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Comunicare l'energia

31 Marzo 2016

Reinventare il fuoco: da maiali a foche. Intervista a Amory Bloch Lovins

(Emanuele Bompan*)

Il capitalismo naturale può crescere ovunque. Così pensa Amory Lovins, fondatore del Rocky Mountain Institute. Lo abbiamo raggiunto in Colorado per discutere con lui dello sviluppo sostenibile a lungo termine. E del nuovo libro dedicato al Dragone Rosso.

Per raggiungere Snowmass, in Colorado, il tragitto in auto è lento e meraviglioso. Le auto viaggiano ai 30 km orari perché c’è ghiaccio sulle strade. La temperatura esterna è di -25°, e tutto appare pallido e bianco, come nella storia della Regina delle Nevi di Hans Christian Andersen.

Visto il paesaggio sembrerebbe impossibile che qualcuno riesca a coltivare banane in un’elegante casa signorile in stile nordamericano. Ma l’impossibile è qualcosa che non esiste per Amory Lovins, presidente del celeberrimo Rocky Mountain Institute, istituto americano all’avanguardia per l’innovazione d’impresa.

La casa, che Lovins ha soprannominato "Fattoria delle banane", utilizza un decimo dell’energia normalmente necessaria a una tipica dimora americana di quelle dimensioni. "È solare passiva, superisolata e parzialmente interrata, costruita in parte dentro la collina vicino al lato nord della proprietà e poi protetta da una berma lungo il muro a nord per ragioni estetiche e microclimatiche", spiega Lovins. La villa, che risale al 1984 (modificata poi nel corso degli anni) è rivelatrice dell’impegno di Amory Lovins volto a dimostrare al mondo che darsi radicalmente al green business è la via da intraprendere per salvare il pianeta, vivere meglio e guadagnare.

In questa casa Amory ha scritto Reinventare il fuoco, libro che ha trasformato centinaia di aziende multimilionarie in tutta l’America, e molti sono stati i miliardari, amministratori delegati e direttori finanziari che hanno percorso queste strade per fargli visita e trovare ispirazione. Ci incontriamo nel suo ufficio ben riscaldato.

Che cosa sperava di ottenere con Reinventare il fuoco?

"Reinventare il fuoco è un rigoroso libro sul business basato sull’analisi di scenario, che mostra come nel 2050 l’economia americana potrebbe crescere di 2,6 volte rispetto al 2010 senza utilizzare petrolio, carbone, o energia nucleare e con un terzo del gas naturale necessario oggi, triplicando l’efficienza e quintuplicando le rinnovabili. Un’economia che costerebbe 5.000 miliardi di dollari in meno rispetto al business as usual (Bau), con emissioni di anidride carbonica inferiori dell’82-86%. E senza bisogno di nuove invenzioni o leggi del Congresso, perché le necessarie modifiche legislative possono essere compiute a livello amministrativo o subnazionale. Volevamo dimostrare che tutto ciò può essere fatto."

Gli Stati Uniti sono sulla strada giusta?

"In effetti gli Stati Uniti sono approssimativamente su quella traiettoria, e le rinnovabili si sono diffuse più rapidamente e sono diventate più economiche di quanto ci saremmo aspettati. Perciò sembra che nel libro siamo stati fin troppo cauti!"

Nel libro lei parlava di molti settori dell’economia globale. Può descrivere quale settore rispetto agli altri si è sviluppato in modo più sostenibile e con più rapidità?

"Sicuramente quello elettrico. Abbiamo i dati del 2015: l’eolico e il fotovoltaico da soli sono arrivati a quasi 121 gigawatt, e tutte le rinnovabili, escludendo le grandi centrali idroelettriche, hanno ottenuto 329 miliardi di dollari di investimenti globali. In termini di capacità elettrica di nuova installazione, negli ultimi anni metà del mercato mondiale è stato conquistato dalle rinnovabili. Nel 2013 i settori dell’efficienza energetica, delle rinnovabili e della cogenerazione valevano oltre 630 miliardi di dollari di investimenti. Ci sono grandi forze al lavoro."

In quale settore la transizione non è avvenuta come auspicato nel suo libro?

"Per rispondere si possono utilizzare criteri diversi, ma penso che sia stato fatto un buon lavoro in ciascuno dei quattro settori analizzati, ossia trasporti, edilizia, industria ed elettricità. Il settore dell’industria è quello per il quale è più difficile generalizzare a causa della sua eterogeneità, quindi siamo stati molto cauti nelle nostre ipotesi, e comunque ne abbiamo sottostimato considerevolmente il potenziale. Nel settore dell’edilizia abbiamo sovrastimato la domanda di gas e sottostimato la cogenerazione (calcolandola solo per l’industria) e non abbiamo tenuto conto del riscaldamento solare."

Adesso state lavorando a "Reinventare il fuoco" in Cina. Quali sono le maggiori sfide per il Dragone Rosso?

"Molti anni fa abbiamo creato un consorzio con la National Development and Reform Commission (Ndrc, Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme), con esperti del settore energia, con la ong Energy Foundation China creata dalla Ndcr e con il China Energy Group – Lawrence Berkeley National Laboratory. Abbiamo lavorato due anni e mezzo con quasi 50 persone, cercando di capire quali sono le migliori strategie di efficienza e le fonti rinnovabili che la Cina potrebbe utilizzare vantaggiosamente entro il 2050, attraverso una strategia coerente. Intanto alla fine del 2014 i leader cinesi hanno lanciato un appello per una ‘rivoluzione’ nella produzione e nel consumo di energia, e noi abbiamo scritto il piano d’azione per quella rivoluzione. A essere sinceri avevano già pronti tre quarti di quel piano quando siamo stati contattati, quindi c’è stato un buon tempismo. I nostri risultati saranno inclusi nel tredicesimo Piano quinquennale, che sarà presentato nel marzo 2016 all’assemblea nazionale del popolo.

Quello che abbiamo scoperto ha sorpreso anche noi: la Cina ha il potenziale di incrementare la propria produttività energetica di sette volte e la produttività del carbonio (Pil per unità di emissioni di anidride carbonica, ndr) di dodici volte, riducendo allo stesso tempo l’utilizzo di carbone di 4/5 e le emissioni di anidride carbonica di 2/5 rispetto ai livelli del 2010, con un’economia sette volte superiore e un risparmio di 3.700 miliardi di dollari al valore attuale. I leader cinesi hanno accolto calorosamente questi dati: è importante sottolineare come questo sia uno scenario che emerge dai dati e dai modelli cinesi e non un modello imposto dall’estero."

Quindi il nuovo libro è in arrivo?

"La pubblicazione è prevista per la fine di marzo."

 E dopo?

"Adesso stiamo prendendo in considerazione l’India, con la sua innovativa strategia energetica. Stiamo lavorando in 65 paesi: molti luoghi offrono buone opportunità. Stiamo cercando di raggiungere alti livelli di rigore economico e tecnico e di interconnessione fra i diversi settori. Per esempio se in Cina migliora la qualità del cemento e dell’acciaio sarà possibile produrne una quantità inferiore a parità di opere realizzate. Consumando, di conseguenza, una quantità minore di energia per il loro trasporto. Inoltre limitando la quantità impiegata si risparmia anche nell’uso di acciaio e cemento occorrente per la costruzione delle stesse infrastrutture di trasporto."

Un effetto a cascata.

"Questo modello ne dimostra l’importanza. Grazie alla nostra esperienza quarantennale abbiamo un approccio unico all’efficienza. Abbiamo imparato a calcolare come compiere interventi di risparmio energetico ampi e intensivi, a un costo inferiore rispetto a piccoli interventi che consentono un risparmio limitato, ma ciò è possibile solo utilizzando la progettazione integrata. Abbiamo dimostrato quello che siamo in grado di fare attraverso la riqualificazione energetica di più di mille edifici e grazie a circa 40 miliardi di dollari di design industriale, ripensando diversi veicoli terrestri e marini. Questo edificio ne è un esempio: abbiamo compiuto un intervento radicale, ma siamo stati in grado di arrivare a risparmiare il 99% dell’energia necessaria al riscaldamento, ottimizzando l’edificio nel suo insieme, come sistema. Abbiamo anche risparmiato 11.000 dollari (questo negli anni ’80) rinunciando all’impianto di riscaldamento: abbiamo utilizzato il denaro risparmiato per realizzare un impianto di riscaldamento ad acqua che può far risparmiare un ulteriore 99% dell’energia necessaria a riscaldare l’acqua, e ridurne del 50% l’utilizzo, rientrando delle spese in 10 mesi. Ciò è stato possibile con la tecnologia che era disponibile negli anni ’80. Oggi possiamo fare ancora meglio: stiamo sperimentando nuove tecnologie per verificare quanto siano migliori. Adesso sembra che gli elettrodomestici utilizzino meno energia del vecchio sistema di monitoraggio che usavamo per misurare la loro performance energetica! E la rivoluzione è ovunque. In Olanda la Energy Strong ha scoperto come industrializzare la riqualificazione di massa delle case popolari, e adesso siamo in grado di costruire edifici a costo zero, finanziando interamente la loro costruzione attraverso il risparmio energetico."

 ... Continua a leggere su 'Materia Rinnovabile', n. 9 marzo-aprile 2016

* Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale, politica americana.

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