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Comunicare l'energia

7 Marzo 2016

Diagnosi energetica, obbligo o opportunità? Intervista a Nino di Franco, Enea – UTEE

(Maria Antonietta Giffoni)

Può la diagnosi energetica trasformarsi da mero obbligo a occasione vantaggiosa per le aziende obbligate? E se sì, come? Ne parliano con Nino di Franco, membro dell’Unità per l’efficienza energetica dell’Enea e autore del libro Energy management.

Ingegner Di Franco, partiamo dalle basi: che cos’è una diagnosi energetica?

La diagnosi energetica è un servizio tecnico consulenziale, fornito da uno specialista in energetica ad un utente finale che voglia migliorare il modo in cui utilizza l’energia, ottenendo, al contempo, dei vantaggi economici.
Il Decreto legislativo 102/2014, imponendo alle grandi imprese l’esecuzione di un audit energetico da svolgersi entro lo scorso 5 dicembre 2015, ha stimolato un dibattito tra istituzioni e soggetti obbligati che si è concentrato quasi esclusivamente sugli aspetti amministrativi e procedurali, relegando gli aspetti tecnici in una posizione defilata. E ciò è un peccato, perché solo riconducendo la diagnosi nel suo alveo naturale della tecnica e dell’esperienza è possibile massimizzare le probabilità di individuazione di un gran numero di misure di risparmio energetico.

Ci può spiegare come è possibile fare ciò? E cioè ricondurre la diagnosi energetica in quello che lei definisce “alveo della tecnica”?

Nella conduzione di una diagnosi energetica l’auditor non si dovrebbe limitare a riempire modulistica precompilata, tenere interviste, costruire grafici e tabelle e consegnare un elaborato. Egli dovrà viceversa condurre un’attività complessa che prevede incontri, colloqui e confronti ai diversi livelli gerarchici della committenza, dall’amministratore alle maestranze, ritrovandosi in corso d’opera a disporre e dover gestire una gran mole di dati ed informazioni, non sempre fra loro coerenti. Tale materiale dovrà essere filtrato e sistematizzato in tabelle, grafici e curve di tendenza; andranno quindi individuate e valutate le misure di razionalizzazione da introdurre e andrà elaborato, presentato e discusso il rapporto finale. Per massimizzare le probabilità di individuazione di un gran numero di misure di risparmio energetico, l’auditor deve svolgere il proprio lavoro sistematicamente, seguendo dei protocolli affinati nel tempo.

Dove vanno cercate, più proficuamente, le opportunità di risparmio energetico?

Le opportunità di razionalizzazione si possono ricercare in cinque successive aree funzionali:

La distribuzione dei flussi energetici. Per prima, andrà razionalizzata la rete di distribuzione dei flussi energetici, eliminando valvole, serrande e bypass inutili su circuiti vapore-acqua-aria; ripristinando coibentazioni collassate; sanando perdite di vapore o di aria compressa; migliorando i layouts; verificando le sezioni dei conduttori elettrici e rifasando l’impianto, ecc.
Una simile operazione è già in grado di recuperare perdite e rimuovere irrazionalità in modo economico, comportando normalmente il ricorso a manodopera spesso presente in azienda, con messa in opera di materiali ed apparecchiature tradizionali.
Le tecniche di energy saving. Sulla rete di distribuzione così risanata si può quindi prevedere l’introduzione di macchinari di miglior efficienza, per es. sostituendo con motori elettrici della serie IE4 motori di serie precedenti, ricorrendo a coibentazioni ad alte prestazioni, inverter, apparecchi illuminanti a led, intervenendo sul processo produttivo, privilegiando trasformatori a bassissime perdite, installando impianti a fonti rinnovabili, ecc.
I recuperi di calore. In presenza di portate fluide di sufficiente livello entalpico si può in seguito procedere alla verifica di fattibilità dei relativi recuperi termici, allo scopo di soddisfare col calore recuperato utenze che attualmente impiegano un combustiile oneroso.
La cogenerazione. Solo a questo stadio, quando cioè si siano minimizzate le richieste energetiche sia termiche che elettriche, può essere considerata un’ipotesi di cogenerazione. Se infatti un cogeneratore venisse dimensionato sugli assorbimenti ex ante, in corrispondenza di successivi efficientamenti elettrici o recuperi di calore esso risulterebbe di potenza installata esuberante, con conseguenti prestazioni sub-ottimizzate con rischio di antieconomicità. Per es. se un recupero di calore fosse realizzato ex post, il cogeneratore – turbogas o motore endotermico –  dimensionato sulla precedente domanda termica dovrebbe sfiorare in atmosfera parte del calore nei gas esausti, con ciò vanificando una quota del capitale impegnato per la sua acquisizione.
La contrattualistica. Realizzati i precedenti quattro step, l’azienda può a questo punto considerarsi sanata dal punto di vista energetico, presentando un profilo di prelievo il più piatto possibile e stabile nel tempo, grazie al quale si potranno ottenere migliori condizioni da parte dei fornitori di elettricità o gas naturale, i quali apprezzano clienti dalla curva di prelievo poco ‘nervosa’ e possibilmente ricorsiva, ai fini della miglior programmazione delle forniture.

E dal punto di vista operativo, quali le migliori strade da percorrere per eseguire la diagnosi?

Nell’esecuzione della diagnosi, l’auditor deve costruire il modello energetico, elettrico e termico, dello stabilimento da efficientare. Questo strumento, la cui costruzione è ineludibile, costituirà la vera e propria mappa su cui orientarsi per individuare aree critiche, apparecchi energivori, prassi migliorabili. Un modello energetico consiste in una raccolta organizzata, per ogni utilizzatore energetico, dei dati relativi a potenza di targa, coefficiente di carico medio e ore di funzionamento annue, il cui prodotto determina la presumibile energia ritirata nel corso dell’anno; tale calcolo va poi esteso a tutti i macchinari di ogni centro di costo, per poter attribuire ad ogni fase di lavoro il relativo assorbimento. L’auditor ricercherà interventi di risparmio nella aree (apparecchiature, fasi di lavorazione, reparti, ecc.) in cui si concentrano i massimi assorbimenti, dove di conseguenza è massima la probabilità di una loro presenza.
Dal punto di vista operativo, la diagnosi dovrebbe iniziare quantificando l’indicatore prestazionale relativo all’azienda da risanare. Questo potrà essere il consumo specifico per unità di prodotto o di servizio erogati, o per metro cubo di volume condizionato o per grado-giorno, ecc. Questo va poi confrontato con quello di aziende nello stesso settore merceologico, reperendo analoghi indici in letteratura. Quest’ultimo indicatore fungerà da benchmark, e lo scopo dell’auditor sarà proprio quello di riallineare l’indicatore del committente con quello di settore, consistendo in ciò il risanamento energetico dell’azienda. Se l’azienda appartiene ad un settore produttivo particolare, per il quale non siano disponibili dati di consumo consolidati, il riferimento diventeranno i consumi dell’azienda stessa nel corso del tempo, tentando di realizzare grazie al loro continuo monitoraggio ed al parallelo processo di efficientamento quel miglioramento continuo alla base di un qualunque sistema di gestione. Al riscontro di uno scarto significativo tra l’indice aziendale ed il benchmark, si dovranno necessariamente individuare ed implementare azioni di miglioramento. Dall’analisi dei modelli energetici verranno individuate le aree più energivore, ed all’interno di queste saranno ricercate opportunità di razionalizzazione, per le quali saranno condotte le rispettive analisi costi-benefici. Simulando sul modello energetico la realizzazione degli interventi, l’indicatore probabilmente si riavvicinerà al riferimento, e la diagnosi potrà considerarsi conclusa.

Quanto finora riassunto è coerente con le previsioni delle norme di riferimento, in particolare la serie UNI CEI EN 16247 parti da I a IV. 

Volendo tornare all’obbligo imposto dal Dlgs 102/2014, quali sono stati i risultati della campagna di diagnosi svolta dalle aziende obbligate?

La campagna di diagnosi attivata dall’art. 8 del Dlgs 102/14 si è conclusa lo scorso 22 dicembre 2015, ed ha fornito dopo un primo screening i seguenti risultati:
• sono state immesse sul portale dell’ENEA circa 14.000 diagnosi da parte di 4.680 grandi imprese e 2.442 imprese ‘energivore’, per un totale di 7.122 partite IVA ottemperanti;
• in particolare, a fronte di 2.929 ‘energivore’ iscritte nell’elenco detenuto dalla Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico, più dell’83% ha rispettato l’obbligo.
• solo il 6% delle diagnosi è relativo ad imprese con un unico sito di riferimento, essendo il rimanente 94% relativo ad imprese multisito;
• il 63% delle imprese ottemperanti appartiene al settore industriale, il 28% appartiene al settore terziario e la rimanenza al primario,
• riguardo il numero di siti per i quali è stata realizzata la diagnosi, il 51% appartiene al settore terziario ed il 48% all’industria; ciò è dovuto al fatto che nel settore terziario ogni partita IVA statisticamente controlla un maggior numero di siti (es. grande distribuzione, banche, telefonia, ecc.).

Le imprese che hanno inviato la diagnosi entro i tempi stabiliti e le imprese certificate ISO 50001 dovranno ora comunicare i risparmi dell'anno 2015 rispetto al 2014 entro il 31 Marzo 2016, in base al comma 8 dell’articolo 7 del Dlgs 102/2014. Molti sono i dubbi degli operatori riguardo la procedura da adottare rispetto a tale comunicazione. Sono previsti documenti esplicativi di prossima pubblicazione da parte dell’Enea o del Ministero? Oppure ne esistono già di più puntuali rispetto a quanto indicato dal decreto?

Sul sito http://www.agenziaefficienzaenergetica.it sono fornite le indicazioni di massima oltre ad un template in cui inserire i dati richiesti. Altri elementi sono già stati forniti dal Ministero per lo sviluppo economico in due documenti di chiarimento di maggio e ottobre 2015 (vedi i Riferimenti in basso).
Secondo un attuale orientamento, poiché sono richiesti i dati di risparmio energetico normalizzati conseguiti nel corso del 2014, se simili risparmi non sono stati riscontrati, o se non sono stati effettuati interventi di risparmio, la comunicazione non dovrebbe essere inviata.

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