuridicamente discriminatorio, e tecnicamente privo di giustificazioni e riguarda non solo le reti ma anche le tecnologie di generazione come la cogenerazione ad alto rendimento.

4. L’Autorità richiama espressamente il settore commerciale e dei servizi (ndr le RIU sono esclusivamente industriali) con l’esempio tipico del centro commerciale (nota n. 2 della Segnalazione AGCM) e sottolinea gli effetti del mancato sviluppo delle reti private tra cui:

• riduzione delle opportunità di crescita per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e in cogenerazione ad alto rendimento

• minore concorrenza nei confronti:
- dei gestori delle reti pubbliche
- dei proprietari dei grandi impianti di generazione che immettono l’energia prodotta nella rete pubblica

• Introduce la citazione espressa della cogenerazione ad alto rendimento.

5. L’Autorità evidenzia gli aspetti di incremento della concorrenza che lo sviluppo di reti elettriche private ha nei confronti del mercato dell’energia: diminuisce di diritto e di fatto le opportunità di esercizio del potere di mercato sia del distributore che del proprietario di grandi impianti di generazione a tutto vantaggio del cliente finale e quindi della bolletta energetica di famiglie ed imprese.

6. La discriminazione delle “altre reti private” finisce per favorire il modello di generazione centralizzata quale modello dominante e, a livello operativo:
• da un lato, gli impianti  di grandi dimensioni per la generazione di energia e
• dall’altro, le reti pubbliche  attraverso le quali viene trasmessa e distribuita l’energia.

7. L’AGCM pone l’accento sulla evoluzione tecnologica delle tecnologie di generazione e, fatto rilevante, sul relativo apporto alla riduzione di gas inquinanti. La concorrenza è il criterio per individuare il mix più adeguato di tecnologie e soluzioni impiantistiche a basso impatto ambientale.

8. L’AGCM ritiene che limitazioni geografiche delle RIU e delle altre reti private non sia giustificata.

9. L’AGCM sollecita, così come segnalato e richiesto da ASCOMAC COGENA, la revisione della normativa riguardante i sistemi di distribuzione chiusi.  

 

Quali misure dovrebbe adottare il legislatore per evitare tali effetti distorsivi?

Il Governo ed il Parlamento hanno finora proposto e approvato leggi e/o recepito direttive comunitarie, il cui unico obiettivo, come nel caso di reti elettriche e sistemi di auto approvvigionamento energetico, è la salvaguardia di diritti acquisiti e con essa la limitazione del mercato, anziché, come è doveroso che sia, la tutela del consumatore/cliente finale e la competitività del Sistema Italia.

Nel corso degli anni, a partire dal 2009, il Legislatore ha normato a più riprese la Generazione/Utilizzo di energia elettrica in sito, da un lato disciplinando le reti elettriche ed in particolare le reti interne di utenza come nel caso delle RIU, dall'altro i sistemi di generazione/consumo, venendosi così a creare situazioni di mancato coordinamento e di confusione tra sistemi di generazione/utilizzo e reti elettriche:

• un conto è il sistema di produzione/consumo in sito

• un altro la rete elettrica, mero cavo di rame, di connessione impianti di produzione e consumo oltre che discriminazioni tra operatori economici, lesive del mercato.

Paradossalmente, rispetto agli obiettivi di Kyoto, l'unico sistema efficiente disciplinato dagli artt. 2 lettera t) e 10 del Dlgs n. 115 e s.m.i. è il SEU - Sistema efficiente di utenza - che, a differenza delle altre soluzioni impiantistiche, è esclusivamente costituito da impianti di generazione alimentati da fonti rinnovabili o da cogenerazione ad alto rendimento e “monocliente” anzichè, come dovrebbe essere, pluricliente.

In questo paese, fare efficienza diffusa su aggregazioni di utenti sembra essere una deminutio se non un problema.

A circa undici anni dalla emanazione del Dlgs n. 79/1999, anche esso in materia di mercato elettrico, il recepimento della direttiva 2009/72/CE e l'attuazione dei sistemi di distribuzione chiusi all'interno di siti industriali, commerciali o di servizi condivisi, poteva rappresentare l'occasione per completare quella liberalizzazione del mercato elettrico iniziata con la produzione di energia. E alla quale, pur tuttavia, non corrisponde, ad oggi, una eguale liberalizzazione dell'utilizzo dell'energia generata, trasferita attraverso rete privata senza obbligo di connessione di terzi nell'ambito dello stesso sito, geograficamente delimitato, a pluralità di soggetti connessi attraverso un sistema di distribuzione chiuso.

Lo sviluppo ecosostenibile della generazione di energia verde (FR) ed efficiente (CAR) si fonda proprio sull’utilizzo diffuso dell'energia generata in un determinato sito, confinato geograficamente, trasferita ed utilizzata da utenze aggregate in quel sito attraverso reti intelligenti private: mi riferisco a quei distretti industriali, aree industriali e commerciali, centri commerciali, centri servizi direzionali, tutti ora di diritto e di fatto esclusi dalle potenzialità ed attualità di questo strumento energetico; tutte realtà economiche che segnalano ogni giorno di più il costo dell'energia elettrica che ne mina la competitività rispetto ad altri concorrenti europei ed extraeuropei, senza ricevere risposte chiare, stabili, efficaci ed efficienti.

Una domande per tutte: quale vantaggio economico e di risparmio energetico conseguono i negozianti clienti finali o nell'acquistare l’energia elettrica dal sistema elettrico, quando invece possono usufruire del servizio energia direttamente utilizzando l’energia elettrica oltre a quella termica prodotta in sito da un cogeneratore ad alto rendimento? Perchè immettere in rete il surplus di energia generato in sito quando questa energia può essere trasferita ad una pluralità di clienti finali che insistono in quel sito?

Occorre invertire questa tendenza. E' strategico apportare modifiche normative in grado di liberalizzare concretamente il mercato della Efficienza energetica, del Risparmio energetico, delle fonti rinnovabili per il rapido conseguimento e raggiungimento da parte dell’Italia degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Per tutto questo ritengo che le modifiche normative debbano tenere conto del principio della corresponsione di corrispettivi ed oneri solo sulla energia prelevata da reti con obbligo di connessione di terzi.

In secondo luogo, è importante la valorizzazione della filiera dell’efficienza energetica integrata, grazie alla introduzione del binomio Tecnologie di generazione a basso impatto ambientale, quali la cogenerazione ad alto rendimento, e le reti elettriche private, a beneficio degli utilizzatori clienti finali e di settori quali l’abitativo e il terziario che, in base alle valutazioni UE, sono responsabili del 40% del consumo globale di energia nell'Unione.

Abbiamo inoltre proposto l’inserimento nel Decreto sulle cd “Liberalizzazioni, Concorrenza, Sviluppo”, di provvedimenti volti a favorire la “connessione” tra "reti energetiche” e "reti di imprese", per la produzione di beni e servizi a ridotto impatto ambientale e ad energia quasi zero quale modello di sviluppo economico e occupazionale.

Sempre in tema di competitività delle imprese, richiamo l'attenzione sul ruolo strategico della connessione tra "reti energetiche” e "reti di imprese" costituite, queste, dall’insieme delle imprese che aderiscono a un contratto di rete, attraverso il quale più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato”. Elemento essenziale del “contratto di rete” è il “programma comune di rete”, sulla base del quale gli imprenditori “si obbligano … a collaborare in forme e ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale commerciale tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.
Il Fattore Energia diventa allora una sistema di aggregazione a rete di imprese, influendo sul costo di produzione/distribuzione del prodotto.
In tal senso, è di tutta evidenza il ruolo strategico delle Reti intelligenti private classificate tra i Sistemi di distribuzione chiusi, quale strumento energetico di aggregazione di utenze/imprese, legate tra loro dal "contratto di rete", e, a livello energetico, da quel programma di miglioramento di efficienza energetica sopra richiamato, per migliorarne la presenza e la competitività sul mercato.

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