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12 Agosto 2013

Fotovoltaico cinese, in Gazzetta Ufficiale Europea l'accordo sull'antidumping

(Emiliano Angelelli)

E' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la Decisione della Commissione Europea sul Commercio che accetta l'impegno offerto dalla Cina in relazione al procedimento antidumping per il fotovoltaico. Critiche da parte del Comitato Ifi.

L'accordo raggiunto tra l'Unione Europea e la Cina per quanto riguardo il procedimento antidumping relativo alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o di provenienza cinese è stato pubblicato il 3 agosto scorso nella Gazzetta ufficiale Europea. I termini dell’accordo non sono stati ufficializzati, ma dovrebbe rimanere valido ciò che avevamo scritto nella news del 30 luglio intitolata "Fotovoltaico, raggiunto accordo Ue-Cina sui dazi antidumping" (vedi Riferimenti) e cioè che le aziende cinesi potranno esportare in Ue fino a 7 GW di prodotti fotovoltaici senza pagare dazi purché il prezzo non sia inferiore ai 56 centesimi per watt. Per i prodotti con un prezzo inferiore a quello indicato sono previsti dazi che variano dal 37,3% al 67,9% (vedi Riferimenti "Regolamento Commissione Ue 748/2013/Ue").

EU Pro Sun ha deciso di fare ricorso contro tale decisione alla Corte di Lussemburgo mentre il Comitato IFI ha diffuso un comunicato molto critico che riportiamo qui di seguito:

“Ciò che più sconcerta l’industria nazionale ed europea di moduli fotovoltaici" ha commentato Alessandro Cremonesi, presidente Ifi "è proprio quanto comunicato in premessa nella Decisione e cioè che l’offerta di impegno avanzata dai cinesi è stata esaminata dalla Commissione in un contesto differente rispetto a quello del periodo dell’inchiesta, e quindi legato ad un calo del livello di prezzo e di consumo sul mercato del’Unione. Non è accettabile che la Commissione non si sia resa conto che se c’è stato un calo nel livello di prezzi è proprio dovuto al fatto che l’industria europea per non chiudere le proprie fabbriche e mantenere al massimo il livello occupazionale abbia dovuto comprimere i propri margini fino a renderli prossimi allo zero, proprio per cercare di contrastare il dumping cinese e ritagliarsi quote di mercato da sopravvivenza. E’ come se la Commissione UE sia rimasta del tutto ignara e impermeabile rispetto al fallimento di oltre 65 produttori di celle e moduli fotovoltaici in Europa e in Italia nell’ultimo anno e mezzo, e questo rende ancor più inaccettabile l’atteggiamento della Commissione che, anziché tutelare l’interesse dall’Unione e degli operatori che la rappresentano, ha manifestato tutto il proprio zelo verso chi, la Cina appunto, è stata capace di ribattere alle accuse e alle evidenze di dumping solamente con lo strumento della minaccia di ritorsioni commerciali".

"Il prezzo offerto dai cinesi e accettato dalla Commissione, pari a 57 eurocents per watt è quello che l’industria Europea sostiene come costo delle materie prime e costi diretti e indiretti per la produzione dei moduli; cui vanno poi aggiunti i costi fissi, quelli di struttura (SG&A) e il trasporto. In media, tali costi aggiuntivi contano per circa altri 9-10 eurocents per watt sul costo del modulo, portando il costo totale dei moduli fabbricati in Europa e Italia a circa 67 eurocents per watt, senza prendere in considerazione alcun margine di profitto. Evidentemente ci troviamo ancora una volta dinnanzi a un prezzo di dumping nei confronti del quale nessun produttore europeo potrà competere" ha aggiunto Cremonesi "per quanto riguarda poi i volumi massimi di esportazione, fissati a 7 GW/anno, non tengono assolutamente in considerazione della compressione delle stime del mercato europeo, previste per i prossimi anni in forte calo a causa della sopraggiunta eliminazione/riduzione di meccanismi incentivanti, quali quelli venuti meno in Italia, l'abbassamento drastico di quelli tedeschi, l'instabilità di politica di supporto alle rinnovabili dimostrati da numerosi paesi dell'est europeo (Romania, Bulgaria, Ungheria). Con un valore massimo di esportazione consentito ai cinesi di 7 GW si finisce per offrire in mano ai cinesi il 100% del mercato europeo".

"Infine" ha concluso Cremonesi "per tutte queste ragioni, crediamo che, tanto nella Decisione della Commissione pubblicata in data odierna, quanto nel Regolamento Esecutivo che ha istituito dazi provvisori a due aliquote, la Commissione abbia violato alcuni dei profili giuridici riguardanti la legislazione dell’Unione Europea in materia. Anche per questo, continueremo a lottare e a sostenere EU Pro Sun, che già ha comunicato ufficialmente il ricorso alla Corte di Lussemburgo, per accertare eventuali responsabilità della Commissione a discapito delle nostre industrie".

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