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30 Luglio 2013

Fotovoltaico, raggiunto accordo Ue-Cina sui dazi antidumping

(Emiliano Angelelli)

Dopo l'annuncio del giugno scorso che sanzionò l'introduzione dei dazi antidumping Ue sul fotovoltaico cinese, le due grandi potenze sembrano ora giunte ad un accordo su un prezzo minimo di 56 centesimi per watt.

Il 6 giugno scorso l'Unione Europea aveva introdotto un dazio provvisorio antidumping sul fotovoltaico made in China, che aveva scatenato reazioni di settore piuttosto contrastanti (vedi Riferimenti). Dal 6 giugno e per i successivi due mesi, i dazi imposti erano pari all’11,8% mentre dal 6 agosto e almeno fino al 5 dicembre, le percentuali sarebbero dovute oscillare da un minimo del 37,2% a un massimo del 67,9%, a seconda del grado di collaborazione dimostrato dalle aziende cinesi. Ora, invece, Cina e Ue sembra siano giunte a un accordo di cui non si conoscono ancora i termini precisi ma di cui diverse testate di settore hanno anticipato i termini.

L'accordo, secondo il Financial Times, sarebbe favorevole a Pechino perché consentirebbe alle aziende cinesi di esportare in Ue fino a 7 GW di prodotti fotovoltaici senza pagare dazi purché il prezzo non sia inferiore ai 56 centesimi per watt. Ogni prodotto venduto al di sotto di questo prezzo minimo sarà colpito da un dazio antidumping della media del 47% a partire dal 6 agosto.

Questo prezzo minimo, che è stato l'argomento di cui si è dibattuto di più nella negoziazione, "è in linea" scrive il FT "con le medie recenti dei prezzi dei produttori cinesi ed è inferiore a più dell'80% di quelli dei produttori europei che, messe da parte le lamentele iniziali, hanno considerato la quota ragionevole, basandosi essa sulle conclusioni provvisorie di una ricerca antidumping realizzata dalla Commissione Europea".

Nonostante questo, sono state diverse le critiche negative alla bozza di accordo. Afase (Alleanza per l'Energia Solare Sostenibile) "chiede ancora una volta ai decisori istituzionali di evitare di approvare qualsiasi incremento dei prezzi, poiché porterebbe a una situazione insostenibile per gli installatori e gli sviluppatori fotovoltaici europei" si legge su Staffetta Quotidiana. "Già dall'introduzione dei dazi preliminari UE del 5 giugno la domanda si è già duramente contratta, portando all'insolvenza di alcune importanti società europee come Gehrlicher Solar".

Critica anche la posizione di Ifi (Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane). "Il raggiungimento dell’accordo non è di per sé né un fatto positivo , né negativo" dice Cremonesi, presidente IFI. "Deve conseguire un solo unico obiettivo: rimuovere il pregiudizio e il danno provocato dal dumping cinese. Ma deve anche rimuovere le cause che lo hanno generato, quali sussidi illegali alle imprese produttrici. La Commissione per la prima volta nella sua storia è uscita dal proprio ruolo tecnico assegnatogli nella valutazione degli esiti dell’investigazione e si è fatta persuadere da spinte politiche di alcuni Paesi che ritenevano negative le conseguenze e le ritorsioni che la Cina avrebbe potuto mettere in atto e che, in alcuni casi, ha già avviato".

"Fare questo è stato forse l’errore più grande da parte della Commissione" conclude Cremonesi "perché ha creato un precedente scomodo per tutte le dispute di dumping relative ad altri settori merceologici che seguiranno al fotovoltaico. Da oggi, ogni Paese 'forte' che intenderà operare commercialmente in Europa saprà che c’è un Europa negozialmente più debole, che accetterà anche compromessi in aperta violazione delle proprie norme, principi, regolamenti".

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