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Comunicare l'energia

3 Marzo 2010

I nuovi paesaggi dell'energia. Intervista ad Alessio Battistella

(Dario Moretti*)

Le turbine eoliche rovinano il paesaggio? Certamente lo cambiano, ma tutte le attività umane, da sempre, hanno causato trasformazioni: il punto è governarle, cioè darsi delle regole coerenti e rispettarle.
Un parco eolico, se progettato nel modo giusto, può rivalutare un territorio e, come un intervento di Land Art, diventare un segno della cultura di chi lo abita e un arricchimento intellettuale, oltre che un vantaggio economico.
 
E’ quanto sostiene Alessio Battistella, architetto, che si occupa da ricercatore dell’integrazione paesaggistica di grandi infrastrutture presso il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Pavia. Per provarlo ha scritto un libro: Trasformare il paesaggio, in cui illustra lo stato dell’arte della diffusione dei generatori eolici in Europa e in particolare in Italia.
 
Nelle sue pagine analizza il tema da ogni punto vista: la tecnica, la legislazione, la cultura del paesaggio. La conclusione? La diffusione dei generatori eolici non solo è conveniente e possibile, ma è anche l’occasione di creare un nuovo paesaggio rappresentativo dei nostri tempi e rispettoso dell’identità dei luoghi.
 
I segni positivi non mancano: esempi olandesi e tedeschi mostrano come la riflessione dei progettisti su questo tema possa portare a soluzioni significative, l’esperienza permette di contare su un patrimonio di indicazioni su come strutturare un impianto eolico nel rispetto dei valori ambientali e del paesaggio. Buona parte del libro di Battistella è dedicata proprio ai criteri della progettazione, illustrati punto per punto, compreso quello della partecipazione alle scelte degli abitanti dei territori interessati.
 
Quali ostacoli restano? Quali sono le difficoltà più diffuse nel pubblico e negli amministratori italiani nei confronti dei generatori eolici?

“La mancanza di regole certe e condivise!”, afferma Battistella. “È dal 2003 che si attendono le ‘linee guida nazionali’ destinate alla regolamentazione delle procedure di approvazione. Ciò ha prodotto un alto grado di incertezza nel settore sia tra gli operatori sia tra le amministrazioni locali che si sono viste costrette a produrre proprie linee guida spesso in conflitto con le amministrazioni confinanti.”

Nella cultura degli architetti italiani c’è la disponibilità ad accogliere con favore la modificazione del paesaggio implicita nel progetto della realizzazione di impianti eolici?

“Il Bel Paese vive da sempre il conflitto tra un approccio ‘conservativo’ e un approccio che potremmo definire ‘progettuale’. Ciò a causa dell’immenso patrimonio artistico-culturale che è possibile incontrare sul nostro territorio. La mia risposta è comunque sì! E aggiungo che in Italia sono molti gli architetti e i paesaggisti che avrebbero la sensibilità necessaria per realizzare progetti complessi come le centrali eoliche. Il problema è che a tali sensibilità non viene data l’opportunità di operare, affidando il progetto delle centrali a una conoscenza esclusivamente ingegneristica.”
 
Quali sono le prospettive attuali di diffusione dei generatori eolici in Italia?
 
“Le prospettive sono buone, considerando che non è stato ancora sfruttato il potenziale disponibile in ambiente marino ed è ancora allo stato embrionale lo sviluppo del mini e microeolico. Va precisato comunque che in Italia non ci sono valori anemometrici ottimali come ad esempio in Germania, ed è per questo che è necessario un coordinamento a scala nazionale che dia delle indicazioni certe sulle procedure ed eviti speculazioni che permettano di installare in aree non adeguate. In questo senso l’Osservatorio Nazionale sulle Fonti Rinnovabili potrebbe dare un valido contributo...”

 

* Consulente editoriale e content manager del sito web di ADI Associazione per il Disegno Industriale, insegnante al Master per redattori di editoria libraria della Fondazione Mondadori e dell’Università degli Studi di Milano. Collabora con Edizioni Ambiente nello sviluppo di progetti editoriali.

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