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Comunicare l'energia

14 Dicembre 2012

Prospettive per il biometano in Italia. Intervista a Walter Righini*, presidente Fiper

(Caputo Paola)

Intervista tratta da "Energia da biogas. Manuale per la progettazione, autorizzazione e gestione tecnico-economica degli impianti", a cura di Francesco Arecco (Edizioni Ambiente 2012)

Quali sono le attuali prospettive per l’immissione in rete del biogas (biometano ai sensi del Dlgs 28/11) in Italia?

Volendo tracciare un’analisi di filiera, è necessario partire dalla produzione di biogas, che nella maggioranza dei casi avviene presso impianti realizzati mediante investimenti dell’imprenditore agricolo o attraverso progetti di cofinancing, contribuendo alla messa a punto di uno sviluppo duraturo delle aree rurali. Il biogas può essere ora utilizzato in situ per la generazione elettrica o in sistemi cogenerativi, oppure, in un prossimo futuro, si spera, raffinato in biometano e immesso nella rete italiana del gas naturale.

Sicuramente l’estensione e la capillarità che caratterizzano la rete del gas italiana possono favorire tale opzione, che consentirebbe di diversificare e ottimizzare gli usi finali dell’energia contenuta nel biogas prodotto, valorizzando così anche il settore termico (cogenerazione, generazione domestica ecc.) e/o dei trasporti (autotrazione) e ampliando quindi le opzioni di mercato per la filiera. Un altro vantaggio potrebbe essere legato alla diversificazione dei clienti finali e, avendo a disposizione un vettore energetico rinnovabile non intermittente, alla maggiore capacità di programmazione energetica.

Gli impianti a biogas esistenti, che già beneficiano della tariffa omnicomprensiva corrispondente a 28 centesimi di euro per l’energia elettrica immessa in rete, difficilmente opteranno per trasformare il biogas in biometano. Discorso diverso invece per i nuovi impianti che a fronte di un investimento minore, non necessitando più del motore per la produzione di energia elettrica, potrebbero optare per la produzione di biometano. Certo è che sarà necessario prevedere comunque una forma di incentivazione per favorire la penetrazione di questa tecnologia.

Quali sono i principali ostacoli presenti e come potrebbero essere superati?

Il maggiore ostacolo “ufficiale” è ancora una volta connesso alla mancanza di un quadro normativo chiaro sul tema dell’immissione in rete e sulle difficoltà tecnico-economiche connesse al processo di upgrading e immissione nella rete del gas. Gli ultimi documenti di politica energetica a livello europeo e italiano assegnano un ruolo fondamentale a biomasse e biocombustibili (...). Il tema dell’immissione in rete del biometano non è menzionato nel recente decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche e al momento, i ministeri incaricati stanno ancora lavorando sul tema dell’obbligo delle rinnovabili negli edifici nuovi e negli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, sul fondo di teleriscaldamento, sui titoli di efficienza energetica e, di fondamentale importanza per il settore, sul conto energia termico [quest'ultimo decreto è in attesa di pubblicazione, ndr]. Lo sviluppo del settore biogas-biometano è quindi strettamente condizionato dal quadro che emergerà a valle di tali decreti.

Speriamo dunque vivamente – e per questo ci stiamo impegnando come Fiper e come Carte (Coordinamento associazioni rinnovabili termiche ed efficienza energetica – che tale quadro possa essere sufficientemente organico e coerente così da poter promuovere i necessari investimenti nel settore biogas-biometano-reti come già ampiamente sperimentato e attuato in altri paesi europei certamente più ricchi di noi in fonti fossili.

È verosimile ipotizzare una concreta immissione in rete del biometano nel medio termine e a quali condizioni?

Dal punto di vista del potenziale e della disponibilità tecnologica non vi sono impedimenti a un impiego significativo del biogas in rete. A tal proposito vanno però urgentemente definite le modalità di collegamento degli impianti a biometano alla rete del gas naturale. La rete di distribuzione del metano ha avuto nella politica energetica italiana la stessa dignità e gli stessi obblighi della rete elettrica. È quindi fondamentale che vengano definiti obblighi di acquisto del biometano significativi per i distributori.

Il documento emesso dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sulla regolazione tecnica ed economica delle connessioni di impianti di produzione di  biometano, rappresenta sicuramente un grande passo in avanti per tale settore. È però importante definire delle misure che garantiscano ai produttori di biometano un’effettiva omogeneità di criteri tra i diversi codici di rete dei gestori della distribuzione. In particolar modo è prioritario definire accuratamente i criteri tecnico-economici per l’individuazione del punto di connessione alla rete, per la definizione del limite tra ciò che può costituire l’impianto di connessione e ciò che deve considerarsi impianto di rete funzionale alla connessione, con conseguente riflesso sui profili di responsabilità ricadenti su diversi soggetti. È inoltre fondamentale che l’attività di regolazione tecnico-economica delle connessioni alla rete sia anche coerente con criteri e norme che ne regolano la fase autorizzativa. Inoltre, almeno per quanto attiene alle connessioni alle reti di impianti di produzione di biometano, è necessario armonizzare i differenti codici di rete dei vari gestori anche riguardo ai tempi e ai costi delle procedure di richiesta, accettazione, realizzazione degli impianti. E infine è auspicabile regolamentare e incentivare anche l’immissione del biometano in reti di distribuzione private, gestite dagli stessi produttori, e impiegato per usi termici e/o cogenerativi o per autotrazione.

In buona sostanza riteniamo che i vari compiti e attività da sviluppare lungo la filiera del biometano vengano ripartiti coerentemente con i vari soggetti interessati nella produzione del biogas (aziende e agricoltori) e nella purificazione e immissione in rete del biometano (gestori della rete), ripartendo equamente oneri e onori fra gli stessi e andando probabilmente a eliminare molti di quegli interessi particolari che possono precludere un reale sviluppo anche in Italia di questa importante

Quali potrebbero essere gli usi più promettenti del biometano?

Dato l’aumento dell’incidenza del prezzo del gasolio nell’attività agricola-zootecnica, il primo settore che potrebbe produrre e autoconsumare il biometano è l’impresa agricola, soprattutto per l’autotrazione. Detta attività potrebbe quindi diventare autosufficiente in termini energetici. Come già anticipato, se stoccato appositamente, il biometano può essere veicolato nel luogo e nel momento in cui è più efficiente il suo utilizzo per la successiva cogenerazione in energia elettrica e termica o per la produzione di energia termica a integrazione con altre fonti di energia rinnovabile, o utilizzato nell’autotrazione. In tal senso, l’impiego del biometano in rete rappresenta sicuramente un’importante occasione di valorizzazione delle biomasse per il mercato italiano.

In riferimento al potenziale, secondo le ultime stime di Coldiretti relative alla produzione di biometano sarebbe possibile arrivare a coprire nel medio termine almeno il 10% del consumo nazionale di gas, attraverso la produzione di 7-8 miliardi di metri cubi all’anno di biometano agricolo (analogamente a quanto proposto in Germania, primo paese produttore europeo di biometano, dove si è pianificato di immettere in rete entro il 2020 una quantità di biometano dell’ordine del 10% degli attuali consumi di gas).

* Presidente di Fiper (Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili; www.fiper.it) e amministratore delegato di Tcvvv (Teleriscaldamento cogenerazione Valtellina Valchiavenna Valcamonica; www.tcvvv.it).

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