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Comunicare l'energia

22 Novembre 2012

Il comparto delle rinnovabili deve reagire con vigore. Intervista a Pietro Colucci, presidente di Kinexia

(Anna Bruno)

In occasione della presentazione del piano industriale 2013/2015, il presidente di Kinexia Pietro Colucci ha insistito particolarmente sulla necessità che gli operatori reagiscano con grinta alle difficoltà e incertezze che da più di un anno paralizzano il settore. Ne parliamo con lui.

Qual è la sua opinione sulla situazione attuale delle rinnovabili nel nostro Paese?

Il brusco freno alle incentivazioni, che è andato a sovrapporsi alla crisi economica e alla crisi di liquidità, ha provocato un altrettanto brusco rallentamento in tutto il settore. Gli operatori per molti mesi sono stati a guardare, preoccupati dall’evoluzione di un quadro normativo che stentava a compiersi. Con il dubbio di trovarsi ancora una volta confrontati con dispositivi parziali e scarsamente integrati. Ma oggi le regole di riferimento sono stabilite, anche se tecnicamente mancano alcuni dettagli procedurali. Il disegno ha una sua logica di fondo, si può e si deve ripartire.

Cosa intende per logica di fondo?

Prima di tutto bisogna partire dalla consapevolezza che le tecnologie sono maturate e quindi, anche se la situazione di crisi non consente più larghi interventi di sostegno, le rinnovabili possono continuare a svilupparsi autonomamente.
La novità vera è che l’approccio al “fare rinnovabili” è radicalmente cambiato, e solo chi lo ha capito davvero è in grado di non perdere tempo: schematizzando al massimo, si può dire che non è più il momento dei grandi impianti, bisogna calarsi nelle specifiche necessità del territorio e produrre energia là dove serve, con impianti ragionati e duttili, in grado di servire esigenze specifiche.

Il quadro dei nuovi incentivi contiene questo messaggio?

In buona parte sì. I decreti non si limitano a ridimensionare settori come il fotovoltaico e l’eolico, portano l’accento e l’aiuto – ad esempio – alla produzione di energia connessa all’agricoltura, alle opportunità della cogenerazione e del teleriscaldamento, all’autoconsumo di energia da parte del settore abitativo. 
Si tratta di reindirizzare la strategia industriale, ma l’imprenditoria ha esattamente quel compito: capire e agire velocemente.

Il Gruppo Kinexia che lei presiede ha già messo a frutto questa lezione?

Non è stato facile, ma pensiamo di aver impostato già da alcuni mesi un piano di lavoro che ci farà superare l’inevitabile flessione del 2011-2012 con ottimi risultati fin dal 2013. Abbiamo il know-how e l’esperienza idonei ai cambiamenti in corsa. Molte linee operative di Kinexia necessitano solo di essere riorientate: è il caso, ad esempio, del fotovoltaico che indirizzeremo prevalentemente alle installazioni su tetti. O dell’eolico, che si svilupperà nelle applicazioni mini. E ancora della cogenerazione con teleriscaldamento, cui stiamo prestando particolare attenzione.
Ma le maggiori opportunità si aprono nella produzione di elettricità e calore al servizio di attività finora sottovalutate in questo paese, ad esempio l’agricoltura e l’allevamento: ci siamo attrezzati per un notevole rilancio degli impianti a biogas da agroenergia e zootecnia.
E non va dimenticata una importante rilettura del concetto di rifiuti, che non vanno più intesi come una disgrazia da subire, ma che significano recupero di materia, riciclo, digestione anaerobica, recupero di calore e di gas, produzione elettrica. Una gamma integrata di potenzialità che Kinexia è pronta a rilanciare, anche grazie all’esperienza maturata dall’azienda gemella, Waste Italia.

Uno spettro di intervento molto ampio, non si rischia la dispersione delle forze?

No, se si capisce il senso vero della Green Economy, l’ampiezza della visione non è un rischio ma un obbligo. Essere pronti e attrezzati per le specifiche necessità di un territorio (anzi spesso di una piccola porzione di territorio o di una impresa)  implica essere in grado di proporre la soluzione tailor-made, confezionata su misura. E’ ovvio che nessun gruppo industriale potrà iniziare da zero su tutti i campi nuovi, ma a ciò servono le esperienze che anche tante piccole aziende hanno accumulato in questi anni. Si fanno partnership e accordi, si sperimenta, si fanno passi in avanti.

E’ una parola di incoraggiamento per le piccole realtà che stanno subendo la crisi ancora più delle grandi aziende?

Sì, penso davvero che il patrimonio di questi anni non andrà perduto. Gli operatori troveranno un nuovo equilibrio tra le delusioni recenti e la certezza che questo settore non può che svilupparsi in modo serio e proficuo. D’altra parte questa prospettiva è stata ribadita dall’interessantissimo processo degli Stati Generali della Green Economy che si è concluso recentemente a Rimini con la partecipazione dei Ministri dell’ambiente e dello sviluppo. Una partecipazione vera e sentita, non di forma, come spesso accade. Se ne sono accorti tangibilmente i più di mille operatori che vi hanno partecipato. E non a caso i due Ministri, proprio in quella sede, hanno portato il regalo che molti aspettavano: la conclusione del cosiddetto “decreto termico”, che dovrebbe avere l’ok delle Regioni a brevissimo.

E che segna il trait-d’union tra le rinnovabili e l’efficienza energetica degli edifici. Cosa pensa di questa partita?

L’efficienza energetica, in generale, è la carta più importante che l’Europa e il nostro Paese devono giocare nei prossimi anni. Concetto ribadito anche nella Strategia Energetica Nazionale che ha visto la luce proprio mentre erano in corso le consultazioni degli Stati Generali. Se, come tutti auspichiamo, la SEN si tradurrà al più presto in un programma operativo su cui confrontarsi, certamente scopriremo che all’interno di questa partita la gestione dell’energia termica ha un’importanza notevolissima, non solo in termini di processi industriali, ma di sostenibilità energetica degli edifici.

Lei sa che continua ad esserci un po’ di confusione tra gli incentivi delle detrazioni e i nuovi incentivi termici in arrivo?

Sì, la confusione continuerà finché non verranno sciolti i nodi delle detrazioni 55% e 50%, in scadenza nel giugno prossimo. Una cosa è certa: questo settore dell’efficienza non verrà abbandonato a se stesso, perché è troppo importante rispetto agli obiettivi europei del 2020.
E un’altra cosa è certa: il decreto termico che sta per vedere la luce dà un grande impulso alle Esco e grandi opportunità agli Enti locali in termini di efficientamento energetico. Questi due protagonisti devono al più presto imparare a trarre vantaggio l’uno dell’altro. E noi, se sapremo essere strutture produttive integrate, dovremo muoverci insieme a loro.   

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