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13 Novembre 2013

Finanziare l'efficienza, un'analisi del mercato dei servizi energetici

(Maria Antonietta Giffoni)

Grazie al progetto CombinES, sono stati analizzati il potenziale e le prospettive che potrebbero avere in Italia il mercato dei servizi energetici e i contratti di rendimento energetico, anche conosciuti come Energy Perfomance Contract (EPC).

Come evidenziato dal report che il 18 aprile 2013 la Commissione ha inviato al Parlamento e al Consiglio europei, numerosi sono ancora gli ostacoli legati allo sviluppo di un mercato dell’efficientamento energetico. E il più difficile da superare è senz'altro quello legato agli elevati costi iniziali e ai tempi troppo lunghi di ritorno dei capitali investiti. Risultato: finanziare l'efficienza energetica rimane certamente il problema a cui trovare una soluzione.

Una delle possibili soluzioni è certamente quella di incoraggiare l'adozione di "modalità contrattuali efficaci e standardizzate che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi di risparmio preventivati nella fase di studio di fattibilità".

Stiamo parlando, naturalmente, dei contratti di rendimento energetico - o, secondo la terminologia anglosassone, Energy Performance Contract - "solitamente stipulati tra un cliente e un’azienda di servizi energetici (ESCo), che si occupa si reperire i finanziamenti, di eseguire i lavori e di mantenere in esercizio gli impianti per un periodo di tempo che può superare i 10 anni. La ESCo viene remunerata in funzione all’effettiva riduzione dei consumi finali, secondo diverse modalità definite chiaramente al momento della stesura del contratto".

Insomma, "il modello EPC può essere la risposta per un gran numero di enti pubblici e privati che non hanno né disponibilità finanziaria né conoscenze tecnico-economiche per scegliere e gestire gli interventi di riqualificazione energetica più importanti".

Il progetto CombinES

Per incoraggiarne l'uso è nato il progetto europeo CombinES (Combining Energy Services with subsidy schemes to finance energy efficiency in Central Europe) che "supporta la cooperazione internazionale tra i soggetti in cerca di soluzioni comuni al finanziamento dei progetti di riqualificazione energetica, analizzando lo stato attuale del mercato dei servizi energetici e i programmi di sussidio nazionali e comunitari".

Questa analisi ha riguardato anche l'Italia e i risultati sono stati recentemente pubblicati nel rapporto dal titolo "Il potenziale per l'efficienza energetica in Italia e le prospettive per i contratti di rendimento energetico", redatto dal Politecnico di Milano in collaborazione con il gruppo eERG (end-use Efficiency Research Group - Gruppo di ricerca sull'efficienza negli usi finali dell'energia).

E dunque, quanto sono diffusi i contratti di rendimento energetico in Italia? E quali le prospettive per una loro maggiore diffusione?

Il settore industriale la fa da padrone

Nel corso del progetto CombinES sono state intervistate ESCo certificate UNI CEI 11352, agenzie locali per l’energia, osservatori e associazioni nazionali al fine di evidenziare la problematiche che ostacolano un pieno sviluppo del mercato dei servizi energetici.

Da queste interviste è emerso che "gli investimenti complessivi medi annuali per contratti di rendimento energetico si aggirano sui 70 milioni di euro, di cui circa il 70% è rivolto al settore industriale, mentre il residenziale rappresenta circa il 23%.

Il settore pubblico contribuisce complessivamente ad appena il 7% del totale, mentre il terziario privato resta per ora sostanzialmente escluso dal mercato dei contratti di rendimento energetico a causa della difficoltà di attuare economie di scala e procedure standardizzate".

 

L'illuminazione pubblica tra gli interventi più vantaggiosi

Il rapporto aggiunge che "dalle interviste svolte emerge che la riqualificazione dei sistemi di illuminazione pubblica è uno degli interventi più vantaggiosi, con risparmi energetici del 30-40% e tempi di ritorno di circa 3 anni.

Tra le misure nell’edilizia, appare economicamente attraente la sostituzione della caldaia (risparmi energetici del 15-20% e tempi di ritorno di 5-7 anni), mentre gli interventi sull’involucro sono solitamente considerati non sostenibili a causa dei lunghi tempi di ritorno. Benché gli interventi di efficientamento energetico non sempre rappresentino il driver principale per la ristrutturazione, bisogna ricordare che tali interventi generalmente accompagnano misure necessarie a fronte di obsolescenza e problematiche di sicurezza e stabilità strutturale. L’extra-costo dovuto all’utilizzo di tecnologie energeticamente efficienti rispetto a quelle tradizionali si aggira su valori intorno al 15-20%".

EPC poco attraenti per le ESCo

"Raramente i contratti di rendimento energetico risultano essere un core product per le ESCo, a causa di barriere finanziarie, legislative, tecniche e comunicative discusse in dettaglio nel presente rapporto. Circa metà degli intervistati ha fatto ricorso a fondi pubblici in congiunzione con contratti di rendimento energetico, al fine di accorciare il tempo di ritorno e abbassare la soglia minima di investimento accettabile. La restante parte ha dichiarato di non averne mai utilizzati, principalmente a causa delle complesse procedure burocratiche per l’accesso ai fondi. Si prevede che nei prossimi anni il mercato dei contratti di rendimento energetico crescerà soprattutto nel settore pubblico (come conseguenza del recepimento della Direttiva Europea 2012/27/UE), nell’industria e in misura minore nei settori terziario e residenziale".

 

Le stime del potenziale dell'efficienza energetica

Nella seconda parte del rapporto sono state, invece, analizzate le potenzialità che il mercato dei servizi energetici potrebbe avere in Italia, per tutti i settori: industriale, pubblico, terziario e residenziale (per maggiori informazioni vedi i Riferimenti in basso).


This project is implemented through the CENTRAL EUROPE Programme co-financed by the ERDF


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