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Comunicare l'energia

19 Novembre 2013

Qualificazione e aggiornamento installatori FER: a che punto siamo? Intervista a Guido Pesaro, CNA impianti

(Filippo Franchetto)

A partire dal 2014 tutte le Regioni italiane dovranno definire i percorsi formativi per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili.

Tale obbligo formativo, così come previsto dal Dlgs 28/2011, ha creato fin da subito notevoli alcuni malumori tra gli operatori e anche tra le associazioni di settore, a  causa della mancanza di chiarezza su alcuni punti fondamentali della norma. Abbiamo affrontato la questione insieme a Guido Pesaro, responsabile nazionale CNA Installazione Impianti.

Dottor Pesaro, lo scorso 12 novembre CNA e Confartigianato hanno inviato una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico, chiedendo chiarimenti in merito alla normativa (Dlgs 28/2011) che dovrà regolare la  qualificazione e l’aggiornamento formativo degli installatori di impianti alimentati da energie rinnovabili. Quali sono, nel dettaglio, le richieste inoltrate al Ministro e perché pensate che la norma, nonostante gli aggiustamenti effettuati dal Dl 63/2013 (convertito in Legge 90/2013), debba essere ulteriormente migliorata?

Facciamo un passo indietro. Il Decreto Legislativo n. 28/2011, all’articolo 15, istituiva un sistema di qualificazione degli installatori che avrebbe impedito a larga parte degli stessi di potersi qualificare.
Nel nostro ordinamento un’impresa di installazione di impianti deve necessariamente avere al suo interno un Responsabile Tecnico che sottoscriva la cosiddetta “Dichiarazione di conformità”, documento che attesta la conformità dell’impianto installato alle vigenti norme tecniche e che, pertanto, lo stesso impianto è sicuro ed efficiente. I requisiti per diventare Responsabile Tecnico sono specificati dall’articolo 4 del Decreto Ministeriale n. 37/2008 e sono sommariamente riassumibili nel seguente modo:

a) Laurea in materia tecnica specifica.
b) Diploma di scuola secondaria e almeno 2 anni di inserimento in azienda.
c) Titolo di formazione professionale ed almeno 4 anni di inserimento in azienda.
d) Aver lavorato per almeno 3 anni in qualità di “operaio specializzato” in azienda.

Il testo dell’articolo 15 del Decreto Legislativo n. 28/2011 specificava che "la qualifica professionale necessaria è conseguita col possesso dei requisiti tecnico professionali di cui, in alternativa, alle lettere a), b) o c) del comma 1 dell’articolo 4 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37" (art. 15, comma 1).
Da tale previsione normativa sarebbero stati pertanto esclusi quegli installatori che avevano ottenuto i requisiti di cui alla lettera d) dell’articolo 4, comma 1 del Dm 37/2008.
In pratica, si sarebbe potuto configurare il caso di un Responsabile Tecnico - qualificato in base alla lettera d) sopra menzionata - di una impresa che installa da anni pannelli solari termici o fotovoltaici, al quale di fatto sarebbe stato impedito di continuare a svolgere l’attività regolarmente esercitata prima dell’entrata in vigore del Dlgs 28/2011.
Il fatto di consentire la qualificazione solo a chi ha ottenuto i requisiti professionali in base alle lettere a), b) o c) dell’articolo 4 del Dm 37/2008 e di non riconoscerla a chi è stato qualificato Responsabile Tecnico in base ai requisiti della lettera d), avrebbe costituito, a nostro avviso, una pericolosa limitazione alla concorrenza ed un evidente caso di errata applicazione del diritto comunitario, oltre naturalmente ad una vera e propria violazione di diritti acquisiti.
Il legislatore, con il comma 1, articolo 17 del Dl 63/2013, (convertito in Legge 90/2013), ha corretto questo vulnus, modificando l’articolo 15 del Dlgs 28/2011. La modifica consente così la qualificazione automatica anche ai cosiddetti Responsabili –Tecnici, come definiti dalla citata lettera d) del Dm 37/2008.

Il problema ora è che, nel comma 2, articolo 1 del DL 63/2013, si specifica che le Regioni hanno tempo sino al 31 dicembre 2013 per attivare i programmi di formazione propedeutici all’esame di qualifica, previsto dall’allegato IV sia della Direttiva 2009/28/CE che del Dlgs 28/2011, ma non si chiarisce quali debbano essere i destinatari di questi programmi di formazione.
Per porre rimedio a questo baco giuridico, la CNA, in una lettera scritta congiuntamente con Confartigianato, ha chiesto al Ministero di chiarire, con un atto regolatorio, che, essendo i Responsabili Tecnici in attività qualificati automaticamente la frequenza dei corsi ed il superamento dell’esame, devono essere obbligatori soltanto per i soggetti che otterranno l’abilitazione  a partire dal 1° gennaio 2014.

La norma prevede che sia compito delle Regioni organizzare e definire – entro la fine del 2013 - i percorsi formativi, sulla base di quanto stabilito dalle linee guida nazionali. Ci risulta però che al momento solo poche Regioni si sono attrezzate al riguardo. Lei ritiene che, entro il 2014, il percorso attuativo delle Regioni coprirà tutto il territorio nazionale? Ed eventualmente, cosa potrebbe accadere alle Regioni inadempienti?

Credo che, se non tutte, gran parte delle Regioni riusciranno ad attivare i programmi di formazione anche perché il lavoro predisposto dalla Conferenza Stato-Regioni in questo senso, in termini di articolazione dei corsi, loro durata, requisiti delle strutture erogatrici dei corsi e dei formatori ed identificazione delle competenze da acquisire aiuti non poco le singole Regioni ad organizzare la formazione. Le Regioni inadempienti potranno uniformarsi agli standard formativi definiti dalla Conferenza anche se, lo ripeto, il lavoro già svolto non fornisce alibi di sorta per non adempiere a quanto previsto dalla norma.

In questi anni, nonostante i recenti ridimensionamenti degli incentivi, il comparto delle rinnovabili è cresciuto in maniera straordinaria. E’ normale, quindi, che cittadini e imprese si aspettino di poter interfacciarsi con professionisti sempre più qualificati e aggiornati sotto vari punti di vista (tecnico, normativo, procedurale, ecc.). Secondo Lei i percorsi formativi, così come impostati dal Dlgs 28/2011, potranno soddisfare queste aspettative e migliorare davvero la professionalità di chi opera nel settore delle rinnovabili?

Credo di si, anche se va sottolineato che per l’installatore, di impianti FER o meno, la professionalità è quasi un obbligo di legge. L’installatore deve infatti avere conoscenza delle leggi, conoscenza delle norme tecniche, le deve saper applicare e, dato che le norme tecniche vengono aggiornate, svolgere un aggiornamento periodico delle sue conoscenze. In pratica l’installatore è un professionista che esercita un servizio di pubblica utilità, deve formalmente essere abilitato all’esercizio e pertanto risponde personalmente, dal punto di vista sia civile che penale, del proprio operato. Per l’installatore, quindi, la formazione e l’aggiornamento professionale sono il pane quotidiano.
Soprattutto, a mio avviso, è molto importante la previsione legislativa dell’obbligatorietà dell’aggiornamento professionale di “mantenimento” della qualifica, automatica o ottenuta mediante il superamento dell’esame, acquisita. Per la prima volta nel mondo dell’installazione, mutuando peraltro esperienze già in atto in diversi ordini professionali, si introduce il concetto di formazione continua: l’abilitazione conseguita non vale per sempre, ma va mantenuta seguendo un percorso di aggiornamento professionale. E questa, a mio parere, è una garanzia circa la professionalità presente e futura degli installatori.

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