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26 Giugno 2009

Aquasar, il calore dei data center per riscaldare uffici e abitazioni

(Emiliano Angelelli)

Utilizzare il calore prodotto dai computer per riscaldare gli edifici: è l’idea che sta alla base del progetto Aquasar, elaborato dal Laboratorio di ricerca Ibm di Zurigo.

Non stiamo parlando dei computer impiegati quotidianamente nelle abitazioni private, ma di enormi data center, spina dorsale di Internet e responsabili di un consumo sempre crescente di energia elettrica.

Allo stato attuale è difficile stabilire quanta elettricità consumino i data center, ma secondo Tom Dowdall, coordinatore della campagna "Green Electronics" per Greenpeace International, essi sono tra i maggiori responsabili della crescita dei consumi elettrici in Europa e negli Stati Uniti.

Nel 2005, sulla base dei calcoli effettuati da Jonathan Koomey, esperto di energia dei Laboratori di Lawrence Berkeley, in California, i data center sono stati responsabili dell'1% dei consumi mondiali di elettricità, circa il doppio rispetto a cinque anni prima. E calcolando la crescita costante del traffico su Internet, questi dati, seppur non ufficiali, sono destinati ad aumentare rapidamente.

Un dato certo, però, esiste: circa la metà dell'energia consumata dai data center è utilizzata infatti per raffreddare i processori ed evitare che si surriscaldino - normalmente viene impiegata aria fredda. Il sistema Aquasar, invece, per raffreddare i chip utilizza l'acqua, che è circa 4000 volte più efficiente nel catturare calore.

Il sistema, ideato dai ricercatori svizzeri dell'Ibm, impiega tubicini spessi un centesimo di millimetro che pompano acqua verso i chip. L'acqua così riscaldata (circa 65 °C) viene utilizzata per riscaldare a sua volta un sistema separato, che fornisce calore alle abitazioni.

Il progetto pilota durerà circa tre anni e permetterà di utilizzare il calore prodotto dai data center per riscaldare 60 palazzi nel distretto dello Swiss Federal Institute of Technology, a Zurigo.

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