Nextville - logo

Comunicare l'energia

9 Maggio 2016

L’efficienza energetica è ora una voce della Treccani. Intervista a Nino di Franco, Enea – UTEE

(Maria Antonietta Giffoni)

Segno che qualcosa è mutato: la locuzione si è diffusa a tal punto da potersi aggiudicare un posto nell’Enciclopedia più autorevole e nota in Italia. Ne parliamo con l'Ingegner Nino Di Franco, che ne ha curato la stesura.

Per la prima volta la voce efficienza energetica entra a far parte dell’enciclopedia Treccani. Precisamente - si legge nel comunicato stampa dell’ENEA - è stata inserita nella IX appendice dell’Enciclopedia Italiana di Lettere, Scienza e Arti, contenente oltre 1300 approfondimenti su temi legati alla realtà contemporanea e, in particolare, sui grandi cambiamenti verificatisi nell’ultimo decennio.

Ingegner Di Franco, perché oggi possiamo dire che l’efficienza energetica è uno dei grandi cambiamenti verificatisi nell’ultimo decennio?

Un tempo le politiche di risparmio energetico erano demandate alla volontà unilaterale dei singoli Stati che, in funzione delle caratteristiche del proprio assetto macroeconomico, assumevano iniziative più o meno spinte per risparmiare fonti energetiche primarie.
A partire dall’inizio degli anni 2000, il concetto di efficienza energetica (EE) si è affermato esplicitamente a livello europeo, essendo diventato parte integrante delle politiche sulla sostenibilità ambientale e la competitività. I conseguenti recepimenti da parte degli Stati hanno veicolato il concetto a livelli capillari, tanto che oggi si fa attenzione ai consumi energetici comprando una lavatrice, una vettura, una casa.

Di cosa si compone il nuovo lemma?

Il lemma è strutturato secondo tre macroargomenti: l’efficienza energetica nel contesto della politica energetica, le tecnologie, ed il rapporto tra efficienza e sviluppo economico.
Riguardo il primo, si fa una disamina della normativa nel tempo emanata sia a livello europeo che nazionale, esplicitando l’articolato percorso che partendo dalla legge 373/76 sul risparmio energetico in edilizia è arrivato al recente Dlgs 102/14, passando attraverso i principali provvedimenti di incentivazione dell’efficienza (legge 308/82, legge 10/91, decreti 20 luglio 2004 sui certificati bianchi, ecc.) e l’influenza dei diversi Piani Energetici Nazionali fino alla Strategia Energetica Nazionale del 2013.
Riguardo le tecnologie, si chiarisce che un’economia di mercato tende naturalmente a proporre apparecchiature sempre più efficienti, ognuna secondo una propria ‘traiettoria tecnologica’, ed il ruolo del normatore consiste nell’incrementare la domanda di oggetti ‘efficienti’ rendendo conveniente per i fabbricanti innovare la produzione, accelerando in tal maniera le diverse traiettorie tecnologiche ed anticipando gli effetti di risparmio. Si elenca poi una serie di misure tecnologiche adottabili in industria (recuperi di calore, cogenerazione, telegestione, …), nel settore civile (caldaie a condensazione, vetri bassoemissivi, valvole termostatiche, …) e nel comparto dei trasporti (intermodalità, car pooling, sistemi di ausilio alla guida, …). Vengono inoltre elencate misure non tecnologiche come la diagnosi energetica, i contratti EPC, l’ecodriving, ecc.
L’EE ha chiari influssi sullo sviluppo economico di un Paese visto che da quando i paesi OCSE - a seguito delle grandi crisi energetiche degli anni ’70 del secolo scorso - hanno intrapreso decise politiche di incremento dell’EE, l’economia non è più trainata dall’energia ma è il risparmio di energia che ora induce sviluppo economico (decoupling).
In effetti l’International Energy Agency (IEA) stima che misure di EE moltiplicano per 2,5 il valore dell’energia risparmiata, tra l’altro inducendo una serie di ricadute positive quali la riduzione delle emissioni climalteranti e dell’inquinamento, il miglioramento dell’assetto macroeconomico, della salute e del benessere delle popolazioni, oltre all’incremento di sicurezza negli approvvigionamenti energetici, la stabilizzazione delle tariffe e l’alleviamento della fuel poverty.

Insomma, adesso siamo ufficialmente “autorizzati” a usare la locuzione efficienza energetica nella nostra lingua. A questo punto però, a lei che ha contribuito a compiere questa “rivoluzione linguistica” ma che è anche e soprattutto un tecnico della materia, mi viene da chiedere: ma quanto mare ancora c’è di mezzo tra il dire e il fare? Siamo sufficientemente pronti a praticare l’efficienza energetica, oltre che a poterla liberamente utilizzare nel nostro frasario?

Alla domanda è complicato rispondere perché l’efficienza energetica è affine al rendimento termodinamico di una trasformazione energetica, parametro per il quale è definibile un valore massimo mai raggiungibile nemmeno teoricamente. Più vogliamo migliorare il rendimento, o l’efficienza, più dobbiamo usare materiali migliori, dimensioni più generose, controlli più spinti per far funzionare i diversi dispositivi. In conclusione dobbiamo spendere di più, ossia avere a disposizione capitali addizionali da investire nell’efficienza.
E poiché la ricchezza è limitata, lo spazio tra il dire e il fare è come se fosse costituito da un grande tappeto elastico, che più lo percorriamo più la meta si allontana. Questo è un effetto della non linearità tra il costo delle soluzioni efficienti e le loro prestazioni: se aumentare il rendimento di una caldaia da 0,7 a 0,75 ha un costo, aumentarlo da 0,9 a 0,95 ha un costo maggiore.
Riguardo l’andamento delle diverse traiettorie tecnologiche, osserviamo come per molti apparecchi siamo ormai vicino alle efficienze massime raggiungibili, per cui ulteriori aumenti nelle prestazioni potranno avvenire a fronte di impegni economici rilevanti, o di invenzioni che rivoluzioneranno la nostra maniera di utilizzare i diversi dispositivi (per es. i piani cottura a induzione, i forni a microonde, le lampade a led, i motori elettrici della serie IE4, ecc.).
Quindi, in conclusione, direi che sul mercato già sono disponibili soluzioni ad elevatissima efficienza: basta saperle adottare nel posto giusto al momento giusto, ossia in condizioni di equilibrio economico. E poi, come lo spegnere la sigaretta all’ingresso di un locale pubblico, trovar naturale uscire dalla stanza e spegnere le luci e il computer e, invece della macchina, utilizzare le gambe - ma anche una bicicletta - per andare a comprare il giornale.

Condividi:
© Copyright riservato - riproduzione vietata ReteAmbiente Srl, Milano
La pirateria editoriale è reato ai sensi della legge 18 agosto 2000 n. 248
Annunci Google