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17 Giugno 2013

Certificazione energetica degli edifici, cosa cambia

(Maria Antonietta Giffoni)

L'Attestato di prestazione energetica degli edifici prende il posto dell'Attestato di certificazione energetica. E dovrà essere prodotto anche per gli edifici dati in locazione.

Con il Decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 il Governo ha recepito la Direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica in edilizia, anche nota come Direttiva EPBD 2 (Energy Performance of Buildings Directive), che abroga e sostituisce la Direttiva 2002/91/Ce.

La direttiva andava recepita entro il 9 luglio 2012, e le norme adottate dagli Stati membri dovevano entrare in vigore al più tardi entro il 9 gennaio 2013. Le sanzioni minacciate dalla Ue con il warning del 24 gennaio 2013, hanno spinto il Governo italiano a un recepimento "urgente", tramite decreto legge. Esso dovrà ora essere convertito in Legge entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, e cioè entro il 4 agosto 2013.

Il decreto, entrato in vigore il 5 giugno scorso, modifica il decreto legislativo 192/2005 (con il quale era stata recepita la precedente direttiva 2002/91/Ce).

Non più rendimento ma prestazione

Come disposto dalla nuova direttiva, per conoscere e migliorare le performance energetiche degli edifici non bisognerà più fare riferimento al rendimento energetico ma alla prestazione energetica degli edifici.
La prestazione energetica è intesa come:

"quantità annua di energia primaria effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare, con un uso standard dell'immobile, i vari bisogni energetici dell'edificio, la climatizzazione invernale e estiva, la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari, la ventilazione e, per il settore terziario, l'illuminazione. Tale quantità viene espressa da uno o più descrittori che tengono anche conto del livello di isolamento dell'edificio e delle caratteristiche tecniche e di installazione degli impianti tecnici. La prestazione energetica può essere espressa in energia primaria non rinnovabile, rinnovabile, o totale come somma delle precedenti".


Dall'ACE all'APE

Non dovendo più fare riferimento al "rendimento" ma alla "prestazione" energetica dell'edificio, la certificazione energetica dovrà essere condotta utilizzando altre metodologie di calcolo, che dovranno essere definite da futuri decreti attuativi.

Cambiando la modalità di certificazione, cambierà anche la denominazione del certificato prodotto, che non si chiamerà più Attestato di Certificazione Energetica (ACE), ma Attestato di Prestazione Energetica (APE).
L'attestato non cambia, tuttavia, la sua funzione e cioè quella di fornire al consumatore il modo di valutare e confrontare le performance energetiche di edifici diversi. Dovrà, infatti, riportare:

• la prestazione energetica globale dell'edificio sia in termini di energia primaria totale che di energia primaria non rinnovabile, attraverso i rispettivi indici;
• la classe energetica determinata attraverso l'indice di prestazione energetica globale dell'edificio, espresso in energia primaria non rinnovabile;
• la qualità energetica del fabbricato a contenere i consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento, attraverso gli indici di prestazione termica utile per la climatizzazione invernale ed estiva dell'edificio;
• i valori di riferimento, quali i requisiti minimi di efficienza energetica vigenti a norma di legge;
• le emissioni di anidride carbonica;
• l'energia esportata;
• le raccomandazioni per il miglioramento dell'efficienza energetica dell'edificio con le proposte degli interventi più significativi ed economicamente convenienti, separando la previsione di interventi di ristrutturazione importanti da quelli di riqualificazione energetica;
• le informazioni correlate al miglioramento della prestazione energetica, quali diagnosi e incentivi di carattere finanziario.

Come accadeva già con l'ACE, l'attestato di prestazione energetica ha validità massima di 10 anni e dovrà essere rilasciato per gli edifici di nuova costruzione, quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti e per gli edifici e le unità immobiliari venduti o locati ad un nuovo locatario.

Le novità introdotte con il nuovo decreto riguardano:

• gli edifici utilizzati da pubbliche amministrazioni e aperti al pubblico con superficie utile totale superiore a 500 m2: se non sono già dotati di Attestato di certificazione energetica, i proprietari o i responsabili della loro gestione sono obbligati a produrre l'Attestato di prestazione energetica entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, e cioè entro il 3 ottobre 2013. L'attestato dovrà essere affisso con evidenza all'ingresso dell'edificio o in altro luogo chiaramente visibile al pubblico. A partire dal 9 luglio 2015, la soglia di 500 m2 è abbassata a 250 m2;

• i contratti di locazione: a partire dal 5 giugno 2013 (data di entrata in vigore del decreto), "nei contratti di vendita o nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari è inserita apposita clausola con la quale l'acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell'attestato, in ordine alla attestazione della prestazione energetica degli edifici" (articolo 6, comma 3). 

La condanna della Corte di giustizia europea

Prima di essere modificato dal Dl 63/2013, il Dlgs 192/2005 disponeva che l'inserimento di detta clausola nel contratto di locazione valesse solo per gli edifici già dotati di attestato di certificazione energetica. Per questa ragione lo Stato italiano ha subito di recente una condanna. La sentenza della Corte di Giustizia Ue 13 giugno 2013, causa C-345/12 ha infatti stabilito che

"La Repubblica italiana, non avendo previsto l'obbligo di consegnare un attestato relativo al rendimento energetico in caso di vendita o di locazione di un immobile, conformemente agli articoli 7 e 10 della direttiva 2002/91/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell'edilizia, e avendo omesso di notificare alla Commissione europea le misure di recepimento dell'articolo 9 della direttiva 2002/91, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 7, paragrafi 1 e 2, e 10 di detta direttiva, nonché 15, paragrafo 1, della medesima, letti in combinato disposto con l'articolo 29 della direttiva 2010/31/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia".

Pasticcio normativo?

Il Decreto 63/2013 si limita a delineare alcuni criteri generali, demandando a futuri decreti attuativi le modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici (articolo 4). Decreti attuativi che dovranno intervenire anche a modificare le Linee guida per la certificazione energetica, emanate con il Decreto Sviluppo economico 26 giugno 2009.

Appare chiaro, dunque, che senza tali decreti attuativi l'Attestato di prestazione energetica dell'edificio non si può ancora produrre. E nel frattempo che si fa? A partire dal 5 giugno 2013, un cittadino che, per esempio, dà in locazione la propria abitazione che tipo di attestato deve consegnare all'affittuario? L'ACE o l'APE?

A rigor di logica giuridica dovrebbe consegnare l'Attestato di prestazione e non di certificazione. Il decreto legge che ha istituito il primo abolendo il secondo è, infatti, già in vigore.

Secondo l’Ufficio legale di Confedilizia, invece, le disposizioni del nuovo decreto non sono di immediata applicazione, dal momento che il nuovo testo di legge prevede l’emanazione dei decreti attuativi cui abbiamo fatto cenno. 

"E’ peraltro da ritenersi – a parere dell’Ufficio legale della Confedilizia e nonostante l’equivocità e genericità del testo – che le disposizioni (in materia di prestazione energetica degli edifici, ndr) non siano di immediata applicazione, atteso che il nuovo testo di legge (Dl 63/2013, ndr) prevede l’emanazione di un decreto interministeriale per l’adeguamento del precedente provvedimento sulla documentazione energetica, fissando criteri e contenuti obbligatori del nuovo Attestato di prestazione energetica. Di conseguenza, pur dopo l’emanazione del decreto legge entrato oggi in vigore (e che prevede gli obblighi di cui al documento allegato), deve ritenersi che debbano continuare ad osservarsi le previgenti norme nazionali o regionali".

Anche la logica dettata dal buon senso induce a ritenere valida questa seconda interpretazione. Tuttavia, da nessuna parte nel decreto è scritto che, in attesa di tali norme di ordine secondario, si applica quanto disposto dalla normativa precedente.

Un "baco" giuridico? Se così fosse, confidiamo che il legislatore possa porre rimedio in fase di conversione del decreto in legge.

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