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Comunicare l'energia

27 Aprile 2012

Come correggere il Quinto Conto Energia. Intervista ad Alessandro Cremonesi, presidente IFI

(Emiliano Angelelli)

Il 16 aprile scorso il Ministero dello Sviluppo ha diffuso le due bozze di decreto del Quinto Conto Energia e delle rinnovabili elettriche, le quali sono attualmente in corso di esame presso la conferenza Stato Regioni (vedi Riferimenti). Tutto ciò ha scaturito, il 18 aprile scorso, la protesta compatta del settore rinnovabili ed efficienza energetica che ha portato a una manifestazione nazionale a Montecitorio e alla riunione, a Roma, degli Stati generali delle rinnovabili e dell'efficienza energetica. Ne abbiamo parlato con Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato IFI, associazione che riunisce l'80% dei produttori italiani di celle e moduli fotovoltaici.

Avete presentato a Roma nel corso degli Stati Generali delle rinnovabili e dell'efficienza energetica un documento che conteneva delle proposte di correzione al Quinto Conto Energia. Quali sono?

Le questioni che nello schema di Decreto non funzionano sono diverse, ma la massima sintesi delle nostre proposte si può ricondurre a tre: innanzitutto riteniamo fondamentale il mantenimento del premio Made in Europe, già contemplato nel DM del 5 maggio 2011 (cosiddetto IV Conto Energia), che preveda 5 centesimi di euro/KWh da destinarsi a impianti fotovoltaici che utilizzino almeno l’80% di componentistica di origine italiana o europea, così da salvaguardare la filiera nazionale e creare condizioni di libera concorrenza in un mercato ad oggi totalmente controllato da player extra-europei.

In seconda istanza, chiediamo una semplificazione dello strumento del registro per tutti gli impianti fotovoltaici ponendo un limite di iscrizione agli impianti con potenza superiore ai 200 KWp. Riteniamo sia improponibile proporre a clienti che decidono di installare qualche decina di KW di essere sottoposti ad un alea così forte come l’incertezza di entrare o meno all’interno di requisiti dettati dal registro. E poi il costo burocratico rischia di aumentare enormemente a fronte di tariffe più basse di oltre il 35%.

La terza proposta ha come fulcro l’assegnazione di un premio di 10 centesimi di euro/KWh agli impianti fotovoltaici realizzati con componenti nazionali ed europei che presentino soluzioni innovative, così da favorirne la ricerca e lo sviluppo aiutando a sostenerne i costi elevati di brevetti europei e di tecniche e materiali molto più costosi di quelli utilizzati per impianti tradizionali.

Il decreto deve ancora passare per la Conferenza Stato Regioni prima di essere approvato definitivamente. Ci sono realmente i margini per correggerlo?

I margini ci sono nella misura in cui le istituzioni desidereranno ascoltare le richieste avanzate dalle associazioni e dagli operatori di settore e da quanto riterranno necessario promuovere il settore fotovoltaico in quanto asset strategico e competitivo per il Paese.

Quali sono i passi che muoverà il settore per opporsi a quanto sta accadendo?

Come dicevo prima, le principali associazioni del settore stanno operando per proporre emendamenti al Decreto Interministeriale pubblicato, affinchè si possa ristabilire un riequilibrio dell’intero comparto ed evitare attività speculative che hanno contribuito a macchiare il mercato negli anni precedenti. In particolare, il Comitato IFI sta svolgendo azioni congiunte con le altre principali associazioni di categoria, quali Aper, Assosolare e Aes, in vista della prossima Conferenza Stato-Regioni che determinerà l’assetto futuro del settore.

Perché secondo voi è necessario limitare l'iscrizione al Registro agli impianti sopra i 200 kW?

Per eliminare gli aspetti speculativi dal settore, che è lo scopo finale dello strumento del registro degli impianti, non è necessario colpire anche le piccole aziende che non producono abbastanza MW da generare effetti speculativi. La componente speculativa si può ravvisare, in caso, in impianti che producano una notevole quantità di energia che noi consideriamo sopra i 200 KW.

Uno dei pericoli del nuovo Conto energia è quello delle ricadute occupazionali. Industrie che hanno investito nel Made in Europe o in processi innovativi rischiano di dover ridimensionare fortemente la propria forza lavoro. Quanto è reale questo pericolo?

E’ reale e imminente. La maggior parte dei nostri associati ha chiamato la cassa integrazione. Si parla di 2000 lavoratori a rischio, nel caso in cui il Governo non prenderà in ascolto le opposizioni al V Conto Energia, all’interno di un settore che fornisce impiego a decine di migliaia di persone. Le istituzioni devono comprendere che il comparto fotovoltaico italiano è un asset per il Paese e in quanto tale va salvaguardato. Prendiamo ad esempio il caso di Q Cells, storica fabbrica tedesca di celle fotovoltaiche, che, non essendo salvaguardata da normative che valorizzino il Made in Europe, è fallita poche settimane fa anche a causa del dumping praticato da aziende cinesi.

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