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18 Ottobre 2013

ISPRA: nelle foreste italiane un giacimento inutilizzato di energia

(Filippo Franchetto)

La superficie forestale italiana dal dopoguerra a oggi รจ praticamente raddoppiata, arrivando ad occupare oltre un terzo (34,7%) della superficie nazionale con una estensione superiore a 10,5 milioni di ettari.

Questi sono alcuni tra i numeri più significativi emersi oggi a Roma, nel corso della Conferenza nazionale “Quanta energia possiamo sottrarre dalle foreste senza ferirle? Il caso del Lazio”, organizzata dall’ISPRA, in collaborazione con la Regione Lazio, per presentare i risultati del progetto UE Proforbiomed.

Proforbiomed intende promuovere l'uso della biomassa come fonte rinnovabile di energia, attraverso lo sviluppo di una strategia integrata di uso sostenibile della biomassa forestale nell’area mediterranea. Elementi chiave di questa strategia sono il recupero e la valorizzazione del potenziale di biomassa forestale inutilizzato e il coinvolgimento degli attori in qualche modo coinvolti nell'intera filiera, che va dalla gestione forestale all'uso finale dell'energia. Nell’ambito del consorzio, a cui partecipano 18 istituzioni, l’ISPRA svolge azioni riguardanti il monitoraggio degli impatti che l’utilizzo delle biomasse forestali e delle piantagioni legno-energia possono arrecare alle biocenosi naturali.

L’aumento delle superfici forestali è imputabile soprattutto a processi naturali di espansione del bosco su coltivi e pascoli abbandonati in zone di collina e montagna, e in misura minore anche a interventi di creazione di nuovi boschi (afforestazione e riforestazione). Nonostante i numeri incoraggianti, l’Italia risulta essere al momento il Paese europeo con il minor rapporto tra legna prelevata e legna prodotta.

L’ISPRA infatti stima che dal taglio di legna dei boschi cedui, dalla raccolta dei residui della cura e dei tagli delle fustaie, dal taglio di legna e dai filari si potrebbero ottenere 3 milioni di tonnellate di petrolio (TEP) equivalenti l’anno – cifra pari all’1,6% circa dei consumi energetici nazionali - senza intaccare in alcun modo la preziosa biodiversità custodita nelle nostre foreste.

Per dare un’idea del potenziale non sfruttato, basti dire che attualmente in Italia le bioenergie (intendendo con questo termine la legna prelevata dai boschi, i residui della potatura di frutteti e di colture erbacee, i residui dell’industria del legno e dell’agro-industria) contribuiscono per 5,2 milioni di TEP al consumo interno lordo. Anche se – come ricorda l’ISPRA - si tratta senza dubbio di una cifra sottostimata, dato che molte tipologie di utilizzo, come ad esempio l’uso diffuso di legna da ardere nelle abitazioni private, risultano difficilmente quantificabili a fini statistici.

Per sfruttare al meglio le accresciute risorse forestali, l’ISPRA consiglia di perseguire lo sviluppo di filiere corte, integrate e su piccola scala, per la produzione e l’impiego di biomasse: ciò potrebbe avere ricadute migliori sul piano della sostenibilità economica, ecologica e sul controllo sociale delle fonti energetiche e una riduzione dei costi ambientali legati al trasporto su media e lunga distanza della biomassa legnosa. Si tratta di raccomandazioni ancor più importanti, se si pensa che l’Italia è il primo importatore mondiale di legna da ardere nonché il primo Paese europeo per consumo di pellet in ambito domestico.

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