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Comunicare l'energia

22 Febbraio 2016

Saranno i bambini a inventare il futuro green. Intervista a Gunter Pauli

(Sergio Ferraris*)

Alla Cop21 si è cercato il consenso ancor prima di cominciare, con il risultato che si è annacquato tutto. Ma non possiamo aspettare oltre: bisogna iniziare subito a fare sul serio, superando gli accordi globali.

Occorre agire a livello locale e nelle città puntando su modelli differenti di business e sulla valorizzazione dei territori.

Gunter Pauli, imprenditore, economista, ecologista, inventore della Blue Economy, tra i promotori del Protocollo di Kyoto, è molto critico sulla Cop21: ha soluzioni, studiate in venti anni con la propria fondazione Zeri (Zero Emissions Research Initiative) che vanno oltre gli accordi internazionali sul clima e che puntano a risolvere anche i problemi sociali, oltre a quelli ambientali. Lo abbiamo incontrato a Milano, pochi giorni dopo la conclusione della Cop21 di Parigi.

La Cop21 di Parigi sul clima è finita da pochi giorni. Cosa pensa dell’accordo?

Ho deciso di non andare alla Cop21. Per due motivi. Il primo è che sono convinto che la Camera e il Senato degli Usa non ratificheranno l’accordo fatto da Obama, mentre il secondo è che io partecipai ai lavori della Cop3 – quella dove si decise il Protocollo di Kyoto – e ricordo che noi tutti sapevamo che nella versione originale dell’accordo c’era un gruppo di nazioni molto forte, come l’Europa e il Giappone, che volevano davvero andare avanti nella difesa del clima. Nella Cop21 si è cercato il consenso ancora prima di cominciare e così si è annacquato tutto. Quando ho visto i documenti preparatori ho capito che Cop21 poteva essere solo un appuntamento dove incontrare delle persone interessanti, ma niente altro. Il primo appuntamento per la verifica sarà tra quattro anni, ma non possiamo attendere tutto questo tempo. In definitiva la Cop21 di Parigi è stato un appuntamento che sancisce la fine dei negoziati globali sul clima. È la fine del processo iniziato a Rio nel 1992 ed è una buona chiusura perché ora si può iniziare a fare sul serio.

Fare sul serio come, in che maniera? 

Dobbiamo agire in maniera reale a livello locale, nelle città, con i cittadini e le comunità. Non dobbiamo aspettare ma puntare più in alto rispetto agli accordi internazionali che hanno fallito. Abbiamo oltre 50 accordi internazionali per la protezione dell’ambiente e l’ambiente non è mai stato così in cattive condizioni come oggi. Non si deve perdere altro tempo con il modello degli accordi globali, ma ci si deve attivare ora. Penso che una delle cose migliori successa durante la Cop21 sia stata l’invito che Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, ha rivolto a migliaia di sindaci di tutto il mondo per discutere su cosa sia possibile fare circa i cambiamenti climatici. E loro possono fare molto di più rispetto a qualsiasi governo nazionale perché i sindaci decidono come agire nelle città.

Quali sono gli strumenti che possiamo usare per avviare un processo dal basso?

Il cambiamento più importante riguarda il modello di business. Se continuiamo con la globalizzazione, aumentando il commercio internazionale su scala globale, incrementeremo le emissioni climalteranti. Dobbiamo lavorare con le economie locali cogliendo le opportunità dei territori: se non cambiamo il modello di business non combatteremo i cambiamenti climatici e non risponderemo ai bisogni dei cittadini a livello locale. Non ha senso utilizzare merci che provengono dall’altro capo del mondo, quando si possono produrre vicino a noi.

 ... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 8 gennaio-febbraio 2016

* Sergio Ferraris, giornalista ambientale e scientifico, è direttore responsabile di QualEnergia.it

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