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25 Novembre 2013

Energy Management 2013, il punto sull'efficienza energetica in Italia

(Redazione Nextville)

Le opportunita nel settore e gli strumenti finanziari, energy manager e business models: a Milano l'efficienza energetica è stata al centro del dibattito nel corso di un convegno organizzato da FIRE.

Una fotografia ad ampio raggio delle realtà italiane che hanno direttamente a che fare con le problematiche energetiche e un approfondimento sulle modalità di intervento, sugli strumenti e sulle formule finanziarie necessarie per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica. Questi i punti affrontati nelle quattro sezioni di "Energy Management 2013. Strumenti, soluzioni, business models", il convegno FIRE dedicato all’energy management tenutosi il 20 novembre scorso a Milano.

“Nonostante l’efficienza energetica sia conveniente, nella realtà è l’unico pilastro della politica europea del 20-20-20 lontano dall’essere raggiunto” ha sottolineato Dario Di Santo direttore FIRE, che illustrando la direttiva europea sull’efficienza energetica ha specificato. “Ciò è stato favorito dalla mancanza di un target obbligatorio specifico, ma occorre considerare che l’efficienza energetica è una materia complessa, e lo sviluppo consistente del mercato richiesto dagli obiettivi comunitari – nonché dal buon senso – richiede un supporto pubblico e un approccio sistemico. Non basta il fatto che sia conveniente, perché purtroppo rimane ancora oggi in buona parte sconosciuta, nonostante l’aumento di sensibilità degli ultimi anni. La direttiva sull’efficienza energetica in fase di recepimento offre un’ottima leva per conseguire i risultati sperati, ma occorre una visione strategica che al momento alla classe politica sembra mancare, come dimostrano gli sconti offerti agli energivori che frenano l’efficienza energetica, ossia l’unica soluzione strutturale per le imprese all’aumento dei costi”.

La direttiva va a toccare degli aspetti importanti, promuovendo ad esempio gli acquisti intelligenti nella PA, l’obbligo di realizzare diagnosi nelle grandi imprese e il modello ESCO con finanziamento tramite terzi. Altra novità è l’utilizzo intelligente delle risorse e la spinta verso i sistemi di gestione energia.

Figura chiave nel contesto energetico è l’energy manager. Oggi in totale sono 2.736, ma è indicativo come a livello di PA ne hanno nominato uno solo due amministrazioni centrali, 7 regioni su 20, 43 province su 110, 7 su 10 città metropolitane, 36 comuni capoluogo su 110 e 69 comuni. “In altre parole su un ente che nomina ce ne sono almeno 10 che non lo fanno, un aspetto che non aiuta certo nell’attuazione della spending review” ha evidenziato Di Santo.

Durante il convegno è emerso come la posizione dell’Italia nei sistemi gestione energia non è ottimale rispetto al resto dei paesi europei, considerando la nostra natura manifatturiera e la nostra dipendenza dall’estero per le fonti fossili. Accanto alla Germania, che è prima, altri paesi li sfruttano da anni, ricavandone dei benefici enormi, anche in termini di reazione alle crisi da parte delle aziende (sono tipici miglioramenti del 40-50% in un arco di dieci-quindici anni).

Panvini del Comitato Termotecnico Italiano (CTI) ha portato in aula alcuni dati: in base alla CEI 11339 ci sono 135 esperti in Gestione dell’Energia certificati volontariamente (la maggior parte dal SECEM, primo organismo ad essersi accreditato). Esistono poi 168 siti certificati sulla base della UNICEI 50001 (in Europa sono 3.438, nel mondo oltre 4.000). Attualmente il CTI sta lavorando ad una norma sulle procedure per migliorare la qualità degli organismi di certificazione 50001.

Le opportunità nel settore sono comunque in crescita. Locati di Certiquality ha evidenziato come esistono dei bandi di finanziamento aperti sulla ISO 50001, la Camera di Commercio di Ancona e di Prato coprono ad esempio spese per il 50% della certificazione fino a un massimo di 5.000 euro, mentre la Regione Lombardia interviene sulla riduzione dei costi di istruttoria AIA per le aziende certificate ISO 50001 con un finanziamento pari al 5%.

I Sistemi di Gestione Energia sono strumenti strategici per l’industria e nello specifico nel campo dell’automazione, come ha confermato Paolo Segreto di Ecomau, anche se a volte presentano dei limiti come i ritorni di investimenti un po’ lunghi; ciò è compensato dai ritorni in termini di competitività e di risparmio energetico nonché di greenfit. Il Gruppo Comau ha ottenuto oltre il 30% di riduzione dell’indicatore di consumo energetico a livello globale su un consumo complessivo mondiale di circa 7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Azioni di energy management hanno senso quando ogni processo è chiaro fin dall’inizio ossia, come ha evidenziato Sammy Saba di ABB bisogna necessariamente partire dall’audit energetico per trovare le soluzione ed avere la conoscenza della situazione in termini quantitativi, nonché degli obiettivi misurabili; senza un sistema di misura, infatti, non si può valute l’effettiva efficienza avuta alla fine. Purtroppo, spesso non esiste un iter chiaro e non si fa niente per porvi rimedio. Piantoni ha evidenziato come non ci sono benefici reali o correzioni agli ostacoli provocati ad esempio dalla cattiva applicazione della 50001 o al non decollo delle ESCO. Ormai è importante procedere per certe strade che prevedono per una azienda utilizzare misuratori e fare diagnosi.

La sessione pomeridiana è stata dedicata ai modelli di business, agli incentivi rivolti all’efficienza e ad alcuni casi di successo nel settore. Sono intervenuti EGE certificati Secem che operano attivamente nel settore ed che hanno raggiunto importanti risultati con gli interventi da loro promossi e portati avanti.

Nella quarta sessione è stato dato ampio spazio agli aspetti finanziari, trattati da quattro rappresentanti di istituti finanziari (Mediocredito italiano, BIT, Finlombarda, Banca Etica). Le banche si stanno organizzando per offrire finanziamenti basati sulla validità dei progetti e non sul merito creditizio dei clienti, ma il passaggio non è semplice, vista la molteplicità degli interventi di efficientamento e vista la recente creazione di molti operatori di settore (ESCO e non solo).

"È fondamentale un percorso condiviso di crescita lato finanza e lato utenti, visto che spesso i progetti di efficienza non sono bancabili in quanto non sufficientemente strutturati da un punto di vista di definizione e gestione dei rischi, aspetto centrale per evitare il finanziamento basato sul merito creditizio o su garanzie reali" ha detto Di Santo. "La FIRE sta lavorando attivamente ormai da qualche anno per colmare questo gap e facilitare l’incontro fra domanda e offerta di tecnologie e servizi per l’efficienza energetica, passando per il finanziamento tramite terzi".

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