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Comunicare l'energia

1 Febbraio 2017

Che ne è stato della tariffa D1 per le pompe di calore? Intervista a Fernando Pettorossi

(Maria Antonietta Giffoni)

La riforma delle tariffe elettriche ha gettato un po’ di incertezza sull’agevolazione che l’Autorità aveva previsto nel 2014 per gli impianti di riscaldamento con pompe di calore. Facciamo il punto con il dottor Pettorossi di Assoclima.

Con la delibera n. 205/2014/R/EEL, l’Autorità aveva introdotto la cosiddetta tariffa sperimentale D1, dedicata agli impianti di riscaldamento con pompe di calore.
Avviata il 1° luglio 2014, la D1 rappresentava una tariffa agevolata riservata unicamente ai clienti titolari di utenze domestiche in bassa tensione che utilizzavano un unico sistema di riscaldamento a pompe di calore elettriche, rispondenti ai requisiti prestazionali indicati nell’Allegato H del Dm 19 febbraio 2007 ("Decreto edifici") o, in alternativa, nell’Allegato 2 del Dm 28 dicembre 2012 ("Conto termico").
Con l’avvio della riforma delle tariffe elettriche (delibera 582/2015/R/EEL), il termine ultimo per aderire alla tariffa D1 fu prorogato al 31 dicembre 2016.
Terminata anche questa proroga, cosa ne è stato della tariffa D1? Lo chiediamo al dottor Pettorossi, Capogruppo Gruppo italiano Pompe di Calore di Assoclima.

Dottor Pettorossi, è giusto dire che la tariffa D1 pompe di calore non esiste più?

Come da lei anticipato nel cappello introduttivo, il termine ultimo per l’accesso alla tariffa era il 31 dicembre 2016, quindi è corretto dire che la tariffa D1 non esiste più.

E cosa accade a chi aveva aderito a questa forma di tariffa agevolata?

Per tutelare gli investimenti compiuti da coloro che hanno aderito alla tariffa D1, con la Delibera 782/2016/R/eel – di attuazione del secondo step della riforma tariffaria relativo al 2017 –, l’Autorità ha previsto l’introduzione di "nuove aliquote degli oneri generali di sistema, espresse in centesimi di euro/kWh senza differenziazione per scaglioni di consumo, dedicate espressamente ai clienti che hanno aderito alla sperimentazione tariffaria per pompe di calore".
Questo perché, come si legge nella delibera, "l’attuazione del secondo step della riforma tariffaria domestica, (…) in assenza di altri interventi specifici per i clienti aderenti alla sperimentazione tariffaria, comporterebbe dal 1° gennaio 2017 che le condizioni economiche applicate alla generalità dei clienti domestici residenti, potrebbero risultare più favorevoli delle condizioni definite dalla deliberazione 205/2014/R/EEL per molti dei clienti aderenti alla sperimentazione tariffaria, vanificando dunque in parte la convenienza economica dell’adesione alla sperimentazione".
In altri termini, con questa delibera, l’Autorità ha deciso di applicare ai clienti aderenti alla tariffa D1 quanto si applicherà a tutti i clienti domestici a partire dal 1° gennaio 2018, quando entrerà in vigore il terzo e ultimo step della riforma tariffaria che riguarderà la rimodulazione degli oneri generali di sistema, eliminando definitivamente la progressività delle tariffe.
In questo modo, si salvaguardano gli investimenti di chi ha aderito alla tariffa D1: la tariffa TD, entrata in vigore il 1° gennaio 2017, è, infatti, più vantaggiosa della vecchia D1.

Quindi, i consumatori che hanno avuto la possibilità di accedere alla tariffa D1 fino al 31 dicembre 2016, per il 2017 continueranno ad avere una tariffa più agevolata rispetto a quella riservata a tutti gli altri clienti domestici?

Sì, perché il programma dell’Autorità nella riforma delle tariffe elettriche del settore domestico ha due componenti particolari:
unificare gli oneri di rete, adeguandoli ai reali costi della rete. E questo lo ha fatto nel 2017 con la delibera 782/2016/R/eel, che costituisce il secondo step della riforma tariffaria. Se fino al 31 dicembre 2016, per il settore domestico, esistevano due tipologie di tariffe (D2 e D3), dal 1° gennaio 2017 queste sono state sostituite dalla tariffa TD. Tale tariffa prevede che i costi di rete (e cioè quelli che paghiamo per sostenere il trasporto dell’energia e la gestione del contatore) non siano più progressivi, ma uguali per ogni livello di consumo;
unificare gli oneri generali di sistema (cioè i costi sostenuti per attività di interesse generale per il sistema elettrico), rendendoli anch’essi uguali per ogni livello di consumo. E questo sarà fatto a partire dal 1° gennaio 2018.
Ora, cosa ha fatto l’Autorità per chi aveva già aderito alla tariffa D1? Ha semplicemente anticipato la tariffa che verrà applicata a tutti dal 2018 e che vede l’eliminazione della progressività anche per gli oneri generali di sistema.
Abbiamo, per così dire, l’interregno del 2017, anno in cui l’ultimo step della riforma tariffaria prevista per il 2018, legata agli oneri generali di sistema, viene applicata solo a coloro che hanno aderito in passato alla tariffa D1.

Poniamo il caso di un consumatore che decida di cambiare l’impianto di riscaldamento e optare per le pompe di calore. Se lo fa quest’anno non ha diritto alla tariffa D1 perché non esiste più e dovrà aspettare l’anno prossimo per vedere ridursi i costi. Mentre chi aveva già aderito, usufruirà dell’agevolazione anche per tutto il 2017. Ciò non è discriminante?

L’Autorità non ha prorogato la D1 perché ritiene che i tempi burocratici siano troppo stretti: dal momento che, una volta richiesta, per attivare la tariffa D1 occorrono tre mesi, si fa in tempo ad arrivare al 2018, quando a tutti sarà applicata la tariffa TD che prevede gli stessi costi della D1, così come modificata dalla delibera 782/2016/R/eel.
Chi ha aderito precedentemente alla tariffa D1 è stato premiato con l’anticipazione della nuova tariffa TD già nel 2017; bisogna ricordare, tuttavia, che per aderire alla sperimentazione tariffaria era necessario rispettare una serie di requisiti, che a volte potevano costituire un limite nella possibilità di accesso alla D1 per i possessori di pompe di calore. Non si può perciò parlare di discriminazione, poiché oggi la nuova tariffa è in ogni caso più vantaggiosa, anche rispetto alla D1 degli anni precedenti, e viene applicata a tutti senza bisogno di rispettare alcun requisito tecnico o di installazione. Chi ha scelto una tecnologia a pompa di calore si è dunque già visto ridurre i costi, senza aspettare l’anno prossimo.
Siamo comunque a conoscenza del fatto che nel corso dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto 244/2016 (anche noto come "Milleproroghe") si sta tentando di prorogare l’applicazione della tariffa D1.

In attesa di capire se avremo o no questa proroga, ci fa un esempio su quanto incidono le riforme tariffarie rispetto ai consumi? Quanta convenienza c’è oggi ad installare le pompe di calore?

Con la riforma tariffaria a pieno regime o con la proroga della tariffa D1, come modificata dalla delibera 782/2016/R/eel, installare le pompe di calore oggi conviene molto.
La tariffa D3, che fino all’anno scorso veniva applicata a coloro che avevano una potenza impegnata superiore a 3 kW, era molto penalizzante per via dei maggiori costi applicati per gli oneri di rete e gli oneri generali di sistema. Come si può vedere dal grafico che segue, se prendiamo come esempio una villetta con un consumo annuo di 10.000 kWh, oggi il proprietario si avvantaggia di un cospicuo risparmio annuo sui costi di rete rispetto a quello che pagava nel 2015 senza D1: parliamo di 2.870 euro del 2015 contro i 1.416 euro del 2017.

Grafico elaborato da Assoclima

A ciò si aggiunge lo sforzo unanime che i produttori di pompe di calore stanno profondendo nel migliorare ulteriormente l’efficienza delle apparecchiature. Ricordo che l’efficienza degli apparecchi a pompa di calore alimentati a energia elettrica è nota come COP (coefficiente di prestazione). Esso esprime il rapporto fra input dell’energia necessaria per il funzionamento dell’apparecchiatura elettrica e l’output totale di energia termica. Per esempio, un COP 4 significa che è necessaria una unità di energia elettrica per la produzione di 4 unità di energia termica. Quindi, la pompa di calore richiede generalmente il 25% di energia utile per produrre il 100% di energia per il riscaldamento e la produzione di acqua calda.
Questi rendimenti sono destinati ad aumentare sempre più, perché la ricerca sta lavorando su fluidi refrigeranti sempre più efficienti, su scambiatori di calore sempre più ampi, su sistemi di regolazione sempre più performanti, tanto che ci si aspetta di arrivare, nei prossimi anni, ad avere COP di 7 o addirittura 8.
Insomma, l’alta resa di queste apparecchiature unita all’eliminazione della progressività delle tariffe rendono le pompe di calore un’alternativa assolutamente percorribile per riscaldare le nostre case.

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